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Full text of "Notizie sicure della morte, sepoltura, canonizzazione e traslazione di S. Francesco d'Assisi : e del ritrovamento del di lui corpo"

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in 201.2 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/notiziesicuredelOOcava 



NOTIZIE SICURE 

DELLA MORTE 

SEPOLTURA CANONIZZAZIONE 
E TRASLAZIONE 

D I 

S. FRANCESCO D'ASSISI 

E DEL RITROVAMENTO 

DEL 

DI LUI CORPO 

RACCOLTE E COMPILATE DA UN RELIGIOSO 

MINOR CONVENTUALE 

PRESSO ALLA TOMBA DEL SUO GRAN PADRE 

EDIZIONE SECONDA 

Corretta ed accresciuta dalV Autore di cui è 
pure a pie del libro la descrizione Sto- 
rica della Patriarcale Basilica Sacra 
all' inclito Patriarca . 



IN FULIGNO 1824. 
Presso la Tipografia del Tomassixil 
Con le debite facoltà . . 



J 

3 

L'AUTORE A CHI LEGGE. 



JLie notizie, che vi presento , riguardanti San Fran* 
cesco sono certe e sicure. Ve ne prevenni nella in* 
titolazione di quest % Opuscolo , ed ora vel confer- 
mo , affinchè nella lusinga di trovarvi sempre la ve* 
rità il degnate di qualche occhiata, né gli diate 
bando lungi da voi senz' averne prima scorse più 
pagine. So bene, quanto sia rimasto malconten- 
to il Pubblico di certe relazioni sospette , e tal* 
volta false , che inserite leggonsi nelle moderne Vi- 
te di si gran Santo , e quanto però queste sieno ca- 
dute di grazia : il so , e capisco ridondare ciò in pre- 
giudizio del presente libretto, potendo voi sospetta- 
re di trovare in esso gV inconvenienti medesimi , che 
in quelle s 1 incontrano . Ora io vi assicuro, ch'es- 
so conterrà soltanto il vero , e questo certo , e tale 
da non poterne dubitare a buona equità . 

Vi prometto poi di darvi un giorno, a Dio 
piacendo, un prospetto esatto delle azioni di quest* 
Eroe, e di tutti gli avvenimenti di rimarco, che lo 
riguardano , osservato ( quanto sia possibile ) V or- 
dine de' tempi, e dato luogo a' fatti d* incerta cro- 
nologia ne trattati a parte delle virtù , che lo di- 
stinsero , e nelle quali si segnalò tanto , da potersi 
dire: ha Egli sfoggiato nella perfezione . Osserve- 
rò lo stesso metodo rispetto ai nobili sentimenti ti- 
scitigli dalla penna , o dal labbro , che ci son per* 



|5 

r'V ì 



venuti . Questo specchio sarà tutto lavoro d* una 
giusta Critica ; per conseguenza non presenterà , che 
cose vere , e certe . 

Sorgerà pure una volta, lo spero, sorgerà qual- 
che belV anima , la quale alle umane cognizioni ac- 
coppiando la scienza de* Santi , sicché per pratica 
intenda, cosa è virtù, e ne conosca la finezza , die* 
tro alle tracce da me segnate, e colV occhio sempre 
a* primi scrittori delle geste del gran Patriarca , wp- 
mini di vaglia e senza eccezioni , formi una storia 
tale di Lui, che in tutto convenga alla grandezza 
e gloria di Dio mirabile e sorprendente nel servo 
suo; sia per ogni parte onorevole al soggetto; rie- 
sca di sodisjazione ai dotti ed intendenti ; chiuda 
la bocca agli eterodossi e libertini , onde più non 
motteggino, e ridano', consoli, e dia piacere alla 
diletta Sposa di Gesù Cristo , la Santa nostra Cat- 
tolica Chiesa, sempre gloriosa e trionfante, ma 
non mai a forza di sogni e d y imposture ; sia dice- 
vole ancora alle tre grandi società , che riconoscon 
Francesco per padre , la gloria delle quali non ha 
bisogno d* invenzioni e di fole; e per ultimo colle 
sue attrattive obblighi tutti a leggerla e rileggerla 
per propria istruzione e conforto. E che non può Id 
verità esposta dignitosamente l 



s 

ARTICOLO L 

Della morte di $. Francesco dopo lunga compli- 
cata malattia ; 



Al dotto e sauto Religioso (i) Fra Tommaso di 
Celano (2) riferisce nella prima Vita di S. France- 
sco pag. 91. che trattenendosi questi nel Convento 
di Fuligno in compagnia di Fra Elia suo Vicario 
nel governo dell'Ordine, mentre una notte tutt' e 
due riposavano , entro nella camera del secondo 
un sacerdote parato di bianco, d'età provetta, d' 
aspetto venerando, e su, gli disse, alzati e avvisa 
Fra Francesco , che son già terminati diciotto an- 
ni, da che dato un calcio al Mondo si strinse con 
Dio: or solo due anni gli restano di vita: passati 
questi ei morrà da Dio stesso chiamato . Ciò narra- 
no ancora l'Autor della vita ili versi (3) e S. Bo- 

(1) Circa i titoli di Martire 9 Santo , Beato etc. , ed i tef- 

mini Miracoli , Profezie É?c. dove la Chiesa non ha 
esternato ilsnó sentimento 9 protestasi l'autore di non 
esser che puro Storico, e di uniformarsi agli altri a 
che il precederono . 

(2) Vedasi l'Appendice de' Monumenti 3 Osservazioni ec- 

Num. I. 
(5) Di questa Vita si è dato un cenno nell' Appendice al 

Num. I. I versi indicanti il fatto sono i seguenti : 
Dumque semel Fuligineum fuligine purgans 
Peccati s verbique Dei fulgore serenans 
Dormitaret ibi ., Fratti venerandus Elise 
Presbiter apparet respersus tempora canis . 



6 

naventura , e ci fanno inoltre sapere , e che la di- 
mora dell' inclito Patriarca in Fuligno aveva per 
oggetto la santificazione di quel popolo mercè la 
divina parola, che gli predicava amoroso e zelante , 
e che udito l'annunzio di morte stabilì subito di 
ritirarsi in solitudine. Lasciata pertanto la detta 
Città , e fatto ritorno alla Porziuncula (i) s' affret- 
tò di salire in compagnia di F. Leone , e d' altri 
pochi y ma scelti , al Monte della Verna , ove giun- 
to intraprese il solito digiuno di quaranta giorni ad 
onore dell' Arcangelo S. Michele , e in apparecchio 
alla prossima Festa de' 29 Settembre (2) . 

Viso frate r eo miratur; At ijle, Fer , inquit 9 
Nuntia Francisco, sit p raeKHmìrtis ad h ora ni ; 
Parcha stat ante fores annis passura due-bus; 
]stud habet spatii, neo tempora plura supersunt. 
Gli altri versi , che vengono appresso , esprimono il de- 
siderio suscitatosi quindi in Francesco di sapete } qua- 
le ne 5 due anni sarebbe stata la sua carriera, e che 
dopo avere umilmente pregato Dio fece questa pro- 
va . Pose sull'altare il libro chiuso de' SS. lìvange- 
Ijy l'aprì e s' abbattè nella Passione di Gesù Cristo. 
Tornea chiuderlo ed aprirlo , or in un luogo , or nell' 
altro le tante volte e tante, e sempre presentosse- 
gli il suo Signore paziente : Ex quo , conchiude lo 
Storico Poeta : 
Ex quo, sicut erat vir prudens , conjicit ante 
Morfem se gravibus subici debere fldgellis. 
Più diffusamente ciò si descrive dal Celano pag. 77. dell* 
edizione Romana « 

(1) V. Appendice ec. Noni. II. 

(2) Questo fatto accadde l'anno 1224. nel mese d'Agosto 

prima della metà, sapendosi che la Quaresima per S. 



1 

Non è del mio assunto il tesser qui la Storia 
del segna latissi mo ? e non mai prima udito benefi- 
zio compartito in quel monte la mattina della Fe- 
sta dell' Esaltazione della S. Croce (i) air umilis- 
simo Francesco dall'Uomo Dio sempre piagato a 
prò nostro nella sua gloria > che gli comparve qual 
Serafino crocifisso ed alato , e le sue piaghe proto nu- 
damente gl'impresse: Benefizio per cui divenuto e* 
gli un'immagine ai vivo del suo Signore fu credu- 
to da uomini d'alta sfera quell'Angelo, che all' 
aprirsi del sesto sigillo vidde S. Giovanni nell'A- 
pocalisse aver l' impronta di Dio vivente ^ e udilta 
intimare agli Angioli sterminatori > che lasciassero 
d'affliggere ed angustiare, siccome ministri della 
Sovrana Giustizia P la Terra prevaricatrice, finché 
non fossero da sé e da' suoi segnati in fronte gli 
eletti del Signore; (2) solo mi giova notare, che 

Michele ebbe principio poco dopo la Festa dell* As- 
sunzione di Maria SS. secondo il solito 4 , Ad honorem 
S. Michaelis inter Festum Assumptionis 9 Ò* Festum 
ejus quadragesimam dierum devotissime jejunavit . ( Ce- 
lati, pag. 25o ) . 

(1) S. Bonaventura scrive: Quodam mane circa Festum E^ 

xaltationis S. Crucis &'c. Ciò non faccia maraviglia : 
solo dopo la morte di questo gran Porporato si sep- 
pe per rivelazione 3 che nel dì stesso dell' Esaltazio- 
ne fu stimmatizzato Francesco. Della rivelazione dà 
conto in una sua lettera al General Bonagrazia l'an- 
no 1282. F. Filippo di Perugia Provineial di Tosca- 
na 9 figlio del Cardinal Stefano del Titolo di Santa 
Maria in Trastevere , trascurato affatto da Perugini, 
e lo perchè non ho potuto finora sapere ( V. Wad. 
An. 1229. N. XV. ). 

(2) Gl'interpreti ed espositori dell' Apocalisse dopo S. Bo- 



8 

dall'epoca in poi di sì glorioso avvenimento più in 
esso posa non ebbe uè lo spirito > ne '1 corpo . 

Trasformato in Dio, e presane la figura , (i) 
senti neir animo un tal cambiamento in meglio , 
da potersi dire diventato un uomo nuovo . In cia- 
scuna delle virtù da sé possedute (e le possedè tut- 
te ) fece immantinente de' salti, de' voli , e delle 
ascensioni mirabili, disposto e risoluto di poggiar 
sempre più alto . Ma quella > che in Lui risaltò 
più dell'altre, e sopratutte avanzossi , fu la Cari- 
tà . Ormai sembra non solo schiavo , ma -continuo 
martire e vittima di questa Regina delle virtù . Id- 
dio è divenuto il suo tutto; Dio in ogni luogo, 
Dio in ogni tempo , Dio in ogni cosa . Il di Lui 

naventura , ed i più dotti Oratori de' Secoli XIV, e 
XV 3 de* quali ci son rimasti gli scritti , tutti s' ac- 
cordano col S. Dottore in credere 9 che nel divisato 
Angiolo inteso fosse e modellato Francesco; anzi al* 
cuni Papi ancora , tra' quali Leone X. nella famosa 
Bolla*. „ Ite & vos in vineam &c. , Se dee prestarsi 
fede a F. Ubertino da Casale di Monferrato 1. 5. e. 
3. dell' s, Arbor vita crucifixos &>c. 9 a F. Bartolom- 
meo di Pisa nelle Conformità i.e 5i , e a F. Bernar- 
diuo de' Busti nel sermone 27 della 2. parte del Eo- 
sarto, ed altri presso il Wadingo T. I. pag. 12. S» 
Bonaventura applicò a S. Francesco l'addotto Testo 
assicurato da Dio per mezzo di rivelazioni . Sia co- 
munque 5 l'applicazione è convenientissima 9 e qua- 
dra a maraviglia . 
(l) Ad conspe&um subii mis Serapk. & humilis crucifixi 
totus jfuit in visa forma effigiem vi quaderni deiformi 
& ignea transfoi inatus , nuemadmodum testati sunt ta* 
éìis sacrosanófis jurantes s qui palpaverunt , osculati 
sunt 9 &• viderunt . ( S. Bonav. in hcg. min, ) . 



essere senza principio e dipendenza, tutto grandez- 
za e maestà , non circoscritto da limiti , e sempre 
al di là d'ogni creato intendimento l'incanta 3 e a 
sé tutto il rapisce . Il di Lui operare saggio som- 
mamente , provvido, benefico, e giusto ne 7 sistemi 
della Natura e della Grazia , tutto V occupa in gui- 
sa , che lo tiene in un estasi continua di maravi- 
glia e stupore . L'immenso amor di Lui, amor di 
tempra sì fina , che ridusselo per solo ben degli 
uomini a prender l'esser d'uomo, spogliarsi, per 
cosi dire, di quanto aveva, e a morir qual ribaldo 
su d' una croce trafitto , sì lo investe e lo penetra , e 
tai gli risveglia in cuore sentimenti di compassio- 
ne , di tenerezza , e di corrispondenza , che tutto 
si liquefa e strugge , qual cera al fuoco , pel suo 
diletto. A lui tutte le cure sue, le simpatìe, i 
trasporti. Se pensa, pensa a Gesù, sol Gesù medi- 
ta , contempla Gesù . A Gesù tutti gli affetti e le 
brame, gli sfoghi tutti a Gesù. Non scioglie ìa lin- 
gua, che per lodare, o favellai di Gesù. Solo Ge- 
sù mira rocchio, solo Gesù ode l'orecchio, e 
sempre il labbro nomina Gesù fi). E tanto in lai 

(l) Del Nome di G-esù fu devoto a segno S. Francesco , 
che per relazione di F. Bartolbmmeo di Trento , Do- 
menicano Storico contemporaneo d non permetteva di 
calpestarne co' piedi le lettere $ che lo formano; No* 
mesi Jesu sic venerabatur , ut literas , quibus compc* 
nitur 3 non sineret pedibus conculcari . Quod nomen Gu» 
lielmus JZpiscopus Sabinensis super omnia magnificane 
dum docebat ..." slcut &* nunc magnificavi solet . 
Fa eco lo storico poeta dicendo : In maglia reverenda 
Domini Nomen Jiabehat 3 <à? cedulas 9 in qui bus scri- 
ptum crac. E nella quarta lezione dell'Uffizio { V. V 



10 
sovente profondasi , tanto s ? immerge , inabissa e con- 
centra, che assorto non vede, non ascolta, non 
sente, e , se opera corporalmente, non sa d'opera- 
re, noi conosce, non sei rammenta. Scrive ciò 
quasi in termini il buon Celano pag. 97. che poi 
iti conferma aggiunge alla pagina 199 il fatto se- 
guente . Incamminato a non so qua! luogo , attra- 
versa un giorno Francesco su d' un asinelio ( giac- 
ché non poteva più viaggiare a piedi ) il Borgo San 
Sepolcro. Bastò la voce, ch'era giunto T Uom di 
Dìo , perchè tutti , abbandonato chi V impiego y e 
ehi il lavoro, accorressero da tutte le parti , e se gli 
affollassero intorno uomini e donne. Spunta ap- 
pena e presentasi, che si odono alte grida d 7 accla- 
mazione e di gioja . Non tutti però son di questo 
contenti. Vogliono baciargli la veste, toccare il vo- 
gliono . Frattanto chi lo strappa di qua , chi lo tira 
di là / uno lo mena per un verso, questi lo fa gi- 
rare per T altro. Lo palpano ^ il maneggiano a lor 
talento tumultuosamente, e gli tagliano à pez- 
zetti senza tanti riguardi la veste. Cosa mirabile! 
a tutù questi strapazzi, eccessi della devozione, e- 
gli appare insensibile, come se fosse un morto. 
Anzi, quando fu giunto con chi lo scortava al luo- 
go prefisso ^ non se n'avvidde, e domandò quan- 
to fossevi di strada per arrivare al Borgo già per 
lungo tratto lasciato indietro. Tanto era stato im- 

Append. qui Sdito al Num. 65. ) si legge „ Melle 
dulcius nomen Domìni in ore suo supra hominttm in- 
t elle Bum nominando efficitur . Il Pisano poi aggingne 
nel 2. prologo delle Conform.j, Cum nomen Domini 
Jesu nominabat , lahia prò amoris dulcedine Ungere 
videbatur . 



II 

merso fino a quel momento nella contemplazione 
del sommo Bene . 

Pieno così Francesco di Dio , e per servirmi 
della frase di S. Bonaventura , ebro di santo amore 
sente svegliarsi in petto cocente brama di tutto 
tutto dedicarsi più che prima alla gloria ed onore 
di Lui 9 e cotanto interessarvisi , onde in fine ab- 
biavi a lasciarvi la vita, purcbè tutti lo conosca- 
no , lo benedicali tutti, e da tutti onorato ven- 
ga ed obbedito. Crescon quindi a dismisura le vam- 
pe, e la smania cresce, considerando la perdi- 
zione eterna di tanti sventurati figli di Adamo 
sparsi ancor essi e tinti , benché senza effetto per 
propria colpa, del Sangue prezioso dell'Agnello 
immacolato. Ei gli vuol tutti salvi» E questa 
sete cocentissima (sitiebat curri crucìfixo Domino 
multitudinem salvandorum : San Bonaventura nel- 
la Leggenda min. ) , lo crucia e strazia a segno 
di fargli desiderare con S. Paolo d' essere anatema 
e maledetto pe'suoi fratelli. Quindi, acciò non sia 
una tal sete vana dal canto suo, risolve di tornar 
tutto zelo a predicare il Vangelo agi' infedeli , la ve« 
rità a malveggenti, ai peccatori la penitenza, il 
fervore a' tiepidi e restii nella carriera della virtù , 
e la perseveranza a' perfetti . Si propone insomma 
di far gran cose per isfogare la carità , onde av- 
vampa . Ma tante smanie a che giovano, se ai vi- 
gor dello spirito le forze di gran lunga non corri- 
spondon del corpo ? 

Questo maltrattato sempre pel corso ..d'anni di- 
ciotto da Francesco, che discretissimo con gli altri 
a segno d' inculcar loro di provvedere al corpo suf- 
ficientemente (i), fu col suo indiscreto e crudo , 

(l) Dixit aLUiuando Santfus : Fi atri cor pori cum discredo- 



té 
multiplìcans ei vulnera sine causa ( Gel. pag; 
21S ) per lo che si vidde in obbligo di chiedergli 
in fine scusa e perdono per gli eccessivi strapazzi 
(i): Questo e per i lunghi viaggi, e per i conti- 
imi digiuni, vigilie, macerazioni, e fatiche nel pre- 
dicare, divenuto emaciato, rifinito, languido, sner- 
bato , spossatissimo ; Questo avvilito dalle stesse sue 
glorie, quaF erano le Stimate, che or lo addolo- 
rano con acute trafitture , ed or lo spremono e- 
straetidoli il poco fluido rimastogli (2) ; Questo fi- 
ne provideridtim est ; ut enim non taedeat ipsurn vigi- 
lare 9 tollatur ei occasio miirmurandi \ diceret enim : 
fame pereo s tui exercitii sarcinam fevre non possum . 
Quodt si 5 postquam sufjìcientem vorasset annonam , tag- 
lia tnussitaret , scito pigruni jumentum indrgere calca- 
libus , $r inertem asellum stimulum expeéfare ( Gel. 
pag, 218 ). 

(1) E* grazioso , é merita d'esser letto presso il nostro 

Storico pag. 266. il colloquio , che tenne il S. P. con 
uno de' compagni più confidenti > buon Teologo, con- 
sultandolo intorno al trattamento 3 che dovea fare al 
suo corpo. Finìquesto con darsi egli per vinto. Quin* 
di cOepit hilariter loqui ad corpus : Gaude , frater cor- 
pus , et parce mini. Ecce jam placitatibi libenter per» 
fido 'jlibenter querulis tuls affé elibus subvenìr e festino . 
Ma non era più a tempo, e lo rifletto lo stesso scrit- 
ìoi'e , Onde soggiunse : Sed quid jam extinctum pote- 
rai delectare corpusculum ? quid substentare undequa* 
que collapsum ? 

(2) Ciò si asserisce da F. Roberto Caracciolo nel sermone 
delle Stimate 9 da F. Bartolommeo da Pisa nelle Con- 
fcrtm.'s da S. Bonaventura nella Leg. Magg. e dal no- 
stro duce F. Tommaso di Gelano .. Questi nella se- 
guenza s che comincia Sanctitatis nova Signa( V. pag. 
374. ) dice parlando delle Stimate : Pungit dolor poe- 



T 3 

nalmente ridotto da tanti acciacchi , e dalle molte 

quotidiane complicate malattie ad una tal consun- 
zione , che sol gli restano la pelle e Y ossa , e ad 
uno stato tale di fievolezza, che sembra un prodi- 
gio , se regge ancora : Questo corpo non può più 
muoversi, di operar non ha lena, è affatto inetto 
(i) f Aggiungasi, che non sa indursi Francesco a 
dargli un spllievo , un ristoro, o almeno a procu- 
rare con l'ajuto dell'arte salutare, che retroceda- 
no, o non s'inoltrino i tanti mali, ond' è schiac- 
ciato ed oppresso. Non vi si sa indurre, or per ti- 
ni ore , che ciò sia un contradire al voler di Dio, 
il qual lo visita , e un ricusare di bere il calice , 
che gli presenta , ed ora per non ritardare {o scio- 
glimento di quel nodo ^ che gì' impedisce d' esser 
con Cristo , cui solo anela* e sospira . Che se ceden- 
do all' autorità e ragioni di Fra Elia : Quem loco 
matris elegerat sibi ;, & a\iorum Fratrum fecerat; 
patrem ( Gelan- pag. 83 ) ed alle insinuazioni di 
quattro prediletti compagni, ai quali s'era tutto 
affidato ( pag. 80 ) ed agli avvertimenti del Car- 

na gravi 9 cruciant aculei , E nella, prima Vita pag, 
*£9 scrive della piaga del costato : saepe sanguinem 
emittebqt ita s ut tunica multoties aspergeretur cum 
foemoralibus sangt.dne sacro, e soggiunge., che a a- 
vendogliela F. Rufino nel grattarlo toccata ^ Sanctus 
non modicum doluit 9 et manujj} a se repellens accia* 
mavit : Pai cat tibi Dominus . 
(l) Scrive S. Bonaventura nella Leg. min. Comsumptìs 
jam carnibus quasi sola cutis ossibus cokaerebat ♦ E 
F. Tommaso pag. 266. Ex omni parte cruciatìbus 
fesso mirum % quod sufficere vires ad toleramiam pò* 
terant • Vedasi il resto pag. 80. $ 81, 



H 
cimai Ugo, ò Ugolino de' Conti, Protettor dell' Or- 
dine , e poi Papa Gregorio IX , il qual mostrogli 
potersi peccare non medicandosi , si arrende in line 
e assoggettasi alla cura medica , e questa in ultima 
analisi non serve ad altro , che a straziarlo e mal- 
menarlo di più ( V. Gel. pag. 85. ). 

Alle tante infermità , che unite si erano a 
martoriarlo, cioè languidezza estrema di stomaco, 
decisa ed assoluta inappetenza , difficoltà grande a 
digerire e sempre con smania e dolore, impotenza 
a ritenere il cibo, mal di fegato e di milza, fre- 
quente vomito di sangue, ed un idrope quasi uni- 
versale y a tutte queste infermità (i) aggiunse Id- 
dio, per sua misericordia, diceva il Santo, e per 
compimento de' patimenti di Gesù Cristo , come si 
esprime il buon Fr. Tommaso pag. 82, aggiunse un 
mal gravissimo d'occhi tendente e nulla meno, che 
a privarlo affatto della vista : male derivato in gran 
parte dal continuo piangere in riandando gli anni 
giovanili passati nel dissipamento e tra le vanità, 
e iu ripensando al suo Signore straziato per amor 

0) Questo gruppo di mali così descrivesi nella preloda- 
ta Vita in versi : 
Frontis et insignes gemmas, A ni un acque fenestras 
Obturant nubes , perturbarli nubila nervum 
Silic obtutum dolor intoleiabilis angifc. 

. Totum passio corpus 

Occupat , et quaedam parit accessoria morti . 
Marcel Epar , turget stomaehus 3 vitioque duorum 
Naturae sedes 5 ulimentaque mitia , sanguis 
Evomitur ruptis intra praecordia venis . 
Gressum crura negant marcentibus undique nervis^ 
Et stomachi jairi debililas alimenta refutat, 
INullaque defectos immutai passio gustus . 



i5 

degli uomini barbaramente, e confìtto in croce» 
Fra Elia qual vera madre tentò i mezzi tutti, che 
somministra l'arte, per la total guarigione , ma so- 
prattutto per impedire un'assoluta cecità. Veduti 
di niuii prò i rimedj apprestati da' Professori del 
Paese , l' avventurò alla discrezione d' un valente 
Fisico di Rieti , ma con poco o veruno profitto, 
benché lo curasse per più mesi, e con tutta pre- 
mura * Lo fece quindi trasportare , come si potè 
meglio, accompagnato da un medico, a Siena, la 
qual vantava un vecchio Esculapio di gran pratica 
e riputazione , Si accinse questi all'impresa. Il ri- 
medio fu violento, ma non senza buon effetto quan- 
to agli occhi, Inorridisce l'animo rammentandosi 
quel ferro arroventilo, con cui il non pietoso Chi- 
rurgo da una tempia quasi all' altra sfregiò con 
profonda scottatura la fronte del virtuoso pazien- 
te . Ei pure ne restò commosso alla vista , sicché 
fecesi a dire rivolto al fuoco così : Fratel fuoco da 
I)io creato più bello, più attivo, e più giovevole 
di ogn' altro elemento, mi ti mostra or nel cimen- 
to discreto e mite . Sia questa la ricompensa dell' 
amor 3 che ti porto per riguardo di chi tu sei fat- 
tura . Egli sensibile a' miei mali, pietoso a' preghi 
miei temperi questa volta e in te ristringa e mo- 
deri la virtù di bruciare , sicché scottando tu me- 
no, possa io reggere alla prova. Ciò detto il be- 
nedice con un segno di croce , e attende intrepi- 
do 1* orrido colpo , Anzi lieto e tranquillo presenta 
il capo al rovente ferro, mentre i Frati per sen- 
timento di umanità si discostano, e fuggono . Coai- 
piesi alfin la cruda operazione , e senza dolore. INep- 
pur caldo gli è sembrato il ferro ; rivolto perciò ai 



16 

professore : fa da capo , gli dice > se il già fatto 
non basta. Non si può leggere il fatto senza inte- 
nerirsi > come il racconta 1' egregio F. Tommaso 
pag. 238. (1) 

Migliorato così del mal degli occhi tratteneva» 
si Francesco nel Convento di Siena (2) in compa- 
gnia del virtuoso Fra Pacifico (3) curando la feri- 
ta , che su la fronte lasciato gli aveva la scotta- 
tura spietata . Già s' inoltrava al suo termine l'Apri- 
le dell'Anno 1226 ed ecco d'improvviso che nuo- 
vamente si affacciano vigorose e con forza, minac- 
ciatiti di privarlo di vita , le solite infermità . Al 
primo avviso accorse tosto da lungi e frettolosa- 
mente Fr. Elia occupato nel governo dell' Ordine . 
Per 1' arrivo dei suo Vicario il S. P. migliorò tal- 
mente (4) onde potè senza incomodo passare con 

(1) V. Appendice ec. Num. III. 

(2) V. Appendice ec. Num. IV. 
(5) V. Appendice ec. Num. V. 

(4.) Lo Storico poeta dice chiaro , che S. Francesco nel 
rivedere F. Elia molto si rallegrò, e quindi ne ven- 
ne il miglioramento. Eccone le parole : 
Viso Franciscus ita confortatur aiumno, 
Nil animimi prohibere potest , quin gaudeat / efc oor 
Gaudia dilatant, et dilatantia cordis 
Egressum dant spiriti bus, morbumque repeìlens 
Copia spirituum facit ut Natura resaltefc. 
Inde quasi sospes Cortonam susfcinefc ire etc. etc. 
Ora qui accordi chi può questa cosa di fatto con la be- 
stemmia ( così chiamala il P. Affò nella Vita del 
detto Generale ) dal famoso F. Ubertino messa in 
bocca al Santo, indisposto in guisa verso di Elia fi- 
no a non volerlo per Vicario 9 quasi ad onta di Dio 9 



essolui al Convento di Cortona ( Cel. p. 88 ) nel 
luogo detto le Celle (i) . Il male fece qui degli al* 
ti e bassi ; ma in fine vedendosi il Santo ridotto 
in stato di non potersi più riavere, persuasissimo 
della vicina morte già in Fuligno annunziatagli , 
pregò Fr. Elia a volerlo far portare in Assisi . Ese- 
gui pronto il voler del buon Padre l'amoroso fi- 
gliuolo, e allestito V occorrente senza indugio s'in- 
camminò con esso a quella volta prendendo la stra- 
da dell' Umbria per i monti, e fece capo a Noce- 
ra . Qui si fermò qualche giorno , e fu allora che 
informatane Assisi gl'invio una deputazione compo- 
sta di nobili, e di primarj cittadini, la quale e lo 
invitasse a ripatriare, e gli servisse d'accompagna- 
mento e di scorta nel tragitto. ( Cel. pag. 187 e 
S. Bonav. cap. de amore paupertatis ) . Benché bre- 
ve il viaggio , fu creduto bene di far alto a Satria- 
no piccolo villaggio per prender riposo e ristoro (2). 
Per quanto appare congetturando, ripatriò S. 
Francesco nel mese d' Agosto. Al di lui arrivo tut- 
ta fu in festa la Città, e la gente tutta persuasa 
della vicina morte di lui benedisse il Signore, che 
fosse tornato , assicurata così di possederlo per sem- 
pre, di che dubitando o temendo insino allora co- 
tanto in pena era stata ( Cel. pag. 38. ) . Egli pu- 
re ne fu contento, onde s' indusse per compia- 
cenza a rimanere col suo corteggio di scelti Frati 
nei palazzo del Vescovo , dove al primo giugnere 

2 

39 Sed stupendum est de ilio T)eo s qui cognoscit ( par- 
la risentito a F. Ella ) quod Ordinem in manihus tuia 



relinquam . 



1) V. Appendice ec. Nnm. VI. 

2) V. Appendice ee. Nuni. "VII. 



i.8 

adagiato lo avevano . Quivi imperversaron di più 
gl'inveterati incomodi. Fu sì violento il male de* 
gli occhi, che dovette tra gli spasimi perdere inte- 
ramente la vista . Per altro a questa piena traboc- 
cante non si smarrì. Non solo sostenne tante in- 
fermità distruggitrici rassegnato, qual Giobbe, ma 
le accarezzò chiamandole sorelle , ne godè , e come 
S. Paolo se ne consolò e gloriò , e ringraziò Dio 
altamente ; e ce ne assicura S. Bonaventura nella 
Leggenda Minore (i) poiché nella maggiore dato ci 
aveva tutt' analogo il fatto seguente . Mentre il San- 
to era uu giorno più del solito trafitto e straziato 
da' suoi dolori, e più spasimava , smaniava più , uno 
de' frati astanti per compassione gli disse : Fra 
Francesco prega Dio, che ti tratti con un po' di 
dolcezza; a dir vero pare, che aggravi la sua ma- 
no sopra di te anche troppo . Egli ciò udito man- 
dò fuori un urlo, e gli rispose gridando: se non 
mi fosse nota la tua semplicità , fin da ora ti scac- 
cerei da me per le impertinenti parole da te pro- 
ferite. Quindi nella sua gran debolezza fatto uno 
sforzo lasciossi andare di colpo sul pavimento, lo 
baciò, e a Dio rivolto, grazie disse , vi rendo di 
tutti questi miei guaj , o Signore ; accrescetegli , 
se v'aggrada, centuplicategli, mi sarà sempre ac- 
cettissimo ogni altro dolore, che da Voi mi s' ag- 
giunga . Non mi risparmiate; il solo riflesso, che 
adempio nel patire il voler vostro, è un dolcifi- 

(l) Ecco le parole del S. D. Tanta in ìpsarum infirmìta» 
tum tolerantia latas Domino laudes referebat & 
gratias , ut vlderetur assistendoli s sibi fratribus , 
quod prò gloriatione jucunda et humili quasi Paulum 
aspicerent et prò vfgoratìone imperturbabllis animi al» 
terum Job viderent . 



*9 

cante , è un lenitivo sì potente per me, che non 

fa di mestieri altro conforto. 

Tutti stupivano di tanta virtù. Gioire , tripu- 
diare, prorompere in voci d'esultazione, in laudi 
di ringraziamento, mentre soffriva doglie acerbissi- 
me, acutissimi strazj , che facevano accigliare e rac- 
capricciare F umanità solo a mirargli/ Attoniti è 
sospesi restavano i Cerusici e i Medici, e gli astan- 
ti tutti estatici e fuor di se per lo stupore, non sa- 
pendo finir cF intendere, come in un corpo si gua- 
sto , e ridotto senza parte alcuna più sana , mostrar 
si potesse sì robusto e vigoroso lo spirito . 

Quand' ecco che di repente lai risalto fa il ma- 
le nella sua totalità , onde »' abbia a temere , che 
tra non molto sia per scaricategli contro il colpo 
fatale, e la Parca cominci a recidere il nodo , che unisce 
sì strettamente ad un corpo ? il qua! serba appena 
le umane sembianze, un anima tanto del suo com- 
pagno giustamente contenta ( Cel. 266, e altrove ). 
Francesco mira la morte con occhio fermo , e cuor 
tranquillo e contento, non perchè termine dei pa- 
tire , ma perchè principio d' un eterno godere , di 
cui era già stato in una delle maggiori prostrazioni 
assicurato da Gesù con quelle parole : Rallegrati > 
mentre V infermità , cui saggiaci , è una caparra 
del Regno ^ che io ti serbo , Regno mio ; ed in vi- 
sta del merito ^ che ti fai , sostenendone in pa- 
ce i martori e strapazzi sta pur sicuro d' averne 
presto il possesso ( pag. 267 ) : Parole che lo col- 
marono di tanta consolazione, sicché in mezzo alF 
angosce e gli spasimi compose certe amorose laudi 
d'invito alle creature di benedire il Creatore. 

In questo stato volendo mostrare a' suoi ,.. che 



20 

F assistevano , e riconoscenza e riguardo a loro me- 
riti , in un momento di calma chiamatigli d'intor- 
no al letto ( vocatis Fratribus , quos volebat pag. 
e/O. ) compartì loro la benedizione , ma con specia- 
lità al suo Vicario Fr. JElìa (i). Poscia bramoso di 

(i) Così narrasi il fatto . Stavano attorno al letto i for- 
tunati prescelti compagni. Il primo alla sinistra se- 
deva F. Elia . Incrocicchiò le mani il Santo , e pose 
sopra di lui la destra senza saperlo per esser affatto 
cieco. Dimandò quindi .• Su di cìii posa la mia ma- 
no ? sopra di Elia gli fu riposto : Sta bene , ripigliò, 
voglio cosi. Proseguì tosto: Te } o figlio , in tutto e 
per tutto io benedico . E siccome V Altissimo per mez- 
zo tuo ampliò tanto V Ordine , e moltiplicò il numero 
è e 1 miei figli e fratelli s così nella persona tua glibe» 
nedico tutti . Ti benedico io quanto posso s e dipiù ànco- 
ra , e ciò , che non posso io s lo possa sopra di te chi può 
tutto . Si ricordi il Signore della tua premura ed impegno, 
e delle fatiche tue 9 e le ricompensi col guiderdone dei 
giusti. Ti auguro tutto il bene , elio desideri, e che 
domanderai convenientemente . Questa particola*? be- 
nedizione non si riporta daS. Bonaventura . Ma quan- 
te e quante piti cose, e di rimarco da lui si trapas- 
sano nella sua epitome / Fra Tommaso , che qui ab- 
biamo trascritto j par che la confermi alla pag. 270 , 
quando data la notizia , che il S. P. nel Convento 
della Porziuncula due o tre giorni prima di morire 
benedisse tutti s soggiugne „ Nullus hanc benedi' 
ctionem sibi usurpet . . ... ut alibi : Tempore enim 
aliquid innotuit speciale. Dopo aver inteso un trat- 
tamento sì magnifico fatto da S. Francesco a F. E- 
ììa , che dirà il Pubblico alla notizia , che il Rifor- 
mato F. Agostino da Mondolfo nel suo povero Poe- 
ma s , La celeste Gerusalemme conquistata , fa Dio* 



21 

render l'anima a Dio presso la Chiesa di S. Maria 
in Portiuncula , dove la mattina di S. Mattili 
del 1209. (1) apprese dal Vangelo la nuova vita y 
che tanto il distinse 3 chiese ad Elia d ? esser dal 
palazzo del Vescovo colaggiù traslata to . Senza in- 
dugio ei vidde appagate le brame sue; e già sotto 
povero tetto in una cameruccia ( il Pisano Gonf. 
32. scrive eh' era Y Infermeria : V: Y Append. Num. 
63. ) giace il Patriarca santissimo (2) . S. Bonaven- 
tura in ambedue le Leggende ci è d'avviso esser- 
si effettuata questa traslocazione terminati due an« 
ni dall'impressione delle Slimate , cioè dopo il 14. 
di settembre 1226., e non compiuto per anche 1' 
anno ventesimo dalla perfetta di lui conversione (3) . 
A Francesco ornai non restano che quattro o 
cinque giorni di vita: poi T aspetta il Cielo. Ei lo 
sa j e ne previene i più confidenti tra i figli, im- 
ponendo frattanto a due di loro 5 che cantino inni 
di lode all'Altissimo, mentre ei ne lo ringrazia 
meglio che può . Sapendo quindi che in quegli e- 
stremi ancora può Y infernal nemico attaccarlo po- 
derosamente, a guisa d'esperto atleta si spoglia nudo 
per esser più libero: e non avere di che l'avver- 
sario si valga per afferrarlo e tenerlo , e trattasi di 
dosso la tonaca (4) si fa porre supino sul suolo co- 

rire il Santo con la spada in mano contro dei suo 
luogotenente s e in mezzo alle stragi e al sangue 
vittorioso lo fa passare nel sublimo seggio di Lu- 
cifero? 

Q) V. Appendice N. Vili. 

(ì) V. Appendice N. IX. 

(3) V. Appendice N. X. 

(4.) Questa Tonaca dal Gelano pag, 2,68* è detta Saccaia , di 
Sacco, cioè di roba ruvida * e grossolana. Mi pèrsila* 



22 

prendo con la mano la piaga del eostato (i) In tal 
positura, sollevata al Cielo la faccia, e tutto fisso 
col pensier nella gloria, che ivi se gli palesa, in 
questi brevi accenti prorompe : Fratelli miei , ho 
io fatta la parte mia , e compiutane V incomben- 
za : Gesù Cristo Signore vi faccia conoscere ed 
eseguir ciò, che spetta a voi. A vista tale, e a 
tai detti non sentonsi intorno che sospiri profondi, 
gemiti y e singhiozzi . QuancT ecco fattosi innanzi 

do di questa intelligenza in leggendo alla pag. 269. 
detta di Sacco la cappelletta ancora , o berreltogrun- 
de per coprirgli la sfregiata fronte , e poi sog- 
giunto: Cui ( Francisco ) satis necessarium erat pi' 
leum cujusvis preziosa lanae suavitatc lenissimum . 
Questa tonaca sembra quella desiderata da F. Leone, 
e promessagli dal Santo nel Vescovado ( pag. J71 ) 
Nel 120 era passata in Francia, e vi si venerava. 
Della Berretta, o Cappello, non trovo il minimo 
ricordo j se pure non è quel Capud , per onorevol 
recipiente del quale fu nel 1259 mandata dal Re d* 
Ungheria una coppa o tazza d' oro come scrive F. 
Salimbene. Forse passò in quel Regno, 
(l) Fu geloso S. Francesco che non si vedessero le Sti- 
mate , specialmente la piaga del petto. Nascose 
quelle de* piedi con certi scappini o peduli doppj : 
, 3 pelle supra vulnerìbus posita , qua asperitatem lane- 
am miti gay et ( pag. 222 ), i quali conservansi nella 
nostra Basilica in Assisi tra le Reliquie . Copriva quello 
delle mani con le manichedella Tonaca . Con tutte que- 
ste diligenze per altro eran note a molti, che le po- 
teron vedere 3 eccettuata la piaga laterale veduta da 
un solo, e una sol volta ( pag. 226 ). 11 fortunato 
fu Fr. Elia , come alla pag. 79. 



33 

con tuono autorevole il Guardiano del Santo (1) che 
penetrato aveva il motivo vero di tal spoglia mento, 
ed era di non aver morendo né pur le vesti di suo 
( Gel. pag. 269. ), presentandogli una tonaca, ed 
altri panni con un cappelletto o berretta di lana 
per coprire le margini lasciategli nella testa dal 
noto ferro infocato, Padre, gii disse, adattatevi 
quest'abito, e quant' altro vi presento: avvertite, 
ve lo do in presto : non è vostro , e però non pen- 
sate mai di poterne disporre a favor d' altri . E chi 
saprà esprimere, riflette qui il nostro storico, il 
godimento e contento provato allor da quel cuore 
veramente amico della povertà , che sol per que- 
sta era giunto a far un atto d' avvilimento sì gran- 
de? Alzate pertanto al Gielo le palme ringraziò 
Dio vivamente per questo ancora , che a lui sen 
giva spogliato di tutto, e senza niente avere di 
suo . 

Ma se pensa a se stesso, non però dimentica 
i figli e fratelli . Gli amò da principio, ed in fine 
pure gli amò. Fecegli pertanto chiamare a se tutti , 
quanti erano nelT angusto e povero Convento di 
Porziuncula ; gli prese a consolare con parole di 
conforto , e a sollevargli dolcemente dal profondo 
della mestizia, ov' eran caduti in vista delia gran 
perdita , che facevano morendo lui ; con paterno 
affetto esortolli quindi a non finir mai d ? amare Dio 
veramente ; disse più cose della pazienza , se neces- 

(l) L'avere un Guardiano o sia superiore per se, mentre 
sovrastava a tutti s fu un bel ritrovato deli' umiltà 
di Francesco per esercitarsi nella virtù dell'obbe- 
dienza, ed aver questo mento ancora . V. Celano pag. 
229 da cui apparisce, che chieseil Guardian" a F. Pie- 
tro Gatani dopo avergli rinunziato il generalato • 



2 4 
saria a tutti in questo Mondo , a loro ancor più neir 

umile professione di poveri e servi di tutti sponta- 
neamente abbracciata ; parlò della povertà , e la 
raccomandò con calore ; rammentò , che la loro 
Fede e Credenza doveva sempre esser quella della 
Chiesa di Roma , e da questa non dovevan disco- 
starsi giammai; e gli avvisò di preferir sempre ali 7 
altre Regole e Pratiche , per quanto luminose e 
perfette, F adempimento degli obblighi, che dalla 
Santa Evangelica Legge si partono. Poscia incro- 
ciando le mani posele sulla testa di ciascuno co* 
minciando dal suo Vicario (i), a chi la destra, a 
chi la sinistra , gli benedisse tutti e conchiuse : 
Addio, figli carissimi: io vi lascio per andar da 
Gesù. Deh Voi sempre temetelo, e state sempre 
con Lui, ne mai ve ne dilungate. Oh qual vi so- 
vrasta orribil tempesta, che prova! che cimento! 
che tribolazione / . . . (2) Dissapori tra voi , disu- 
nione , tumulto, scandali, separazioni. Felici colo- 
ro, che staran saldi nella carriera, come Fhan co- 
minciata ( V. V. Append. JNum. 69. ). Il Signore 
Dio , cui vi raccomando con cuore di padre , usi a 
tutti grazia e misericordia ( F. Tom. pag, 91. ) ; 
Questa benedizione, al dire di S. Bonaventura , com- 
prese gli assenti ancora , e per asserzione di Fr. 
Tommaso pag. 270. tutti eziandio i futuri Frati Mi- 
nori fino alla fine del Mondo (3). Inconsolabili tut- 
ti piangevano amaramente gli astanti. Accorre egli 
al loro sollievo con nuovi mezzi . Gli torna in men- 
te Fultima Cena che Gesù fece con gli Apostoli la 

(1) V. Appendice Num. XI. 

(2) V. Appendice Num. XII. 

(3) V. Appendice Num. XI IL 



25 



sera avanti la sua morte, e come prese del pane, 
lo benedisse , il fece in pezzi , e ne dette a ciascu- 
no , ina non più pane; ora ad imitazione del Mae- 
stro, ed in rimembranza del gran mistero fa egli 
lo stesso, e un lenitivo appresta all' angosce de' com- 
pagni trafitti. Povero Elia, cui non permette il 
dolore, ond' è penetrato, e il dirotto pianto, che 
versa (i) di gustare di quel pan benedetto ( Wad. 
an. 1226, N. XX. )/ 

Già spunta il dì , che per Francesco è !■ ultimo . 
Come ne' giorni scorsi, Tore ei ne passa insiem co' 
fidi suoi in dolci sfoghi d'amore non men del dioi- 
che del labbro , recitando le laudi da sé un tempo 
composte, laudi d'invito a tutti e di stimolo ad 
amare Dio. Così l'ora estrema ornai s'avvicina. 
Mira egli con fermo ciglio la morte oggetto a tutti 
dì ribrezzo e spavento. Se le fa anzi incontro, & 
ben venga , le dice , la sorella Morte . Indi con 
tutta indifferenza rivolto al medico soggiunge : in- 
dovina , medico, quanto mi resta di vita. Poscia 
a' frati rivolto: quando, dice, quando mi vedrete 
giunto agli estremi, mettetemi nudo sul suolo, co- 
me tre giorni fa mi vedeste, e dopo spirato tene- 
temi così esposto tutto quel tempo , che vi vuole 
per fare un miglio andando passo passo a bell'agio. 
Ode frattanto la voce d'amatissimo figlio ^ che di- 

(i) Non tutti con F. Elia son così discreti, come il P. 
Wadingo. Alcuni scrittori battendo Torme del Pi- 
sano Conf. 29. di cui forte mi maraviglio s spacciano 
che per disprezzo ei non mangiò quel pane. Credo 
di dovere avvertire 9 che il Pisano ciò dice realmen- 
te 9 ma pare che parli d* un altro fatto s e in circo- 
stanza diversa. Ma sia pur lo stesso/ il buon uomo 
versò ciò, che bevve. 



ce: Ab, padre , voi ne gite, e noi orfani qui ri- 
znanghiamo : ricordatevi di noi in questo stato . As- 
solveteci tutti dalie nostre mancanze , e benediteci . 
Sì, replicò, sì figlio, iovo, dove Dio mi chiama . 
Di buon grado a ciascuno de' miei fratelli i falli 
condono, e per quanto posso gli assolvo. Tu, in 
far loro ciò presente , a nome mio gli benedici . Si 
fa portare il libro de' Santi Evangelj, e chiede 
che siagli letto quel di S. Giovanni , ove descrive- 
vi la passione e morte del Signore (i) . Terminata 
questa , prorompe col poco fiato rimastogli in quel 
Salmo ; » Voce mea ad Dominimi clamavi ec. 
( E' il salmo 141 ), e proferitene T ultime parole 
yy me expeBant justi , donec retribuas mihi » com- 
piute già seco tutte le pratiche venerabili di nostra 
santa Religione , asperso di cenere , e coperto col cili- 
zio, in mezzo al pianto de' suoi , che gli facevan 
corona , terminati di poco gli anni venti dair epo- 
ca di sua perfetta adesione a Gesù ( Gel. pag. j3 e 
92 ) placidamente spirò il dì 3 Ottobre 1226 , gior- 
no di Sabato verso 1' ora prima di notte (2). Ai 

(1) Cosa notabile f Anche al Ministro 9 cioè Fra Elia Vi- 
cario Generale , era venuto in mente di leggere il 
detto Evangelo, prima che il Santo lo richiedesse. 
E* pur notabile, che nell' aprirsi del libro s* incon- 
trò subito il Vangelo e Capitolo desiderato: cosa 
difficile per esser ambedue le pagine di facciata an- 
dantemente vergate da cima a fondo ( Gel. 92 ). 

(2) Non si trovan d'accordo gli antichi Storici nell' as- 

segnare il giorno della morte di S. Francesco. Al- 
cuni scrivono. Quarto nona* Oéìobris^ cioè il dì 4 
d'Ottobre; al tri poi, Quinte* Nonas etc. cioè il dì 
5. Tutti dicoa bene: i primi seguendo lo stile d'Ita- 



spararsi di quell'anima grande (1) fu osservato che 
un branco di lodole ( cosa che sorprese , sapendo- 
si quanto abbiano a noja il buio questi augelletti ) 
si fecero a svolazzar festeggiai! ti e far rota attorno 
attorno al Convento schiamazzando, anzi dolcemen- 
te cantando in aria di contentezza, e in attestato 
della gloria dell'Eroe defonto, come fatto aveva- 
no le tante volte invitate da lui a lodare il Signo- 
re (2) ( S, Bon, Leg. mag. ) . 

ARTICOLO II. 

aneddoti interessanti S. Francesco dalla morte 
fino alla Tumulazione , 



F 



rancesco è morto 7 non vive più. E' sciolto quel 
nodo impercettibile, che univa uno spirito gigan- 
tesco ad un meschino corpo, o piuttosto a uno 
scheletro rivestito di pelle . Giace questo sul suolo 
freddo e seminudo, spettacolo dì maraviglia; e 
quello iu Cielo cinto di gloria e d'onore, assiso 
in aureo seggio posto in mezzo a infocate pietre 
preziose assiste al Trono della Divinità ; Seggio 

ha s che fa terminare il giorno mezz* ora dopo la 
calala del sole, e cominciare il nuovo, ed i secon- 
di attenendosi allo stile comune, che porta il gior- 
no fino alla Mezzanotte. 

(1) V. Appendice Nurn. XIV. 

(2) Anche un Corvo quivi domestico, e tenuto per un 

portento , prese interesse nella morte del padrone 
col morire egli pure indi a poco di malinconia e 
dispiacere. Ciò leggesi tra' miracoli del Santo nella 
Cronica de* 24- Generali posteriore d'un Secolo 9 © 
più _, ma non come miracolo. 



de' più elevati e più vicini al Sommo Regnan- 
te; ( Gel. gG e idi ) Seggio de' più magni- 
fici e splendidi occupato già da una delle subli- 
mi Intelligenze , che la superbia sbalzò dall' Em- 
pireo beato (i). Spirito avventuroso ! Anima impa- 
reggiabile / Fortunato quel contemplativo discepo- 
lo fama non modicum Celebris , et utique sancti- 
tate faniosus ( così gli scrittori , da Celano , da 
Ceprano , e S. Bonaventura ) che la vidde péli* u- 
scir dal suo carcere in figura di Stella , grande al 
par delia Luna e splendente come il Sole , solle- 
vata da candida nuvoletta poggiare air alto sopra 
mi pelago d'acqua. Fortunato Fra Agostino Pro- 
vinciale di Terra di Lavoro, uomo per confessione 
di S. Bonaventura ( Legg. Min. ) a Dio molto caro ed 
accetto, che già perduta la favella ed agonizzante la 
vidde volare al Paradiso , onde repente gridò alto : A- 
spettami , o Padre , aspettami , vengo teco ancor io : e 
spirò . Sorte sì bella toccò pure al Vescovo di Assisi 
Guido di questo nome il secondo (2) , ritrovandosi a 
Benevento di ritorno dal Monte Gargano . A lui 
subito dopo morte ( costa per atto pubblico ) com- 
parve il Santo, e Monsignore, gli disse, lascio il 
mondo , e vado a Cristo . :Neli' ora medesima al- 
tro Religioso contemplativo di santa vita viddelo 

(1) V. Appendice Num. XV. 

(2) Solo da Tommaso di Celano pag. 27. e nella vita in 
versi questo Vescovo è nominato. Tanto basta , e 
ben han scritto nella serie de' Vescovi d' Assisi i PP. 
Abati Ughelli e de' Costanzo nominandolo Guido, 
Se ne ignora la Patria 3 ma non la virtù. Tutti 1' 
esaltano gli antichi biografi di S. Francesco. Nel 
Prospetto della vita del Santo verrà in acconcio di 
parlarne . 



parafo da Diacono con dalmatica rossa corteggiato 
da molti inoltrarsi in amene contrade , ed intro- 
dotto in un palazzo magnifico, dove trovò nume- 
roso stuolo de' suoi, assidersi a mensa signorilmen- 
te imbandita ( Gel. 271 ) . Felice penitenza ! (1) 

Mentre nel celeste convito lo sposo divino 
sazia, inebria, delizia, e bea lo spirito del suo 
grand' Amico ( amicus spensi è chiamato da S. 
Bonaventura ) i compagni e figli addolorati e me- 
sti si prendon cura dei corpo , e per lavarlo e im- 
balsamarlo con superficiale unzione (2) lo spoglia- 
no affatto . Gli traggon di dosso il cilizio, ed oh 
sorpresa ! scopron la piaga del petto non veduta vi- 
vente il Santo che una sol volta , e da un solo 
( Y- la not. a pag. 23 ) . Gli levano i peduli o 
scappini, e scorgon ne' piedi , come già veduto ave- 
vano nelle mani , due ferite da parte a parte for- 
niate da chiodi , che pajono e sono di carne , ed 
hanno il capo color di ferro al disopra., e la pun- 
ta nella pianta, a differenza e tutt/ ali' opposto del- 
le mani (3). Lo stupore e il giubbilo sottentrano 

(l) Nella Cronica de' 24 Generali è la Vita, de] B. Cri- 
si oforo di Romagna scritta da Bernardo da Bussa <9 
e vi si legge, che dimorando in un Convento della 
Provincia di Francia addormentatosi la sera in cui 
morì S. F. gli parve in sogno d'essere nella stanza 
di lui moribondo , d' avergli baciato la mano , e d' 
essersi sentito dire: Torna alla tua provincia, e dà 
la notizia a' frati , che io parto pel Paradiso» Com- 
binata l'ora fu trovato essere stata quella 4 in cui 
spirò l'amoroso padre. 

(3) V. Appendice Num. XVL 

(3) Leggonsi distintamente descritte le Stimate dal Ce- 



3° 
alla tristezza ed al pianto, e l'allegrezza e conso- 
lazione crescono a misura , che sparsasi la faina del 
felice passaggio dell'Uomo santo cresce da ogni par' 
te il concorso de' Popoli. Grazioso spettacolo! Tut- 
ti y che 'l vedono , si senton consolare ; ma la stes- 
sa consolazione produce effetti diversi . Quegli pian- 
goli per tenerezza : questi gridano per esultanza : Al- 
cuni ammutoliscono per la meraviglia : altri cantali 
inni di ringraziamento a Dio , che sì distinse , e 
sollevò tant'alto un uomo polvere e cenere. Anche 
r incredulità contribuisce ad aumentare la gioja . 
Il Solone d'Assisi riputassimo e per la sapienza 
e per la nascita, Messer Girolamo, Miles prudens 
Ù literatus , vir utique famosus & celeber ( S. Bo- 
naventura Leg. mag. ) accoglie col riso la nuova , 
che T illustre defonto rassembra Gesù crocifisso ca- 
lato dalla Croce , avvegnaché segnato al pari di 
questo con cinque piaghe ( ne' luoghi stessi ) mi- 
rabili per la struttura , per la freschezza , e per 
l'odore,. •che tramandano: e sebbene testificata da 
molti, che vedute e baciate le avevano, la rigetta 
qual favola dichiarando di credere allora soltanto, 
che avrà veduto e toccato . Si : e vede , e tocca : e tocca , 
e vede , e palpa a suo beli' agio e da incredulo non mai 
pago e sodisfatto , ed ò alla fine costretto ad esclamare , 

laao pag. 79. e nella sequenza \ 9 Sanctìtatis nova si* 
qna etc. , dai tre compagni , e da S. Bonaventura in 
ambedue le Leggende, ma meglio nella minore. 
Nella vita in versi si ha questo poco: 
Quinque Redemptoris in eo quasi vulnera certis 
Apparent impressa locis: Vix lancea possefc 
Non credi fodisse latus , manibusque videres 
Et pedibus clavos ex ipsa carne suborfcos . 



3* 

( come già T Apostolo Tommaso i Dominus meus 9 

& Deus meus ) Questa veramente è opera di Dio*. 
e cosi col tuono suo autorevole autentica la verità , 
onde da ciascheduno senza esitare si creda . Accre- 
sce la consolazione ed il gaudio un nuovo prodigio 
dell'istante. Quel corpo, che tuttor > vivente aveva 
solo 1' ossa e la pelle, e pelle nera , ispida e ruvi- 
da , corpo però deforme e ributtante , rimasto esa- 
nime e senza vita in vece di deteriorare acquistò. 
Comparve in un subito bello a vedersi, bianco, ri- 
lucente, e tale da far piacere in mirandolo; e le 
membra prima attratte e stecchite diventaron mol- 
li , pieghevoli, e suscettibili di tutte le flessioni ed 
atteggiamenti , che lor si vollero dare , non altri- 
menti che se fossero state carni di gentil fanciullo (i) . 
Così travamenti ed i pianti de' figli rimasti 
orili ni , tra la maraviglia e lo stupore, tra l'alle- 
grezza ed il giubbilo, secondo i varii affetti e rap- 
porti , tra preci, laudi, e cantici fu passata veglian- 
do quella notte non meno da'- religiosi (2) che dal- 
la moltitudine degli uomini venuti da' contorni, 
ove le nuove eran giunte per tempo , i quali esul- 
tando per la contentezza si chiamavan beati per 
aver avuto luogo in circostanza sì bella (3). 

(t) V. Appendice Num. XVJL 

(2) Pare allusiva alle riferite circostanze la pittura an- 

tichissima ( crederi opera di Giunta Pisano, o plnjfc- 
tosto de' Greci, che gli furon maestri ) esistente in 
Assisi nella Chiesa di sotto , che rappresenta S. Fran- 
cesco steso su d'una tavola con un sasso per guan- 
ciale, circondato dai Frati in ginocchio 9 che mira» 
no e toccano le Stimate, ed altri con torce ec. 

(3) V. Appendice Nuiij. XVI1L 



33 

Frattanto però non sta ozioso Fr. Elia Gene- 
rale . Sebbene trafitto i'a cuor suo da strale acutis- 
simo vedendosi tolto il padre l'amico, non per 
questo perde di vista ciò, che il buon ordine e la 
polìtica richiedono . Persuaso altamente esser quel- 
lo il corpo d' un Santo, e Santo mirabile general- 
mente acclamato, capisce subito non doversegli una 
sepoltura comune . Capisce né pur convenire di tu- 
mularlo nella piccolissima Chiesa della Porziuu- 
cula , e molto meno nel ristretto contiguo chiostro, 
come già praticato s' era co' Santi Frati Pietro Ca- 
iani Vicario , e Giovanni il semplice. Un tesoro 
così prezioso non dee lasciarsi in campagna , e in 
mezzo a una strada . E ? troppo facile , che solleti- 
chi T altrui voglie devote , e resti preda di rapaci 
schiere. Questa avvedutezza si ebbe in successo 
di tempo per S. Chiara , benché vicina alla Città 
(i) : e può credersi , che non V avesse Fr. Elia Vir 
adeo in sapientia hu malia famosus , ut raros in 
ea pares Italia putaretur Imbeve : come leggesi 
nella Cronica de' primi quindici Generali dell' Or- 
dine (2)? Anche la moltitudine accorsa, e che di 
certo moltiplicherà a giorno, lo fa accorto del pe- 
ricolo , che corresi portandolo scoperto nella bara . Ha 
troppe attrattive quel Corpo per muover la gente 
ad accostarsegli, e la devozione in questa può aver 
talvolta una fòrza da indurla a manometterlo , al- 

(1) Nella vita della Santa ridotta in versi leggesi : 

Sed quia nec tutori) repntant dignumve , quod ipsum 
Tani sacrum pignus, tam nobile 9 tam prefciosum, 
Sic longe distet a Civibus, illucl in ymnis, 
La udì bus, et jubilo Plebis , clangore tuLarum. 
Precìarum Glarae Corpus transfertur in aulam etc. 

(2) V. Appendice Nubi. XIX. 



33 
meno nei panni , che lo coprono . Per assicurarlo 

dunque risolve da saggio di farlo portare dentro in 
Assisi alla Chiesa di S. Giorgio, chiuso in una cas- 
sa di legno. Per assicurarlo poi meglio nell'avve- 
nire ancora, e non mancare nel tempo stesso alla 
convenienza ,' dà gli ordini e fa le necessarie di- 
sposizioni, acciocché speditamente si lavori una 
contraccassa di marmo del paese con grosso pesan- 
te coperchio a foggia di Sarcofago, per servire d* 
avello, o sia tomba (i). Altre cose allestisce, e a- 
spetta il mattino, che s'avvicina albeggiando. 

Già le tenebre si diradano, già spunta il gior- 
no . Da tutte le bande, specialmente dalla Città, 
precipitano quai torrenti i Popoli in folla . Tanto 
si sa far largo la Virtù nel mondo benché cattivo 
e maligno. Uomini e donne, giovani e vecchi, 
nobili e plebei, poveri e ricchi accorrono, e tutti 
fanno alto alla Porziuncula , quei della collina con 
rami d' Olivo in mano, quei della foresta e del pia- 
no con frasche d'albero d'ogni fatta, e quei del- 
la Città e de' Castelli con torce e doppieri, con 
ceri e fiaccole: Tutti lodando, benedicendo e rin- 
graziando l'Altissimo, il quale benigno e pietoso ha 
esaltata, e fatto campeggiare seco loro la sua mise- 
ricordia, disponendo P che nel patrio suolo morisse 
Francesco, cosicché, poggiato all'Empireo glorioso 
lo spirito, lor rimanesse la salma mortale, qual 
prezioso deposito, o pegno di sicurezza e di grazia 
(2). Sopraggiungono in gran comparsa i Magistrati 

. 3 
(t) V. Appendice Num. XX. 

(2) S. Antonino di Firenze nel Sermone in lode di S. 
Francesco così scrive a comun conforto 9 massime de* 
figli e concittadini di sì gran Santo: Sicut Dominus 



34 
con gli Ufficiali militari e civili , e per ultimo tut* 

to il Clero in lunga ordinanza . Frattanto nulla 
più mancando per dar principio alla funerea e in- 
sieme festevole funzione , s' alza ornai da terra quel 
prodigioso Gorpo già rivestito della sua tonaca (i) 
e nelT apparecchiata cassa si adatta e rinchiude (2). 
A questa i figli con santa gara sottopongono gli o- 
meri ; muovonsi finalmente tutti quanti festosi ? e 
dalla cella estraendolo , dove spirò ( V. V Appen- 
dice num. 68. ) fra lo strepito e il fragor delle 
trombe, in mezzo alle giulive acclamazioni della 
moltitudine^ alternando i ministri del Santuario con 

Jesus ante Patrem ostendens latus et vulnera sua 9 
quae sustinuit in passione prò hominibus s inclinat 
eum ad pietatem erga nos 5 ita B* Franciscus osten~ 
dens stigmata sibl impressa Dominici Passìonis so» 
let inducere Patrem et Filium ad misericordiam et 
clementiant erga peccatores . Ed il Celano pag. 101,: 
3 , Quid illi potetit denegari 9 in cujus sacrorum stig* 
matum pressura Christi forma resultat? . . . . Quidni 
exaudiatur , qui confìjuratus morti Jesu in societatem 
passionum ejus sacra nianuum 9 pedum > atque lateris 
stigmata reprehé^sentat ? 

(0 V. Appendice Num. XXI. 

(2) Non sempre le Pitture dicono il vero in punto di 
Storia. Giotto dipinse nella Chiesa superiore d' As- 
sisi il trasporto di S. Francesco dalla Porziuncula a 
S. Giorgio , e lo dipinse scoperto giacente nella ba- 
ra . Anche nel Chiostro inferiore dei Convento di- 
pinto da Dono Doni rappresentasi in tal positura sì 
nella circostanza del detto trasporto 5 come nell'al- 
tra della traslazione da S. Giorgio alla Basilica. Gli 
Storici di sommo credito dicono diversamente: Non 
ci fidiamo tanto delle pitture. 



3 s 

voce d'esultazione Inni, Cantici, e Salmi, facen- 
do ala e corteggio le Magistrature e gli altr' Im- 
piegati Pubblici in un co' Magnati e primarj elei 
Popolo s'incamminano alla volta d' Assisi (i). Ec- 
coli giunti al Monastero di S. Damiano asilo di 
Signore a Dio sacrate sotto il vessillo della Pover- 
tà e della Penitenza , e regolate da un Anima gran- 
de , che col suo esempio avea data loro la mossa, 
per nome Chiara , dell' Assisiano Giel Astro secon- 
do (2). Qui si arresta il numeroso convoglio, e si so- 
spende la marcia • introdotta nella Chiesa la Cas- 
sa, ed apertala, si concede a quel drappello d'E- 
roine di vedere e contemplare per la finestrella 
della Comunione il comun Padre tanto amoroso e 
piacevole , a ciascuna poi di baciargli le mani , cer- 
tamente tra l'allegrezza e il dolore, il quale si fa 
inconsolabile al richiudersi della Cassa , e nella per 
esse troppo frettolosa partenza e separazione (3) . Or 
poco ci resta di strada per giungere alla città. Già 

(1) Tollentes sacrum corpus de loco 9 in quo obierat ère. 

Aperta est arca 3 in qua portabatur a paucis 3 qui 
inultos portare solebat , Celan. pag. 98. 99. 

(2) Nella Leggenda di F. Tommaso pubblicata da 5 PP. 

Bollandoti sòn dette Dieci le Suore di questo Mona- 
stero: Decem F ilice . L' edizione Romana pag. 99. leg- 
ge in vece : diéfa fili a . Ciò poco interessa. 

(3) La tenerezza di queste Monache è ivi descritta pate- 

ticamente dal prefato scrittore. Si capisce quindi be- 
nissimo , che vi si trovò presente. Lo legga chiun- 
que ha bisogno di sensibilità 9 e movimento di cuore . 
Qui al solito scappan fuori i moderni biografi s che sol 
conoscono i Centoni : Speculimi Vita S. F. &c. Con" 
formitates S. F. ; i Fioretti 9 e simili libri lindigesti 
comparsi al Mondo nel tenebroso secolo XIV. e ci 



3* 
nella Chiesa di S. Giorgio tutto è allestito per ri- 
cevervi morto quel Francesco , che fanciullo ivi ap- 
prese le umane lettere , e Religioso vi si fece sen- 
tire banditor del Vangelo la prima volta , che in 
pubblico snodò la lingua alla santa predicazione . 
Ivi giunge alia perfine in mezzo ai suono de' sacri 
bronzi e dell'acute squille, e tra gli evviva e T 
acclamazioni vi s ? introduce il nobil venerando de- 
posito/Compiono il lor dovere i Sacerdoti, ed il 
suo compiesi dal Clero inferiore . Tutti si esegui- 
scono i riti e ceremonie , che la S. Chiesa prescrive . 
Altro a far non rimane. Si rinnovali pertanto i 
ringraziamenti a Dio, le benedizioni, le lodi. E 
cosi a poco a poco sciogliesi consolata e ben con- 
tenta T immensa folla (i) . 

Contigua e unita alla Chiesa in disparte , e al- 
quanto più bassa ( vi si calava per alcuni pochi 

danno la pellegrina notizia , che S. Chiara nel ba- 
ciar le mani a S. Francesco addentò un capo del chio- 
do delle Stimate , e fece tutta la prova per istrap- 
parlo , ma indarno. Veramente atto eroico» ed una 
delle belle gemme di sì gran Santa ! Almeno dicessero, 
che fece forza co* denti per svellere la punta d' uno 
de' chiodi. Gli baciò la mano, e non la palma. Su 
di ciò s'osservi il paragrafo secondo di quest'articolo, 
(l) Quest'atto di portar S. Francesco dal Convento ài 
Porziuncula a S. Giorgio per dargli sepoltura da 
certi scrittoreili vien distinto col nome di Traslazio* 
ne. Errore! Si chiama deposizione , quando un mor- 
to si porta dalla casa alla Chiesa per seppellirlo ; 
Traslazione poi , quando da questa si fa passare ad 
altra Chiesa. E niente giova l'esempio di S. Chiara 
morta a S. Damiano, e sepolta a S. Giorgio , e detta 
traslata da' Classici . Insegnano i Dialettici, che 1' 
addurre un inconveniente, affò non serve a niente e 



st 

scalini ) era una piccola stanza, che tuttora è in 
piedi, detta dal Celano pag. 108. Safiftuarium . In 
questa fu riposta ben assicurata la Gassa elevata da 
terra a qualche altezza , e ciò fino a tanto, che non 
fosse in ordine la sopra indicata Urna o Gassa di 
marmo , detta dagli storici Tomba , e Tumulo 9 che 
chiudesse e conservasse F altra per entro al suo se- 
no. Potè questa incorporazione, o sia tumulazione 
effettuarsi dopo alquanti giorni , supponendo una 
non ordinaria speditezza negli artefici , e fu la fun- 
zione accompagnata dal seguente miracolo riferito 
dal nostro primo biografo in questi termini . 

Nei giorno, in coi il sacrosanto corpo del Bea- 
tissimo P. Francesco fu riposto nell'avello, Corpo 
assai più olezzante per i soprannaturali profumi , 
che per V essenze composte sparsevi sopra dagli 
Uomini, fu condotta a S. Giorgio una fanciulla, 
che già fin da un anno aveva il collo torto e pie- 
gato mostruosamente , e la testa attaccata alla spai- 
la , sicché non potea guardare in su , se non a tra- 
verso . Ora costei avendo messo il capo a contat- 
to sotto la cassa , ov ? era il detto Sacro Corpo , to- 
sto per i meriti dell' uom santissimo alzò dritto il 
collo, e la testa tornò nel suo stato naturale . Per 
questo cambiamento istantaneo restò la giovane stor- 
dita talmente e sopraffatta, che si dette a fuggire 
e piangere ; imperocché nella spalla , ove posava il 
capo, era rimasta una larga cavità. 

Questo miracolo infra i quaranta pubblicati nella 
Canonizzazione ( Cel. pag. 108 ) comparisce il pri- 
mo . E credo , che il primo fosse operato da Dio a 
riguardo e gloria del Servo suo dopo il di lui feli- 
ce transito (1) . 

(1) V. Appendice N. XXIL 



38 

ARTICOLO III. 



Canonizzazione di San Francesco. 



Di 



io, che ha tanto esaltato V umile Francesco 
in Cielo, lo vuol similmente glorificato in sulla 
Terra * A dir vero egli è in tale stima e riputa- 
zione tra gli -uomini , che generalmente si riguar- 
da per Santo, e tal si decanta, si predica tale, 
ed a Lui come santo, confidente, amico intimo 
del Gran Padrone, e pero possente ed efficace per 
ottener grazie a prò dell'Umanità bisognosa, tutti 
ricorron con preghiere e con voti , e fortunati si 
chiamano, se giungono a possedere delle piccole 
cose state comunque a di lui uso, ovvero un ri- 
tratto , un immagine . Ma sì buona opinione non 
basta. Acciò su gli Altari s'adori e per santo si 
tenga legittimamente, fa di mestieri , che tale il di- 
chiari Dio stesso per bocca del suo Vicario, il Ro- 
mano Pontefice come successor di S. Pietro , cui so- 
lo dette le chiavi del Regno suo conquistato co' su- 
dori, col Sangue, con la morte, e la sicurezza in- 
sieme di sua costante assistenza, la cui mercè ad 
errar non soggiaccia ne' grandi oggetti del Pastoral 
Ministero . Senza dubbio Papa Onorio III. allora 
regnante anche per lunga esperienza era persuaso 
dell'eroiche virtù di quest' Uom singolare; pure 
non è mai per azzardare una decisione solenne, se 
non assicurato prima da Dio stesso per mezzo di 
strepitosi miracoli operati dalla sua destra onnipo- 
tente in contemplazioii dell'Eroe già coronato e se- 
dente sul Trono, 



Ora a questo punto, come a bersaglio, tutte 
mirano le cure del Cielo , auzi direi lo zelo e la 
smania per le glorie di Francesco . Gran Dio / ( scri- 
ve lo storico di Gelano testimone di vista pag. 101 ) 
Gran Dio/ vengono dall'Oriente, vengono dall' 
Occidente, dal Mezzogiorno vengono e dai Setten- 
trione uomini in gran numero , che si confessali de- 
bitori a Francesco di rilevanti henefizj . A tutti Ei 
sovvien per tutto , e a chichessia corre in ajuto 
dovunque invocato . Chi può noverare, chi ridir 
può, quanti e quali miracoli per mezzo del servo 
suo operar si degna Y Altissimo ? Oh quanti nella 
sola Francia! dove il Re, la Regina, i Grandi, i 
Letterati ( in Parigi numerosissimi ) ammiratori 
delle Virtù ben conte di Francesco corron devoti 
a venerare e baciar qua! Reliquia d' un Santo il 
guanciale , che là si conserva , di cui fece uso in- 
fermo talvolta (1). Che dirò dell'altre contrade del 
Mondo, ove qualche particella pervenne de' suoi 
poveri cenci? Al solo toccarli partono i morbi o- 
stinati e protervi ,* in fuga si mettono le infermità 
più maligne ; e uomini e donne al solo invocarne 
il nome negli avversi casi il mal non incontrano , 
o se ne sottraggono fortunatamente > E non si odo- 
no di continuo operati alla tomba di Lui de' gran- 
di prodigj? La vista a' ciechi, a' sordi si restitui- 
sce Y udito , a ; muti il favellar si concede . Rad- 
dirizzati gli zoppi destri camminano , snello salta 

(l) Capitale s scrive F. Tommaso p. 101. Io credo 9 che 
fosse quel guanciale 3 o capezzale di piuma, di cui 
per compiacenza si valse invece della paglia o d' un 
sasso ( solito cuscino ) essendo gravemente malato 
nel Convento di Greggio ( Idem pag, 178 ). 



4° 
il gottoso , e smilzo Y idropico . In somma se da 

vivo salvò le anime , or sana i corpi . 

AH 7 orecchie del novello Pontefice Gregorio 
IX. (1) giunge di questi fausti e sovrumani avve- 
nimenti la nuova . Egli Luogotenente e Vicario di 
Gesù Cristo assoluto Re, Signore, e Capo del Po- 
poi suo, eh' è la nostra Chiesa, e però in forza 
della datagli investitura Capo esso pure e Signore 
e Principe della medesima su qualunque punto del- 
la Terra : egli ne gode , tripudia , esulta , gioisce 9 
perchè vede a suo tempo rinnovarsi Y antiche me- 
raviglie , e rinnovarsi in questo figlio da se in cer- 
to modo portato in seno , allattato , educato e nu- 
drito. Ne hanno contezza ancora i venerandi Car- 
dinali difensori della Fede, custodi della Chiesa, 
e dello Sposo di lei familiari sempre al fianco as- 
sistenti : e con T uno e con Y altra si rallegrano 
gratulandosi, e lode danno a Dio Redentore, che 
si serve degli abietti e deboli sollevandogli in alto 
per trarre a se, e far suoi i grandi, i forti, i po- 
tenti , Per tutto il Mondo Cattolico la lieta nuova 
difFondesi, e tutti ebri di gioja , e di consolazione 
ricolmi menan festa e trionfo . 

(i) Era stato eletto a' 27 di Marzo 1227. Chiamavasi il 
Cardinal D'Ostia, Ugo o Ugolino de' Conti 9 Ana- 
gnino, Protettore dell'Ordine per inchiesta fattane 
da S. Francesco , che gli predisse il Papato. Legge- 
si il dì Lui elogio nel principio e fine della Vita del 
Santo in versi , ed è amplissimo. F. Tommaso ne 
parla con gran sentimento 9 specialmente alle pagi- 
ne 71. 83. l55. 178. i85. e 227. e S. Bonaventura 
nella Leg. Mag. C. XVL nota tra le altre cose il di 
lui impegno per le Stimate 9 poiché in visione fu da 
S. F. certificato della ferita laterale , di cui dubita- 
va per non averla, siccome l 5 altre s veduta. 



4* 

Se non che d' ini prò viso turbasi il ciel sereno , 
e T allegrezza si ecclissa . Alla pace la discordia 
sottentra . Soffiano in questa le umane passioni , e 
si risolve in guerra intestina . I Romani , gente 
sediziosa e feroce, a mano armata attaccano, come 
negli anni addietro , e malmenano i territorj delle 
città e Signorie confinanti o vicine, e si fan lecito 
ancora temerarj di stender le mani nel Santuario • 
Fa tutto il possibile Papa Gregorio , veramente 
uom di vaglia , per soffogare il male nato appena , 
e qual baluardo fortissimo si oppone a difesa e so- 
stegno della sua Sposa . Vede da per tutto perico- 
li, da per tutto ode eccessi e disordini, e penetra 
e scopre armarsi anch'altrove V empietà, e alzar la 
testa contro di Dio. Siccome è saggio, pesato il 
presente , e conosciuto il futuro , abbandona a' se- 
diziosi la città , e rivolgesi alle Province per im- 
pedirvi i torbidi e gii scompigli , onde minacciate 
le vede. Eccolo pertanto a Rieti e vi si ferma: in- 
di passa a Spoleto , accolto ovunque con grand* o- 
nore , e con segui di vera stima e venerazione. 

Assisi ormai è V oggetto , ove mirano i guar- 
di , e rivolti sono i passi del semitranquillizzato 
Pontefice. Già si annunzia vicino col suo treno di 
Cardinali e Prelati alle porte di questa città. Ma 
poco prima di giugnervi torce per un momento a si- 
nistra verso la Chiesa di S. Damiano, e onora d' 
una visita , oh degnazione ! oh umiltà ! le signore 
volontariamente povere ivi racchiuse , e specialmen* 
te V. illustre Vergine Chiara dell' altre duce e mae- 
stra . Non vi perde però tempo , ansioso di giun- 
gere, dove di Francesco conservasi il glorioso de* 
posilo, sperando che lì sieno per finire le turbo- 



4 3 

lense e gli sconcerti , che signoreggiano,, e dileguar- 
si la tempesta , che minacciosa scorge da lun- 
gi. Eccolo: entra in Città il successor di S. Pie- 
tro y il Principe del Cristianesimo , incontrato da 
immenso popolo e da' figli di Francesco , che in 
lieti canti prorompono , e ricevuto da tutti con le 
maggiori dimostrazioni di gioja (i). Smonta alla 
Chiesa di S. Giorgio y e tutto umile e tutto ilare 
saluta il Sepolcro dei già suo amico ^ ed or protet- 
tore nel Cielo . Quivi e si sfoga in sospiri , e il 
petto si picchia , e sciogliesi in pianto > e per tra- 
sporto di devozione china riverente il capo, e V onora. 
Sen.$a frapporre indugi si mette mano al grand' 
aliare della Canonizzazione . E Cardinali e Vesco- 
vi a ciò deputati ( e furon quegli al riferire di S. 
Bonaventura , che meno disposti e favorevoli com- 
parivano ) uniti in congregazione vi si occupano 
di proposito . Da tutte le parti molti si presentano 
per esporre e testificare d'essere stati per i meriti 
del Servo di Dio salvati ne' perigliosi incontri , o dal 
mal liberati ; e quindi e quinci comparisce folta schiera 
di miracoli . Tutte si registrano le deposizioni : si 
sentono ed esaminano i testimoni ; si crivellano i 
fatti, le contrarie animavversioni si ponderano a 
giusta bilancia : in fine verificati ad evidenza s' ap- 
provano (2) . Non manca che V ultimo concistoro , 

{{) Non si sa il giorno dell'arrivo del Papa iti Assisi ; 
si sa bensì 9 che il dì 11/ di Giugno 1228. vi con- 
sacrò nella Cattedrale l'altare di S.Rufino, e parla 
chiaro l'antica iscrizione in pietra. 

(2) Scrive Riccardo da San Germano a che per due Mira- 
coli fu S. F. posto nel ruolo de' Santi ; ma F» 
Tommaso trovatosi alla Canonizzazione ne lipor- 



.43 
e questo si tiene a Perugia, ove un affare di pie* 

mura ha richiamato per alcuni giórni la Corte. 
Tutt' i Cardinali convengono, e suggeriscono al Pa- 
pa di proferire senz'altro il definitivo giudizio: 
Non v'è bisogno, dicon essi, di tanti miracoli , 
Co' nostri occhi noi abbiam veduta , con le nostre 
mani toccata , e per lunga prova conosciuta la mi- 
rami Santità di quest'Uomo singolarissimo; si di- 
stenda tosto il decreto . E già è disteso , e pubblica- 
to . Tutti ne tripudiano , fan festa , e se ne con- 
solano, piangon per tenerezza, e fissano il giorno, 
giorno sempre memorando / dell'augusta ceremo- 
nia apportatrice al Mondo d'allegrezza, e salute. 

Ecco che il dì stabilito già spunta . Insiem ra- 
gunansi Vescovi , Abati , e Prelati di ogni rango 
Venuti di lontano , e Duchi, e Conti, e Baroni e 
e Magnati in gran numero. E tutti di conserva co' 

fa quaranta pag. 108. e premette ,' che furon pri« 
ma letti in chiesa alla moltitudine dal Cardinal Coati* 
U autore della vita in versi così gli epiloga. 
Ad sacrum eujus turaulum leprosa frequenter 
Hundantur., morbosa vigent 9 defunga resurgunfc 
Corpora , Paralisis tremor in plerisque resilit, 
Hidropisisque tumor % feforisque exiraneus ardor^ 
Xetargi pigra frigiditas 9 Epiiepticus horror. 
Huio caeci 9 claudi 9 surdi 9 mutique sepulchro 
Accumbunt: Cgeeis mos est iLi cernere claudog 
Saltantes, suidis mutos audire loquentes . 
Haec fieri nonus dum Papa Gregorius audit &c, 
Si avverta il Verbo Accumbunt, che vuol dire appoggiar- 
si 5 o stare a petto a una cosa sopra terra 9 a differenza di 
Procumbo 9 che significa sdrajarsi e accovacciarsi sul 
suolo. Era adunque il sepolcro elevato 9 Arca o sai* 
cofago comunemente detto . 



44. 
Cardinali in bella ordinanza corteggiando il Signor 
del Mondo entrali gli avventurati con gran pompa 
in Assisi . Si giunge finalmente al luogo allesti- 
to per tanta solennità. I Cardinali, i Vescovi , gli 
Abati si strìngon d ? intorno al Papa : indi i Sacer- 
doti i Cherici , i Religiosi , e le velate ancor Don- 
ne di vote ; e per ultimo immensa turba di scelto 
Popolo d'ogni sesso e Nazione (i). Bel vedere fra 
tanta varietà di figli il Pontefice Sommo, lo Sposo 
deìla Chiesa, il rappresentante di Gesù Dio nostro 
e Padrone, con in capo la corona di gloria fregia- 
ta di ricchi misteriosi segni , e di vaghe bende a- 
dorna ; con indosso le vestimenta sante ricamate di 
perle , e di sfolgoreggianti gemme preziose di va- 
rio colore , oggetti tutti che rapiscon gli sguardi, 
e con al petto una legatura tutta d' oro con nobile 
smalto ! Bel vedere ancora nel suo maggiore sfog- 
gio ciascuno de' Cardinali e Vescovi, che lo corteg- 
giano , e gli fanno air intorno bella maestosa coro- 
na / Bei vedere .... 

Frattanto tutta la moltitudine aspetta bramo- 
sa di sentir la voce del Pastore: voce nuova, vo- 
ce piena di dolcezza , voce di gaudio e di letizia . 
Alla perfine ei scioglie la lingua agli accenti, e 
prende per tema del suo sermone quelle parole 
dell' Ecclesiastico : Quasi stella matutina in me- 
dio ncbulae , et quasi Luna piena in diebussuis, 
& quasi Sol refulgens , sic iste effulsit in Tem- 
pio Dei : annunzia in prima di passaggio le Divi- 

(l) Scrive il Celano pag. IcG.Pene innumerabilis multitudo 
Lo Storico poeta poi s'esprime: 
Undique collectis ìnsufficieMia turbis 
Aida Vix ipsi capiunt tot miilia campi , 



4 s 

ne glorie e grandezze , e per tal mezzo introdot- 
tosi nell'argomento conceputo , con voce sonora, 
ma non meno affettuosa, tesse nobilissimo panegi- 
rico al diletto di Dio e degli uomini Fr. France- 
sco , da sé lunga pezza trattato familiarmente, e co- 
nosciuto sempre per un uomo virtuosissimo, e di 
una santità punto comune ; e non potendo per la 
tenerezza frenare il pianto bagna di molte lacrime 
le gote , e gli abiti sacri . Terminato il vendico e 
per ogni parte plausibil discorso, il Cardinale 
Ottaviano ( de' Conti ) del novero de* suddiaconi pub» 
Mica a voce altissima i miracoli autentici del San- 
to ; poscia Ranieri Diacono Cardinale ( de' Capoc- 
ci ) Signore d'ingegno perspicace, di molta pietà, 
e d' intero costume sopra di essi dottamente ragiona, 
ma non sempre con occhi asciutti (i). Lo sente 
con piacere il Pastor della Chiesa , e brilla di gio- 
ja , e per la consolazione tra' sospiri e singhiozzi 
versa rivi di lacrime. Gli altri ancora e Cardinali 
e Vescovi piangoli senza ritegno , onde le preziose 
vesti bagnate ne restano. Penetrato egualmente il 
Popol piange, aspettando con smania, e quasi im- 
pazienza , di sentir 1/ oracolo del sommo Gerarca . 
Muove già questi le labbra per proferirlo, e alzate 
nel tempo stesso al Ciel le mani favella così: A 
laude e gloria di Dio Onnipotente , Padre , Fi- 
gliuolo e Spirito Santo, e della gloriosa Vergine, 

(1) Di questi due Cardinali leggesi nella prelodata Vita 
in versi ; 

In commune bonum legit Oetavianus aperte : 
Declarat dorainus Rainerus apertius ilio 
Annis, hic animis maturus/in ordine FratruiQ. 
Posterior 9 et simplioiter praelatior ille 
Extitif, hic «tate minor, sed sternale major. 



46 
Maria , e de' BB. Apostoli Pietro e Paolo £ 
è per onore della pur gloriosa Romana Chiesa , 
Nói venerando qui in terra il beatissimo Padre 
Francesco , che Dio Signore glorifico già in Cie- 
lo j decretiamo per consiglio ancora de' nostri Fra- 
telli ed altri Prelati , che sia egli notato nel ruo- 
lo de' Santi , e se ne celebri la festa nel giorno , 
in cui ne accadde la morte . Pronunziata la gran 
sentenza i Cardinali con voci di trasporto e d' entu- 
siasmo intuonano in un col Papa : Te Deum lauda- 
mus et e. In un grido prorompe il folto popolo , 
grido di lode e di ringraziamento al Signore . Il 
tempio rimbomba d'evviva; Paria si profuma cP 
odorosi timiami; il suolo si bagna di lacrime, la- 
crime di consolazione, e di godimento. Al fragor 
delle trombe ^ e allo squillar de' bronzi saccede il 
grato suono degli organi : si unisce a questo la me- 
lodia di musiche voci canore esprimenti nuovi can- 
tici di allegrezza e di lode, e pel dolce suono e 
pel soave canto svegliatisi ih ogni cuor teneri af- 
fetti . Al di fuori splende sereno il giorno anche 
più dell'usato , e par che sieno più coloriti i rag- 
gi del gran Pianeta . Le turbe all' intorno e in vi- 
cinanza di quel Paradiso in terra vestite a festa, e 
con in mano chi accese fiaccole di cera , chi pal- 
me $ o rami freschi d'olivo o d' altra nobil pianta, 
e chi mazzi di vaghi fiori odorosi ( al Celano 
fa eco il secondo biografo presso i Bollandisti ) di- 
vise in Cori alternali sacre canzoni . Il giubbilo si 
diffonde . . . . Ma che giova? fu in tutti grande 
e generale il contento. Finalmente dall'alto soglio 
scende il beneavventurato Papà Gregorio, e giù 
scorsi pochi scalini penetra nel Santuario per of- 



ferirvi sacriflzj e voti. Ivi bacia la tomba, clie il 
Sacrato Corpo contiene > vi fa deli' offerte , a lini-- 
go vi prega, e con Y assistenza de 7 Cardinali, che 
gli fan cerchio , vi celebra i sacri Misteri , e com- 
piuto il gran Sacrifizio sparge sopra di tutti le sue 
benedizioni (i). Si ode per ogni verso risuonar Y 
aere d'acclamazioni, d'applausi, di felicitazioni al 
Pontefice , di esaltazioni , di lodi e di ringrazia- 
mento all' Onnipotente sempre grande in tutte le 
cose, di encomj , d'invocazioni, e d'altri senti- 
menti di devozione e d' onore all' Eroe canonizza- 
to. Ben sodisfatta, e paga appieno e contenta la 
moltitudine alla fine ritirasi, benedicendo quel dì 
memorabile > e se stesso ognuno benedicendo per 
aver avuto sorte sì bella (2) . 

Chiude il npstro Fr. Tommaso il suo raccon- 
to con queste parole . La descritta solenne funzio- 
ne fu fatta in Assisi il dì 16 di Luglio nel se- 
condo Anno del pontificato di Gregorio ( cioè nel 
1228. dall'Incarnazione del Divin Verbo )(3)« 

(i) Il contiouato racconto ci obbliga a credere, che il 
Papa dicesse la Messa in quest'Oratorio. Potessi e- 
guahneote dire 3 che sacrificò sopra la tomba ad ì» 
imitazione de' suoi antecessori % cbe sopra le memorie^ 
cioè i sepolcri de' Martiri leggpnsi aver compiuto 
quest'atto augustissimo. 

(9) La descritta imponente cerimonia è saltata da S. Bo* 
naventura. Ei non dice altro s se non che fu San 
Francesco scritto nel numero dei Santi con gran so- 
lennità: maximis) quae longum foret enarrare 9 solem» 
niis. A me pare troppo Laconismo in un Epitome non 
tanto ristretta . 

(3) Il Cardinal Niccolò Rosei li , detto il Cardinal d' À- 
ragona,, di dove non era s nella vita di Gregorio 



. 4». 

E qui termina, e ci lascia affatto, nulla curando 

l'avvenuto ne' giorni immediatamente seguenti, 
sebbene di non poca importanza fosse. Ora suppli- 
rò io alla di lui mancanza . 

Dopo sì laboriosa e magnifica operazione il 
Papa trattennesi in Assisi tre giorni , ma non vi 
stette ozioso. In uno benedisse e pose la prima pie- 
tra nel fondamento della Basilica in onore del no- 
vello Santo ( Vedi pag. 59 nota 1 ) . E in altro 
trasse dal sarcofago, o sia urna di marmo, la cas~ 
sa di legno con entro il Sacro Corpo , ed esposela 
in luogo elevato alla venerazione e adorazione de' 
Fedeli (1). Tornato in Perugia la sera del terzo 
giorno 19. di Luglio vi pubblicò sotto il dì me- 
desimo una magnifica Bolla ( comincia: Mira cir- 
ca nos Divinoe pielaùs dignatio Ùc. ) con cui dette 
parte al mondo della riferita Santificazione ; lo che 
fece di nuovo ai 20 di Febbrajo 1229. con Y altra , 
che principia , Sicut Phialae aureae ec. ( V. Boll. 
Frane, T. 1. ) Ed altre cose più dispose e fece per 
V onore del suo Amico , come vedrassi . 

ARTICOLO IV. 

Erezione di magnìfica Chiesa in J usisi per ri- 
porti il corpo di S. Francesco , e traslazione 
di questo alla medesima . 

JLJaila risoluzione di canonizzare Francesco non 
andò disgiunta l'altra d'innalzargli un Tempio 

IX presso il Muratori ( Rer* hai. Sor. Torno terzo ) 
scrive accaduta la Canonizzazione di S. Francesco 
il eli 4 di Ottobre» Prese equivoco, e trasse seco 
fieli' errore il Giacomo * ed altri ec. 
(j) V. Appendice N, XXIII. 



49 
grandioso , il quale ne contenesse e assicurasse la 

spoglia, mantenesse ne' presenti la venerazione e 
la stima verso di lui, e Ja conciliasse ed accresces- 
se ne' lontani all'udirne la nobiltà del lavoro, e 
la vastità della mole . Questa noli men gloriosa che 
ardua impresa fu addossata tutta da Papa Gregorio . 
a Fr. Elia , uomo di talento e capacità più che me- 
diocre in ogni fatta di cose , il quale nel Capitolo 
del 1227. attesa l'elezione del nuovo Generale Fr; 
Giovanni Parenti (1) di Firenze era rimasto affat- 
to libero dalle brighe politiche . Ei se ne incaricò 
di buon grado, ed il fatto parla abbastanza . Il pri- 
mo passo , che fece , fu tli trovare un eccellente 
architetto, e di avere da questo un disegno singo- 
lare > cui tenuto fosse d'eseguire. Il prescelto per 
testimonianza del Vasari T. I. fu Jacopo Tedesco (2) . 
Fissato l'architetto furono fatte dell' osservazioni per 
rinvenire fuori di Città , ma non molto discosto , un 
sito adattato per fabbricarvi , non sol la Ghiesa , ma 
un corrispondente monastero ancora > che servisse d* 
abitazione a un proporzionato numero di Religiosi in- 
tenti a custodirla ed ufiziarla . Anco questo si trovò 
da Fr. Elia , e fu una certa collinetta } che può dirsi 
ì' estremità e coda del monte Asio verso ponente . 
Colle d' inferno questo luogo chiama vasi (3) . Fu 
quindi detto da Papa Gregorio nella Bolla « Is qui 
Ecclesiam ed Colle del Paradiso : Nome con cui 
si distinsero ne' primi tempi dell'Ordine non sol 
la Ghiesa e Convento , ma gii abitatori eziandio (4) - 

4 

(1) V. Appendice N. XXIV. 

(2) V. Appendice N. XXV. 

(3) V. Appendice N. XXVI. 

(4) Trovasi anche appellato Colle di S. Francesco . Anzi 
debbo aggiungere, che in alcune oarte dei Secolo 



5o 
Di questo fondo era proprietario un certo Simonie 
Puzzarelli cP Assisi. EgL' informato ^ che Fr. Elia vi 
aveva fissate le mire \ ed era di gradimento di sua 
Santità , si fece un pregio di donarglielo ? sempre 
a contemplazione del glorioso suo Concittadino (i). 

Dopo fatto V acquisto del fondo , fermato l* Ar- 
chitetto , ed approvato ii disegno della fabbrica da 
costruirsi sì delia Chiesa sì del Convento , non du- 
bitandosi punto della prossima Canonizzazione fu 
senza indugio messo mano a certi lavori ed opera- 
zioni indispensabili , affinchè seguita la medesima 
si ponessero le fondamenta . Si pensò a far prepa- 
rativi e provvisioni di materiali di tutte le sorte , 
e a caparrare e prezzolare in buon numero valenti 
artefici per ogni genere di lavoro . Giorgio Vasari 
nella vita d' Arnolfo figlio di Lapo dà un ombra 
del disegno della Chiesa col descriverla (2). Io per 
non lasciarne affatto digiuno chi ha la sofferenza 
di leggermi darò qui un idea della gran mole ta- 
le quale uscì dalle mani del suo Artefice (3) * 

Ei s'immagini di vedere F anzidetto Colle 
ilelV Inferno scosceso e molto in pendìo da tre la- 
ti y e piano solo a levante, ove si unisce con la so- 
vrastante eminenza , su di cui situata vedesi la Cit- 
tà . Da questo punto fino al cominciar del dirupo 
si figuri una superficie quasi eguale a guisa di piaz- 
za , lunga circa cento braccia y e larga 60 . Questa 
è tutta scoglio ? e scoglio unito, continuato e pro- 
fondo. Ora qui sopra s'innalza la fabbrica consi- 

XIII. circa la metà ho Ietto usata l'espressione Fra- 
ti del Colle del Paradiso per indicare Frati Minori, 

(1) V. Appendice N. XXVII. 

(2) V. Appendice N. XXVIIL 

(3) v\ Appendice N. XXIX, 



5* 

stente in due Chiese (j)una sopra Y altra , tra loro 

eguali , fuorché la superiore è elevata , gaja , bril- 
lante , con ampie finestre, e con la Porta in fac- 
ciata, che, guarda l'Oriente, e mette in una piaz- 
za quasi pensile; e F altra ha finestre piccole, è 
buia , bassa , divota , non ha facciata , e se ha la 
Porta in fondo, questa è di fianco con la riuscita 
in altra Piazza (2). La figura di questa regolar 
mole è una Croce con sufficiente testa, ov'è il Cor 
ro. La sostengono dodici grossi pilastri, che da 
terra elevandosi si assottigliano, direi quasi a pro- 
porzione delF innalzamento . Posano su di essi gli 
archi e le volte d'ambe le Chiese, e gli Archi e- 
ziandio del tetto, che fan l'uffizio di travi, onde 
singolare si, rende . Per rinfianco de' pilastri , ed 
appoggio dell'elevate mura s'alzano al di fuori 
dall' imo al sommo dodici bellissimi Torrioni ro- 
tondi con scala dentro a chiocciola $ alcuni de' qua- 
li hanno de' ragguardevoli contrafforti ( seppure 
questi non furon fatti dopo , come sembra ) . 

Ecco in succinto questa fabbrica nella sua origine » 
Convien però avvertire non esser ella stata alzata 
su la naturai superficie dello scoglio . Fu questo 
scavato in mezzo all' altezza di quasi dieci palmi 
pel tratto di cento braccia in lunghezza, e 17 in 
larghezza , e formovvisi un aja chiusa , in cui restò 
come incassata la nave avendo ai lati scodio alto 
e largo (3) . Il detto scavo era già compiuto all' e- 

(ì) V. Appendice N. XXX- 

(2) V. Appendice N. XXXI. 

(3) Di ciò siamo certi. Le aggiunte Cappelle laterali e- 

levate circa tre braccia dal piano della Chiesa di 
sotto sono sopra lo scoglio . E scoglio vi si è tro- 



53 

poca della Canonizzazione. Potè quindi Papa Gre- 
gorio nel giorno seguente porvi la prima pietra (i)# 
Il lavoro progredì con tal celerità , che nello spa- 
zio di 22 mesi fu la Chiesa di sotto ultimata , e 
ridotta in grado di poter servire per la solenne 
traslazione, quando ancora intervenuto fossevi il 
Pontefice, come aveva promesso, con tutta la cor- 
te , ed esser quotidianamente ufiziata da' Religiosi , 
e frequentata da' Popoli (2) . 

Qui parmi di vedere la devozione d' alcuni ar- 
rugàre la fronte ed inarcar le ciglia , perchè giun- 
to oramai alla Traslazione neppure ho io nominato 
il luogo daFr. Elia divisato per riporvi il corpo del 
suo gran Padre, duce, e maestro . Han ragione . Ma 
che ho da dire , se gli Storici tutti , quegli ancora del 
Secolo XIV. osservano su di ciò un profondo silenzio, 

vato , e vi si trova, scavando nel loro recinto. Lo 
stesso in tutta la Chiesa , la quale in fine di questo 
libro verrà descritta Storicamente, qual' è di pre- 
sente . 

(l) Nella Bolla Speravimus etc. „ de' 16. Giugno i25o. 
questo Pontefice s'esprime così: ,, De mambus no- 
stris lapide ibi primario posito . Ciò confermasi da' 
tre compagni ^ e da Giovanni da Ceprano presso i 
Bollandisti . Anzi si aggiungne 9 che al tempo della 
traslazione il detto S. P. regalò alla Chiesa una Cro- 
ce d'oro tempestata di gemme, ov' era del Legno 
della Croce di nostro Signor G. C. , e varj ornamen- 
ti e vasi, ed altre cose più pel Divino servizio, e 
molti paramenti sontuosi e magnifici. In fine dichia- 
rolla soggetta a se solo e successori suoi, e la pri- 
ma principal Chiesa Capo e madre dell'Ordine de' 
Minori . 

(2) V. Appendice N. XXXIL 



S 3 
e solo circa il i33o si comincia ad averne un bar- 
lume ? Che ho da diresse negli Archi vj , compreso 
quello del Convento d' Assisi , non esiste di ciò il 
più piccolo documento da potersi valutare ? Debbo in- 
ventare anch' io , o dar peso a' sogni , ed imporre 
al Pubblico ? Questo si chiami pago , e si conten- 
ti , se gli dico esservi stato pensato benissimo da 
Fra Elia, e provveduto da par suo. Ei rivendeva 
lutti per accortezza, ed univa a un beli' ingegno e 
molto sapere, di che fa testimonianza Luca Tu- 
dense, che lo senti, e trattò, un estesa politica, 
e somma destrezza . Questa ammirò in lui il S. P. 
Gregorio IX. ed inviollo nunzio a Federigo IL nel 
1235. Ammirò questa lo stesso Federigo , e tirato- 
lo a sé servissene per intimo consigliere, e desti- 
nollo ambasciatore a Giovarmi Vatagio Imperator 
de' Greci in Nicea , e al Re di Cipro , sorgenti am- 
bedue per Elia di preziosi donativi , anco sacri , on- 
de arricchì Cortona (1) . Ora ei non ignorava il 
costume antico, e tuttora in voga a que' tempi nel- 
la Chiesa , di riporre per giusti riguardi , e per te- 
ma ancor di rapina , in sito recondito sotterra , di 
difficile accesso e ignoto poco meno che a tutti , 
( Boldetti De Coemeteriis 1. 3. e Muratori T. 
X. delle Opere, e T. XII T Antiq. hai. dell' edi- 
zione d'Arezzo ) i Corpi de' Santi, specialmente 
d'una riputazione straordinaria; vedeva che il Cor- 
fi) Ho memoria <T aver tra le lettere di Pietro delle 
Vigne gran Cancelliere di Fdderigo II. incontrate e 
lette le credenziali consegnate a Fr. Elia per le due 
spedizioni. Circa i donativi leggasi la Dissertazione 
De Cruce Cortonensi del Sig. Proposto Venuti > e la 
Vita di Fr. Elia scritta da un Cortonese » tredut© 
lo stesso Venuti* 



54 
pò di S. Francesco quantunque collocato in una Basili- 
ca per se stessa ben sicura, ed inoltre custodita da nu- 
meroso stuolo di figli , e non molto distante dalia Cit- 
tà , pure sarebbe stato sempre in pencolo , sapen- 
dosi dove fosse, ed essendo noto il sentiero per co- 
là penetrare : pericolo d' esser manomesso dalla De- 
cozione vogliosa, massime de' Frati stranieri e de* 
Grandi : pericolo d' esser quinci tolto dal sommo 
potere , e trasportato altrove per una ragione o per 
F altra : e pericolo d' esser rubato a mano armata , 
4), con astuzia da' vicini popoli e città rivali d'As- 
sisi , che riputavan prodezza ed eroismo il togliere 
all' emola gli oggetti sacri più cari e preziosi . Gli 
faceva sopra tutto paura , se mal non m' oppongo , 
r animosa e potente Perugia . Ei la conosceva trop- 
po bene . E perchè allorquando da Cortona ricondus- 
se il S. Pi in Assisi ( V. addietro V Artic. I. ) si 
tenne sempre discosto dal contado dipendente co- 
munque da Perugia , e batter volle la strada lun- 
ga e disastrosa de' monti a settentrione, finché 
giunse a Nocera ? Fu perchè o ebbe sentore , o so- 
spettò e quasi previdde una qualche violenza per 
parte di detta Città , quanto nemica d' Assisi , al- 
trettanto devota del Santo statovi già per un anno 
prigioniero di guerra , ( V. Cel. p. 1 40 e i tre 
Compagni e. 1. che notano la distinzione usatagli 
di tenerlo in carcere co' gentiluomini e cavalieri ) 
e poscia predicatore , paciere , e lungamente ospite 
per ogni verso utilissimo, sicché non l'avrebbero 
lasciato partire (i).Con queste vedute ognuno può 
immaginarsi, se fin dalle prime mosse dopo fissato 
il piano egli aguzzasse da vero V ingegno per tre- 

(1) V. Appendice Naro.. XXXIII. 



55 
var la maniera di porlo in sicuro nella destinata- 
gli abitazione, e talmente in sicuro, che inutili 
fossero strattagemmi , aggressioni , sorprese . Io mi 
persuado, che con fina accortezza accennasse una 
cosa , e poi fosse un altra . Avrà sparso voce di vo- 
ler collocare in alto il Sacro Corpo suir Altare, co- 
me già in San Giorgio : Avrà fatto mostra ancora 
di disporre Y occorrente a tal uopo ; Nel tempo stes- 
so avrà fatto scavar nello scoglio di nascosto la 
stanza per riporvelo, o non potendo occultare il la- 
voro , avrà dato ad intendere aver esso altr' ogget- 
to . Sarebbe giunto a tanto chi non è Fr. Elia . Mi 
figuro, che in seguito ei comunicasse ad alcuni il 
segreto, almeno ai Generale, e come tale , e come 
Delegato Apostolico, ed a quei prodi, che scelti a- 
veva per condurre a termine col senno e con* la 
mano i suoi disegni ; ma questi eran tutti mutoli , 
anzi tante statue , e chiaro mostralo il fatto , non 
essendo mai trapelato niente del segreto , onde il 
pubblico potesse avere un sentore del luogo . Sono 
anzi d'avviso, che imbrogliasse co' suoi giri ed 
equivoci molti ancora di questi , i quali però ri- 
manessero incerti e dubbiosi , e così non restasse F 
arcano che presso pochi . 

Ma ritorniamo là, donde partimmo. Già la 
Fabbrica della Chiesa e Convento è ridotta a un 
punto, che in questo abitano i Religiosi 7 e in quel- 
la nulla manca per farne quelF uso, cui è destina- 
ta . Giuntane al Papa la notizia , non contento e- 
gli d' aver colla Bolla Recolentes ec. data in Rie» 
ti a 21. Aprile 1228 ( piuttosto il di 3o. leggen- 
dosi li. Kal. Maj., cioè, secando, equivalente a 
pridie: ) dichiarata la detta Chiesa , alla cui ere- 



5 6 

zione eransi allora date le prime disposizioni , li- 
bera , e a ni un soggetta, se non che al Romano 
Pontefice, cui però dovesse ogn' anno tributare un 
falcolotto di libbra (i), con nuova Bolla, e Con- 
cistoriale, in data di Roma 22 Aprile 1280 Is 
qui Ecclesiam ec. (2) le confermò questo privile- 
gio, costituilla non solo la prima e principal Chie- 
sa dell' Ordine de Frati minori , ma del medesi- 
mo Madre e Capo, e decretò che sempre ed in 
perpetuo uiiziata fosse e servita da' detti Frati , con 
tante altre grazie e favori di più , che veramente 
la distinguono . Altra Bolla indirizzò indi a poco , 
cioè a ? 16. Maggio, al Generale e a' Frati adunati 
iti Capitolo nel nuovo Convento ( comincia Mira- 
Jicans , e fa tenerezza ) e premessa la notizia d' 
un morto risuscitato in Germania per i meriti di 
S. Francesco opportunamente invocato , e data loro 
licenza di far la traslazione del corpo del caro pa- 
dre ( Padre , ei dice, pia mio, che vostro ) con- 
cesse a tutti, che v'intervenissero, le stesse In- 
dulgenze accordate a chi andava a Roma per visi- 
tare i SS. Apostoli Pietro e Paolo . Non bastò tut- 
to questo. Fece sapere con lettera confidenziale al 
P. Generale ( V. la Bolla Speravimus ec. ) che 
non potendo venir esso in persona a far questa tra- 
slazione, come disposto avea , sostituiva lui in sua 
\ece , e con lui alcuni altri Religiosi fratelli , sog- 
getti di molta pietà e timor di Dio , come suoi 

(1) Quest'omaggio si legge notato nell'indice o registro 
de' censi e canoni dovuti annualmente a S. Pietro, 
fatto dal Cardinal Cencio Camarlingo, e pubblicato 
da! Muratori : Antiq. Ital. etc. T. XIV. edìt. Aret, 

(2) V. Appendice Num. XXXIV. 



52 
Vicarj (i). Inviò nel tempo stesso col mezzo d 9 

alcuni della Corte spediti a bella posta col titolo 
di nunzj o messaggi una quantità di ricchi presen- 
ti , e delle buone somme di contante per continua- 
re la fabbrica , come scrive il biografo di Geprano . 

Alle disposizioni date da S. S. non mancano 
i Religiosi d' unire le proprie . La Chiesa è ornai 
allestita e tutta in ordine per ciò ancora , che spet- 
ta al decente addobbo , e all' ecclesiastiche benedi- 
zioni solite premettersi ; fatti sono tutti i prepara- 
tivi necessarj per una funzione sì grande e di tan- 
to richiamo , onde riesca in tutte le sue parti ono- 
revole , edificante , e di uni versai soddisfazione . La 
Città pure si è messa in moto per quest' oggetto , 
e se n' è data tutta la premura , né mancati sono , 
e non mancono per parte de' Magistrati i conve- 
nienti provvedimenti . Già siamo presso che alla 
vigilia del dì iS di Maggio , giorno destinato e 
bandito per compiere in esso V augusta cerimonia . 
Fra Elia , che sebbene non superiore aveva tutto 
1' affare in mano , ed erane V agente principale , op- 
portunamente trasportar fece ( forse di nascosto, e 
di qui penso che nascesse queir occulte fecit fieri 
translationem di che parlerassi nel!' Appendice num. 
36. ) la sopramentovata Arca o Tomba di marmo 
col suo pesante coperchio, e fecela da' suoi bravi 
consapevoli del segreto collocare e ben disporre nel 
sito preparato , sicché neir atto non s* avesse a per- 
der tempo . 

Lasciamo che Fr. Elia travagli liberamente con 
la sua testa regolatrice , e frattanto aspettiamo noi 
il fissato giorno e momento , Eccolo finalmente ( il 

(i) V. Appendice Num. XXXV. 



58 
sS* di Maggio i2-3o. ), e ce 1' annunziano il suono 
non usitato de' pubblici bronzi , e lo strepito fe- 
stevole delle pacifiche trombe . Già tutta la mili- 
zia della Città è sulF armi , e se ne aumenta il 
rannero eoo la leva di robusta gioventù . Le sen- 
tinelle a' posti si raddoppiano , e al comparir da 
tutte le parti non drappelli , ma eserciti d ? uomi- 
ni e donne, plebei e nobili , che inondano la Città, 
sicché non è più capace di contenerli, numerose 
pattuglie volteggiano per le contrade e le piazze 
intente a mantenere il buon ordine . Tutti i Ma- 
gistrati e pel numero , e pel grave contegno , e pel 
nobile abbigliamento imponenti stanno in sulle mos- 
se per andare a S. Giorgio . Qua pure son diretti 
partitisi dal Colle del Paradiso in bella numerosa 
ordinanza (i) gli umili figli di Francesco con alla 
testa il Santo lor Generale corteggiato da' Satrapi 
delle Provincie . Anche i Pontifìcii Messaggi ono- 
rata mostra fan di se stessi, e chiudon per avven- 
tura quel rispettabil convoglio . Dalla Chiesa di 
S. Giorgio, ove già tutti questi raccolti si sono, e 
con esso loro i più cospicui della Città , e i più 
distinti tra gli esteri, pare che un grido d'esul- 
tanza, un general' evviva esca e diffondasi . E' que- 

(l) Moltissimi, dice la Cronica de* 24- Generali, furono 
i Frati intervenuti alla traslazione . Alcuni perchè 
avevan luogo nel Capitolo tenutovi contemporanea- 
mente , e i più per devozione e desiderio di vedere 
il buon Padre ; ( con qual fondamento il Wadingo 
scriva Duemila , non si sa. ) Il concorso poi de' fo- 
restieri fu tale , che non avendo luogo in Città si 
sparsero ne* vicini Golii a guisa d'armenti, come 
s'esprime il suddetto da Ceprano presso i Bollando 
sti pag. 68i. 



59 

sto il segno , che s' abbassa da' Sacerdoti la custo- 
dia o cassa di legno , ov' è il prezioso tesoro, e 
sulla Mensa della grand' Ara si colloca. I dovuti 
incensi se le tributano, si cantari Inni, si recitan 
preci. Dall'Altare passa al feretro, e vi s'assicura: 
Feretro semplice, ma che rendon ricco e rispetta- 
bile le stoffe e i broccati d' oro e d' argento , i vel- 
luti e gli arazzi trasmessi in dono per servire a 
quest'uopo e dal Pontefice Sommo, e dall' Impe- 
ratore di Costantinopoli, e dalla Regina di Francia 
r avventurata madre del santo Re Lodovico . Air 
onorato peso sottometton le spalle i Religiosi Vica- 
ri ( forse tali per far le veci de' Cardinali ) e s'incammi- 
na maestosamente e in beli' ordine alia nuova Ba- 
silica la ragguardevole comitiva . Tutto è contegno, 
tutto edificazione. Scorgesi nel volto di ciascuno 
la gioja , la consolazione, il contento al vedere tan- 
to popolo d'ogni nazione, la città brillante e ga- 
ja , e fiori sparsi a piene mani per le strade, e 
vaghi addobbi nelle Piazze , e fregi e ornamenti 
alle finestre , alle porte . Il gaudio in tutti e la te- 
nerezza si scorge all' udire il suono a concerto del-' 
le campane , la grata armonia de' musicali Istru- 
menti , e le delicate voci d' un drappello scelto di 
fanciulli tutt' intenti a cantar laudi devote . Ac- 
cresce in tutti la consolazione ed il giubbilo 1' On- 
nipotente con operare a gloria del suo servo mira- 
coli in buon numero . Plurima mìr acuta ( scrive 
S. Bonaventura ) opèrari dignatus est Me , cujus 
effigiein prceferebat . Gran Dio ! Quegli era muto- 
lo ed or favella: questi storpio delle gambe , ed or 
gittate le grucce salta snello e cammina: questa 
ha riacquistata la vista , e colei la sanità ricupe- 



6o 
rata; e F idrope , e la lise ? e F ostinato reuma , e 
tutta la famiglia de' morbi alF invocatoli di Fran- 
cesco U tra i presenti cede e sen fugge . Gran Dio ! 
da pertutto s'esclama con entusiasmo e trasporto, 
gran S. Francesco / Bene omnia fecit : et sardo s 
fecit audire , el mutos loqui . Che piacere ! che 
contentezza ! 

Se non che inoltratosi di tal maniera la 
processione , ecco che tutto in un tratto si scom- 
piglia e disordina . La gente d' arme con insoliti 
movimenti F attraversa e trattiene . Si riunisco- 
no i piccoli corpi , e insieme stretti stan sopra 
il feretro , e F attorniano . Le guardie a piedi e 
a cavallo garanti del buon ordine , in superbia 
et tumultu ( parole del Papa nel Breve di risen- 
timento contro Assisi ) scorrendo per tutto il trat- 
to di strada P che resta 3 col ferro alla mano fan- 
no far largo , spingono al muro , e confinano ne- 
gli angoli , ne' chiassi e ne' vicoli la moltitudine , 
e non permettono a' Religiosi aggruppati d' avanzar 
passo verso la Basilica . Tutto è perturbamento e 
confusione . Omnia perturbarunt , omnia confunde- 
runt . Ciò non basta , s' ardisce di far violenza ai 
rispettabili Vicarj Pontificj ; da' Magistrati si strappa 
loro di mano il feretro onusto del sacro peso » 
prcedi&um Corpus ausu sacrilego rapientes » ed 
eglino profani si fan lecito di portarlo sulle pro- 
prie spaile alla Chiesa, non permettendo ad alcu- 
no d' inoltrarsi secoloro , e così tolgono a' figli il 
merito di prestare al buon Padre la dovuta vene- 
razione . Giuntivi alla fine senz'intoppo, scorta- 
ti sempre e sostenuti dalle Coorti armate, con- 
segnano la cassa ai religiosi quivi rimasti per ri- 



6r 
cevere eq* accogliere con la dovuta convenienza 
il Padrone , che veniva a prender possesso di ca- 
sa sua . E questi , che in parte eran forse consa- 
pevoli della trama ( se trama vi fu ) senza per- 
der tempo e tenersi a bada , omesse tutte le Sacre 
cerimonie, giù lo depongono nell'apparecchiato re- 
cinto sol noto a essi , V adattano nel sarcofago so- 
prappostovi il pesante coperchio , e fatto tutto il di 
più da lor creduto necessario , affinchè restasse ge- 
neralmente ignoto e occulto il luogo, dov'era sta- 
to riposto , non che V accesso al medesimo , apron 
le Porte per solennizzare la gran festa della Pen« 
tecoste, di cui correva in quel giorno la vigilia (i). 
Ebbe qui fine la Traslazione , e ne fu la chiusa 
un miracolo . Di tanti , che operò il Signore Dio 
in quel dì, questo solo da S. Bonaventura si nar- 
ra . Un certo Fr. Jacopo da Iseo lombardo soffriva 
tormentosa rottura contratta da fanciullo. Pieno di 
devozione e di fiducia potè condursi in Assisi per 
T occasione del riferito trasporto . Si trovò presente 
nel luogo allorquando fu il Sacro Corpo riposto e 
chiuso nel Sarcofago; avventossi egli allora tutto 
fervore a questo sasso, Y abbracciò, lo strinse pre- 
gando e piangendo caldamente, cosicché conseguì 
la guarigione bramata (2) . 

Terminata così la Traslazione , non andò gua- 
ri , che il Papa fu informato dei disordine in essa 
accaduto . Ne fu penetrato al vivo , e se ne dolse 
altamente supponendo, che i magistrati d'Assisi 
avessero voluto attentare alla sua autorità, e con- 
siderando nel tempo stesso , che persone laiche non 
poteva n senza colpa metter le mani in cosa sacra , 

(1) V. Appendice Num. XXXVI. 

(2) V. Appendice Num. XXXVIT, 



6% 
e, quel e!i ? è peggio, strapparla dalle braccia Sa- 
cerdotali . Scrisse pertanto sotto il dì 16 Giugno , 
cioè ventidue giorni dopo, un Breve risentito di- 
retto ai Vescovi di Perugia e di Spoleto ( comin- 
cia « Speravimus hactenus ec. V. Boll. Frane. T. 
i. ed esso è stato la nostra scorta nella premessa 
narrazione ), ove gì' incarica d'intimare al Pote- 
stà é Priori d'Assisi d'inviargli in termine di 
giorni r5. ambasciatori per dargli soddisfazione dei 
mal operato, sotto pena fli scomunica e d'interdet- 
to , al quale sottopone la Chiesa e Convento , sic- 
ché non dovessero i Frati farvi più il lor soggior- 
no i Fu questo un fulmine tutto romba e fragore , 
ma senza saetta . Giustificata anche dall' esito la 
condotta degli Assistati, e senz'indugio chiesta ve- 
nia del rito violato, ed accordata senza difficoltà, 
tutto ritornò , diciam piuttosto restò com' era pri- 
ma del Breve , quasi che non fosse questo stato 
mai scritto e comunicato (1) . 

Mi si permetta di chiudere qui con Y enfasi di 
S. Ambrogio; O felioc culpa ! Senza l'accennato 
disordine ( forse orditura dell' accorto Elia ) ah 
che Assisi sarebbe priva del suo Sole da cinque 
secoli , e piangerebbe, la sua disavventura di dover- 
lo adorare da lontano raggiante e glorioso su i col- 
li Augusti . 

ARTICOLO V. 

Indagini sopra lo stato del corpo di S. France- 
sco dalla morte fino al giorno del ritrova-: 
mento . 

\J^ual diventasse Y incadaverito corpa di France- 
(0 V. Appendice Num. XXX-VHI. 



6 s 

sco rimasto senza il suo spirito animatore , già da 
me s' accennò nel primo Articolo ; passò cioè ad 
esser fresco, flessibile, bello. Ora qui viene in bal- 
lo il quesito , se questo stato di floridezza non na» 
turale fu in esso permanente, o sivvero V Altissi- 
mo dopo avergli fatto fare quella bella comparsa 
ritirò da lui la sua mano, e lasciò che quella bel- 
lissima carne, qual d'un fanciullo vigoroso, pu- 
trefatta si sfacesse, e andasse in polvere, così esi- 
gendo, oltre T intèrna disposizione e principio, 
quel gran decreto in pulverem reverterìs . Per scio- 
glierlo convenientemente uopo è ricorrere e far capo al- 
la storia , non però alla cieca , né mai con animo 
prevenuto . Indifferente esser debbe il cuore , cui 
Focchio, e la mente obbediscano; questa poi ab- 
bia sempre ben purgate le luci ed aperte, onde 
nelle sue operazioni non resti dall' apparenza, in- 
gannata . Il pubblico si prepari a giudicare. Io non 
farò altro , che indagare , esporre , e brevemente 
riflettere .. 

Istorici e Cronisti del XIII. Secolo, Scrittori 
de' Fasti Francescani di quel tempo, Archivj pub- 
blici e privati mantenitori delle memorie de' luo* 
ghi e delle famiglie , Registri Vaticani , e voi Gan» 
cellerie Ecclesiastiche e Civili , che mi dite dello 
stato del corpo di S. Francesco nelle due gloriosa 
circostanze, e della Canonizzazione , e del trasporta 
alla Basilica ? Erasi sciolta quella carne prodigiosa- 
mente bella , e quella lucida pelle s ? era guasta 
per anche e ridotta in minuzzoli e polvere ? Si e- 
ra verificato ciò ,che parlando di Lui come ancor vivo 
scrisse il benamato discepolo di Celano pag. 92." Qui 
terra & cinis mox erat futurus 1 O piuttosto quel 



64 
Gesù) che nella carne di lui a' luoghi stessi scol- 
pì profondamente le sue cinque ferite, gli comu- 
nicò ancora il privilegio della incorruzione : Non 
dabls SanBum tuum videre corruptAonem » de- 
rogando alla comua legge i non altrimenti che 
derogato aveva , e derogò poi , e di derogar si com- 
piace a favore d'altri prediletti , ma non cotanto 
distinti ? Dite :Dite Voi .... Ma che giova ? Non si 
trova uno tra tanti , che risponda chiaro e assolu- 
tamente sì; o no (i) i 

Tant' è , non ho trovato nessuno. Si esprimo- 
no , è vero, alcuni in maniera da disporre chi 
legge per un sentimento, o per l'altro; ma in 
realtà i termini loro non son mai univoci , e tali 
da non potersi dar loro altro significato . Avviene poi 
talvolta > che un espressione indicante certo tal che 
perde, o affatto o in parte, la sua forza > e quel 
primo senso pei rincontro nello scritto medesimo 
d' altro termine differente ed opposto . Così nel 
caso nostro non può dirsi univoco il nome Corpus 
per dinotare macchina umana integralmente com- 
paginata, col quale chiamasi sempre la spoglia di 
S. Francesco nelle Bolle di Gregorio IX. e suc- 
cessori tutti, ed in certi contemporanei pubblici 
strumenti, e nella vita scritta da Fr. Tommaso di 
Celano , e nelT altra de' tre compagni . E niente 
giovano le perifrasi Thesaurus pretlosus eie. e gli 
epiteti sacrum $ sanBum beatissimum , gloriosum , 
gloriosissimum etc. Troppo comune tra noi è Fuso 
di chiamar corpo del Tale la massa delie di lui 
ossa e polveri, massime trattandosi di Santi. Lo 
stesso è de' termini Ossa e Reliquie : trovatisi que- 
sti adoperati per significare corpi interi e incorrot- 

W V - Appendice Num. XXXIX. 



«5 

li . S. Agostino nel 3. Sermone sopra V Ascensione 

del Signore chiama Ossa il di Lui Corpo e chiuso 
nel sepolcro , e glorioso in Cielo : Ossa intra se- 
pulchri angustias paulo ante conclusa Angelorum 
coetibus inseruntur : E trovo dato il nome di Re- 
liquie agi' incorrotti corpi delle Sante Rosa di Vi- 
terbo , e Caterina di Bologna , e di S* Spiridione . 
E in su de' nomi equivoci baseremo noi una de- 
cisione , un giudizio? Dee farci caso ancora il ve- 
dere , che alcuni scrittori nell'atto stesso si servo- 
no de' termini Corpus , & Ossa . Gosì Giovanni da 
Ceprano : Translatum est, ei dice, Corpus san- 
Bissimum : e poco più sotto: Ubi pretiosus ossium 
suorum reconditus est thesaurus . Piacque questa 
frase a S. Bonaventura solito a dir Corpus, e la 
copiò ( V. Appendice N. 3j ) . Così Landolfo Ca- 
racciolo Num. 38, ed altri. Lo stesso Santo Dot- 
tore due volte più si valse del termine Ossa, cui 
nel cap. i 4- aggiunse Felicìa . 

Con tutto questo però , che 1' affare in sé pro- 
blematico risolver non si possa con una sentenza, 
la qual non ammetta replica , e chiuda la bocca , 
pure vi sono certi amminicoli a favore dell' incor- 
ruzione del nostro Santo fino al compimento della 
traslazione , ( e di questi è sfornita la parte con» 
traria ) che non solo la rendon preponderante , ma 
ci dati coraggio a giudicare con una moral sicurez- 
za esser veramente così stata la cosa . Il primo aju- 
to ci viene da S. Bonaventura. Confessano i Padri 
Bollandisti ( T. 2. Octobr. pag. 965 ) di ravvisare 
nella foggia, con cui si esprime l'illustre Porpo- 
rato f che il corpo di S. Francesco all' indicato tem- 
po non era disfatto , ma intero e con le Stimate 

5 



66 
floride e belle. Le parole, che gli muovono, sono 
le seguenti al cap. i5. Dura sacer Me transpor- 
tar etur thesaurus Bulla Regis altissimi consigna- 
tu's , plurima Me, cujus effigiem pra j jerebat , int- 
rudila operari dignatus est. Era quel corpo ( Cor- 
pus dedicatum Domino ) nella detta circostanza 
fregiato delle note impronte nobilissime lasciategli 
dal Sommo Re , e questi allora in quel corpo era 
al vivo rappresentato . Potea ciò dirsi , se già si 
fosse in ossa e polvere ridotto ? Ma e Papa Grego- 
rio non parla chiaro? Neil' Inno , o Sequenza fatta 
ili onor di Francesco dopo averlo canonizzato, la 
qual comincia « Caput Draconis etc. non dice me- 
no di questo » In cujus sacro corpore vcxillum 
Crucis cerni tur a . E' troppa violenza il non in- 
tender letteralmente parole tali; Come pur quest' 
altre « Et prode Christo stigmata lateris , pe- 
ri um y manuum etc. con le quali impegna il San- 
to ad interessarsi per Y elezione del nuovo supe- 
riore nella Nenia , che comincia Piange turba pau- 
percula etc. da se composta in morte del General 
Fr. Alberto da Pisa nel 1240. Niun luogo lascia 
poi a dubitarne il fatto. Dietro a' lumi dati da uno 
scrittore , che il corpo di S. Francesco stava circa 
sette piedi sotto Y Aitar maggiore, si cerca, e tro- 
vasi appunto all' indicata altezza . Ma in che stato 
si trova ? Scheletro composto . ( V. Y Artic. VII. ) 
E furse trovasi nella cassa di legno, ov' era al tem- 
po della Traslazione? Non già ( anzi non ve n' è 
idea ) ma nel sarcofago di marino . Fu dunque e- 
stratto da quella , e collocato in questo . Or come 
ciò potè farsi , se fosse stato allora scheletro senza 
nervi e senza pelle , sicché non si guastasse o scom- 



67 

ponesse, ma pervenisse a noi scheletro intero ?(V. 
l'Appendice Num. 53 ) . E questi nervi e pelleap- 
punto scioltisi a poco a poco sono la massima parte 
delle polveri state trovate in quantità nel sarco- 
fago sotto e attorno lo scheletro , lo che rinforza 
l'argomento. 

Si domanderà qui: e come potò esser nota 
a' divisati due gran Personaggi questa incorruzio- 
ne ? Può rispondersi in quanto a Papa Gregorio , 
che se non è certo , come spacciano i moderni bio- 
grafi , è però verisimilissimo aver egli aperta la 
cassa di legno , dopo estrattala da quella di mar- 
mo , e perciò potuto toccar con mano l'integrità e 
freschezza del sacro Corpo , e secolui i Cardinali , 
e i Religiosi; che poi questo fosse nello stesso sta- 
to all'epoca della traslazione, potè esserne stato 
assicurato da' Religiosi j che in tal congiuntura pro- 
babilissimamente lo viddero . Anche dieci anni do- 
po ( nulla essendovi in contrario ) persuaso della 
continuazione de' lavori del Cielo lo credette in- 
corrotto, e potè scrivere « Et prode Chris tó stig- 
mata ec. Similmente S. Bonaventura potè saperlo 
da' Religiosi superstiti nel 1260 ( vivevan allora i 
BB. Egidio , Leone j Benedetto Sinigardi , Frati pri- 
marj ) e da' discepoli e compagni de' trapassati spec- 
chiatissi mi Padri stati testimoni di vista, come d' 
un Giovanni Parenti , di F. Elia , ec. E vorrassi 
credere, che quest'ultimo avendo le Chiavi in ma- 
no le volesse tener sempre oziose, e pasto della 
ruggine, frenando vittoriósamente gl'impulsi ga- 
gliardi di sua curiosità o devozione, niente curan- 
do certi riguardi politici, e facendo testa ora alte- 
rnando autorevole, ora all'insistenza amica? Sire- 



68 
plicherà forse dimandandomi: e perchè né Grego- 
rio ne S. Bonaventura si prevalsero di quest'ar- 
gomento per confondere il Vescovo d'OlmutzeFr. 
Evechardo Domenicano, ed altri animosi detrattori 
delle Stimate? Con queste due parole chiusa avreb- 
bero la bocca a costoro : Ci costa essere stato ve- 
duto con \e Stimate fresche nella Canonizzazione 
e nel trasporto alla sua Chiesa . Rispondo che 
ciò non fu necessario. Trattavasi dell'esistenza, e 
non della permanenza delle Stimate. A dimostrar 
quella fu sufficiente la testimonianza d'alcuni, che 
le viddero e toccaron vivente il Santo, e di mol- 
tissimi in morte . E' poi regola talvolta nelle per- 
sone grandi il tenersi corto nel replicare a certi te- 
merarj e tracotanti . Questo contegno è anche un 
mezzo per confondergli . 

Ma lasciamo il secolo XIII. da cui sperar non 
possiamo d' aver lumi all' uopo nostro, e piutto- 
sto andiamo in traccia di questi nel XIV. Ve gli 
trovaremo noi ? Veramente a primo abbordo ci pro- 
mette gran cose Fr. Ubertino di Casal Monfer- 
rato nel suo Volume Arbor Vita 3 cruci fi xas Jesu 
1. 5. cap. l\. Jesus Seraphlatus (i) . Ma temo di ve- 
der anche qui verificato il motto » Parturient 
montes , nascetur ridiculus mus . Ecco come scri- 
ve. Nell'atto d'imprimere nel corpo di France- 
sco le piaghe il crocifìsso Signore gii annunziò e pre- 
disse una gran tabulazione nella Chiesa e nell'Or- 
dine a motivo della varia intelligenza della Rego- 
la , la qual sarebbe stata impugnata e combattuta : 
e soggiunse, che per lume e conforto de' suoi po- 
verelli lo avrebbe fatto risorgere rendendone glo- 
rioso il corpo , e fatto vedere in questo stato . 

(l) V. Appendice N. XL. 



6 9 
Ubertino dice d'aver saputo ciò dal B. Corrado d ? 

Oilìda (i), e questi dal B. Leone, cui fu rivelato 
in un' apparizione da S.Francesco medesimo. ( Ri- 
porta tutto ciò lo Speculimi etc. fol.5o. et iSi. ) 
(2) Prosegue a dire Ubertino: E che ne sarà! 

(1) Quest' e quel sant' Uomo , che nel l3o6 morì nel no- 

stro Convento di S. Croce della Bastia nel t J ian d' 
Assisi ( chiamavasi allora Insula Romana 3 et Insu- 
la Cipii nella Vita di S. Francesco del Gelano pagi- 
na 232 ). Si venera ora nella nostra Chiesa di San 
Francesco di Perugia trasportatovi con solenne pro- 
cessione nel l522. dopo che i Perugini s' imposses- 
saron di quel Paese 9 preso d* assalto il forte bastione 
piantatovi dagli Assisiani , 

(2) Nella "Vita del B. Leone d' autore anonimo 3 ma che 

comparisce del Secolo XIV. probabilmente contem- 
poraneo a Ubertino, Vita conservataci nella Croni- 
ca de' 24. Generala oh quante sì leggono visite 9 e ri- 
velazioni fattegli da S. Francesco ! che disgrazia : 
questa appunto vi manca, che da Ubertino si cita. 
Avrebbe fatto meglio a dire d'aver saputo il futuro 
grand' avvenimento dal famoso suo maestro F. Pier-\ 
giovanni Olivi, e meglio fatto avrebbe per T onor 
suo stando attaccato a 5 termini di questo. Eccoli qui., 
come si leggono nel Baluzio misceli. T. /. Num. 28. 
Edit. Lue. 
3 5 Audivi a viro Spirituali valde fide digno 9 et F. Leo* 
ni confessori et socio B. F. familiari valde quoddam 
huic scrittura consonimi ^quodnec ossero , nequescio 9 
neque censeo esse assumendum , scilicet quod tam 
per verha fratris Leoms , quam per propriam revela* 
tionem sibi faéìain perceperat 9 quod B. Franci- 
scus in Ul a pressura Babilonica tentatigli s * in qua 



Stiamo a vedere , ed aspettiamo . Non puh dirsi 
senza taccia, avverrà di sicuro . Per altro non 
disdice il dire , che siccome Francesco si assomi- 
gliò in modo particolare a Gesù nel patire , così 
gli si uniformerà nelV anticipazione del risorgimen- 
to per corroborare la Fede . E che ciò sarebbe 
avvenuto, ei se ne persuase in maniera, che spie- 
gando nel penultimo articolo del suddetto libro V. 
quel passo dell' Apocalisse.* Angelus feci t vitto- 
riani , scrisse : Forsitan , in signifero suo Franci- 
sco tunc glorioso , et toto candore albo fecit vi- 
ttoriani . Quindi è che nel prefato Gap. 4- C0S1 
pregato aveva : Fac signum Filii tui apparere in 
ccelo glorificati cor por is Francisci : fac illum re- 
utrgere , qui dormii in Terrai pulvere . A dir 
vero il riferito profetico sogno, o visione si veri- 
ficò indi a poco in quanto alla prima parte . Oh 
che scompiglio, oh che scandali, oh che sconcerti 
nell'Ordine! oh qual perturbazione e inquietitudi- 
n e nella Chiesa dal j 3 1 1 al i33o a motivo della 
varia intelligenza della Regola sul punto della po- 
vertà . (V. T Appendice N. 12. ). Ma può dirsi ve- 
rificato egualmente nella seconda parte ? Si sa , che 
sul finire del i33o tornò la calma, e questa fe- 
race di felici venture all' Ordine , e di consolazio- 

ejus status & Regula quasi instar Chris ti crucìfbge- 
tur 9 resurget gloriosus s ut 9 sicut in vita <& in Cru- 
cis stigmatibus est Christo singuìariter assimilai u.s , sic 
& in resurre filone Christo assimiletur necessaria tunc 
suis discipulis conjìrmandis et in formandis 9 sicut Chri- 
sti resunefiio fiat Apostolis conjìrmandis necessaria 
&' in formandis super fundfltione &* gubernat ione fu- 
ture Ecclesia. 



ni . Che pertanto? può quindi spacciarsi per avve- 
rato allora il promesso corporale risorgimento dì S. 

Francesco ? che se ne sa ? come si prova ? 

Si sa benissimo, rispondono i sostenitori del 
gran fenomeno , Francescani ed estranei in gran 
numero, e vi son prove di fatto oltre la tradizio- 
ne. Si sa benissimo, ripigliono F. Michele della 
Purificazione Osservante Riformato nella Vita E- 
wngelica FF. Mino rum stampata nel 1641 , par- 
te 2, ove cita i Ricordi di Gasa Ludovici, e del 
Vescovado d' Assisi : e F. Pietro d' Alva della re- 
golare Osservanza nel suo famigerato libro, Fran- 
ciscus Nat uree miraculum , et Gratice portentum 
stampato nel i65i ; e F. Francesco Angeli Con- 
ventuale nel Colliò Paradisi ec. 1704. ed il Ca- 
nonico Pompeo Bini nella Verità scoperta ne' tre 
Santuarj 1721 (1) e F. Raimondo Missorj e F. 
Giuseppe Rugilo Vescovo di Luceva ambi Conven- 
tuali presso i Padri Bollandisti . Ed ecco qua.^i in 
termini il fatto , come da loro riportasi . Mentre 
alcuni Religiosi stavan orando una notte nella Ba- 
silica presso T altare di S.Francesco, sentirono un 
forte scuotimento di terra , onde V altare ne fu sol- 
levato , e mosse alcune pietre del pavimento all' 
intorno : dalle fessure viddero uscire un gran splen- 
dore, e un odore sentiron penetrante. Temendo 
di qualche rovina nella stanza, ove sotto l'altare 

(i) Questi scrittori assegnano a sì strepitoso avvenimen- 
to Panno i23o. pochi giorni dopo la traslazione, 
ma 1' hanno sbagliata . Nel i5o5. nulla di ciò era 
accaduto, e ricavasi daFr. Ubertino primaria fonda- 
mental pietra di questo lavoro. Fece però bene il 

P. Rugilo a riporlo nell' anno i35o. Così non cade 
da sé « 



T 2 
giaceva il corpo del S. P. , procuraron di pene- 
trarvi , ed oh vista / lo trovaron in piedi senz' ap- 
poggio sopra il coperchio del sarcofago con gii oc- 
chi aperti verso del Cielo , come se vivo fosse /con 
bianco e rilucente volto , e con le Stimate vermi- 
glie e di fresco sangue asperse ; il coperchio era 
fuor del suo punto e smosso alquanto, ed osser- 
varono dentro per lo spiraglio o pertugio indi for- 
matosi che la cassa di legno era serrata (i) . 

Garante di questo fatto ? e primario sostegno 
del medesimo presso gli appassionati è la tradizio- 
ne, quella specialmente mantenutasi tra' Religiosi 
Conventuali d 7 Assisi custodi dell' inestimabil tesoro, 
e tra gli abitanti di detta città. Quindi ben si ca- 
pisce esser eglino persuasi , che i Frati stati a par- 
te dell' accaduto lo palesassero agli altri contro le 
leggi dell' arcano sì gelosamente custodito in quel 
rispettabile recinto ; da questi si propagasse a po- 
co a poco ne' cittadini , e si estendesse poi nelle 
Provincie . Se questo è, sta molto male in gambe 
il bel fantoccio . Il più volte mentovato F. Barto- 
lommeo di Pisa pubblicò in Assisi nel 1399. ^ 
libro delle Conformità di San Francesco con Ge- 
sù Cristo . Ora di questa tradizione neppure un 
vestigio , né un cenno si trova in esse ; che so- 
no un vero magazzino pienissimo (2) . Anzi fa 

(1) Credesi , che qua vadano a parare quelle parole di 

Benedetto XIV. (forse di ciò persuaso ) nella Bolla: 
lidelis Dominus , con cui innalzò la Chiesa di S. 
Francesco d* Assisi all' esser di Basilica Patriarcale 
e Cappella Papale: Illius Corpus singularibus signis 
atque prodigiis de Cesio illustratum 9 atque ita ciati'» 
ficatum fuit , ut etc. 

(2) V. Appendice N. XLX. 



egli sapere «eli* 8. conformità , che non era no- 
to, .se non a pochi, il luogo, ove il Corpo ne 
giaceva, e questi non si sapeva chi fossero. Come 
mai questo bujo in mezzo a una tradizione bril- 
lante ? Più. Di questo risorgimento supposto ben 
divulgato, almeno in Assisi e nell'Ordine, non ai 
ha indizio in veruno degli scritturi dopo il Pisano 
lino al P. Wadingo, che pubblicò il primo tomo 
degli Annali con le stampe di Lione nel i(>35. Ri- 
portano alcuni di essi certe visite fatte al Santo 
Patriarca da ragguardevoli personaggi , e riferisco- 
no averlo questi veduto intatto e ritto in piedi: e 
che così fosse , ed or sia \ ( soggiunge il detto 
Wadingo An. i23o. num. IV. ) è tra nostri, e 
specialmente nel sacro Convento d' Assisi costan- 
te tradizione ; Ma nulla soggiungono del preteso 
sopra descritto strepitoso avvenimento. Che segno 
è, se non che nel tempo, in cui scrivevano , noli 
se ne parlava punto (i)? 

Si contenti il pubblico, che io lo prevenga, 
e qui pronunzi il mio giudizio . L'aneddoto sopra 
descritto è un bel ritrovato di bizzarro ingegno in- 
ternatosi tutto nel sentimento e persuasione di Fr< 
Ubertino, e incoraggilo dal vedere , che il prefato 
Wadingo uom celebre ammetteva vere le dette vi- 
site e loro aggiunti , premessane la descrizione . A 
questi unì le sue deduzioni , e di queste e di quel- 
li formò l'ordito della tela, nella quale pose poi 
per ripieno quelle fila , che trovar seppe la sua fer- 
vida immaginativa. Piacque il beli' intreccio, lo 
spiritoso lavoro piacque, e si divulgò rapidamente « 
Fu accolto con plauso , e diventò punto di storia • 

(1) V. Appendice N. XLII- 



Il libro del citato P. Michele può vantarsi d'esse- 
re stato il primo a dar ricetto nel suo seno a que- 
sta perla pellegrina. Ma come? mi si replica: co- 
me non glorificato nel sepolcro il Corpo di S. Fran- 
cesco ? Fu pur trovato ritto in piedi sopra il co- 
perchio dell' urna , intero come se fosse vivo , e 
con le Stimate fresche . E non fu veduto? ... Sì, 
rispondo io , saranno anche vere le supposte visite: 
sarà stato veduto in piedi . E per questo si ha da 
credere per necessaria conseguenza il decantato pro- 
digio con lutti i suoi amminicoli ? Nella positura 
accennata possono averlo messo gli uomini con ar- 
te non sì facile ad esser conosciuta (i) . Questo ba- 
sta: tanto più, che dalla prima visita non risulta, 
se non la sola incorruzione . Del rimanente in quan- 
to a tai visite io non m'interesso punto: Della 
realtà loro altri ne giudichi : Io sarò semplice re- 
latore delle più significanti, a misura delle noti- 
zie, che avrò . 

Aprasi qui l'occulto sentiero, che all'avello 
conduce del gran Patriarca, e le ferrate porte si 
schiudano . Personaggi di rango , e di somma au- 
torità agognano di vederlo, e di bearsi in quella 
faccia gloriosa . Si bella sorte ebbe il primo quel 
celebre Cardinal Egidio Albernozzi di Conca Spa- 
gnolo , che tra' suoi Arcivescovi vanta Toledo . Spe- 

(1) Nella Cronica de* 24. Generali si racconta, che un 
certo F. Antonino di Segovia nel generalato di S. 
Bonav. morì santamente nel convento d' Aix . Molti 
anni dopo passando i frati a stare in città vollero 
portare seco le ossa del Servo di Dio, ma con stu- 
pore lo trovarono intatto e intirizzito talché appog- 
giato al muro stava ritto 9 non slne admiratlone o- 
mnium , qui videbatit . L' applicazione vien da sé . 



dito dal Papa Innocenzio VI. in Italia col caratte- 
re di Legato e Generai Vicario per ricuperar, co- 
me fece le città e terre tolte alla Chiesa nella lun- 
ga dimora de' Papi in Francia da certi Governato- 
ri e Vicarj dimentichi de' lor doveri , giunse indet- 
to anno in Assisi , e prese alloggio nel Convento 
di S. Francesco , che fece sua residenza costruen- 
dovi in alto un vasto quartiere. Come in quest' 
occasione ei ne vedesse il Corpo, narrasi nella di 
lui vita scritta e pubblicata ranno i52 .. . ( neir 
edizione da me veduta manca anno e luogo ; il te- 
stamento unito alla vita segna Bologna, e ranno 
i52i ) da Genesìo Pulveda, altrimenti Giovanni Se- 
pulveda . Il Cardinale in mirando le belle Stimate 
esclamò : Basta questo solo miracolo a confermar 
la nostra Religione. Ciò d'un Cardinale, ma sen- 
za nome leggevasi già fin dal i5o4, nel Pomario 
di F. Pelbarto da Temisvar stampato in Haguenau, 
non senza appoggio, quello cioè del Pisano nelle 
Conform. (i) garanzia ottima per crederlo vero , ed 
intenderlo del Card. Egidio morto nel 1367 quan- 
do l'altro era in mezzo del cammin della sua vi* 
ta . Giova anche l'aver questi scritto,, bello apud 
Assisium disposito „ sapendosi d'Egidio, che si 
presentava alle città con un' corpo d'armata, Con 
tutto questo però l'aneddoto, a mio parere, fa po- 
co servizio. Alla fine non ci dice altro, se nonché 
nel i354 il Corpo di S. Francesco era incorrotto 
nella scorza o pelle , dove facevan sempre bella 
mostra di sé le cinque gloriose ferite (2). 

Succederebbe qui Francesco Sforza, che di aver 
veduto il Corpo di S. Francesco spontaneamente de- 

(1) V. Appendice N. XVIII. 

(2) V. Appendice N. XLìlI. 



pose in presenza del P. M. Bussolini Generale , e 
d'altri Maestri io Milano ranno 1437. Niente per 
altro c'interessa questa visita. Giova però far su- 
bito passaggio all' altra di Niccolò V. Questa è Y 
Achille per coloro > che credono il risorgimento in 
Corpore glorioso (1). Eccone in breve la relazione . 
Proveniente da Fabriano giunse il detto Pon- 
tefice in Assisi il di i5 di Novembre 1 449 e smon- 
tò a S. Francesco alloggiato nei Papale apparta- 
mento . La mattina del 16 ascoltò la Messa nella 
Basilica celebrata all'aitar del Santo da Monsignor 
Jacopo Vagnucci di Cortona Vescovo di Perugia 
traslatato di fresco da Rimini . La mattina del 17 
partissene alla volta di Spoleto ( V, Diario Gra- 
ziarli ) . In questa Città trattennesi fino alla festa 
degl' Innocenti , e messosi quindi in cammino per 
Assisi vi giunse ai ùg. Dicembre per visitare la 
chiesa di S. Maria degli Angeli , ed il Corpo di 
San Francesco (2) : Così nel libro delle riforma- 
zioni di detta Città s'esprimono i Priori. Fu in 

(1) Abbiamo saltata la visita del Conte Francesco Sforza 

poi Duca di Milano, sol perchè nella relazione del- 
la medesima non si dice s che vedesse S. Francesco 
intero e incorrotto. Del rimanente non ha punto dell' 
improbabile . Era Assisi Citta sua , per essersegli da- 
ta l'anno 14885 scosso il giogo della Chiesa ( V. 
Diario Oraziani 9 e la Vita del Duca scritta dal 
Simonetta ).Più volte ne' quat.tr' anni , che la tenne 
vi si fermò . Niente è più facile che gli venisse al- 
lora tanta divozione pel S. P. di volerlo vedere. 

(2) Quest' espressione in alcuni fa gran breccia, che pe- 

rò dicono non dovers' intendere di visita morale , per- 
chè già 1' aveva fatta in Novembre 9 ma. fisica e rea- 
le al pari di quella fatta alla Madonna. 



questa congiuntura , che chiese ed ottenne da 7 reli- 
giosi d'essere introdotto nel sotterraneo. Riferisce 
lo storico , che questi furon renitenti per tema 7 
che loro venisse tolto il gran tesoro , com'era stalo 
tentato altra fiata ( cioè nel 1 44 2 ( V. Appendice 
num. 33. ). Lo vidde intero \ intatto , ritto in pie- 
di , e con le Stimate rosseggiatiti di fresco sangue. 
Lo vidde a suo beli' agio > e per ricordo prese la 
Crocetta della Corona . Di questa in morte ei ne 
fece un regalo a Monsignor Pietro Nocetto suo Se- 
gretario, ed uno de' pochi , che V accompagnarono 
nel sotterraneo . Questi poi lasciolla in dono alia 
Chiesa di S. Francesco di Lucca > ove si conserva- 
va al tempo, che il P. Mansi pubblicò il Diario 
Sacro di detta Città . Ivi leggesi questa notizia » 
( Nel libro delle spese fatte dalla Città per questa 
seconda venuta del Papa s'incontra veramente Mon- 
sig. Nocetto ) (i) . 

Ne viene ora Papa Sisto IV. stato prima Gè- 
nerale dell'Ordine col nome di F. Francesco del- 
la Rovere, maestro dottissimo. Senza perder tem- 
po dirò , che dimorando egli nei sacro Convento 
d' Assisi nel 1476. d^ Agosto visitò nella notte à' 
uno de' primi giorni con pochi di seguito il Santo 
Padre, e trovollo nello stato stesso presso a poco,, 
in cui lascio! io Papa Niccolò (2) . Egli pure ne 



fi) Vedi Appendice N, XLIV . 
(2) C redesi a 



llusiva a questa visita la Pitterà de! ?a!iof> 
to' tessuto e ricamato in oro, che Sisto donò alla 
Basilica. Egli è in ginocchio davanti al & Padre rit- 
to in piedi. Lasciamo correre questa speculazione , 
che, per quanto si voglia valutare , sarà sempre 
del peso d* una piuma . Così ii decreto del 5 Febfora* 



? 8 

volle una Reliquia gli recise perciò un fiocco di 
capelli, che in fine donò alla Basilica di S. Maria 
Maggiore . Avrebbe voluto Sisto render manifesto 
e pubblico a tutti il Sacro Corpo ; ma S. Giacomo 
della Marca , la cui morte preziosa accadde ai 29. 
Novembre dell' anno stesso , interpellato ne lo scon- 
sigliò a motivo della gran carestia, che affliggeva 
T Italia , per cui molti pellegrini, giacché tutto il 
Mondo si sarebbe messo in moto , periti sarebbo- 
no di fame, e insieme gli annunziò , che Iddio 
renduto F avrebbe visibile in tempo di gran biso- 
gno della Chiesa . Relatori di queste visite sono 
due Scrittori della Regolare Osservanza, cioè, del- 
la prima F. Giacomo di Oddo Perugino ( questi 
stato per molti anni di famiglia alla Porziuncula , 
e anche Guardiano finì di scrivere nel 1474* ) e 
della seconda Fr. Mariano Fiorentino morto vecchio 
nel 1527. e però vissuto in tempo di Sisto, che 
morì nel 1484. 

Fanno qui scisma tra loro i partigiani dell* 
incorruzione . Alcuni credono , che Papa Sisto en- 
trato nel sentimento del B. Giacomo ^ anzi per- 
suaso della necessità di assicurar vie meglio , e 
render inaccessibile la tomba di S. Francesco , fa- 
cesse murare con grosse pietre le porte , e riempie- 
re di sassi.e cementi gli anditi e strade sotterranee 
alla medesima conducenti , sicché niuno penetrar 
vi potesse sapendone ancora 1 ingresso . Per indi- 

jo 147S , che fìssa la festa della Traslazione al se- 
condo giorno di Pentecoste con preferenza d'nffizio. 
Cosà di sorpresa allo stesso Benedetto XIV. e di si- 
curezza per alcuni 5 che Sisto ciò facesse in con- 
templazione e quasi per un ricordo d'averlo trova- 
to come vivo* 



*9 

care poi alla gente il sito positivo facesse fare al 

quarto gradino e sotto la predella dell' Altare una 
capace buca , dentro cui ardesse qualche lampana , 
come si vede . Frattanto confessano nulla più sa- 
persi dei Corpo dopo la visita di Sisto. Altri poi 
sono di sentimento essersi ciò fatto nel generalato 
di Fr. Rinaldo Graziane e per opera del medesi- 
mo sul finire del 1509. o sui primi del i5io. in 
cui fu promosso all'Arcivescovado di Ragusi (1)* 
E' quindi vera presso di loro la visita di Galeot- 
to Bistocchi riferita dal Wadingo , che cita V Ar- 
chivio della Porziuncpla, dalla qual visita nulla 
più risulta ? che V integrità e incorruzione di San 
Francesco a quell'epoca, cioè all' anno i5oo, (2); 
Chi di costoro ha ragione ? Forse riè gli uni , ne- 
gli altri . 

Ripigliamo il filo . Si sparse intanto la fama 
di queste successive visite per tutto V Ordine Fran- 
cescano , e sì ne occupò gli spinti , che si figura- 
rono essere Y incorruzione di quel simulacro un pri- 
vilegio inerente e perpetuo , non potendosi imnia- 

[\) V. Appendice ec, Num. XLV. 

{2) Questa visita non s' ammette da F. Gabriel Fabri nel 
suo opuscolo Panegyris Ecclesia Assis, etc. del 1627. 
né da F. Francesco Angeli nel Collis Paradisi etc* 
ambi Conventuali., e si ha per sospetta anzi inventata» 
Io dirò per la verità* che il sopradetto Galeotto fu 
per più anni Sindaco del Sacro Convento. Nel l5o$ 
fece dipingere ( credo da Giovanni Spagna ) a Saf& 
Damiano nell'annessa Cappella la bella Madonna in 
grande» come vedesi > e vi è il di lui nome. Che 
nel i5o9 fosse custode a S. Francesco maestro F. 
Giulio di Lecce , è vero ; sembra deposto indi a poco* 



8o - 
ginare , che Gesù Cristo volesse distruggere la effi- 
gie , e non lasciare almeno le tracce del segnalato 
favore nella diseccata carne, cosa da far molto gio- 
vamento alla fede in occasione di manifestarsi al 
tempo prestabilito il tesoro nascosto $ come s'as- 
seriva prenunzialo dal detto B. Giacomo. Passò 
questa voce nel secolo: fu generalmente creduta, 
e se ne trova scritto come di cosa certa in vari auto- 
ri d'ogni stato e d'ogni tempo, chi con più, chi 
con meno di precisione e chiarezza , e se ne ha 
qualche monumento. S. Antonino di Firenze parla 
in maniera ( V. la nota 2. p. 07. ) che mostra di 
creder S. Francesco sempre con le Stimate in com- 
parsa , per conseguenza incorrotto, almeno nella 
pelle . Il Generale Fr. Zennetto, cioè Giovanni d* 
Udine sotto il dì 8. Gennajo 1 47 J * costituisce Fr. 
Federigo Sagrestano della Basilica d' Assisi , e nel- 
la patente in pergamena ( conservasi nelF Archivio ) 
si esprime in questi termini : Commìttimus tibi 
sacrarium almi Conventus nostri ylssisii oh re- 
verentìam beatissimi Patris nostri Franciscì , gu- 
jus Corpus ibidem sacris stigmatìbus insigni- 
funi requievit . Il dice poi chiaro Fr. Bernardino 
Busti della Regolare Osservanza nel sermonario Ro* 
sarium etc. stampato a Strasburgo 1496. scrivendo: 
Corpus S. Francisci integrum permanet cum stig- 
matibus more stellarum , et visum fiat : Mancò 
di vita questo buon servo di Dio nel i5oo. Affer- 
maron lo stesso nel Secolo XVI. i mentovati Fr. 
Pelbarto , e Fr. Mariano , e più precisamente Mon- 
signor Marco da Lisbona . Che fosse questa opi- 
nione comune in fine del secolo medesimo , e nel 
seguente ci assicurano la relazione del Sig. Jacopo 



8i 
Villani Governatore cT Assisi nel Tom. I. delle 
Lettere memorabili raccolte dal Giustiniani , e Mon- 
sig. Ridolfi Conventuale, e Fr, Arrigo Sedulio, e 
Fr. Arturo da Munster, ed il Wadingo ((). Prese 
piede ancor più, poiché circa il i63o. cominciò a 
pubblicarsi la relazione di nuova visita fatta per 
un incidente nel 1607. dal P. General Piscuìli , 
indi Vescovo di Catanzaro, descritta , come spacciossi 
(2) dal Segretario e compagno di lui Fr. Agostino 
Tinaeci, e riportata da' PP. Bollandisti p. 953. E 
molto più ancora, quando S.Giuseppe da Coperti- 
110 dimorante nel Convento d' Assisi circa 1' anno 
1640 la confermò con uno stupendo Ratto ( V. i 
sudd. Bollandisti p. 957 ) . Indi si incominciò a 
dipinger S. Francesco visitato e adorato da prefati 
Sommi Pontefici, e la pittura fu repìicatamente 
intagliata in rame . 

Erano in questo stato le cose al terminare 
dell'anno 1704. San Francesco stava nel suo sotter- 
raneo invisibile a chicchesia . Si era perciò all'o- 
scuro del come ei vi stesse ; ma persuasi dell' in- 
corruzione all' epoca della traslazione alla Basilica , 
e di quando fu chiuso affatto e renduto inaccessi- 
bile , confermata ancora pel tempo suo dall' asserzione 
franca dell' eroe di Copertino , che accompagoolla 

6 

(1) Chi avesse vaghezza di conoscer gli Scrittovi j oltre 

i già riferiti a che han favoreggiato fino ai nostri 
tempi l'integrila, o sia incorruzione di San Fran- 
cesco i come sentimento cotìiuneg apra il T. 2. pel 
mese d'Ottobre degli atti de' Santi del Bollando p. 
920. Sappia poi che in quel Catàlogo molti ancora 
restan da inserirsi , alcuni de' quali s* incontrano 
presso il soprannominato P, Pietro d'Alva. 

(2) V. Appendice ec. Num XLVI. 



col miracolo, tutti seguitavano a credere e dire, clic 
intatto si manteneva il di lui corpo , figurandosi che 
Dio padrone di distruggerlo , non che di lasciarlo 
risolvere in polvere al par degli altri , avendolo sal- 
vato per tanto tempo dal disfacimento, seguisse a 
tenere sopra del suo favorito la mano conservatri- 
ce, e ciò ancora in vista d'una congruenza. Se 
non che Tanno 1705 il Vescovo d' Assisi F. Otta- 
vio Spader della Regolar Osservanza s 7 armò di tut- 
to punto ( qua mente , quove animo Deus scit ) 
per abbattere e distruggere questa pia credenza , 
non senz 7 ammirazione e scandolo del suo gregge . 
L'attaccò sotto nome di Pietro Orsini con certi 
scritti indegni di un dotto , che non approvati in 
Roma per la stampa , furon fatti andare in giro 
moltiplicandone le copie. Con più d'impeto e for- 
za se le scagliò contro nel 1721 un certo lettore 
pur delF Osservanza F. Gabriel di Roano pieno d' a- 
crimonia disgustosa agli stessi PP. Bollandisti , che 
sovente ne riportali le parole . Finalmente nel 1744* 
F. Guglielmo Smits Riformato rinnovò T assalto * 
Eccone in sostanza le tesi . I. // corpo di S. Fran* 
cesco è polvere e ossa . S' accorsero , che non a- 
vendolo veduto in questo stato né essi, né altri i- 
donei a farne testimonianza, il loro asserto basato 
sul general decreto , in pulverem reverteris , non 
poteva sfuggire la taccia di temerità , la censura 
de' Dialettici, e la disapprovazione pubblica; pian- 
tarono però quest'altra proposizione, di cui la pri- 
ma fosse corollario . II. Il corpo di S. Francesco 
tumulalo nella Chiesa di S. Giorgio si sciolse e 
disfece . Quindi è falso e non sussiste quel che 
trovasi scritto creduto in contrario } cioè afa- 



8 3. 

vote della incorruzione , tanto il fatto quanto il 

raziocinio . Mancavan loro all' uopo le prove positi- 
ve e dirette . E che fecero ? investirono di fronte 
le ragioni della tesi opposta facendo sforzi da pa- 
ladini . Piacque la novità a molti de' lor confratel- 
li, ma non a tutti. ( Bollano 1 , pag. 920 ) (1) . 

A costoro per sostenere la Tradizione e la sto- 
ria^ fondamenti della creduta incorruzione, con- 
trapposero i Frati Minori Conventuali due Disserta- 
zioni che farà 11 sempre onore alloro autori, Mis- 
sorio e Rugilo, riportate da' prefati PP. Bollancli- 
sti . Messe queste alla prova suir incudine della cri- 
tica , reggono abbastanza bene in confronto delle 
contrarie animavversioni ^ che solo inducono un non 
so che di dubbiezza sul punto creduto sicuramente 
vero . E nulla di pregiudizio arreca loro F essersi 
poi in line trovato S. Francesco Ossa e Polvere , 
non essendosi mai preteso di sostenere , che Dio lo 
volesse ( e molto meno dovesse ) conservare intat- 
to per sempre . Nelle circostanze non ha guari al- 
legate ( V. in quest' Articolo i paragrafi 3. e 4. ) 
era intatto, e che tale rimanesse in seguito fu cre- 
duto, nulla costando evidentemente in contrario $ 
non solo dalla comune degli Uomini , ma da per- 
sone per dottrina e virtù chiarissime, come un 
Benedetto XIV., un Clemente. XIV. , il venerabil 
Servo di Dio Fra Antonio Lucci ec. ( V. le Bolle , 
e loro scritti ) . Un solo dato favorevole air incorruzio- 
ne rimasto saldo all' urto nemico basta , perchè 
chiunque F ha creduta fino a quest'ultimi tempi 
non passi iìè per ridicolo , né per temerario . Non 

(l) li P. Angelico di Vicenza fece in favore una disser- 
tazione unita alla Vita di S. Francesco. 



vi voleva meno dell' evidenza fisica per rovesciarla 
e per sbandirne Y idea dalla mente degli Uomini , 
come di cosa insussistente, e non più vera. Dissi 
non pia vera , sol per altro per il tempo decorso 
dopo la reposizione del Sacro Corpo nei Sarcofago, 
giacché allora, se ben c'interniamo, non potè 
non esser intatto ( V. i sud. paragrafi ). Anzi per 
il tratto successivo ancora fino a S. Giuseppe di 
Copertino vi è motivo di ciò credere, giacche le 
ragioni in contrario non son sufficienti ad abbatter 
quelle in favore, massime l'argomento Teologico 
tratto dall' asserzione del Santo sostenuta da un 
miracolo, e nell' atto . 

Sia permesso a un medico di chiuder questo 
Articolo . Ei dice , che se fosse stato presente agli 
atti violenti fatti per forare, allargare il foro, e 
quindi ridurre in tanti pezzi i due lastroni soprap- 
posti al coperchio del Sarcofago, e l'inerente loro 
calcistruzzo , e fatti altresì per bucare il detto co- 
perchio e porvi 1' anello di ferro ( V. Articolo VII.), 
sicché potuto avesse calcolare a un bel circa la for- 
za dell'azione e reazione de' colpi in pregiudizio 
del contenuto nel Sarcofago; da questo poi fossesi 
incontanente tolta la grata di ferro , onde senza ri- 
tardo gli fosse riuscito di fare sopra lo scheletro e le 
polveri le sue osservazioni d'occhio e di mano, al- 
lora ei sarebbe stato in grado di giudicare e dalle 
polveri e dall'ossa in che stato era il cadavere, 
quando si principiò la spietata operazione ; quindi 
con retrogrado calcolo peaata ben bene sulle regole 
d' Analogia la forza del tempo e dell' aria umida e 
salsa dell'angusto recinto ( umidità comunicata dal- 
lo scoglio ai pavimento ed a' muri mea grossi ), 



85 
salire fino al tempo ( per approssimazione') incoi 
finì di ridursi in polvere il nervo e la pelle, e 
progressivamente fino al principio del disfacimento. 
Egli lo crede non tanto antico , e pensa che i ner- 
tì e la pelle si sieno del tutto resoluti in questa 
travagliosa circostanza . Il deduce poi dall' essere 
stato trovato scheletro formato , e per alquanti gior- 
ni essersi in questa situazione mantenuto , benché 
esposto all'aria, ed aria tale, che dopo la ricogni- 
zione de' cinque Vescovi delegati ebbe forza di strug- 
gere affatto e consumare alcuni sigilli di cera di 
Spagna, e penetrato il Sarcofago e la rinchiusavi 
nuova cassa di legno, logorare le ossa a segno di 
ridurne alcune in polvere , e render quasi tutte V 
altre friabili e facili a stritolarsi . Che ne dicono i 
Fisici ? 

ARTICOLO VI. 

Del sito ove fu riposto il Corpo di S. Francesco 
nella Chiesa a Lui sacra in assisi . 



VJhi potrà credere , che un figlio di Francesco ab- 
bia avuto il coraggio a' tempi nostri di sparger nei 
gran Pubblico, che resistenza del Corpo del Santo 
Padre nella sua Basilica è molto dubbia ed incer- 
ta per questo, che gli Assisiati nella Traslazione 
il rapirono , né si sa che ne fecero ? Eppur così è 
(i). Io spero, che chi ha letto V Articolo IV. «ia 
già persuaso della insensataggine o temerità di co- 
stui . Pertanto senza perder tempo in ribatterne £ 
sofismi e ridicole riflessioni (ciò fece abbondante- 
fi), V. Appendice ec. Num. XLVIL 



86 
mente il celebre Commentator di Dante Fr. Bail- 
dassar Lombardi ) mi farò tosto ad additare il luo- 
go dove dentro la sua Cbiesa fu posto Y inclito Pa- 
triarca a confusione sempre maggiore del goffo no- 
vatore, cbe pur doveva aver letto nel Pisano ( con- 
form. 39. ) che un attratto ad tactum sepulcri 
sanus faBus est . 

O voi , che di saperlo gradite , siate meco per 
poco col pensiero nella prefata Basilica , terminate 
già le feste della Traslazione , e scorso ancor qual- 
che mese . Entrate , e vedete . E qual cosa mai vi 
si presenta qui, dove regna la semplicità, e un 
sacro orror commovente , la qual richiami la vo- 
stra attenzione? Niun altra, mi rispondete, fuor- 
ché un Altare in mezzo non corteggiato da altri 
(1) nella crociata. E sapete Voi , qual n'è il tito- 
lo ; coni' è chiamato ? Sì : chiamasi V Aitar di San 
Francesco. Ma e perchè? vi è forse il ritratto dei 
Santo in rilievo o pittura ? Non già . Vi sarà al- 
meno decentemente appartata una qualche insigne 
di lui reliquia? Né pure.* vi è una costola di San 

(1) Qual fosse questo primo Altare, se di pietra o di le- 
gno , e quando gli fosse sostituito il grande di mar- 
mo, cioè il presente, non si sa ( ciò fu prima del 
1255 in cui fu consacrato ) . Si sa bensì , eh' era so- 
lo, e senza corteggio d'altri fissi, servendosi i Re- 
ligiosi Sacerdoti nel bisogno del privilegio dell' AN 
tare portatile accordato da Onorio III. nel 1224. Es- 
sendovisi canonizzato l'anno 1253. S. Stanislao, ed 
essendone stata mandata in dono alla Chiesa l'insi- 
gne reliquia d'un braccio, fu qui eretto a questo San- 
to un Altare nella Tribuna, o Pergamo. Successiva- 
mente furon piantati due altari nella crociata , e sul 
finir del Secolo si cominciaron le cappelle* 



9i1 
Giovali Battista (i) . Ma e perchè chiamarlo altare 

di S. Francesco? per qual ragione? Non y! è, se 
non questa, che adequata sia e sodisfacente: Per- 
chè o dentro o sotto ve se ne conserva il Corpo : 
Non altrimenti che nella Cattedrale d'Assisi l'Ai- 
tar maggiore consacrato da Gregorio IX. agli 1 1 . 
di Giugno 1228. appellasi nella memoria in pietra 
editare di S. Rufino per esservi dentro il Corpo 
del Santo (2) . Che si chiamasse Altare di S. Fran- 
cesco , si ha da S. Bonaventura . Riferisce egli nel 
Gap. De Miraculis ec. che air occasione di cano- 
nizzarsi nella Basilica Tanno 1253. da Innocenzio 
IV. il S. Vescovo di Cracovia Stanislao > cadde da 
alto una grossa pietra sopra la testa d' una donna , 
e la schiacciò , sicché fu creduta morta . Perciò la 

([) Leggevasi così nella tavoletta, di cui più sotto : E- 
tiam in ista columita prope pedum Altaris sub mensa 
quae dìjfert ab aliis viginti rotundis , quia est scan- 
nellata , <&* est Inter pedum & alias columnas , quae 
est concava 9 jacet una ampulla Chr i stallina , in qua 
ampulla est una costa Sanóìi ac B. Joannis Baptistce, 
quam Dominus Innocentius Papa IV, suis propriis ma» 
nibus collocavìt • 

(2) In verità fa specie e sorprende, ohe in affare co- 
tanto interessante, qual' è la reposizione del corpo di 
S. Francesco nella sua chiesa , non si trovi un do- 
cumento di que' tempi almeno dentro il giro del 
Secolo, che ci assegni il luogo., ove fu collocato. Se 
si tratta degli scrittori , tutti se n'escono con dire ; Ubi 
nunc jacet in sua Ecclesia 3 nbìnunc est, A mio credere 
quest'è P effetto dell'arte usata da F. Elia. Nissuno 
seppe nulla , e chi lo seppe appi'ese alla Scuòia di 
sì bravo Mentore la necessità di tacere , non eccet- 
tuati i Papi s Gregorio IX. etc. 



88 
copriron con un panno per seppellirla dopo la fun- 
zione, che non fu per questo interrotta. Per altro 
morta non era di fatto, ed ebbe fiato di raccoman- 
darsi a S. Francesco, ante cujus Altare jacebat . 
Cosa mirabile / finito tutto si scopre la donna , e 
sì trova sanissima . E non vi si legge ancora tra i 
miracoli , che essendo stati in Assisi per supposto 
delitto schiantati gli occhi di sulla fronte ad un 
poveruomo, fattosi questi condurre all'Aitar di 
S. Francesco se gli raccomandò tanto, e si bene, 
rammentandogli ancora l'antica conoscenza , che in 
line ottenne due nuovi occhi , sebben più piccoli 
degli altri ? Altare di S. Francesco è detto da 
Niccolò IV. nella Bolla Excitamur anno 1290., e 
da Gregorio XI. nella Bolla Sedes Apostolica 1370. 
e nelle conformità del Pisano , che ci fa sapere 
Frutlu Vllh essere stato il B. Bernardo Quinta- 
valle seppellito presso l'Altare di S. Francesco, e 
che a suo tempo vede vasi la sepoltura ( ora non 
più, forse perchè coperta da' gradini stati in segui- 
to aggiunti ). E Altare di S. Francesco è detto 
finalmente in antichi testamenti e contratti, e ne' 
vecchi Statuti d' Assisi ec. ec. 

Sebbene a che trattenersi qui lungamente, 
quando si han de' monumenti , che chiaro ed e-> 
spressamente ci dicono essere il Corpo di S. Fran- 
cesco nel suo Altare, e giù sotto, e nel basso? Ci 
si fa innanzi per primo il Trattato sopra l'Indul- 
genza della Porziuncula di F. Francesco di Barto- 
lo della Rossa d'Assisi compilato circa il i334- 
manoscritto pregevole in cartapecora dell'Archivio 
del Sacro Convento. Vi si legge alla Distinz. Vili 
fol. 33. che avendo una Pellegrina di Friburgo cir- 



$9 
ca Tanno i3o8- al tempo di Clemente ■ V. narrato 

a' Frati un miracolo , questi per assicurarsene la fecero 
giurare posta la mano sopra l'Altare in quo Cor- 
pus B. Francìsci requiescit . E quante volte più 
quest'Altare di S. Francesco vi si trova nomina- 
to/ (1) Ne viene appresso F. Niccolò Vannini , che 
dopo essere stato Custode del Sacro Convento nel 
i384« e l395. ed Inquisitore nell'Umbria, fu nel 
1404* creato Vescovo d' Assisi sua Patria. Or es- 
sendo egli maggior Sagrestano della Basilica nel 
i38o scrisse in un libro di spese principiato l'an- 
no 1377. una formula di Certificato (2) per un 
Pellegrino notandovi , che costui fatto aveva il suo 
presente all' Altare ? sub quo Corpus santissimi 
Fatris Francìsci requiescit (3). Andiamo avanti. 
Questo è il Repertorio, o sia Indice delle sepoltu- 
re nella Basilica e Cimitero annesso esistenti j fat- 
to fare dal P, M. Galeotto d'Assisi nel 1009. ai 
12. di Novembre scritto in cartapecora. Ecco co- 
me vi si legge fol. i. „ Sotto V Aitar maggiore, 
nella Ecclesia disotto , nanzi al coro (4) sta il 
Corpo del Serafino Padre nostro S. Francesco 
Confessore fondatore dell' Ordine Minore , della 
Città de Asisi , qual morse nella medesima Cit- 
tà nell'Anno 1226. alti quattro de Ottobre ec* 

(i) V. Appendice Nura. XLV1II. 

(2) V. Appendice Num. XLIX. 

(3) V. Appendice N. L. 

(4.) Ora s' intende s perchè il motto in oro nella comico 
sopra la cancellata dell' Altare „ Sepulcrum Seraphi* 
ci Francisci gloriosum , é dalla parte del Coro ,e non 
davanti. I nostri vecchi del Secolo XVI. credevano , 

* ohe il sepolcro sotto 1' altare sporgesse più verso <juel*> 
la parte , 



Nella colonnetta dell' Aitar maggiore differente dal- 
l' altre, perchè scannellata anticamente vedevasi 
appesa una tavoluccia ( Breve la chiama F. Lodo- 
vico ) con due ricordi. Il primo diceva così: Sub 
altari S. Francis ci , quod nuncupatur majus > & 
in ejus honorem ere&um fuit in inferiori Eccle- 
sia 7 requiescit Corpus S. Francisci fundatoris 
Fratrum minorum sacris Stigmatibus Divinitus in- 
signitimi . Ed il secondo : Edam in ista columna 
Ùc. ( V. la nota i. p. 97. ) Questa memoria esi- 
steva al suo luogo in tempo di Fr. Lodovico di 
Città di Castello, detto il Filosofo, morto nel i58o. 
e la riportò nella sua Raccolta al quaderno G. che 
si conserva in Archivio . Anzi era nel luogo stesso 
r anno 1600. facendosene menzione nel libro di 
ragguaglio delle cose della Chiesa compilato in det- 
to tempo da un anonimo , che tenne dietro al Fi- 
losofo (1). Contemporaneo a quest'anonimo fu 1' 
autore d' una Vacchetta di Ricordi esistente nell' 
Archivio intitolata Bastardéllo . Ora discorrendo e- 
gli di F. Elia all'anno i23o scrive: Questo collo- 
cò il Corpo di S. Francesco sotto V Altare . E 
Giorgio Vasari lo può dir più chiaro trattando d' 
Arnolfo di Lapo? Ma si senta il primo compilato- 
re degli Annali Francescani, che pubblici sieno, 

(i) Non fo conto del ricordo lasciato daF. Lodovico nel 
quaderno B 9 fol. 21. cioè che Gregorio IX, ai 20 d* 
Aprile 1255. ( terza Domenica dopo Pasqua ) consa- 
crò la Chiesetta, ov* era il Corpo del S. Padre. Non 
trovo , che Gregorio fosse in Assisi nel detto Anno ; 
essendo poi stata la Pasqua il dì 8 d' Aprile , la Do- 
menica terza fu il 29 detto, e non il 2o . Almeno 
ci avesse lasciato scritto 3 donde tratta aveva questa 
notizia. 



9» 
Fra Pietro Ridolfi Minor Conventuale, che dopo 

essere stato Segretario Assistente del suo Generale 
indi Provinciale della Marca, Revisore per la cor- 
rezione della Volgata , Consultore della suprema In- 
quisizione , fu promosso al Vescovado di Venosa , 
e poi di Sinigaglia . Ecco come s ? esprime nel lihro 
2. della storia Serafica stampata Tanno i586. al 
Cap. De Admirabili Sepulcro : Sotto V altare è il 
luogo , ov* è riposto il Sacro Corpo . Dall' altare 
a questo sito v è la distanza di circa sette pie- 
di , come gli chiamano (i). Chi parla si preciso 
fino ad additare la misura , mostra chiaro d' aver- 
ne la contezza. E potè averla . 1/ Archivio dell' Or- 
dine in Roma presso il P. Generale, e questo cT 
Assisi ebbe egli a sua disposizione , Sicuro per sé , 
assicuronne Sisto V. di cui godette Y amicizia e fa- 
migliarità . E questi , che non era uno sciocco, in due 
magnifiche Bolle inserì la notizia, che il Corpo di S. 
Francesco era sotto Y Altare . E appunto sotto T Alta- 
re è stato trovato alla profondità di circa 7 piedi (2) , 

(i) Le parole in Latino son queste: Suh altari alias est 
locus in altitudinem pedani , ut dicunt s septem 9 plus 
minusaue . Depressus est locus <&* fornicatus s ubi est 
sanBum Corpus collocatati! . 

(2) Nel processo fatto da' Vescovi delegati alla ricogni- 
zione del ritrovato corpo leggesi al Num. 7. lett. C , 
.,, 11 Vacuo 9 di cui si tratta, s fattane da* Periti la de* 
bìta ispezione s come han riferito, in verità corrispon- 
de perpendicolarmente sotto la mensa delV Aitar Pa- 
pale in profondità dal pavimento palmi otto . ... si- 
no al lastrone 3 ossia lapide esistente. Questa lapido 
è il coperchio della Tomba 9 o sia cassa di marmo , 
non stato ridotto in pezzi 9 come i due primi, che 
gli stavan sopra: di che si parlerà fra poco*. 



-9 3 . 

In conferma potrebV aggiungersi , che il so- 

frammento vato S. Giuseppe da Copertalo fu assi- 
curato ( e costa da' Processi della Canonizzazione ) 
da S* Francesco medesimo d' esser sotto Y Altare ; 
ed in fatti di colaggiù lo vidde uscire per lo spe- 
co delle lampane a fine di dargli ajuto in un as- 
salto Diabolico . Ma siccome i nostri novatori fion- 
danti scientes Dominum , benché non fanciulli co- 
me Samuele , valutali tai cose per sogni e visioni 
fantastiche, però ne faremo dimeno (i). Odano per 
altro, odan eglino le voci, che mandano e lo spe- 
co, che al guardo del pellegrino adoratorsi presen- 
ta nel quarto tra gli scalini, onde all' ara si ascen- 
de , e le lampane , che dentro vi ardono giorno e 
notte, e nel linguaggio loro, che gl'idioti ancora 
capiscono, par che dicano: Noi siam segni per in- 
dicare , che qui d' appresso sta quell' eroe , cui sa- 
cro è l'Altare; siam simboli del tesoro , che dentro 
qua si nasconde, e col nostro risplendere invitiamo 
le turbe divote a cercarlo , e venerarlo . Non a ca- 
so , né inutilmente abbiamo qui luogo ; il nostro 
uffizio è di servire in tutti modi all' onor di Fran- 
cesco , cui siam dedicale (2). 

Voi , che r onor mi fate di leggere queste pic- 
colezze, giudicate ora del luogo, dove fu portata e 
riposta la salma tutta bella e gloriosa del nostro 
gran Santo , dacché gli Àssisiati , interrotta e scom- 
pigliata la bella cerimonia della Traslazione , rapue- 
runt eum in tumuliti & superbia. 



(i) V. Appendice N. LI. 
(2) V. Appendice N. LIL 



9 3 
ARTICOLO VII. 

Ritrovamento del corpo di S. Francesco . 



a Critica ha questo ancora tra' suoi Canoni : Un 
oggetto y o Sacro o profano creduto esistere in un 
dato recìnto ( qualunque sìa la provenienza di tal 
opinione o lo scritto o la Tradizione ) se avven- 
ga che ivi si trovi, senz'altro riputar si dee quel 
desso , che fin' allora è stato detto e creduto , I 
Milanesi nel ii5o,. temendo d'esser di nuovo asse* 
diati da Federigo I. Imperatore detto Barbarossa di- 
strussero fuor di Città presso le mura il monastero 
e Chiesa di S. Eustorgio per togliere un comodo ai 
nemico , e a se stessi un incomodo . Nella derno* 
lizione della Chiesa furon trovati tre corpi umani, 
scheletri con la pelle conservatasi vi balsami, ut 
existimatum est , quo Gentilium more fuerant 
delibuta . L' opinione era che in detta Chiesa ripo- 
sassero i Santi tre Magi . Che fosser dessi , fu giu- 
dicato e creduto subito, e se ne fece solenne la 
traslazione in Città . ( Giovanni Palazzi ; aquila 
Sveva )♦ Si diceva in Firenze, che il Corpo di Se 
Zanobì era sotto nella Chiesa di S, Preparata , Fu 
fatto per ritrovarlo uno scavo tra certe volte fino 
alla profondità di dieci braccia . Un Corpo d' Uo- 
mo ridotto in ossa entro una cassa di legno com- 
messa in un arca di marmo si rinvenne alla fine, 
Questo senz'altro fu riputato il Santo Vescovo , par- 
te del cui teschio fu però accomodato in un busto 
d' argento per esporlo alla pubblica venerazione, 
( Storia di Giovanni Villani all' Anno s33i ) Ari- 



94 

che in Assisi è pubblica voce e fama passata di 
bocca in bocca ( V. Appendice N uni. /^. ) che nel- 
la sua Basilica giace S. Francesco . Anzi fino dai 
secolo XIV. costa per pubblici e privati scritticele 
riposa sotto V Altare ? ed inoltre ad una tale e tanta 
profondità. ( V. T Articolo VI. ) Se frattanto av- 
venga , che scavando in cjuesto sito si scopra alla 
precisata altezza un cadavere d' uomo , questi chi 
sarà ? chi giudicar dovrassi a buon diritto , se non 
il creduto ed annunziato finora S. Francesco? 

La Dio mercè lo scavo è stato fatto , e si è 
trovato chi si cercava. Lo cercò indarno S. Pio V. 
circa il 1570. col mezzo di F. Giovanni Pichi di 
Camerino Generale (1). Tentossi , non si sa da chi, 
nel 1607 > e ce n'assicura una lettera dell' Eminen- 
tiss. Borghese al Provinciale dell'Umbria (2). In 
tempo ancora di Benedetto XIV. e per di lui vo- 
lere fu di nascosto cercato dal P. Ubaldo Tebaldi 
(3). Operò questi validamente P ma inutilmente 4 

(1) Questo rispettabil Religioso governò T Ordine col ti- 

tolo di Vicario Apostolico dall' Ottobre del 1568 fi- 
no al Maggio del l5TI, e quindi come Ministro Ge- 
nerale fino al Febbraio del l5f4- in cui santamente 
morì. I tentativi fatti per trovar S. Francesco si ac- 
cennano dal soprallodato Monsignor Ridolfi , che per 
due anni gli fu assistente per essere Segretario dell' 
Ordine . 

(2) V. Appendice N. LUI. 

(3) Del desiderio del Papa ci dà contezza il P. Missorf 

presso i Bollandisti. Dell'operazione poi ci assicura 
il carteggio rimasto in Archivio tra '1 detto P. Te- 
baldi e Monsignor Piersanti primo Ceremoniere di 
Sua Santità j e un autentica carta del medesimo Re- 
ligioso, la quale, se prima dell' invenzione si fosse 



9 5 
Erane riserbato dalla Provvidenza il ritrovamento al 
Secolo XIX. Eccone il dettaglio . 

Correva Tanno 1806; era Generale dell' Or- 
dine il P. Maestro Niccolò Papini Toscano. Questi 
all' occasione d'essere stato Custode, cioè Superiore 
del Convento d'Assisi, aveva travagliato e sudato 
sulle carte e su libri dell'Archivio per venire ili 
chiaro del vero stato delle cose intorno al Corpo di 
S. Francesco . Si lusingò d' aver trovato tutto dac- 
ché giunse a saper con sicurezza esser egli sotto al 
suo Altare > e non in altra parte della Chiesa già 
da sé esplorata , non senza qualche tentativo e su- 
perficiale assaggio. In quanto all'accesso al sepolcro 
trovonne un indizio ben remoto in certe chiavi ap- 
pellate in alcuni libri , Chiavi di S. Francesco 
( V- Appendice N. 4^ ) • Intese poi confermarsi da' 
vecchi Religiosi ciò , che letto aveva ne' PP. Boi- 
landisti , esser cioè stato chiuso 1' adito interamen- 
te con pietre e calcina , sicché neppur fosse più re- 
peribile ( V. l'Articolo V. ). Queste notizie raf- 
freddarono in lui 1' ardore già conceputo di far egli 
pure le sue prove , ma non lo smorzarono . Quindi 
nel Giugno di detto anno rivolgendo seco nella men- 
te le parole dette o scritte da S. Giacomo della Mar- 
ca a Sisto IV. > il qual voleva mettere in mostra il 
Sacro Corpo : JYo, Padre Santo: far allo Iddio , quan- 
do la Cristiana Religione n* avrà pile bisogno 9 
( V. il sud» Articolo ), e figurandosi, che l'attua- 
li critiche circostanze d' un aspetto sempre più mi- 
naccioso venissero indicate nel riferito profetico an- 
nunzio, cedendo agli stimoli, che di continuo prò- 

avuta molto avrebbe giovato 9 assicurando in essa d* 
aver veduto dentro per una fessura del muro, com- 
parso dopo forato lo scoglio 3 una cassa di marmo. 



9 6 
^ava , stimoli creduti derivar dal Signore , presen- 

tossi ai defunto S. P. Pio VII. e comunicatogli il 
formato disegno in un co' migliori punti d'appog- 
gio ^ chiese che gli accordasse di poter fare i suoi 
sforzi per condurlo ad effetto. Benignamente ascol- 
tò tutto, e a tutto prestossi il S. P. sebben capis- 
ce ( e se n'espresse ) non essere allora la Chiesa 
nel cimento maggiore ; rivestì il supplicante Gene- 
rale delle facoltà necessarie all'uopo, e raccoman- 
dando la segretezza rimesse il tutto al di lui avve- 
dimento, e saviezza . Questa di primo lancio gli 
■suggerì di- costituire in quest' operazione un coadiu- 
tore fedele nella persona del P. M. Angelo Gam- 
berini già suo Segretario assistente , ed eletto Cu- 
stode del Convento d'Assisi: quindi fissare pel la- 
voro otto Conversi di buon cuore, e senza lingua; 
trovare in fine un luogo adattato per travagliare 
senza che comparisse , e neppur venisse in idea ad 
alcuno. Sotto il Trono Pontificio, che sta sempre 
alzato nella patriarcale Basilica, fu creduto il sito 
più acconcio per operare segretamente , potendo il 
suppedaneo coprire e celare il lavoro dopo fatto. 
Àdoechiossi ancora una stanza dietro una cappella 
per riporvi Je materie scavate , e riuscì opportunis- 
sima . Sotto del Trono adunque posto a mezzogior-* 
no fu negli ultimi di Novembre cominciato nel no- 
me di Dio lo scavo, dopo aver riconosciuto il già 
fatto dal P. tebaldi all'Altare delle Reliquie. Fu 
<;osa disanimante il trovar tutto scoglio, levate ap- 
pena le lastre del pavimento/ ma nìuno per que- 
sto si sbigottì ; crebbe anzi in tutti la premura , il 
coraggio, la pazienza. Con queste armi, più che 
col. ferro, foraron lo scoglio , e nel corso di circa 



sessanta notti interpolate vi apersero , torcendo op- 
portunamente , un sentiero capace incerti punti sol 
di un uomo, e lungo circa trenta palmi Romani, 
e giunsero sotto la gradinata del grand/ altare a Le- 
vante . Qui ebbero di fronte non più scoglio , ma 
un masso di calcistruzzo assai più duro . Anche a 
questo , nella fiducia che in seno contenesse il ri* 
cercato tesoro , fu dai bravi dato un fiero assalto per 
forarlo . E riusci bene , e più ancora che non si fi> 
guravano; conciossiachè fattasi a forza di colpi nel 
masso una buca o finestra , mentre si sforzavan d ? 
ingrandirla in ogni punto, si abbatterono in un a- 
pertura, che dalla sinistra partendosi veniva ad im- 
boccare nello sfondo, intorno al quale travagliava- 
no. Grandi speranze si concepirono, ma svanirono; 
in un attimo. Fu penetrato nel sito, ove V apertu- 
ra conduceva, e non fu trovato che un andito, ri- 
conosciuto poi per il lavoro del P. Tebaldi . Di tut- 
to fu informato il P. General Papini già da qual- 
che tempo restituitosi alla sua residenza in Ro- 
ma . Capì ben egli, che i lavoranti s'eran tenuti 
alto , e che bisognava affondare e lavorar per V in- 
giù : Ma per allora giudicando bene in vista delle 
notti accorciate , dell' avvicinarsi del caldo, e di cer- 
ti lampi forieri di pubbliche inquietudini , giudi- 
cando bene di non continuare il lavoro , ordinò di 
richiudere Y antica apertura del masso , e la bocca 
fattasi nel pavimento sotto il Trono , per riaprirla 
a tempo favorevole, che pur sarebbe venuto. 

E venne appunto dodici anni dopo , già rista- 
bilito il Convento stato soppresso e chiuso , come 
tutti gli altri in Italia nel 1810. Fu nelT anno 
181 8. che si riassunse il lavoro. Ma come? diroiio 

7 



9 8 
in breve non senza sodisfazione del cuore , scorgen- 
dovi del mirabile. Tornato in Roma dalla Corsi- 
ca dopo cinque anni di penosa deportazione il P. 
M. Giuseppe de Bonis Generale, ignaro affatto del- 
l'operato dal suo antecessore intorno a S. France- 
sco in Assisi pensava a tutt ? altro, che a cercarne 
il Corpo . Quand' ecco se gli dice esservi in quel 
Convento un Religioso , che fortunatamente era pe- 
netrato nel sotterraneo, e Y aveva veduto . Vi pre- 
stò fede, ma dopo sentito il Religioso (i). Questi 
confermò tutto e a voce , e in scritto . Una sì fat- 
ta assicurazione persuase il P. Generale a farne pa- 
rola con sua Santità , e manifestarle la conceputa 
idea di portarsi in -Issisi per sincerarsi facendo le 
prove necessarie , del che le ne chiedeva il per- 
messo . Glie Y accordò , ma insieme manifestogli il 
tentativo fatto dodici anni prima dal predecessore 
P. Papini . Fu la notte del 6. d ? Ottobre , che si 
fece prova d' aprire la strada additata conducente 
al sacro ostello : e fu la notte stessa , che si sco- 
prì la falsità, Y impostura. Povero Generale/ S' 
immagini chi legge in che mare di confusione e 
d'amarezza rimase immerso? In questa però T as- 
sistè Dio , che permette il male per trarne quindi 

(1) E che non può la fantasia invasata $ penetrata, inca- 
lorita da un idea s massime se sodisfacente! Per lei 
è storia la favo1a s fatto il sogno, evidenza il possi- 
bile. Verificossi questo nel giovine religioso indica- 
to. Comparisce d'essere stata nel cervello di lui 
sì forte l'alterazione, che ne anche nel punto del 
cimento conobbe d' essersi sbilanciato fuor di modo : 
se pure non vuoisi dire s che uscito di sella non sep- 
pe per vergogna usare de* mezzi opportuni per rien- 
trarvi. Basta: tutto serve a disegni di Dio. 



sovente del bene . Neil' angustia , in cui si trovava , 
gli suggerì di domandare , se per altra strada si 
sarebbe potuto riuscire sotto l'Altare. Appunto e- 
ran quivi tre di que' laici , che litigarono nello 
scavo del Generale Papi ni , e risposero potersi ria- 
prire quel varco, e ripigliare F operazione lasciata in 
tronco. Gli animi tosto si tranquillizzano, la pro- 
posizione si adotta , e per non perder tempo e af* 
frettare il lavoro si aggiungono ai laici due mura- 
tori . Cominciando dalla bocca allargali essi F andi- 
to Papiniano e lo profondano. Fattisi quindi ad- 
dosso al sopra indicato masso di calcistruzzo , base 
'centrale dell'Altare ( V. Artic. 8. ) seguitando il 
lavoro lasciato sospeso nel 1807. presero a scavarlo 
di fronte , e a destra , o sia verso tramontana , e 
vi fecero una tana alta bastantemente e lunga a 
traverso. Il piano di questa diventò presto il ber- 
saglio de' loro colpi. Lo investirono nel mezzo qua- 
si in aria di farne un saggio, e cominciarono a sfon- 
darlo per F ingiù . Con gran fatica e a stento per 
motivo della durezza del calcistruzzo formato di 
fior di calcina, e della strettezza del luogo, giun- 
sero a farvi una buca di quasi un palmo , finché 
incontrarono uno scabro travertino si duro , che a 
lui cedevano i migliori ferri , Ma questo ancora fu 
in fine vinto e forato, come pure un nuovo strato 
di calcistruzzo, ed altro simile travertino. Con 
tutto questo però si era fin qui guadagnato poco : 
quand' ecco sotto il secondo travertino traforato sco- 
presi un grosso ferro a guisa di spranga , che lo 
sosteneva , e sotto il ferro un terzo travertino . Spe- 
ranzati da tal scoperta i lavoratori non si limita» 
rou più alla buca già fatta , la qual figurava una 



100 

campana capivoltata , ma si messere allo sbaraglio 
attaccando con empito e violenza eia un estremità 
all'altra il piano tutto della tana ? rompendo e fran- 
tumando i calcistruzzi e travertini , e facendo in 
pezzi la spranga di ferro . ( I travertini non eran 
che due lastroni, ciascuno grosso circa un palmo, 
incastrati ne' muri , come air Articolo Vili. ) Ap- 
parve allora nel suo vero essere il terzo travertino, 
e vidclesi un lastrone quasi il doppio più alto de 
precedenti, meno lungo e men largo, ma levigato 
e liscio , assicurato sopra tre spranghe di ferro , e 
da ponente per lo lungo combaciante col muro . 
Andò questo esente dalla sorte degli altri , essendo 
stato creduto sufficiente, per scoprir sotto che fos- 
sevi , il farvi un Luco alquanto largo . In esso in- 
trodussero un candelàio acceso raccomandato a sot» 
til ferro , e con tal mezzo viddero una lunga cassa 
del marmo stesso con sopra una graticcia di ferro. 
Per i pertugi di questa fecero passare il lumicino, 
e vi poteron distinguere uno scheletro d'uomo. Si 
pensò per chiarirsene di mettere a leva la pesan- 
tissima lapida, tanto che veder si potesse l'urna, 
e per i buchi della grata tutto ciò , che in quella 
contenevasi . Tutto riuscì, sebbene con gran diffi- 
coltà, e si potè distinguere S. Francesco scheletro 
formato (i), cioè con la testa , coste, braccia, e 
piedi giusta V espressione di Cesare Mariani nel suo 
deposto giuridico , ove asserì esser lui stato il pri- 
mo a vederlo, e che poi viddero tutti gli altri y 
siccome vidde pur dentro l'urna o sarcofago, da 
una parte del cadavere certe medaglie o mo- 
nete , un anello tra piedi , ed un sasso vicino al 

(i) V. Appendice N. LIV. 



101 

cranio , ima corona vicino a piedi , ed un cordo- 
ne conoscendone la cappia (i). 

Questa distinta manifestazione seguì la notte 
delia. Dicembre , che fu la cinquantesima seconda 
del faticoso disanimante segreto lavoro . Informato- 
ne nostro Signore , soddisfattissimo dell'esito , ingiun- 
se al P. Generale De Bonis di renderla nota al 
Mondo col mezzo della stampa . Deputò quindi cin- 
que Vescovi , cioè d' Assisi , Perugia , Spoleto , Fo- 
ligno, e Nocera per la ricognizione giuridica dei 
ritrovato corpo e degli annessi (2), e formò una 
special Congregazione di quattro Cardinali , quattro 
Prelati, e tre Teologi, la quale, prese in conside- 
razione le ragioni allegate da noi Frati Minori Con- 
ventuali per dimostrare esser quello il Corpo del 
Patriarca e Padre nostro Santissimo, e le opposi- 
zioni de' Padri Osservanti e Riformati contraditto- 
ri , proferisse il suo giudizio. Fu questo affermati- 
vo air unanimità , cosa rara nella Congregazione de 
Sacri Riti. In seguito stia Santità il dì 1. d'Ago* 
sto 1820. decretò « Constare de identitate Corpo- 
ris S. Francisci, e quindi pubblicò il Decreto con 
un magnifico Breve analogo sotto il dì 5. Settem- 
bre . Per parte del Cielo prevennero questa decisio- 
ne tre miracoli giuridicamente provati, cioè tre 
guarigioni istantanee e costanti . La prima fu di un 

(1) V. Appendice N. LV. 

(2) Nella ricognizione fatta dai cinque Vescovi compar- 

vero nel sarcofago, oltre i sopraddetti oggetti, an- 
che una cordicella presto andata in polvere ( era il 
cordone veduto sopra dal Mariani ) un pezzo d'abU 
to di lana grossolana, un filo di lanatessuto spolve- 
rizzatosi indi a poco, e de* rimasugli e filaccioli! di 
detto abito tra le ceneri . 



T02 

uomo cP Assisi attratto per ostinato Reuma , ed im- 
potente a muoversi, il quale potè con F altrui aju- 
to sdraiarsi sopra la lapida indicata , cioè il coper- 
chio dell' urna tratto fuori a gran forza , e si alzò 
sano , tornò a casa co ? suoi piedi , e la mattina se- 
guente fece a piedi il viaggio di Perugia; la secon- 
da d' una Monaca a Fuligno travagliata da grossa 
natta in un ginocchio: disparve questa applicatovi 
sopra un fazzoletto , che toccato aveva F urna del 
Santo; la terza d' altra Monaca per lunga malattia 
febbrile consunta , e ridotta quasi agli estremi . Ba- 
stò a questa la sola preghiera, ma animosa, chie- 
dendo al Santo la guarigione in prova, che il cor- 
po ritrovato in Assisi era il suo . ( V. Brevi noti- 
zie dell' Invenzione ec. pag. 114. e i processi de' 
primi due miracoli in fine della scrittura dei Ch. 
Avv. Guadagni ) . Altre particolarità aggiunger qui 
si potrebbono : bastino queste due. La prima che 
nel Giugno del 1819. S. M. F Imperatore d' Austria 
Francesco I. in compagnia della Augusta Sposa por- 
tossi a bella posta in Assisi per vedere e venerar , 
come fece , la tomba del Santo suo protettore , ed 
osservare F operato per rinvenirla; la seconda che 
dopo essersi fatta nuova ricognizione dello scheletro 
estratto dal sotterraneo ( e si trovò notabilmente 
deteriorato ), fu nella notte del i5. Novembre 1820 
riposto simmetricamente in una cassa di bronzo 
indorata al di dentro e rinchiusa iti altra di le- 
gno, e traslocato nella stanza delle sante Reliquie 
dietro alF Altare, 



ARTICOLO Vili. 

Ragguaglio del lavoro fatto in antico per rin- 
chiudere nel fondo del suo Altare in Assisi il 
corpo di S. Francesco . Opinioni intorno al tem- 
po . Conclusione . 

k3ebbene dalla descrizione fatta nell' articolo pre- 
cedente dell' operazione laboriosa stata necessaria 
per rinvenire il Corpo di S. Francesco si compren- 
da la struttura del locale , che in sé il racchiude- 
va , nulladimeno non sia inutile il darne qui in 
breve un idea distinta , a scanso di equivoci } e 
perchè tutti l'intendano egualmente. Si figuri per- 
tanto chi legge una stanza di quattro lati eguali , 
ciascuno di palmi diciassette e once due , scavata 
nello scoglio , alta poco più di nove palmi , pavi- 
mentata a lastre non d ? una foggia e qualità , con 
in mezzo , o quasi nel mezzo un Urna di marmo 
biancastro , compatto , ed a proposito per la bassa 
scultura , piantata sopra quattro bassi piedi , o pic- 
cole basi , che la sostengono , imprigionata in una 
gabbia o cancellata di ferro, coperta con inferriata 
a foggia di grata , e unita con grappe e maglie al- 
la gabbia in guisa, che sia un sol complesso, dis- 
solubile soltanto mediante una gran violenza . Si fi- 
guri di vedere in questa stanza i muratori intra- 
prendere un muro accanto accanto allo scoglio in 
tutti quattro i lati , muro grosso circa 6. palmi a 
Levante e Ponente , e palmi 2. poco più per fian- 
co (1): Muro rozzo , ove unisce con lo scoglio, ma 

(i) Che queste quattro pareti fossero tirate su, quando 
gi'à nella stanza era 1' urna con entro il sacro pegno 9 



104 
nobile nel suo termine , ò sia facciata , perchè com- 
posto di travertini grandi e ben ridotti . ( Cambia 
faccia la stanza per questo muro in quadro : si ri- 
stringe , sicché non resta che un voto di palmi cin- 
que , e once quattro per lo largo , e palmi tredici 
scarsi per lo lungo; e questo solo recinto rimane 
all'Urna, che ha palmi io. di lunghezza, e circa 
tre e mezzo di larghezza ) . Già il muro è alzato a 
livello dell'Urna. In questo s'incastrano da una 
parte e 1' altra per lo largo tre ferri , che 1' acca- 
valciano. À' ferri s'addossa rasente al muro sinistro 
lina lastra o lapide, alta un palmo e mezzo, lun- 
ga dieci e mezzo e larga quattro e mezzo. ( E' que- 
sta il coperchio del sarcofago ) . Qui pure un ferro 
s'incastra ne' muri portali al pari, quasi a difesa 
di detta lapide, e per impedire, che sopra di essa 
graviti il lavoro da farsi . Consiste questo nell' im- 
porre sopra il muro in tutti i quattro canti un la- 
strone grosso circa un palmo ; sopra di esso spar- 
gasi una quantità di fior di calcina, e a questa s' 
impone altro lastrone simile. Per giugnere al pari 
del pavimento della Chiesa restovvi un vuoto di 
quasi tre palmi , ma largo quanto la stanza sopra 
descritta . Fu chiuso alle parti con proseguire il 
muro , e nel mezzo con rovesciarvi in seguito cal- 
cina senza risparmio, e pietre varie alla rinfusa. 

mi è sembrato più probabile nell' ipotesi ancora , die 
F. Elia ne fosse 1' autore con tutto il resto . Fatte pri- 
ma, avriano svelafo troppo l'arcano, specialmente i 
traveitini . Tutti avrebbon capito , cbe si restringe- 
va la stanza, ma rimaneva, e per onorevol uso. Fat- 
te prima ., ridicendosi angustissimo il sito non si sa- 
rebbe potuto far così presto la sicura tumulazione, 
quando fu trasportato alla Chiesa. 



loS 

Su questa base s'inalzò quindi il grand* Altare . In 
cotal guisa sotto Tara a sé dedicata trovossi tutt'a 
un tratto rinchiuso S. Francesco, inaccessibile, e 
nascosto a chiunque . 

Circa la descritta operazione tutti convengono; 
ma non così poi rispetto al modo , al tempo , e a- 
gli autori. In due partiti dividonsi coloro, che bau 
preso interesse in quest' affare . Quelli la sentono 
in un modo : questi altramente la pensano . Ecco- 
ne in breve le opinioni . 

A Fra Elia attribuiscono alcuni tutto il divi- 
sato lavoro . Egli al principiarsi della gran fabbri- 
ca divisò nella rupe il luogo del Sepolcro , lo fece 
scavare al di sopra fino alla stabilita profondità e 
larghezza , e formò la sopra descritta stanza ? dan- 
do ad intendere , che ciò si faceva per trarre de* 
materiali per il grosso de' muri , e per piantar poi 
colaggio- una base proporzionata all' Altare , che lì 
sopra erger si doveva . E forse fu allora , che per 
buttar la polvere sugli occhi fece cominciar questa 
base con piantare attorno attorno alia stanza i so- 
pra notati muri , che poi giunti a una cert' altez- 
za avrà fatto sospender col pretesto, che aspettan- 
dosi da Costantinopoli (V. S. Bonaventura Cap. de 
miraculis ) la grandiosa mensa di marmo, questo 
era un affare di lunga pezza , dovendosi dipende- 
re dagli uomini , da' venti , da' flutti , e da scabro- 
si sentieri . Frattanto con forte e ben inteso ta- 
volato copre la stanza , e vi soprappone un adat- 
tato provvisorio altare di legno. Avvicinatasi la 
Traslazione , vi fa calar di soppiatto e segretamente 
porre nel disegnato sito la cassa di marmo col suo 
coperchio . Forse fece di più : ma di sicuro deve 



ìq6 
aver fatti i preparativi per ripigliar senza indugio 
V operazione e compierla sollecitamente seguita la 
traslazione. Già questa si effettua, ed egli rima- 
sto alla Chiesa eoo una banda de ? suoi più fidi ri- 
ceve da' Magistrati , che sopraggiungono in disor- 
dine cinti d'armi e d'armati, la Gassa di legno 
con entro il Sacro Corpo. O ne fosse egli inteso, 
o gli giungesse improvvisa la cosa , senza smarrirsi, 
disimpegnate nel momento alcune tavole , la fa giù 
abbasso collocare nella marmorea tomba soprappo- 
stovi il grave coperchio (i). Con eguai celerità si 
ricompone il tavolato , e tutto ritorna al suo posto . 
Non si perde tempo : ne' venienti giorni , giorni di 
piena libertà per esser chiusa la Chiesa a motivo 
dell' Interdetto (2) , si lavora a tutto potere giù nel- 

(1) Per due motivi nel riferire all'Articolo IV. la Tra- 
slazione con le sue sequele io non dissi , che i Frati 
ricevuta la cassa la posero e racchiusero entro 1' ur- 
na di marmo s come leggesi in quasi tutti i moderni 
biografi : Primo perchè gli antichi noi dicono, ed il 
Pisano è il primo a scrivere cento settant' anni dopo 
3, Sepultus est ciim capsa „ . Secondariamente per- 
chè il fatto parla chiaro in contrario , non essen- 
do nel ritrovamento comparso vestigio di cassa, Ciò 
può essere stato», o perchè consegnata questa calata 
giù nella stanza ne fu quindi estratto il corpo e ri- 
posto nel sarcofago, ovvero collocatala in questo per 
allora fu poi cavata a tempo, e luogo , e votata sen- 
za più curarsene. 1 membri dell' opposizione assegna- 
no a questo cambiamento, o sia passaggio dal legno 
al marmo , un altra epoca. Chi avrà ragione? 

(2) Mi credo in obbligo d'avvertire, che la Chiesa non 

stette chiusa per l'interdetto. Questo in realtà non 
ebbe luogo ,( V. Aitic. IV) Fa intimato nel caso 5 



io? 
la stanza, assettando Fuma, e serrandola artificio- 
samente dopo ripostovi dentro sul freddo sasso lo 
spolpato cadavere tolto da quella di legno (i), e 
tutto facendo il di più indicato qui sopra fino al 
compimento del lavoro. Questa è V ipotesi del gior- 
no , e quasi comune ; ed è un fulmine , che rove- 
scia , atterra , distrugge . 

Tale però non la riguardano , né la temon 
tale quei del contrario partito. ÌGhiaman ridicolo e 
puerile il sotterfugio attribuito a F. Elia , che la 
stanza scavata servir dovea per inalzarvi una base 
proporzionata al disegnato grande Altare , e che qua 
miravano i muri già impostativi. Che? non aveau 
veduto coloro, cui si voleva dar ciò ad intendere, 
ch'erano stati piantati sopra lo scoglio e senza fon- 
damenti il campanile, e i grandi pilastri interni 
ed esterni , basi e sostegni delle due chiese ? e co- 
me persuader si potevan dell'opposto per un Alta- 
re ? come credere destinata a quest' uopo una stan- 
za , e una stanza che vedevan lastricata ? come cre- 
dere tirati su que' muri a quest' oggetto , vedendo 
lasciatovi in mezzo un voto regolare, e che i rau- 
che i Magistrati d'Assisi non avessero a tempo de- 
bito date le soddisfazioni . Riflettasi poi , che il Bre- 
ve di minaccia è dato il \6 Giugno 123o 9 cioè ven- 
titre giorni dopo la Traslazione 9 ed ha il comporto 
di giorni i5 dopo la partecipazione formale eto* 
Pendente 1* affare la Chiesa non si chiuse, 
(l) Cadavere spolpato non mai. V.( Articolo V". e V Ap- 
pendice ftlum. 53 ) Se scheletro fu posto nel sarco- 
fago, cosa fecero delle polveri? Non se ne trova un 
granellino per reliquia ; e nel sarcofago si son tro- 
vate non appartate, ma sotto e intorno allo sche- 
letro . 



io8 
ri conterminali a questo vuoto eran ben fatti con 
grandi e lisci travertini, e formavano un gabinet- 
to? Così poi argomentano (1) . Il sepolcro e T Alta- 
re son tutt' un gruppo ; ma 1' Altare co' suoi aggiun- 
ti , cioè dodici colonne all' intorno , grate di ferro , 
e gradini da tutt'i lati per salire alla mensa, buca 
per le lampane ec. (2) è tutto lavoro del secolo 
'XV. sui fine, o del XVI. ne' primi anni ; dunque 
ii sepolcro ancora ridotto allo stato, in cui s'è tro- 
vato, è lavoro di quel tempo. Ma sentiamo la lo- 
ro ipotesi . Ecco come ¥ espongono . 

Geloso F. Elia d'assicurare per sempre il cor- 
po del Santo Istitutore nella Chiesa , che in di lui 
onore si fabbricava, stillossi il cervello per trovare 
un luogo adattato, dove riporlo, l'accesso al quale 
fosse invisibile, e nascosto a tutti. Cerca e ricer- 
ca , alla fine risolve di scavarlo entro le viscere 
della terra , cioè nello scoglio , e nel sito a un di 
presso, dove sopra star doveva l'Altare (3) . Comin- 
ciò dal far l'andito (4) o sia il sentiero d' introdu- 
zione ( non può dirsi dove , né in qual parte ) ia- 

(1) La conseguenza di quest'argomento ha della pro- 

babilità, ma nulla più. Alzossi l'altare quasi palmi 
cinque nell' addotto tempo, ma sempre sulla stessa 
base., e senza bisogno d'attentare alla medesima. 

(2) V. Appendice N. LVI. 

(3) V. Appendice ÌNF. LVII. 

(4) Quest'andito secondo alcuni cominciava sotto il sepol- 

cro della B. Giacoma sopraddetta, e secondo altri 
sotto , o dietro il Coro. Per verità nel fare la ter- 
za Chiesa si son trovate negli accennati posti delle 
strade tra lo scoglio dirette al sepoloro, ma strette, 
e si è capito essere state fatte da ehi cercò San 
Francesco dopo il i56o. 



109 
di una stanza , e questa è la medesima già descrit- 
ta , col solo divario , che non era aperta di sopra , 
ma aveva la volta formata dello .scoglio medesimo, 
ed era a guisa d'antro o grotta. La pavimentò e 
per decenza, e per far fronte all'umidità. A co- 
prire e nascondere a tutti il vero scopo di questo 
travaglio non gli mancaron artifìzj . Poco prima 
della Traslazione vi fece da' suoi fidi portar di na- 
scosto e accomodare il Sarcofago coi suo coperchio, 
e nel solenne giorno la Gassa col sacro pegno. Qui 
fu dove spiccò V avvedutezza di quest' uomo . Si 
maneggiò in maniera , ricevuta da' Magistrati ìa 
Cassa, con fìnte mosse, con rigiri ed equivoci, che 
nessuno di tanta gente s' accorse bene per dove e 
da quel verso introdotti si fossero net posto gli av- 
venturati depositarj del sacro nobilissimo pegno » 
Fuori che a questi non fu noto a veruno ì' adito 
del sotterraneo abituro : adito renduto in seguito 
col benefizio d'un fìnto muro impercettibile a chi» 
unque vi passasse d'appresso ignaro del segreto. 
Qui rifriggono la stazione in piedi, le visite ec, 
finche giunti a Sisto IV. ( alcuni passali oltre fino 
al Generale Fr. Rinaldo Graziani informato di qual- 
che abuso, o inconveniente accaduto di fresco ) di- 
cono che col pretesto e in occasione di rinnovar Y 
Altare, coni' ora vedesi , fu risoluto d'assicurar 
meglio il Corpo di S. Francesco e di renderne im- 
permeabile e inaccessibile il sepolcro . Toltolo per- 
tanto dalF attuale posizione , il deposero nel fred- 
do marmo sbarazzato dagli avanzi della cassa di 
legno (i). E questo marmo, o sia l'Urna, cinse* 



(1) I pezzi di questa cassa diconsi distribuiti a' devoti , 
I Signori Hini d' Assisi ne vantan uno ereditata 



ITO 

ro da tutti i versi con ferri a guisa di gabbia , e 
coprirono con una grata fitta e di fessi stretti , uni- 
ta ai detti ferri in modo , eh' era un tutto insie- 
me . Sopra questa grata imposero il coperchio . 1/ 
Altare intanto fu scomposto , e rimosso (i). La 
volta del sepolcro fu sfondata, e così aperta diso- 
pra per tutt' i lati la stanza . Alle pareti di que- 
sta si cominciarono i noti muri , e giunti questi 
air altezza dell' orlo o labbro dell' urna , le fu le- 
vato il coperchio , e posto addosso a tre ferri sic- 
ché la coprisse e non gravitasse . Fu proseguito il 
lavoro, ( vedi in principio quest'articolo ) lino 
al pari del pavimento della Chiesa. Anzi portossi 
più alto quasi due braccia, e su questa base fu ri- 
piantato T Altare con un contorno tutto nuovo, di gra- 
dini , di grosse colonne in giro, d' inferriate, e d' 
un apertura nel quarto gradino davanti per te- 
nervi delle lampane sempre accese (2) . L' andito 

dalla nobil famiglia Giacopini, e lo dicono il co- 
perchio . 

fi) Certamente l'Altare era in piano (V. Appendice N. 
42 ). E J sfcato dunque elevato con arte allo stato 
presente . Si cerca quesfc' arte , e non si trova che 
quella di decornporlo, e poi rifarlo. E' stato ricom- 
posto bene 5 e però i Periti della ricognizione de' '5. 
Vescovi non vi trovaron segni da poter dire essere 
stato toccato . 

(2) Quest'apertura ( V. Appendice N. 62 ) ha circa quat- 
tro palmi d'altezza. Ne avea di più, e profondava- 
si alquanto nello scoglio rasente all'indicato basa- 
mento dell' Altare. Fu il Generale Gesualdi nel 1597 
che la fece impiccolire, e ordinò di cbiudervisi una 
certa finestrella, o sportello, di cui s'ignora l'uso 
e l'oggetto. La chiave tenevasi nella cassa delle tre 
ebiavi. 



ITT 

d' introduzione fu tutto ripieno di sassi e cementi 
con calcina , e murato F adito o sia porta d ; ingres- 
so in maniera da non lasciare indizio di ciò, che 
lì fu . Garanti di questa ipotesi sono le visite rife- 
rite alF Articolo V. , ed i cambiamenti notabili , 
eh' hanno avuto luogo nelF Altare ( e questi sou 
veri di sicuro, e sono de' tempi di mezzo ) e per 
ultimo la lusinga , che nella formazione della nuo- 
va sotterranea Chiesa sia per rinvenirsi F accennato 
sentiero (i). 

(1) Per lo più s'inganna chi si lusinga. L'operazione 
d' aprire una terza Chiesa rompendo fino a una eer« 
ta profondità ed estensione lo scoglio , su cui posa 
1' eccelsa nostra Basilica in Assisi , riputatasi da so* 
stenitori della seconda ipotesi sicuro mezzo , perchè 
apparisse vera; ma è stato 1' opposto . Sì è conosciute 
per essa falsassimo , che in origine vi fosse un cor- 
ridore 9 il qual mettesse nel sepolcro /e che questo 
fosse a guisa d'Antro , con volta naturale , e ferree 
porte: che per il corridore vi s'introducesse il sar* 
cofago, e vi penetrassero più persone .* che la volta 
sia stata sfondata nel terzo secolo della Religione 
verso la fine; Siccome al contrario si è trovato con, 
sicurezza , che da F. Elia fu nello scoglio scavata 
la stanza sepolcrale , cominciando il lavoro dalla 
superficie, e di sopra calata poi la grand' Urna . Pei* 
annientarla ora basterebbe la prova , che il lavo» 
jo trovatosi dentro alla stanza predetta all' epoca 
dell' invenzione del sacro Corpo fu fatto subito se» 
guita la traslazione, e non al tempo di Sisto IV. 
o del Generale Graziani . A quest'ancora si tengon 
forti i difensori , e riaffacciano sempre , che l'Alta* 
re prima di questi due non era nel luogo 9 ov'è pre« 



112 

Mentre i campioni delie due ipotesi giostrano 
tra loro > e i primi cantali vittoria , ed i secondi 
di speranza si pascono , noi nella nostra indifferen- 
za ci occuperemo in benedire , lodare e ringraziare 
il nostro buon Dio y che si è degnato di visitare il 
suo popolo in quest'infelicissimi tempi, tempi di 
disordine e di sconvolgimento quasi universale , 
col far uscire dal bujo del sepolcro dopo quasi sei 
secoli il suo favorito . Non ha ora ( è vero ) , non 
ha egli queir attrattive , che vestì il di lui frale al 
volar che fece all'Empireo l'anima bella: Non ha 
quelle marche gloriose , che , quasi stelle sfolgo- 
reggiando ? abbagliami co' raggi suoi V acuto guar- 
do, la mente confusero de' superbi veggenti ri- 
masti quindi estatici per lo stupore , riempirono 
di consolazione, più che di maraviglia, il cuor 
degli umili , e rapiron questi e quegli fin sopra 
le sfere a vagheggiarne e benedirne l'autore si 

sentemente a ma in giù verso la nave, ne sopra il 
sepolcro, ma sullo scoglio a contatto col sepolcro > 
onde si diceva bene dicendo , che questo era sotto 1* 
Altare: Non aveva gradini, ed era in piano : non lo 
spero 9 o buca per le lampane, ne colonne e ferria- 
te all' intorno . ( V. pag. 99 101. 120. 122. 199.) 
Dicono che F. Elia non potè fare il gran lavoro suddet- 
to dentro la stanza dopo la traslazione per non ave- 
re avuto comodo e tempo, sì a motivo del nume- 
rosissimo Capitolo , sì per non esser vero , che la Chie- 
sa per P Interdetto si chiudesse ( v. pag. 118. nella 
nota, o pag. Iiqj E per tutto questo credono di 
non potere smontare dalla loro opinione , che abbrac- 
cia sempre le decantate visite potutesi fare a lor pa- 
rere calando di sopra nei sepolcro per una artificio- 
sa apertura. 



TI 3 

grande e mirabile nel servo suo. No, questi fre- 
gi attraenti or più, che mai, utilissimi egli non 
ha: lo perchè sallo Iddio , che Ili ben tutto (i): 
Ha per altro sempre tanto di pregio esteriore ed 
interno, che debbasi riguardare lo scoprimento di 
Lui, comecché mancante dell'antico treno ed ab- 
bigliamento glorioso , per un benefizio del Cielo a 
prò di noi, e qual iride annunziatrice e foriera 
di felicità, e d'allegrezza. Lampeggia chiaro nel 
fatto il Divino volere, e se precisamente additar 
non si può il fine su di ciò inteso dal supremo 
motore, si sa però , che in tutti i suoi maneggi ha 
egli in mira la gloria sua , ed il nostro vantag- 
gio. E l'uno, e l'altra già qui pomposamente ap- 
pariscono: Son lingue non meri sicure che faconde 
per dircelo gii argentei voti, che quasi formali ' o- 
mai un altra veste al simulacro del Santo eretto 
sulla grand* ara . Palesan essi ciò eh' è avvenuto ne* 
dì scorsi a sollievo dell' umanità bisognosa : dicono 
ciò, che sarà ne' vegnenti giorni , e nell'età remo- 
te. La miniera è aperta; miniera di grazie, di 
felicità , d' ogni bene . 

Popoli afflitti della terra un sacro fuoco di de- 
vozione v'investa, una giusta confidenza riempiavi , 

8 
(l) Su di ciò non giova fantasticare. E perchè Dio fe- 
ce sì, che non si trovasse mai ii Corpo di Mosèyma 
sempre occulto ne tenue agli Ebrei anche il luogo 
della sepoltura? La devozione è credula* e ci vede 
poco: talvolta degenera anch' in passione. A eerti 
Eroi singolari j se non gli divinizza 9 facilmente dà 
un rango, che gli fa uscire alquanto dall^ esser d' uo- 
mini . In questa sorta di bene ci vien fatto di ecce- 
dere 9 non senza pregiudizio della Verità e della Gìu* 
stizia . 



n4 

e venite e accostatevi senza temenza a questa sor- 
gente copiosa d' acque benefiche ; chiedetele , e vi 
saranno date non con altro pagamento , che di ri- 
conoscenza e di lode al Padre de' lumi , d'onde o- 
gni grazia e compiuto bene si parte , di venerazio- 
ne e d' affetto air insigne mediatore, e d'un tra- 
sporto d' allegrezza e di gaudio a coni un consolazio- 
ne , rinvigorimento, e conforto. Di questo traspor- 
to ili contemplazione del Santo tuo cittadino (i) i 
segni hai dati più d'una fiata, inclita donna dell' 
Asio; or festeggia di più, e mena trionfo, non 
tanto in vista della tua gloria e temporale vantag- 
gio , quanto ( e maggiormente ) perchè sopra di 
te , e de' tuoi fertili aprichi colli per lui cadranno 
in copia più dell' usato le rugiade celesti , onde fe- 
condata produca tu sempre nuovi frutti d' onore e 
d'onestà. Esulta tu pure, Etruria mia, non per- 
chè fosti degli Avi eli Francesco Patria gloriosa (2) , 
ma per essere stata il teatro d' una rappresentanza 
di stupore al Cielo e alla Terra , nella quale Dio cro- 
cifisso in sembianza d'Angelo impresse in lui le 
sue ferite, ed Et da Cristo prese V ultimo sigil- 
li) Di Assisi Patria di S. Francesco così ieggesi nella più 
volte citata vita in versi . 
Francisci natale solum perfunditur hujus 
Luce quasi solis ., tantique refloret aìumni 
Illustrata novis fulgoribus Urbs veterana 
Assisium, quae valle tenus protensa Spoleti 
Pendet oliviferee convexa cacumine rupis 9 
Tefta subalternans a summis usque deorsum , 
E Bartolommeo di Pisa nel secondo Prologo delle Con- 
formità dice: 99 Civitas Assisti sau&ìficata est, r*o- 
minata , glorificata in S. Francesco cum snis Fratribus • 
(2) V. Appendice N. LVIII. 



lo , ( Dante , Paradis. Gan. XI. ) Esulta , e sicco- 
me a tale spettacolo rimasero atterrite le grandini 
solite a devastare le campagne air intorno del Mon- 
te , ove questo rappresentossi , sicché più non osa- 
nni di comparirvi (i) così in qualunque tuo biso- 
gno tieni fisse iti lui le pupille , come ili un A- 
stro di prosperità , di salute , e senza dubbio lo spe- 
rimenterai protettore amorosissimo . Tu pure , o 
Francia , hai ragione di tripudiare . Quel sangue > 
che nelle vene scorse di Francesco, fu sangue d'u- 
na tua figlia per tutti i titoli rispettabile (2), che 
insieme col latte gli comunicò la generosità 9 la vivez- 
za , il coraggio , la lingua (3) , onde soprannominossi 

(l) S. Bonaventura nella Legg. Mag. e. i5. scrive: j, Cir- 
ca m'ontem Alvernia , antequam SanBus ibi contraile» 
ret moram , nube ex ipso mente surgente grandini* 
violenta tempestas fruéfus terra consuetudinarie deva* 
stabat ; sed post illam apparitionem f elicerti non sU 
né incolarum admiratione grando cessava Ù*c. Bella 
questa grazia, ma più. bella senza paragone l'altra, 
che fece Dio all' Italia di preservarla dalla fame per 
riguardo del nostro Santo, finché visse. Morto lai, 
oh che fame atrocissima !... .( V. Celano pag. 175) . 
(2) V. Appendice N. IdX. 

(5) Sebbene al riferir de' tre Compagni Francesco non 
parlasse a perfezione l'idioma Francese, pure al dir 
del Celano Ei del medesimo si serviva frequente- 
mente y quasi presago , che in Francia ^ forse più 
che altrove , riscosso avrebbe onore, culto , venerazio- 
ne . L'usava in specie, quando pieno di fervore pro- 
ferir voleva sentimenti forti , e da far colpo , come 
pure nella gioja e allegrezza del cuore , e volendo 
cantare le lodi di Dio. ( V. pag. 147» e 217. ) 



Ilo 

Francesco , quasi fosse germoglio tutto tuo (i). Gli 
fosti diletta e cara 9 benché sol veduta da lungi ? se pur 
non è vero , che penetrasse un giorno le tue fron- 
tiere (2). Ei t'amò, specialmente in vista del tuo 
trasporto di riverenza ed amore verso Gesù, nell' 
Eucaristico Sacramento (3) . Avevati scelta per suo 
campo di battaglia risoluto di venire a sfidare in 
te , dove V eresia , dove il vizio , e predicando la 
penitenza e la croce fare , che alla tiepidezza suc- 
cedesse F Eroismo , come in pria , per cui sì bella 
comparsa tu facevi ( e farai sempre , benché il tuo 
bello certe macchie ombreggino ) ne' Fasti del Sa- 
cerdozio e dell' Impero ( Gel. pag. 62 ) . Ti amò , 
ed or ti ama , ed unisce colassù nell' Empireo le 
sue alle preghiere degli altri Comprensori ( figli 

(1) V. Appendice N. LX. 

(2) Il Pisano nella Conformità 4°« scrive., che ritornando 

S. Francesco di Spagna passo pel contado d'Avigno- 
ne s e vi fece de' miracoli, cbe narra . E la Cronica 
de' 24. Generali dà notizia, che si fermò a Montpel- 
lier alloggiato nello spedale 9 di cui predisse , che sa- 
rebbe stato Convento dell'Ordine. Dice di più, che 
nel ritorno di Spagna dopo visitato S. Giacomo fece 
un miracolo in Provenza tra Nonio e Corgogno . 
(3) Diligebat Francia??! , scrive F. Tommaso pag. 25<) t ut 
amie am Corporis Doi?}inì;, atipie in ea mori propter sa" 
crorum reverentiam cupiebat . ( Forse vidde ciò Fran- 
cesco co 5 suoi occhi 9 d'espressione mi fa propende- 
re a crederlo. Si era già indirizzato a quella volta 
( Cel. pag. 62 ) ; Ma in Firenze fu dal Cardinal Ugo 
o Ugolino de' Conti d'Anagni persuaso a non prose- 
guire il viaggio. Per lo che inviò là in sua vece il 
B. Pacifico della Marca s come nella Cronica de' 1\. 
Generali all' anno 121^. ( V. Appendice Munì. 5. ) 



tuoi , o Avvocati ) per ottenerti dopo un seguito 
doloroso di mali, una serie di secoli pacifici, ne' 
quali con la virtù gareggi in te la prosperità. Sor- 
gi tu in Une, o mistica Gerusalemme, diletta Spo- 
sa di Gesù Cristo, e mia cara madre, o Santa Cat- 
tolica Romana Chiesa, e lodi canta festeggiarle e 
gioconda al Dio tuo. Ben tei rammenti, che Fran- 
cesco fu costituito tuo forte sostegno . E tal fu 
sempre ; e non lo sarà molto più ora uscito dal si- 
lenzio e dal sonno? Il Laterano a tanti urti e tan- 
te scosse par che pieghi e minacci ruina , come già 
al tempo del terzo Innocenzo (i). E che temere? 
siccome allora gli fu d'appoggio e lo resse, ora pu- 
re lo assicurerà qual antemurale potentissimo. 

Benedetto sia cento e mille volte il Signore, 
che misericordioso e benigno si è compiaciuto, e 
compiacesi di consolar tutti nel servo suo . 

(ì) Questo Pontefice vidcle in sogno cadere il Tempio di 
S. Giovanni in Laterano 3 e che Francesco fattosi so- 
stegno d' appoggio il trattenne che non rovinasse . 
Lo riferiscono F. Tommaso di Celano pag. 5o e i 
tre Compagni presso i Bollandisti. Leggesi ancora 
in ambedue le Leggende di S. Bonaventura e nella 
Cronica delV Umbro ( V. nel!' Appendice i numeri I. 
e IX. ), e nella storia di Giovanni Villani, che visi 
aggiunge S. Domenico 9 non si sa con qual fondamen- 
to , nel che fu secondato da F. Agostino da Mondol- 
fo nel suo povero Poema s> II Francesco , o sia Ge- 
rusalemme Celeste conquistata: V edesi poi dipinto da 
Giotto nella Basilica superiore d' Assisi. 



APPENDICE 

DI 
ANEDDOTI, OSSERVAZIONI, E MONUMENTI 

ANALOGHI 
ALLE PREMESSE NOTIZIE. 



NUMERO I. 



N, 



on la Terra di Cellino in Abruzzo fu , come al- 
cuni vogliono , la patria di F. Tommaso primo bio- 
grafo di S. Francesco, ma Celano o Celiano , pur 
cospicua Terra di detta provincia , oggi Città , che 
sotto il Governo de' suoi Conti cresciuta in poten- 
za osò circa il 1222. di far testa a Federigo IL 
Imperatore e Re delle due Sicilie, motivo per cui 
la spianò e distrusse, fattane passare in Sicilia 
( Riccardo da S. Germano scrive a Malta ) la po- 
polazione avanzata ali 7 eccidio. Che fosse della stir- 
pe de' prefati Conti ( chiamavasi appunto Tomma- 
so il Conte dominante in tempo delF accennata 
sventura , al riferire di Giovanni Palazzi nella vi- 
ta di Federigo ) si asserisce dai Celanesi , ma sen- 
za buone ragioni alla mano . Per altro può ben creder- 
si , supposto vero, come pare, che foss' egli uno 
di <jue' nobili ; a' quali S. Francesco dette V Abito 



T20 

Religioso circa il I2i3. tornato indietro dalla Spa- 
gna, conforme scrive Tommaso stesso pag. 47* do- 
po aver dello, che Dio ebbe dei riguardo per loro 
con fare , che il buon Padre proseguir non potesse 
il suo viaggio in Marocco smanioso del martirio. 
Ma che che sia di ciò, con sicurezza si sa esser e- 
gli stato discepolo , familiare , e confidente del San- 
to, dal quale destinato con altri a passare in Ger- 
mania per propagarvi V Istituto fu nel viaggio as- 
salito da non leggiera infermità , che lo arrestò in 
Bologna alloggiato nel Convento fatto di nuovo , e 
vi si trovava tuttora , quando il S. Padre da Vero- 
na vi giunse , ed avendo sentito chiamar quel luo- 
go la Casa de' Frati negò di porvi piede , anzi ob- 
bligò tutti ad uscirne, anche gl'infermi, tra' quali 
Fr. Tommaso, che lo scrive pag 176. coprendosi 
sotto persona terza . ( Il P. Wadingo scrive , 
che r infermo fu il B. Leone, e cita la vita 
scritta dai tre Compagni: per altro non vi si 
legge , e ciò conferma ¥ osservazione de' PP. Bol- 
landisti , che ¥ Annalista non lesse le antiche Vite 
di S. Francesco rapportandosi ciecamente a Fr. Maria- 
no . In Germania trattennesi Fr. Tommaso fino al 
1224? se il vero dicono le Croniche MS, della Pro- 
vincia d' Argentina da me lette a Lucerna . Là fu 
Custode de' Conventi del Reno, cioè superiore ih 
quel Dipartimento, chiamato altrimenti fra noi Cu- 
stodia 3 e nel 1223. Vicario in quella estesissima 
Provincia per l'assenza, o mancanza del Provin- 
ciale. Canonizzato S. Francesco ebbe egli l'incari- 
co da Papa Gregorio IX. di cornporne la vita, che 
però si trova dettala leggenda di Papa Gregorio. 
La terminò e pubblicò qualche tempo avanti la Tra- 



121 

slazione, della quale perciò non fa motto. Quello, 
che vi riferisce, o veduto avevalo co' proprj occhi, 
o udito dalla bocca del Santo, o da quella di spec- 
chiatissimi testimoni ; Coronano 1' opera una viva- 
ce descrizione dell'atto straordinariamente solenne , 
con cui fu posto nel Ruolo de' Santi , e la serie 
de' miracoli pubblicati in tal circostanza ( Y. pag. 
io3. dell'edizione di Roma ) . 

Qui nasce un dubbio . Questa vita comincia col 
Prologo « Actus et vitam ec. non così però presso Ber- 
nardo da Ressa . Al riferire di questo il principio 
è : Quasi Stella matutina ec. e ce ne assicura il 
P. Ireneo Affò nel proemio alla vita di F. Elia . E 
donde questo divario? Il detto Letterato crede, 
che le parole : Quasi stella ec. fossero il Tema ; 
non fu questo piantato in fronte a tutti gli esem- 
plari di detta Vita ; nel codice di Bernardo esiste- 
va , e però scrisse , che cominciava , con quelle pa- 
role . Io ne convengo, fuorché nel termine Tema» 
Fu un altro Prologo , che principiava così ; del 
qual prologo , o esordio , abbiamo quest' altre parole 
nel commento al Canto VI. del Paradiso di Dante 
(commentatori Laudino , e Vellutello) Quasi sol o- 
rìens Mundo , Vita , doctrina , et miraculis claruit : 
Vita ispirando spiritual lucis , doBrina seminari-» 
do , miraculis santificando . Due Prologhi sono 
nelle Conformità di Bartolomeo di Pisa , due nel- 
la Cronica .... Ma che giova dir più ? Rientria- 
mo in strada , 

Non andò guari , che posero mano a questa 
Vita per ridurla in compendio e miglior ordine due 
valenti uomini di que' tempi , supposti Giovanni da 
Ceprano Notaro Apostolico ; e Fr. Giovanni da Cari- 



122 

zia Inglese , die ( e Provinciale per anni dodici e 
più sicuramente in occasione de' Capitoli passato per 
Assisi , che ben descrive Provinciale della bassa 
Àlemagna , o sia di Sassonia,) vestì nel 1234* Mo- 
naca in Praga la Principessa Agnese figlia d' Otto- 
caro Re di Boemia promessa al testé mentovato Ce- 
sare , come diffusamente narrasi in antica Cronica , 
clie arriva all' anno 1 335 di Francescano autore Um- 
bro, e probabilmente Assisiano, che originale con- 
servasi neir Archivio del nostro Convento in Assi- 
si , e di cui tratta il P. Sbaraglia nei supplemento 
agli Scrittori Francescani N. CCCXLII. ( Doven- 
dola io citare in seguito la nominerò : Cronica dell' 
Umbro ) . Il primo scrisse in prosa con florido sti- 
le , ma non col sentimento ed unzione di F. Tom- 
maso. Gii tenne dietro passo passo, e solo in fine 
soggiunse la storia , ma succinta , della Traslazio- 
ne . Di questo ristretto riportansi più brani da' PP. 
Bollandisti nel T. 2 d' Ottobre . U altro poi can- 
tò le glorie del Padre suo in verso esametro , con- 
ducendosi fino alla Canonizzazione inclusive . De- 
dicò il libro a Papa Gregorio esaltandone il meri- 
to . Conservasi questo non spregevol lavoro mano- 
scritto nei prefato Archivio . A tempo e luogo ne 
daremo qualche saggio . Ulteriori notizie dell' Au- 
tore si hanno 11 eli' anzidetto Supplemento etc. V. 
Joannes Cantianus , 

In queste tre Vite dette comunemente Leg- 
gende , e nella ristrettissima Epitome , che della 
sua fece lo stesso autore in nove non brevi lezioni 
per V Uffizio del Santo ( Ved. in fine N. LXII. ) 
e negF Inni , Antifone e Responsorj di detto Uffi- 
zio, lavoro per lo più di Fr. Giuliano di Fran- 



123 

eia , ed in alcune Séguenze , tutta comprendevasi 
la storia delle di lui virtù e glorie, allorché nel 
1244» f u m Genova eletto Ministro Generale il 
dotto , pio e coraggioso Fi\ Crescenzio Grizzi da 
Jesi . Non fu egli punto di questa contento , sa- 
pendo che vi mancavano non pochi rilevanti fatti , 
detti, e pregi dell' Istitutore santissimo, e certe 
circostanze d'importanza de 7 fatti stessi già riferi- 
ti . Quindi premendogli , che il taciuto ed omesso 
fin' allora per non esser giunto a notizia non ri- 
manesse sepolto neir oblìo e perisse, indirizzò sen- 
za indugio calda pressante lettera a que' Frati , che 
credette in grado di sapere il di più , che sfug- 
gito fosse alle prime diligenze e ricerche , e spe- 
cialmente al nostro Fr. Tommaso , ingiungendo 
loro di raccoglier tutto , formarne un volume, e 
comunicarlo al pubblico col moltiplicarne le copie» 
Ubbidirono prontamente uniti in santa lega i BB. 
Frati Rufino, Angelo, e Leone stati familiari del 
Santo , e formarono un Appendice , chiamata co- 
munemente la Vita de' tre Compagni , più atta a 
raddrizzare e riordinare le precedenti , che ampliar- 
le ed accrescerle. Obbedì F. Tommaso, ed ajuta- 
to dagli altri ( ne nomina alcuni nel Prologo ) tes- 
sè una nuova vita di cose tutte nuove più volumi- 
nosa della prima. E' osservabile, che in essa nul- 
la ritratta di tutto ciò che nella precedente scritto 
aveva: segno chiaro, che non v'erano nei vistosi 
da dare nell' occhio , e meritevoli d ? una formale 
correzione . Peccato che i PP. Bollandisti non i' 
abbian veduta ! . . . . 

L'unione di queste due vite forma quella, 
che volgarmente è detta Leggenda Vecchia per 



124 

distinguerla dall'altra, che da pari suo compose San 
Bonaventura ad istanza del Capitolo generale di 
Narbona del 1260. e fu detta Leggenda Nuova, 
stata pubblicata nel Capitolo di Pisa tre anni do- 
po . Questa ^ non può negarsi , è cosa bella , e nel 
suo testo Latino leggesi con piacere ; ma pure in 
sostanza non è che un epilogo o estratto delle pre- 
cedenti , ed epilogo troppo succinto , tacendo visi 
tante particolarità valutabili di fatti, di detti , e di 
gloriosi aneddoti , onde più risalta ( ed oh quan- 
to più )! il merito di Francesco, e più ne gode, e 
maggior utiìe ne ritrae chi legge . Eravi stato 
omesso anche il sogno d' Innocenzo III. che vidde 
una Palma spuntare a' suoi piedi , crescere , e 
farsi grande e bello albero ( simbolo di Francesco ) ; 
Ma Papa Niccolò IV. essendo Generale vel fece 
inserire unitamente al gran miracolo di far nasce- 
re nuovi occhi nella fronte d' un povero innocente 
cui erano stati schiantati; più piccoli per altro de' 
primi , prova continua del miracolo riferito sopra 
all' articolo VI. Quindi fu , che la Leggenda vec- 
chia malgrado il decreto del Capitolo di Parigi 
(1266) a favore di quella di S. Bonaventura ebbe 
sempre tutt' il credito nell' Ordine , sicché legge- 
vasi tra' Frati alla pubblica mensa, e scrive ciò 
del Convento di Avignone 1' autor della Cronica 
de' 24 primi Generali , e vi si leggeva per ordine 
del General Fr. Gherardo di Oddo . 

Mi sono dilungato in questa materia, perchè 
ho creduto di tradire il Pubblico non decifrandola 
competentemente . Ora a buon conto ei sa , che 
dall'anno 1228. fino al 1266. fu per ordine de' 
Superiori travagliato con tutta diligenza ed impe- 



gno da personaggi santi , dotti, ed avveduti (San 
Bonaventura se ne dette tal carico , clie portossi a 
bella posta in Assisi per assicurarsi meglio di cer- 
ti gran fatti , e giunse ad esigere il giuramento 
da' primi soggetti dell'Ordine d' una virtù singo- 
lare ), e ciò a fine di tutte rinvenire le notizie 
concernenti S. Francesco , e sa , che queste si han- 
no ne' sopra indicati libri . Dopo questo è inutile 
che desideri su tal proposito > e cerchi di più , che 
sappia veramente d' interessante . Non potrà mai 
averlo , tale almeno da potersene fidare e starne 
sicuro, nò pure presso i Cronisti e Storici contem- 
poranei , se si eccettui qualche circostanza di tempo 
di luogo ec. , e molto meno poi negli scrittori di 
sessanta o settanta anni dopo , anzi di qualche se» 
colo ancora, quali sono tra' nostri , Fr. Ubertino 
di Gasale , Fr. Angelo Clareno , Fr. Alvaro Pela» 
gio , Fr. Jacopo del Tondo , Fr. Ugolino da Mon- 
te Giorgio, in antico Monte Santa Maria, Fabia- 
no Unghero ( di questi due non si conuscon le ope- 
re , si trovan bensì citati ) , tutti di poco anterio- 
ri al l35o. E Fr. Bartolommeo di Pisa del 1899. e 
Fr. Giacomo Oddi del i/\8o. e Fr. Mariano di Fi- 
renze del i523. e Fr. Marco di Lisbona dei i54o. 
e il Gonzaga e il Bidolfi ec. E quali pur sono gii 
opuscoli anonimi a De rebus gestis B. F. in par- 
tibus Reatinis » attribuito falsamente al B. An- 
gelo Tancredi : De inceptione Ordinisi De inveii- 
tione Montis Alvernce ; Speculimi perfefìionis sta- 
tus , FF. Minorum ; De canoni zzatione S. Fran- 
cisti , Floretum , Legenda antiqua , Ù altera Leg- 
genda citata nelle Conformità del Pisano (1) ; I 

(i) Questi Fiorettisi sono ristampatine! 1818. e nel 182$ 



126 

Fioretti di S. Francesco ec. Tutti libercoli del Se- 
colo XIV. inoltrato, de' quali si servì, non sem- 
pre abbastanza avveduto, Fautore della Cronica 
de' 24 Generali, e senz' avvedutezza punto il Pisa- 
no suddetto ; gli affastellò poi alla peggio , e ne 
fece un zibaldone ( veramente rudis indigestaque 
moles ! ) e pubblicollo nel i5o4 un Francescano 
Ungarese , e di grosso sajo , come pare, intitolan- 
dolo » Speculimi vita? S. Francisci , Ù sociorum: 
Penetiis per Simonemde Licere, Stia ben guardin- 
go il Pubblico con costoro , e con tutti i moderni 
scrittori delle geste di S. Francesco , ciechi seguaci 
di sì meschini condottieri . Usi con esso loro di 
tutto il rigore della critica , se non vuoi essere in- 
gannato , e si faccia una legge di non credere , 
quando particolarizzano sopra del S. Padre, e de y 
primi di lui Compagni e discepoli, se non addu- 
cono irrefragabili documenti , ed in termini . Quan- 
di anche qualche spiga non spregevole siasi sottrat- 
ta alla falce de' sopram mentovati valenti uomini , 
F ha poi trovata F. Leone , ed inserita nella vita 
del B. Egidio Testatico, che genuina ( quale non 
è quella de' PP. Bollandisti ) ci ha conservata la 
Cronica suddetta : indi Fr. Bernardo da Bessa se- 
gretario di S. Bonaventura , che ce V ha poi data 
or in uno ed or nei! 7 altro de' suoi scritti indicati 
nella stessa Cronica e nella Biblioteca Francescana , 
e finalmente il Parmigiano , Fr. Salimbene , e il Bo- 
lognese Fr. Pellegrino , già Religiosi nel 1240 . 

Torno per un momento al prode Celanese per 

in 53 capitoli. Chi li legge si contenti della purga- 
ta lingua Toscana, ma non creda vere tutte le co- 
se inseritevi 9 sebbene gli Editori nella prefazione 
3e spaccino tutte per vere: anzi ne creda poche. 



far sapere alla colta Gente vogliosa di conoscerlo, 
che le divisate due vite di S. Francesco, opera dei 
medesimo, furono stampate in Roma Tanno 1806. 
da Lino Contedini in 8. per le premure del dotto, 
accurato, ed instancabile P. M. Stefano Rinaldi, 
di cui è lavoro la Prefazione . Questa potrà consul- 
tare chi è vago di saperne d'avvantaggio. Altro a 
me non resta a dirne , se non che aggiunse alla 
vita seconda un Trattato de' miracoli del S. P. 
Crescentius, scrive Fr. Salimbene , prcecepit fratri 
Thomce de Celiano , ut iterum scriberet » . . , Et 
scripsit tam de miraculis , quam de vita ec, Ciò 
si conferma dall'autore della cronica prelodata con 
questo divario, che l'ordine di trattare a par- 
te de' miracoli gli venne , non da Fr. Crescen- 
zio, ma dal B. Giovanni Burali nuovo Generale , 
come appare dalla dedica premessa a quei trattato, 
e dal suddetto autore riportata. Così è veramente, 
mai poi sbaglia V oltramontano scrittore dicendo , 
che fu Tommaso nativo di Ceprano. Si vede a col- 
po d'occhio esser questo un equivocete ce ne ren- 
de sicuri il sapere , che anche poco innanzi era 
in detto abbaglio caduto ( cioè aveva detto : Tho- 
mas de Ceperano ) in occasione di tramandar la 
notizia , che incaricato dal General Crescenzio ave- 
va compilato la Leggenda , le cui prime parole 
sono » Placuit universitari Capituli , & vohis , Re- 
verendissime Pater ec. E chi non sa , che questa 
fu indubitatamente parto di Fr. Tommaso di Ce- 
lano? Novanta anni prima avevalo lasciato scritto 
il detto Fra Salimbene . S. Antonino non ebbe ca- 
pitali per distinguere Y equivoco preso dal suo prin- 
cipale ; adottò V errore 7 e molti seco vi strascinò « 



128 

Si consulti il sopra citato P. Sbaraglia nel Supple- 
mento ec. 

Per nulla omettere di quel , che so di questo 
primo e rispettabile storico Francescano, dirò qui 
per ultimo aver egli scritto la vita ancora di S. 
Chiara. Manoscritta l'ho io veduta nella libreria 
di S. Lorenzo in Firenze con la notizia , che Fi\ 
Tommaso di Celano ne era Fautore. Par mi d'ave- 
re incontrata questa memoria anche nello scorrerne 
V Indice. Contento della scoperta fatta non cercai 
di più. (Certamente è nella Magliabechiana CI. 
38. Cod. 335 ma volgarizzata ) . A dire il vero 
nella vita di detta Santa composta da un France- 
scano ( per quanto pare ) incombenzatone dal Pa- 
pa Alessandro IV. pubblicata da' PP. Bollandisti ai 
12. Agosto, e da me letta, io ci trovo molto del 
nostro Tommaso, e V ordine , e lo stile, e la fra- 
se. Vi manca lo spirito, che spicca nella vita di 
S. Francesco ; ma non vogliamo conceder nulla a 
ventotto anni di' più , e all' ineguaglianza de' sog- 
getti considerati in se , e ne' varj rapporti ? 

NUMERO IL 

Porziuncold vocabolo d' un picccl tratto di 
terra nella pianura d'Assisi renduto celebre per una 
Chiesetta erettavi in antico a onore della gran Ma- 
dre di Dio, e però detta: Santa Maria in Por- 
tiuncula. Di questa non occorre qui a dir altro, 
se non che abbandonata e rovinosa fu restaurata e 
quasi rifatta da S- Francesco nel I 208, nella qual occa- 
sione costruì non molto quindi lontana una povera 
stanza per suo ricovero; che in essa intervenuto al- 



T2(? 

la messa nella Festa di S. Mattia Apostolo ( i^ 
Febbrajo 1209) udite ed intese le parole del Van- 
gelo corrente iu quei tempi ( V. qui sotto N. Vili. 
Nihil tuleritis in via > neque bacici um , neque pe- 
ram , neque panem 7 neque pecuniam y Ù duas tu- 
nicas ne abeatis » ( Lue. 9. ) pensò d' abbracciare que- 
sta foggia di vivere, onde uscito di Chiesa, e meglio 
assicurato dell' intelligenza di dette parole gittò via 
il bastone, la sacca, il danaro, la cintola di cuojo , 
e le scarpe, e degK abiti, che aveva in dosso, ri- 
tenuta la sola sopravveste si cinse con una funicel- 
la ; e finalmente che ottenuta sul terminare del 
1210 o piuttosto nel 121 1. non molto inoltrato, la 
Chiesa predetta dall'Abate del Monastero di S. Be- 
nedetto nel Subasio , cioè nella costa o pendice del 
monte Asio , vi edificò contiguo un piccol Conven» 
to ( V. sotto al Num; 60. il passaggio di questo 
agli Osservanti ) . 

Neil' accennata risoluzione di Francesco scor- 
gono alcuni T istituzione dell'Ordine de' Frati Mi- 
nori , e però dicono , che questo ebbe principio 
nella Chiesa della Porziuncula . Ciò assolutamente è 
mal detto . In Chiesa ei si sentì muovere e dispor- 
re a far quello che inteso aveva intimare nel Van- 
gelo agli Apostoli: fuor di Chiesa si decise , e man- 
dolio ad effetto , ma per se solo j e senza idea di 
tirar gente a fare lo stesso . Divulgatosi il fatto fe- 
ce tal sensazione in due signori d'Assisi, che lo 
imitarono coraggiosi, e a lui come capo si unirono 
uno a i5. e l'altro a' 16 del mese d' Aprile . Ecco 
la società regolare , ecco V ordine . Se veruno se gli 
fosse unito , sarebbe rimasto solo . E allora ? . . . 

Di questa Chiesetta grandi cose riferisconsi in 

9 



I s° 

un libercolo intitolato » Breve e compendiosa de- 
scrizione ec stampato per la decima volta Y anno 
1802. in Assisi, benché proibito fin da principio 
per certe falsità . Tra le altre alla pag. 27. si cita testi- 
mone S. Bonaventura, che S. Francesco disse do- 
versi seppellire il suo cuore alla Porziuncula , e re- 
star ivi ec. Impostura ! dove ciò scrive il S. Dot- 
tore ? ed il finto F. Crescimbeni non scrive alla 
pag» 101. nella nota, che leggesi nella Vita di S. 
Francesco de BB. Compagni e. 85. Ecclesia S. Maria: 
Angelorum caput et mater totius Fieligionis ? 

NUMERO III. 

Molti aneddoti gloriosi pel nostro Santo oc- 
corsi e in Rieti, e in Siena, s'incontrano in Ce- 
lano . Primieramente V onorevole e cortese acco- 
glienza fattagli in Rieti dal Papa e da tutta la Cor- 
te ( V. pag. 82 ) ; r alloggio quivi datogli nel Pa- 
lazzo Episcopale (iG5); la guarigione istantanea del 
Canonico Gedeone tutto rattrappito ; e la funesta 
predizione fattagli ed avverata (ibi); la generosa 
cessione del suo mantello ad una poverella malata 
d' occhi (195.) ( Si noti questo mantello per con- 
vincer chi nega /che si portasse da Frati ne' primi 
tempi deir Ordine , per non essere espresso nella 
Regola: e si noti, che questo mantello era stato 
comprato : Paulo ante Guardianus emérat ipsum : 
e con che comprato ?,.. E nella Marca non comprò 
due agnelli con dare per prezzo il suo mantello? Se 
pertanto il Card. Jacopo de Vitriaco scrive de' FF. 
Minori « non utuntur palliis » debbe intendersi 
de' larghi e lunghi mantelli. ) Seguitiamo. Riferì- 



f 3 f 

sce il passaggio dall' Episcopio al Convento fuor di 

Città , ed il lauto pranzo dato quivi al medico con 
vivande mandate dalla Providenza ( pag. 167. ); 
la contentezza da Francesco provata una notte nei 
sentir sonare essendo in Rieti nonsoqual cetra deli- 
catissima. ( Il fatto è descritto graziosamente p. 217: si 
noti , che non vi si dice toccato da un Angelo qdeiT i- 
strumento a corde y come spacciano i moderni ) . Rife- 
risce il passaggio da Rieti a Siena, e l'incontro a- 
vuto nella pianura sotto la rocca di Campiglia tra 
Radicofani e San Quirico di, tre similissime donile , 
che lo saiutarono , e che ; ricevuta la limosina dal 
medico d'accompagnatura invitato a ciò fare dai 
Santo, disparvero ( Pag. 195* Anche S, Bonaven- 
tura nella Legg. magg. C. VII. ) la dimestichezza 
d'un Fagiano statogli regalato a Siena, e Y attacca- 
mento sorprendente a lui di questo volatile ( p. 
^4° )? e l° scioglimento di questioni Teologiche dif- 
ficilissime propostegli da un Maestro Domenicano 
( p. 202 ) . Questi aneddoti , e forse qualche altro 
in Greggio , e altrove da me non avvertito, si leg- 
gono per dire il vero in alcune moderne vite , ma 
fuor di luogo e fuor di tempo i e quasi tutti alte- 
rati con aggiunte e ridicole interpretazioni . Io non 
gli ho inseriti nel corpo di quest' opuscolo per es- 
ser eglino fuori della mia sfera .Si coutenti chi leg- 
ge, che io gli abbia accennati. 

NUMERO IV. 

In Ravacciano, contrada poco discosta da Siena 
a Tramontana, risiedeva questo Convento fondato 
dal S. P» Tanno 1212. Più volte ei vi si fermò e 



trattenne a gran prò di quella illustre Città -, la 
quale ebbe un giorno il bel contento di vedere alla 
predicazione vdi Lui cessare tra figli suoi le stragi e 
le nimistà, e tornar la calma , calma durevole .(V. 
Cronica d' Andrea Dei nel Muratori Rer. Ital. Scr. 
T. XV* e la Cronica de' 24. Generali , In vita B. 
Massei ed il Pisano Confimi. 8. ) Nel 1236. passa- 
ti i Frati in alto alla Chiesa di S. Pietro presso 
Porta Ovile ora San Francesco , non fu abbandonato 
del tutto il primiero luogo , verso di cui mantenne 
sempre il Popolo della devozione. Vi si conservai! 
tuttora la pietra, che servì di capezzale al Santo, 
ed un grosso Leccio proveniente dal bastoncello, 
che sopraggiunto una sera lasciò fuori fitto sul suo- 
lo, e che la mattina trovossi aver barbicato, e 
messe le foglie ( Il Dei suddetto ). Si deve inten- 
der questo luogo, allorché F. Tommaso rammenta 
Siena pag. 88. 193. 194. 202. 234- 240. 

NUMERO V. 

Questi è quel famoso Poeta coronato dall' Im- 
peratore, e chiamato comunemente non con altro 
nome , che Re de' versi . Incontratosi a sentir pre- 
dicare S. Francesco alle Monache in S. Severino 
nella Marca restò sì vivamente colpito , che abban- 
donato il mondo abbracciò Y istituto col nome di 
Fr. Pacifico impostogli dal Santo . Riuscì tra frati 
uno de' più ragguardevoli del suo tempo. Inviato 
nelle Gallie vi propagò l'Ordine, che resse il pri- 
mo col titolo di Ministro nella così detta Provin- 
cia di Francia ( S. Bonav. Leg. mag. e. 4- e Cro- 
nica de' 24 Gen. fol. 2. ) . Fra Mariano lo crede 



i3 3 

morto colà, -ma non sa il luogo; lo addita bensì 
il Wadingo an. 12 12. N. 4°> nulla però adduce 
per prova, che sappia veramente d'antico ed au- 
tentico. A ben essere nell'Aprile del 1226. era ri- 
tornato in Italia , ed assisteva in Siena V infermo 
buon Padre ; e Provincial di Francia in detto anno 
era Fr. Gregorio Lombardo, come dalla lettera di 
Fr. Elia al medesimo presso il Wadingo N. 45. Co- 
sa fosse di Pacifico dopo la morte dei S. P. non 
\' è scrittore, che lo dica. Solo la Cronica de' 24. 
Generali ci dà qualche motivo di crederlo fissato 
di stanza nel Conventino di Soffiano nella Marca, 
o quindi passato a Brunforte sempre decantato per 
un gran Santo . Eccone le parole : » Sub hoc Ge- 
nerali ( Fra Giovanni Parenti ) floruerunt in Mar- 
chia magnai perfettionis Fratres Paciftcus & Hu* 
milis , ambo germani , Ù sanótitate mirabili esem- 
plar es , et cum unus in loco Suffiani ex hàc vita 
migraret , jrater eius in remotis agens vidit Am- 
mani eius Coelum ascendere retta via . Revolutis 
aliquibus annis ille , qui supervivebat in ditto lo- 
co Suffiani morabatur , ubi decesserat Jrater su- 
us . Tunc vero ad petitionem Dominorum de Brun- 
fortio ille Conventus per Fratres ad.alìum locum 
est mutatus , & translata etiam fuerunt Ossa Fra- 
trum ibidem sepultorum . Tunc ille Frater Ossa 
germani sui cum maxima deVotione accipiens ir- 
rigatus abundantia lachrimarum illa cum magna 
reverentia trattando , & osculando cum vino lavit , 
6" in pulchra tobalea curiose involvit. Quod fra- 
tres alii attendentes fuerunt scandalizzati de i- 
pso , quìa cum esset tanta santtitate famosus ( tro- 
vo usata da altri scrittori questa frase parlando di 



134 
Pacifico ; ciò muoverai a crederlo desso in questo 
luogo ) sic carnali affezione germani sui ossa in 
tantum honorabat . Quìbus Me satisfaciens di- 
xit . . . In die obitus fratris mei in loco remoto 
orans vidi eius animam ascendere Paradisum . 
Parrebbe che si dovesse dir morto in questo nuovo 
Convento il nostro Pacifico, Ma posto ciò vero P co- 
me s' intende , che di uom si santo non si ha me- 
moria nella Marca ? E' rammentato Pacifico nella 
Cronica degli Imperatori e Papi inedita nella libre- 
ria in Firenze di S. Lorenzo . Dice F autore d' aver- 
lo veduto portare una tavola di legno coir imagine 
al vivo di Gesù crocifisso , non dipinta , ma natu- 
rale. Arriva fino al 1274» 

NUMERO VI. 

Più volte è nominato dal Celano il Convento 
delle Celle di Cortona , e specialmente p. 85. i63. 
jq3. Il posto discosto un miglio e mezzo dalia Cit- 
tà a Ponente non può esser più orrido y ne più me- 
schina T abitazione . Non si capisce però , come il 
P. Affò scriva averlo Fr. Elia renduto ameno e de- 
lizioso . Io non so , se tutt' i tesori di Creso fossero 
bastanti per ridurlo tale . Se l'erudito Padre valu- 
tato avesse un poco più le note dell'anonimo Gor- 
tonese primo scrittore della vita del prefato Gene- 
rale, trovato avrebbe, che il luogo ameno e dilet- 
tevole detto Celle da Elia fabbricato per se e per i 
tredici suoi compagni , come riferisce Fr. Salimbe- 
ne, non ha che far nulla col Convento fondato da 
S. Francesco . Quindi da per sé cadono certe sue 
deduzioni rispetto alla morte del B. Guido ec. 



'35 
NUMERO VII. 

In Satriano Francesco alzò cattedra , e con pro- 
fitto . I Signori delT accompagnamento andarono in 
giro per quel villaggio a proveder vettovaglia col 
danaro alla mano, ma non trovarono chi la voles- 
se lor vendere . Ricorsero perciò al Santo , e lo pre- 
garono a voler loro far parte delle provisioni , che 
ricevute in limosina aveva seco portate per sosten- 
tamento suo e de' suoi . Eh via ! rispose : Sapete 
perchè non avete trovato niente per refbcillarvi ? 
perchè avete più fiducia nelle vostre mosche ( cioè 
i danari ) che in Dio . Gite di nuovo in volta per 
il Paese, chiedete il bisognevole in limosina per 1' 
amor di Dio, e vedrete. Non vi vergognate, e ri- 
cordatevi, che dopo il peccato tutto è dato per li- 
mosina, la qual si dispensa dai Celeste Padrone a 
tutti, e buoni e cattivi. Que' Signori si appigliarono 
a sì fatto suggerimento, e trovaron roba di sover- 
chio , avendo gli abitanti gareggiato in sovvenirgli * 
( Gel. pag. 187. ) 

NUMERO Vili. 

Il sapersi con certezza , che a tempo di San 
Francesco nella Messa di S. Mattia ai 24. Febbrajo 
leggevasi in Gap. IX. del Vangelo di S. Luca ( V. 
qui sopra num. II. i PP. Bollandisti dicono il G- 
X. di S. Matteo: In sostanza è lo stesso ) e non 
in altra Festa tra Tanno, ci assicura del giorno, 
in cui Francesco fece il gran passo. Circa Tanno 
se s' incontra ne' Cronisti del divario, ciò nasce dal 
principiar eglino Tanno dal 25. di Marzo giorno 



dell'Incarnazione del Divin Verbo, o dal primo 
d'Aprile, e però sino al dì detto segnano anno 
1208. mentre secondo lo stile della Chiesa già F 
anno 1309. è di tre mesi. Il Pisano nella IX. Con- 
formità scrivendo » Biennio completo cum in quo* 
dam Apostolorum Festo f or mani intelligeret da- 
temi Apostolis ec. mostra d' aver saputo che il det- 
to Vangelo leggevasi nella festa d' un Apostolo , 
ma non scoprì chi fosse, e però non accenna il 
giorno, Fuor della festa di S. Mattia non leggeva- 
si che nella Feria quinta dopo la Pentecoste, co- 
me pur oggi costumasi . 

NUMERO IX. 

Si legge in alcune Vite di S. Francesco , che 
dimorando egli nel!- Episcopio d'Assisi, quel Go- 
verno geloso gli tenne per sicurezza le guardie : che 
non potendo gustar cibo ebbe voglia di certi pesci, 
e nel momento questi sopraggiunsero per divina 
disposizione spediti da Rieti dal Provincial Ghe- 
rardo ( Pisanus Cofiform. Zi ) ; che sfogandosi in 
cantar laudi e divote canzoni gli suggerì Fr. Elia 
di non farlo per rispetto umano, e eh' ei volle segui- 
tare, rispondendogli con del risentimento, e dispet- 
tosamente ; e che nel suo trasporto dall'Episcopio 
alla Porziuncula giunto allo Spedaletto fece fermar 
la lettiga , e rivolto benedisse la Città . Io non ho 
fatto conto di tutto questo, perchè negli Scrittori 
del Secolo XIII. non se ne ha un lampo; non mi 
lido poi di veruno de' posteriori ( Vedi qui sopra 
jium. I. ), perchè o troppo lontani , o poco avve- 
duti e senza critica , attaccati da certe passioni y 



e maniaci per inventare . Se i magistrati d ; Assisi 
tenuto avessero le sentinelle alla Porziuncula dopo 
trasportatovi il Santo , ine ne persuaderei subito» 
JXiuno scrive, che il facessero: e dovrò credere, 
che praticassero questa cautela prima , quando non 
ve n'era punto bisogno? Che Fr. Elia gli facesse V 
nomo addosso per farlo desistere dal cantar le lodi 
nel palazzo del Vescovo, è una imputazione. Le 
cantavano per di lui commissione alcuni del segui- 
to , ma non trovo , eh' ei vi si unisse fuor cF una 
volta. E come cantar potea , essendo idropico e sen- 
za più fiato ? Si scorge V imputazione ancora nella ri- 
sposta , di cui non era capace il Santo . Della be- 
nedizione data alla Patria parlano alcune pitture, 
ma non antiche . E' valutabile per altro la tradizio- 
ne , se veramente da questa hanno attinto i biografi, 
che ce n' han data la notizia , posteriori d' un Se- 
colo e più, e non piuttosto da questi è nata la tra- 
dizione . Oh quante si appellali tradizioni , e sono 
invenzioni , che han preso piede , figlie per avven- 
tura della leggerezza/ Più. Oh quante tradizioni 
di buona nascita diventate frottole e ridicolezze per 
r aggiunte e frange fattevi dagli uomini ! Non spiac- 
cia di veder ciò in pratica . 

Mentre S. Francesco dimorava co' suoi primi 
sette seguaci in una casetta non lungi dalla strada 
nel piano sotto Assisi, vicino a un ruscello, o fos- 
setto tortuoso e serpeggiante , detto però Rwotorto 
avvenne che dopo breve dimora in Città , se si 
vuol credere alla Cronica dell'Umbro ( V. qui al 
num. I. ) ed intenderne così le parole per Ase- 
sium pertr ansiit , proseguendo il cammino passò 
ivi d ? appresso con gran strepito e pompa Ottone 



i 3 8 

IY. che andava a Roma per ricevere da Innoèen- 
zio III. ia corona Imperiale . ( Ciò fu ai primi d' 
Agosto, o agli ultimi di Luglio 1209. sapendosi da 
Giovanni Palazzi , che questo Cesare con V esercito 
giunse in Viterbo , ove era il Papa , fra Y Ottava 
deli' Assunta , e fu coronato in Roma la Domenica 
Va pacem Domine , cioè la XVIII. dopo la Pen- 
tecoste ) . Niente si commosse il Santo a tal novi- 
tà , né egli uscì fuori a vedere , né permise che 
gli altri s'affacciassero, eccettuato uno per far sa- 
pere a Ottone , che avrebbe durato poco in quella 
gloria . Così lasciò scritto alla pagina 36. il nostro 
Fr. Tommaso, Mantenevasi viva nell'Ordine la me- 
moria di questo passaggio nel Secolo XIV. sicché 
un Cronista del i33o. indicato qui sopra al num. 
I. ( Cronica dell' umbro ) credendolo forse non re- 
gistrato pensò bene d' assicurarlo nella sua storia . 
Crederà il Pubblico , che vi si legga quasi ne' ter- 
mini stessi del Celano, trattandosi d' una tradizio- 
ne non popolare, ma di persone Religiose ( sicnt 
relatio vera et certa asserii Fratrum antiquo- 
rum: sono termini dello storico ); ma senta , quan- 
to mal s'appone. Primieramente scrive costui, che 
Cesare udita la fama della santità di Francesco 
passando accanto alla di lui povera abitazione lo 
fece chiamare co' suoi Frati, e vedendogli scalzi e 
rozzamente vestiti si maravigliò forte, salutolli , e 
raccomandossi alle loro orazioni . Risposero : Pace , 
salute e vittoria vi conceda il Signore. Procurate 
o sire, di metter la pace e conservarla nel Cristia- 
nesimo , e andate d' accordo col Papa , e con la S. 
Chiesa. Replicò l'Imperatore, che 1' avrebbe fatto ; 
ordinò quindi al maestro di casa di sborsar loro 



una buona somma di danaro in limosina. La ricu- 
sò con risentimento il Santo, e ripigliò: Noi ab-> 
bìamo il nostro buon Dio , che ogni giorno ci so- 
stenta , senza che noi ce ne prendiamo briga . 
Maestà, ditemi il vero. Se di qui a Roma tutta 
la strada coperta fosse di Fiorini d' oro , gli rac- 
correste voi , e gli fareste raccogliere ? Sì certa- 
mente , ei rispose , e fino ad uno . Ed io , riprese 
Francesco , né pur imo ne pigliarci , e lo stesso 
farebbono i miei Frati , ma gli calpesteremmo 
come fango . Maravigliato Ottone di tanto rigore 
pregolli di nuovo di raccomandarlo a Dio, e pro- 
seguì il viaggio. 

Può ella esser più alterata la verità e sem- 
plicità della tradizione , siccome in questo raccon- 
to ? Sarà esso un esempio per me così forte, da 
non fidarmi mai più di nessuno in simili bisogni : 
Crimine ab uno disce omnes . 

NUMERO X. 

Nella conversione di Francesco giova distili-? 
guere tre stati , o sia gradi , e tre tempi . Il pri- 
mo comincia dall' addio perpetuo , che per accom- 
pagnarsi con Gesù dette mediante un sontuosissi- 
mo pranzo ai giovanastri d'Assish compagni suoi 
nelle vanità, e nel viver gaudente, dilettevole^ 
allegro , de ? quali era egli Principe e Capo , bacìi- 
lum manibus gestans ( Cel. pag. \^'i. ); prende 
piede nel cambiamento totale della vita, lasciando 
di far più quello , che fin? allora avea fatto segua- 
ce del mondo, non riservatosi il traffico, e dan- 
dosi al ritiro, alla penitenza, alla devozione; si 



140 
compie finalmente , dacché giunge a vincer se stes- 
so , e le quasi naturali sue ripugnanze ed antipa- 
tie a certi atti di virtù disgustosissimi , cosicché 
gì' intraprende, e vi si esercita in modo, che ai- 
fin gii trova dilettevoli , come fu per esempio il 
trattare i lebbrosi , gli abituri de' quali neppure in 
distanza di quasi due miglia reggevagli il cuore di 
mirare , parendogli di sentirne la puzza . Il tempo 
impiegato in questa conversione in sostanza vera 
e completa a forma del Canone : Incende quod a- 
dorasti : adora quod incendistl ; comprende parte 
delT Aprile, ed i seguenti tre mesi del 1206. 

Il secondo stato comincia dall'Agosto, ed ab- 
braccia , oltre la visita de' luoghi santi di Roma e 
gli atti di generosità e di umiliazione ivi pratica- 
ti , abbraccia Tatto risoluto, eh' ei fece ritornato 
in Patria d! affrontare un gruppo di guaj e di- 
sgusti per obbeÉjre al suo Dio , che crocifisso 
nella Chiesa di S. Damiano gli disse : Repara do- 
mum meam , quee ut vides tota destruitur » pren- 
dendo dai fondaco i migliori panni e in quantità , 
vendendogli in Fuligno in un col cavallo, e por- 
tandone il denaro al Prete custode di detta Chie- 
sa , la qual rovinosa coni' era suppose , ( non ca- 
pace per anco d' intendere il linguaggio del Cie- 
lo ) che dessa fossegli stata raccomandata . A que- 
sto avvenimento non si può a meno à' assegnare 
il Mese d' Ottobre , ed apparirà ciò chiaro nel pro- 
spetto della vita del Santo, che daremo a suo tem- 
po già qui sopra nel Proemio promesso. 

Circa il terzo stato , che forma il pieno , e po- 
ne il colmo alla Conversione di Francesco, si ri- 
cordi chi legge dell'atto eroico, che fece quan- 



I4i 
do per non lasciare la sequela del Nazzareno, e 
per non tornare ad esser del mondo , come avreb- 
be voluto il padre , dopo aver mollo e molto sof- 
ferto pel corso di tre mesi , gli fece pubblica e so- 
lenne rinunzia e cessione , non solo d' ogni ragione 
air eredità, ch'era grande per attestato di Fr. Tom- 
maso )) Prcedives erat : pag. 4* ma d' ogni roba , 
che aveva , compresi i panni di dosso lino alla ca- 
micia rimanendosi nudo col solo cilizio(pag. i45. ) 
I dati , che abbiamo riguardanti il tempo di que- 
sto sforzo della Grazia di Dio, che non ammette 
né soffre ritardi, ce lo portano agli ultimi di Gen- 
naro, o a' primi di Febbrajo 1207. secondo lo stile 
di Roma . 

Con questa distinzione noi siamo a cavallo per 
ben intendere , e conciliar gli scrittori seco loro 
discordi sull'affare in proposito . E qui cade appun- 
to in acconcio il già scritto da S. Bonaventura , 
cioè che non era compiuto Tanno ventesimo dalla 
conversione di Francesco, allorquando nel 1226. in 
Settembre dopo il i4- fu dal Palazzo Vescovile 
trasportato alla Porziuncula . Deve ciò intendersi 
della conversione nel secondo o terzo grado, non 
già nel primo . E non disse chiaro la visione in 
Fuligno circa i primi d'Agosto 1224. che allora e~ 
ran terminati diciotto anni ex quo muhdo renun- 
tians Christo adhaesit ? ( V. Nota 5. ) 

NUMERO XI. 

Il Wadingo seguitato da tutti i moderni ci 
fa sapere, che il S. P. compartì una special bene- 
dizione aFr. Bernardo Quintavalle, e ne riportala 



t4s 
formula . Ha per appoggio la Leggenda Antiqua 
nominata qui sopra N. I. Circa la benedizione , 
falsa, anzi improbabile leggansi i PP. Bollandisti, 
le riflessioni de' quali non posson esser più giuste; 
rispetto poi ali- antichità della Leggenda sappiasi , 
che dalla medesima si deduce esser ella stata com- 
posta cento e dieci anni dopo la morte di S. Fran- 
cesco . Il codice esiste nella Vaticana num. 43^4- 
Poco meno che tutta è riportata nello » Speculimi 
J^ita? S. Francisci , qui sopra annunziato al num. 
i. Ebbe la pazienza di confrontar questo con quel- 
la il suddetto benemerito P. Rinaldi . V è dell* 
antico, non può negarsi , e consiste in molti pezzi 
e brani delle prime Leggende, specialmente di Tom- 
maso di Gelano, ma non sempre sinceri ed interi ; 
il restante è quasi tutto feccia. La indicata bene- 
dizione nello Speculum ec. si ha fol. 86., ce la 
danno anche l'autor della Cronica de' 24. Generali 
(in vita Fa tris Bernardi ) ed il Pisano attintala 
dalla prefata Leggenda . 

NUMERO XII. 

Di questa tempesta e fiera tribolazione , cui 
sarebbe andato soggetto V ordine de' FF. Minori , 
riferisce F. Ubertino di Casal Monferrato ( V. 1' 
Articolo V., e qui sotto al num. XL. ) che S. 
Francesco ne fu notiziato da Gesù Gristo nel mon- 
te della Verna dopo stampategli le Stimate . Con- 
fessa , che nel i3o5. in cui scriveva, la predizione 
non aveva per anche avuto effetto . Era stata a dir 
vero di non poca inquietudine all'Ordine l' Apo- 
stasia dell' Ex-Generale F. Ella con alcuni pochi, 



143 
che lo seguirono ( F. Salimbene dice dodici , o 
quattordici ). Ma in sostanza non aveva prodotto, 
che una passeggera vergogna , e piccol disturbo . 
Fierissima fu in seguito Ja persecuzione di Federi- 
go IL Imperadore e He delle due Sicilie . Questi 
pria tant' amico de' Frati Minori , così che nella 
Costituzione contro gli Eretici ( V. Giovanni Pa- 
lazzi Aquila Sveva) gli aveva nominati Inquisito- 
ri della Fede insiem co'PP. Domenicani, di re- 
pente fattosi persecutore implacabile infierì , prima 
contro molti di essi con le carceri > con gli esilia^ 
con gii avvilimenti , con gli strapazzi, e con pri- 
vargli ancora crudelmente di vita, (1) e poi con- 
tro tutti , cacciandogli da' suoi stati , eccetto qual- 
che converso per custodire gl'isolati Conventi. E 
tutto questo , perchè dicevano doversi obbedire al 
Papa e alla Chiesa , nomi da non potersi '•olà prò- 
ferire senza delitto ( V. pag. 1 14 della Cronica deW 
Umbro divisata sopra al num. L, e della quale leg- 
gesi qualche brano nel Supplemento agli scrittori 
Francescani JN. 342 ) . Ma questa tribolazione fu par- 
ziale , e non estesa a tutto Y Ordine, e poi d'uà 
carattere diverso dalla profetizzata . Sarebbe stato 
al caso di dirci, qual ella si fu, nel libro delle 
Conformità principiato V anno i385, e pubblicato 
nei 1399. ^ prelodato F. Bartolomeo di Pisa, ma 
credette meglio di tacere, contento d'aver accen- 

(i) Dal Breve di Gregorio IX. ,, Ratioììaìis spiritus ù'c. 
a Filippo d'Assisi Nunzio in . Germania 9 si sa che 
ne fece bruciare uno vivo senza ricognizione di cau- 
sa., e da F. Salimbene da Parma, che fece fare in 
brani 9 tagliuzzandolo a poco a poco , Fr. Simone da 
Hontesarchio Procuratore del! 5 Ordine presso la §• 
Sede, illustrato poi da Dio eoo più miracoli. 



144 
nato, che molte erano state le tribolazioni fila al- 
lora sofferte . 

Or più non si dissimuli, e d'ignorarlo non si 
finga qui più . La gran disavventura presagita ali' 
Ordine dal moribondo Padre fu V insurrezione ani- 
mosa , e violenta rivolta di circa 4oo Frati di Proven- 
za , di Piemonte, di Toscana , e della Marca di Anco- 
na contro tutto il Corpo non minore di quaranta- 
mila regolato da' suoi Magistrati, e dal Capo supre- 
mo rappresentante 1' Istitutore santissimo , scoppiata 
verso la metà del i3io. per opera principalmente 
dell' Ex-Generale Fr. Raimondo Goffredi , che si 
pose alla testa de' malcontenti , e del suddetto li- 
bertino , che seguitò a imperversare dopo ancora 
veduta la pessima morte di Fr. Raimondo e di al- 
tri della lega: {Miserabiliter ,6 horribiliter expi- 
ravit , & multi sui sequaces pessime mortiti sunt : 
Scrive il contemporaneo Autore dell' Articolo Qon- 
salvus nella Cronichetta de' primi quindici Genera- 
li manoscritta nella Laurei! zia na di Firenze, ed il 
Pisano Conform. IX. cui fa eco il P. Pietro Cham- 
bon Vicario nella Riforma di S. Goletta scrivendo : 
( V. Firmamento, trium Ordinimi S. Franciscì, in 
line ) Provocantes Dominum miserabiliter clause- 
runt dies suos ). Rivolta accennata nelle Rivela- 
zioni di S. Margherita di Cortona morta tredici an- 
ni prima, che scoppiasse , e sveltamente annunziata 
vicina con le lacrime agli occhi dal B. Guido da 
Salvena al suo Converso in maniera da dover- 
sene ricordare . Eccone le parole presso il Pisano 
Conf. XI. e nel libro » Speculum ec, fai. 187. e 
219. Dominus mila revelavi t , quod hi ne ad pau- 
cos annos insurget queedam setta in Ordine, & 



sub prostextu observantice Regni ce dwidetur ab a- 
liis fr atri bus . Multa impie agent , & erunt Deo 
per omnia odiosi. Fu gè eos sicut Dei hostes , & 
sua? Regalai transgressores . Cosa facessero questi 
sciaurati chiamati Zelanti , e anche Spirituali y for- 
se perchè con Ubertino lor Duca e maestro distin- 
guevan la Chiesa in Spirituale ( ed eglino eran di 
questa ) ed in Carnale, cui appartenevano gli ai- 
tri col Papa , Cardinali , Vescovi ec. ( V. il men- 
tovato P. Chambon , e la Cronica di Giordano pres- 
so il Muratori Antiquit* meda cavi ) cosa, dissi, 
facessero costoro in pregiudizio e rovina dell' Ordi- 
ne , lo narrerò qui brevemente . 

Irritati dalla risoluta , forte e costante negati- 
va de' Superiori di poter essi usare un'abito diffe- 
rente dagli altri in quanto alla foggia , al colore ^ 
alla materia , e di ragunarsi insieme in certi Con- 
venti da lor richiesti , e far corpo e governarsi da 
per se a dispetto della Regola » Teneantur Fratri 
Francisco & ejus successoribus obedire » dopo a- 
ver per qualche tempo morso rabbiosamente il fre- 
no , si sbrigliarono alla fine uscendo da' Conventi , 
ove l'obbedienza tenevagli , ed occupando a forzai 
già negati con lo scacciarne gli abitatori * Per giu- 
stificare quest' atti d' insubordinazione e violenza , e 
per esiger compassione , e farsi ancor del partito , 
sparsero tra la gente e nelle chiese e nelle piazze, 
e nelle botteghe e nelle case, ch'erano stati obbli- 
gati a ciò fare per non cooperare al male , e non 
incorrer con gii altri nella colpa , giacché il tenor 
di vita de' medesimi anche in comune era pecca- 
minoso. Peccato la tonaca , perchè ampliata, e non 
vile nel prezzo e nel colore. Peccato 1' interior ve- 



lo 



146 
ste , perchè non accordata se non nel caso di neces* 

sita. Peccato la cerca del grano, del vino, e d'al- 
tri generi , ed il farne la prò visione nelle cantine 
e ne' granaj infino a tutto Fanno. Peccato ancor 
più T averne d' avanzo , e venderlo a contanti per 
comprar roba per le tonache ec. e così qualunque 
altra vendita di cera , de' pannoni e stemmi de' 
mortori ec. sebbene rimanesse il danaro presso del 
Sindaco. Peccato il ricever per mezzo di questo il 
danaro per le Messe e Funerali , o spontaneamente 
offerto in limosina, o questuato da* devoti per far 
festa nelle Chiese dell' Ordine , e peccato il servir- 
sene : lo stesso de' legati , specialmente fissi col fon- 
do , qualunque ne fosse il titolo , ed ancorché fos- 
sero pagabili in roba , e non in moneta . Peccato 
le fabbriche de' Conventi , perchè grandi e spazio- 
si : i paramenti Sacri , perchè di seta con oro e ar- 
gento, e per lo stesso motivo gli altri utensili prin- 
cipali della Chiesa . E peccato finalmente le assolu- 
zioni , che si davano nel Sacramento della Peniten- 
za ai benefattori e amorevoli , perchè date per in- 
teresse , e contro il merito . ( Così parlano i prefati 
Spirituali in una Carta d' appello , per non dir Fi- 
lippica o Verrina presso di me, dopo aver pre- 
messo, che i Frati Minori son tenuti a osservar la 
vita di Gesù Cristo e degli Apostoli in perfetta al- 
titudine , e tal quale si trova nel Vangelo ). Non 
furon contenti d' infamar così pubblicamente 1' Or- 
dine ira' popoli: ne portaron l'accuse fino al trono 
del Papa Clemente V. ed al cospetto dei Concilio 
dal medesimo adunato nella Città di Vienna in 
Francia . Né colà mancaron loro appoggi e protet- 
tori , anche nel Ceto Regolare, a segno di lusingar- 



1« 

si di poter carpire alla fine un favorevol decreto , 
o d' indipendenza per se stessi , o di condanna per 
tutto T Ordine a parer loro traviato e colpevole . 
Questo frattanto deh/ in quai travagli si trovò al- 
lora , in quante inquietudini, in quante angustie / 
Screditati cosi e disonorati come uomini senza co- 
scienza e di bassa morale, si viddero i Frati Mi- 
nori abbandonati o negletti da' benefattori e ridot- 
ti in certi luoghi al punto di non trovar da vive- 
re. Molti perciò si sbandarono ricoverandosi in se- 
no de' lor parenti ed amici . Si sciolsero i novizia- 
ti , e si chiusero le Chiese. . . In somma; E rat 
videre miserìam . Il Generale Fr. Gonsalvo di Ca- 
stiglia vien citato co' ministri provinciali al Conci- 
lio per discolparsi, e render conto, e giustificare 
il vivere in comune de'Frari. Giungono in tempo, 
e vi trovano ( eccettuati pochi decisi difensori ed 
amici, e tra questi due Cardinali dell'Ordine, Fra 
Giovanni Mini da Morrovaile, e Fr. Gentile da 
Montefìore ) trovano da una parte indifferenza e 
freddezza, e dall'altra una caterva di lupi arrabbia- 
ti disposti a farne scempio, e divorategli . Vi- 
va però Dio , qui non deseruit sperantes in 
se . Insolito coraggio infonde nel successor di 
Francesco , e nei cuor de' Ministri. Pone sul- 
le lor labbra parole di fuoco, che illuminano i 
mal veggenti o prevenuti, riscaldano i freddi , co n« 
fondono ed imbrogliano i furbi e fraudolenti , sco- 
prono le calunnie , con alla mano le Pontifìcie di- 
chiarazioni , e le regole della legge, giustificano le 
costumanze generali, nell'atto che anatematizzano 
le private corruttele , chiudon la bocca ed obbliga- 
no al silenzio gli audacissimi e sfrontati avversari , 



14S 
e a scorno loro e gran vergogna fanno risolvere 
r augusto sacro Consesso a decretare nel i3i2. che 
il vegliante contegno, o sia maniera di vivere nell' 
Ordine de' Frati minori stati accusati era lecito. 
Così la suddetta Cronica de' XV. primi Generali , 
anche la stampata nello Zibaldone » Speculum vi- 
ta? ec. pag. 207. al paragrafo Gunsalvus magister 
in Theologia Parisìensis ec. con queste parole ri- 
portate poi nella Cronica de' 24 Generali . Anno 
i3i2. in crastino Jscensionis solemniter & senten- 
ziali ter promulgatimi est in publica sessione Con- 
cila , quod modus vivendi F rat rum , qui accusa- 
hantur quoad congregationem vini Ù biadi , quoad 
vilitatem vestimentorum, & hu/usmodi fuerat Ù 
eral licitus . . & ut fratres ad obedientiam & uni» 
tatem Ordinis redirent . Ubertinus redire noluit . 
Plures quoque de suis complìcibus , qui ovile re- 
liquerant , & sub pallio talis zeli multa scandala 
intulerant Ordini , per summum Pontificem mo- 
niti & constridi etiam sub eoccomunicationis cen- 
sura induraverunt cervices suas , & noluerunt re- 
verti y & in sua pertinacia & apostasia ut rebel- 
les & schismatici remanserunt . Il di più di que- 
sti sgraziati, e la pessima lor fine vedasi negli An- 
nali del P. Wadingo , nelle Ragioni Storiche ce. 
del venerabil Monsignor Lucci , nel Saggio com- 
pendioso y e confutazione della dottrina di G. Feb- 
broni o , nelle vite de' Papi del P. Sangallo , nelle 
lettere XP e XII. dell' Anonimo Padovano al P. 
Flaminio , nel Pecci Storia del Vescovado di Sie- 
na , nel Lami Memorabilia Ecclesia? Fiorentina* , 
e ne' due Monumenti in fine di quest'Appendice 
num. LXIV. e LXV. Diasi un occhiata ancora al- 



149 
la condanna de' Fraticelli emanata Tanno 1 317. da 

Papa Giovanni XXII. ( V. la suddetta storia del 
Pecci ) e si vedrà, che alcuni de' traviati ostina- 
tissimi si attrupparon con quegli eretici, e ne ac- 
crebbero il numero . 

Nel mucchio per altro di quattrocento insurgen- 
ti vi furono alcuni , che al tuono della Pontificia 
sentenza , e de' fulmini Apostolici chinaron la fron- 
te , e si ridussero all'ovile ; ma tra' questi furon po- 
chi i veri ravveduti . I più vi tornaron col cuore 
pieno di rabbia e di veleno, che matricolati nel 
Fariseismo seppero occultare, finché vissero Papa 
Clemente, ed il Generale Fr. Alessandro Boni ni 
cT Alessandria . Mancati questi due argini verso la 
metà dei i3i4- tornarono a scatenarsi, e uscir fuo- 
ri . Si cominciò nel Narbonese e nei Berry a far 
sussurro e sommossa , e a commettere i soliti ec- 
cessi ; in seguito à' estese ad altri luoghi la ribel- 
lione . Ecco in quai termini si ha questa nella Cro- 
nica de' 24* Generali . Eodem tempore sede Roma- 
na Pastore , & Ordine Generali vacante , ali qui 
Ordini rebelles de Custodia Narbonensi iteruin 
ab Ordinis imitate 6 obedientia recesserunt . Lo- 
ca edam JYarbona? & Biterris y>er virn armorum 
Ù armatorum hominum , ejeftis inde suis Supe- 
rioribus & aliis f rat ribus obedientibus , occupa- 
runt , & inde Superiores Custodes & Guardianos 
prò volito perfecerunt , rejeBis habitibus comuni- 
tatis Ordinis tanquam prophanis & illiciti s , ha- 
bitus curtos & diformes contra superiorum pratce- 
pta & arbitrium assumpserunt: Plures etiam alii 
fratres annis Domini i3i5. & i3i6. de eadem & 
aliis P rovinati* ad eos contra superiorum suoruin 



i5o 
obedientiam accesserunt , & in rebellione huju 
smodi perstiterunt . Qui etiam cantra suum Mini- 
strimi & alios veros Prcelatos suos , Ùfratres alios 
obedientes appellando incarcerando tirannice insur- 
gentes de ditfis Conventibus ejecerunt . Ex quibus 
multa scandala sunt sequuta . Excomunicationes 
vero & alias sententi as contra ipsos a Jure , vel 
a suis Superioribus promulgatds contemnentes , 
eis in nullo deferebant . 

Cercarono di metter riparo a tanti mali e scan- 
dali Papa Giovanni XXII. ed il Generale Fr. Mi- 
chele Fuselli di Cesena eletti nel i3i6 richiaman- 
do al dovere i traviati or con la persuasione , or 
con la severità , ma indarno . Neppur bastò la co- 
stituzione del detto Pontefice : Quorundam exigit 
etc. in cui si prefigge la forma e qualità dell' abi- 
to, e dichiarasi Fuso delle cantine e de' grana j, 
due principali motivi della disunione . Per lo che 
risoluto di finirla una volta affidò interamente Taf- 
fare a Fr. Michele di Monaco inquisitore . Questi 
non messe tempo in mezzo, e vedendo inutile ogni 
pratica e buon' ufficio dette di piglio alla sferza e 
a' flagelli. Invalescente peste fratrum singularium 
( così nella mentovata Cronica ) de voluntate Do- 
mini Papa* idem Generalis ad eorum temeritatem 
compescendam illue misit Ministrum . Pars ilio- 
rum fratrum singularium ad sedem Apostolicam 
appellavit . Dominus vero Papa negotium commi- 
sti fratri Michaeli Monache Inquisitori kaereti- 
cae pravitatis de Ordine Fratrum Minorum ( nel 
margine è scritto d' altra mano Prcedicatorum ) 
erra per altro il correttore ) . Qui attendens prce- 
di&am appellai ionem contine re multa frivola ap- 



i5i 

pellationi non detuli t , sed de mandato prcedifti Ge- 
neralis prima deliberatane appellantes punivìt se" 
cundum Canonicas Santfiones (i) . Con questo mezzo 
tornarono al senno gli sconsigliati .Osserva peraltro 
il Cronista, che alcuni non s'erano arresi nel 1 322 
epoca dolorosa d' una nuova e lunga tribolazione , 
cui soggiacque 1' Ordine per la colpa de' suoi Capi 
« Succensa est major Ordinis tribulatio , dum 
prima videretur sopita » e che allora trovatisi in 
mezzo a questo fuoco si umiliarono, e s'indussero 
a riunirsi col Corpo . « Misit Deus clientes suos 
dwmones , qui tantam tricam posuerunt inter 
Mundum 6 fratres , quod ad unitatem Ordinis 
redire humiliati indutfi sunt vel inviti . 

A dir vero non sarebbe di mia inspezione il 
riferir qui, qual si fu ella questa seconda fiera di- 
savventura piombata addosso al mio Ordine, giac- 
ché sol della prima parlò profetando il Santo In- 
stitutore ; (2) siccome però ambe queste vicende 
hanno fra loro dell' affinità , perchè occasionate dal- 
la stessa causa, che fu la Povertà virtuosa, quindi 
è che per non defraudare il desiderio di tanti , che 
invogliati e messi nella curiosità di sapere non han- 
no poi mezzi, onde informarsene, darò anche del- 
la seconda un breve ragguaglio, se bene ciò sia per fare 
nuova ferita nel mio cuore , o profondare la già fat- 

(1) Nella Miscellanea del Baluzio Ediz. Lue. sì ha, che 
ne oondannò quattro a morte contumaci nella ribel- 
lione e nell' errore . 

(2) Così la penso, benché in un codice della libreria di 

S. Marco di Venezia N. 196. e della Vaticana N. 4010. 
si legge ,, Tribulatio , quam pradixit B. Franciscus 
incipit anno iSil. fi atre Michale generali etc. 



J 5 a 
tavi le tante volte, quante mici sono abbattuto col 

pensiero , o coli' occhio . 

Maledetta superbia, in qnal'abhisso precipita- 
sti tu mai T eletta prole di Francesco ? Perchè il 
Papa ( Giovanni XXII. ) si risente d'un arbitrio, 
che si era preso, e d'un diritto, che s'era arroga- 
to inconsideratamente il Definitorio nel general 
Capitolo di Perugia , decidendo con solennità la qui- 
stiene, che appunto allora ventilavasi in Corte tra' 
Teologi e Canonisti « Se Cristo e gli apostoli a- 
vessero avuto qualche cosa sua propria , almeno 
in comune , e decidendola con un No assoluto: 
perchè intima a' Capi di presentarsi a lui , e dar- 
gliene sodisfazione; e frattanto ben pesate le ragio- 
ni per il Sì e per il No , ed inteso essere favore- 
vole il voto per la parte affermativa di quasi tutta 
la Curia, e degli altri Ordini Regolari, anzi d'al- 
cuni Francescani ancora, tra' quali Fra Francesco 
Mairon dottissimo maestro, decide e sentenzia a- 
vere gli Apostoli avuto del proprio in comune , e 
dichiara falsa ed erronea 1' opposta Capitolar riso- 
luzione , si chiamano essi i Capi con ciò pregiudi- 
cati ed offesi, alzan la testa contro di Lui, arma» 
la lingua, aguzzali la penna, non tanto in propria 
giustificazione e difesa, quanto in vilipendio e con- 
danna dell'oracolo Pontificio. Fatto questo passo 
avanzato e fuor di strada non seppero ritirare il 
piede, ma s'inoltrarono, ed ingolfatisi in un labe- 
rinto non ebbero il filo d' Arianna per uscirne , 
sebbene uomini fossero di gran lumi e sapienza, 
specialmente il Generale Fr. Michele poco fa men- 
tovato , Fra Guglielmo Ocham di lui Assistente, il 
Frovincial d'Argentina Fr. Enrico di Calem, o 



i53 

Talem ( Thalami è detto nella Ritrattazione di 
Lodovico Bavaro presso Giovanni Palazzi neW Aqui- 
la Vaga ) e Fr. Francesco Rossi d' Apignano d' A- 
scoli nella Marca , Maestri in S. T. e Dottori della 
Sorbona y Fra Pietro Rinalducci di Corvajo Religio- 
so esemplare altro Assistente del Generale , e Fra 
Bonagrazia da Bergamo Procuratore dell'Ordine, 
ed altri Provinciali , e Maestri . Frattanto smarriti- 
si corron senza ritegno dovunque trasportagli il cie- 
co amor proprio. Non curano inviti, non attendo- 
no citazioni, disprezzati le minacce, si ridon delle 
censure , e presentatisi alla fine davanti al vilipeso 
Pontefice , in vece di chiedergli mercè , perdono , 
ed umiliarsi, gli parlano con alterigia, gli rispon- 
dono con tracotanza tale da provocarlo a gran sde- 
gno . Deposti dagl'impieghi in pena di lor temeri- 
tà e ostinazione, e spogliati d'ogni prerogativa per 
averla demeritata s'inviperiscono di più, infuria- 
no, imperversano , e calata la visiera spiegan fel- 
loni bandiera di ribellione contro la Chiesa , fanno 
lega coli' Imperador Lodovico scomunicato, con Mar- 
silio di Padova, con Giovanni de Ianduno, ed al- 
tri della lega condannati per false dottrine ed ere- 
tiche ; attaccano con velenosi scritti 1' autorità del 
Pontefice, e non ne risparmiano la persona ; ( V» 
Nura. 69. ) dalla sentenza di lui s' appellano for- 
sennati e ridicoli al Concilio ; lo condannano coni* 
eretico, il dichiarali decaduto dal Papato, fanno 
eleggere in Roma dal basso Clero un altro Ponte- 
fice nella persona del prefato Fr. Pietro Rinalduc- 
ci nominandolo Niccolò Quinto , ed introducono li- 
no Scisma, ristretto sì, ma ferace di scandali, 
disordini , inconvenienti , e peccati . ( E li confes- 



154 
sa F Imperator Lodovico nella sua Ritrattazione 9 

ed alcuni s' accennano nel suo Miserere ec. presso 
il Muratori T. 3. Rer. Iteti. Seri, dal suddetto 
Generale ) . 

Quale in circostanze sì lacrimevoli rimanesse 
il nostro Ordine, sei figuri chi legge. Come se tut- 
te F iniquità accennate fossero sue , tutte sopra di 
se piombar le vidde col loro peso . Furon conse- 
guenze della prima descritta calamità F ignomi- 
nia , F avvilimento , il dispregio , F abbandono , la 
miseria ; e in questa seconda pure lo furono , 
ma j oh Dio ! in qual maggior estensione , e quan- 
to più penetranti e sensibili / Fu quasi genera- 
le verso del medesimo F avversione della Cristia- 
nità scandalizzata , ed in alcuni forte a segno di 
Volerlo veder distrutto ed estinto » Flantibus ali- 
quihus susurronibus , & detraftoribus , & indigna- 
lo Domini Papa? contra Religionem accenditur , 
6 pullulantibus hinc inde scandalis malum irre- 
parabile suscitatur . Così nella Cronica de' 2 4- Ge- 
nerali, cui precede la Cronica dell'Umbro ( V. so- 
pra num. L e IX. ) , ove leggesi <c Putabant non- 
nulli Ordinem Minorum destrui . . . Et cum mi- 
na & dissipatio ipsius in proximo esse videretur y 
subito Deus apposuit manum Suam . . . Populum 
humilem salvum fteit > Ù oculos superborum hu- 
miliavit , sicut promisit B. Francisco . Joannes 
Papa benevolum & pium se reddidit ipsis jratri- 
bus, & severitatem rigoris sui cum pietate tem- 
perava. Buon per noi, che su nell'Empireo Re- 
gno sedea tra' primi favoriti di Dio il nostro Pa- 
triarca amoroso . In Lui vidde F afflizione de' suoi 
figli ; e lo stato di desolazione ^ cui era ridotta la 



vigna sua . Pregò per lei : ed oli come pregò ! E 
poteva non ottener grazia Francesco ? ( V. la nota 
i. pag. 4 2 - ) * Ecco già frenati i venti , cessate le 
procelle , tornata la serenità , la calma . Fatta est 
tranquillitas sul terminare del i33o. tranquillità 
apportatrice di fauste conseguenze , che fecero oblia- 
re gli spaventi, l'amarezze, i disgusti, in somma 
tutti i gran mali sofferti , ritornate già le cose al 
primiero stato di floridezza . 

NUMERO XIII. 

Veramente le parole „ addio figli carissimi 
etc. secondo il nostro Fr. Tommaso si proferirori 
dal Santo dopo compartita la benedizione nell'E- 
piscopio ai più confidenti ( V. sopra Art. I. iVo- 
ta i. ) Noi le abbiamo riportate qui seguendo $, 
Bonaventura , che potè non curare la detta bene- 
dizione, non cosi però le parole , onde fu accom- 
pagnata . Quindi le unì alla benedizione generale . 
Si aggiungono dal Wadingo un testamento fatto 
su due piedi lunghissimo, ed una prolissa perora- 
zione per la Porziuncula • Troppa roba per un mo- 
ribondo, e tutto pieno di Dio ! In quanto al Te* 
stamento apparirà il vero qui sotto al Num. LXI. 
Circa poi la Porziuncula , non in quel punto rac- 
comandolla il S. , ma prima le tante volte „ Ajq- 
hat fatribus scepe: ( scrive F. Tom. pag. 89. ) V~U 
detè filii ne quando etc. uè mai raccomandolla 
con quelle parole „ Volo , quod iste locus etc, pa- 
role comparse al mondo quasi centodieci anni do-, 
pò la morte di lui in screditata Leggenda ( V. Num. 
XI. ) alla qua! fonte dissetossi il Pisano, che le 



. I56 

riporta nella XII. Conformila , meno cauto in que- 
sto del causarci nature dello Speculimi viice etc. che 
ne parla fol. 69* e 70. 

NUMERO XIV. 

Altre particolarità ebbero forse luogo negli ul- 
timi giorni e ore del viver di Francesco . Di sicu- 
ro una è la seguente narrata dal Gelano pag. 171. 
Era notte avanzata , quando gii venne voglia di 
gustare del Prezzemolo , o Petrosemolo . Si ordina 
al Cuoco , che vada a coglierlo . Replica questi non 
esser possibile di trovarlo nelT Orto , perchè ve lo 
aveva falciato terra terra . Su via, ripiglia il Santo, 
va nell'Orto, e non t' incresca , fratello, strappa 
alla cieca, e porta le prime erbe, nelle quali con 
la mano al primo incontro t' imbatti . Ubbidì il 
Laico , e tornò con un fascio d' erbe salvatiche . 
Ma che? Si trovò tra quelle del Prezzemolo, che 
gustato dall' infermo riuscì di sodisfazione . Impa- 
rate , ei disse allora rivolto ai Frati, e siate pron- 
ti a obbedire a' primi cenni. Non aspettate che 
si replichi , né adducete scuse ; alV Obbedienza 
non manca il potere , ancorché si comandi V im- 
possibile . I moderni biografi omettono quest' aned- 
doto proveniente da puro fonte, e sostituiscono 
quest' altro cavato da una pozzanghera , cioè che 
appetendo del pesce il disgustato stomaco di Fran- 
cesco, ne giunse nell'atto una quantità da Rieti 
spedito da F. Gherardo ministro, cioè Provinciale 
a mio credere . ( V. le Conformità ) . 



NUMERO XV. 

Leggesi presso il nostro Storico Celanese pag. 
2i5. die un santo Frate del numero de' discepoli 
prediletti, mentre un giorno faceva orazione, rapi- 
to in estasi vidde in Cielo tra molti Troni uno 
più degli altri pregevole , fregiato di preziose pie- 
tre , magnifico, splendido, glorioso. Stupisce di 
ciò, e pensando seco stesso a chi destinato esser 
possa, sente dirsi : Questo Trono fu d'uno degli 
Àngioli prevaricatori giù dal Cielo balzati ; ora è 
destinato per l'umile Francesco,, Quonìam ad $e~ 
dem superbia perditam humilitas levabit humiU 
limum . Il Pisano nelle Conform. 17. e 3y. scrive, 
che il detto Religioso fu F. Pacifico, ed aggiugo# 
la notizia, che quel seggio fu già di Lucifero, e 
cita S. Bonaventura Legg. mag. C. VI. , e la Leg- 
genda detta antica . Or ciò è falsissimo di S. Bq* 
naventura : ei trascrive il Gelano, e niente più* 
Son ben contento, che questa volta il Wadingo 
non siasi lasciato infinocchiare né dal Pisano, uè 
dal Centone Speculum &c. fol, 4°. 

Ed ecco come si guasta e corrompe la storia * 
Se con alla mano questo, ed altri dati di falsità io 
mi diporto da severo Aristarco con quanti scrissero 
di Francesco dopo il j3oo. e non ammetto narra^ 
zioni nuove , né aggiunte diminuzioni fatte alle 
vecchie, e molto meno certe glosse ed applicazioni , 
spero che il Pubblico me ne saprà buon grado , cui 
non debbe piacere, che gli s* imponga , e s'ingan- 
ni . Senza documenti sicuri tutto quanto lo scritto 
dopo r epoca indicata sarà presso di me falso , o 
almen dubbio e sospetto . Non me ne fiderò più 
per non esser da meno del Pesce: 



Si* 

Qui semel est laesus fallaci piscis ab hamo 

Omnibus urica cibis cera subesse timet . 
Non si perda di vista il già detto ne' precedenti 
Numeri : I. III. IX. XI. C. 

NUMERO XVI. 

II Corpo di S. Francesco fu lavato, e sparso 
à y odoroso balsamo . Ci dà notizia del primo nella 
Cronica Fr. Salimbene Adami di Parma, (i) e del 
secondo dà un cenno il Celano pag. Job*, con le 
parole « Sacrum & Santfum Corpus beatissimi Pa~ 
tris Francisci magis superccelestibus aromatibus , 
quam terrenis speciebus inunttum . Imbalsamato lo 
dicono la Cronica de ; 24. Generali , Fr. Bartolom- 
meo di Pisa , e lo Speculum &c. e convengono che 
da Roma portasse il balsamo Madonna Giacoma de' 
Settesogli ( Di questa Signora supposta degli Orman- 
ili o Normani , maritata a Messer Graziano ( o San- 
cio , secondo i PP. Bollandisti ) Fra ja pani , o Fran- 
gipani, Signore di Ninfa , oggi Sermoneta ,la di cui 
abitazione in Roma era in un posto detto sette 
Soglio , (2) che servì a distinguer questo ramo da- 
gli altri di si nobil , potente , e numerosa famiglia , 

(1) Ecco le parole 9i Dixit mihi frater Leo socius S. Fran- 

cisci qui prósens fan quando lavabatur ad sepelien* 
dum , quod videbatur reéfe sicut itnus crucifixus de 
cruce depositus. Avrebbe qui dovuto aggiugnere , 
che lo spararono, e gli trassero il cuore ei precord j 
per lasciarli alla Porziuncula, se fatto si fosse. 

(2) De Septem soliis : Forse ad septa o septum Solis , cioè 

in vicinanza della chiostra formata di colonne in ro- 
tondo sacra al Sole , tuttora in piedi . 



compariscon due Contratti nelle Antichità Italiche 
&c. del Gh. Muratori . ) (i) Della di lei venuta 
molte circostanze si riferiscono da' prefati Scrittori 
non in tutto uniformi . Ve ne sono delle serie : Per 
esempio, che S. Francesco le fece scrivere di partir 
subito, e d'essere in Assisi per il tal giorno, se 
voleva trovarlo vivo, e che non proseguì a dettare 9 
né dette corso al foglio già scritto per aver avuto 
nel momento una rivelazione, che la virtuosa ma- 
trona s' era già mossa e poteva star poco a giunge» 
re , e ciò per essere stata prevenuta da un Angelo , 
Ve ne sono poi delle puerili con non poche inezia 
e bassezze . Ben lo conobbe il valoroso Poeta Fran» 
cesco Mauri da Spello dell' Osservanza , e però nei 
Canto XIII. della Francisciade da par suo le sal- 
tò tutte a pie pari, eccetto l'Angelica ambasciata 
( come prima fatto avevano Fr. Niccolò Valla di 
Girgenti Conventuale nella Silva Seraphica 1489. ? 
e Fr. Girolamo Maripetri Osservante nelle sue jfe* 
raphicce i532. ) e si trasse d' ogn' impiccio con far 
giungere l' inclita Dama in tempo , che di poco il 
S. P. era morto . Io ho creduto bene di neppur far 

(1) Il primo de' nostri, che nomini questa S. Donna è 
il B. Leone nella Vita del B. Egidio, Scrive egli 
così: Dum Fr. Egidius staret Perusii 9 Domina Jago» 
ha de septem Soliis nobilis Romana et devotissima v 
quas tantum dilemt in vita S. Franciscum , venit vi« 
deve eum . Se ne parla nella Vita ancora del B. Ber* 
nardo Quintavalle scritta nel Secolo XIV. e riporta- 
ta nella Cronica de* 24. Generali , e si narra , che 
portò a So F. una delicata vivanda» ma ei non la 
gustò, e serbolla a Bernardo, cui benedisse am- 
piamente &c. siccome la Benedizione è falsa, creda 
lo stesso del resto » 



t6o 
motto di questa visita nella mia narrazione . Ecco 
l'argomento, che mi fa forte, ed è per me un A- 
chi ile . 1/ accennato aneddoto nel suo tutto è pas- 
sabile : ha poi delle circostanze luminose e di ri- 
marco , e sono le testé indicate certamente onore- 
voli per ambedue i soggetti. Or perchè non rife- 
rirlo gli Scrittori testimoni di vista? e perchè non 
accennarlo quei , che scrissero in appresso dietro al- 
le informazioni fedeli di testimoni irrefragabili im- 
pegnati , anzi obbligati a dir tutto , non tacer 
nulla? Sappiamo, come si contennero nelle loro 
Storie Fr. Tommaso di Celano, i tre Compagni , e 
S. Bonaventura. Non abboccaron tutto, riiiutaron 
molto, si attennero al sicuro. Così l'autore della 
Vita di S. Chiara , supposto lo stesso Celano . ( V. 
Nura. I. ) . Sou rimarcabili i di lui sentimenti nel- 
la lettera a Papa Alessandro IV. che di scriverla 
comandato gli aveva u Non tutu in ratus per ea 
procedere , quce defediva legebam , ad socios B. P. 
Frane isci , atque ad ipsum Collegium Virginum 
Christi perrexi , frequenter illud corde revolvens 
non licuisse antiquitus historiam texere , itisi uè 
qui vidissent , aut a videnùbus accepissent . His 
itaque meritate prcevia cani timore Domici me pie- 
rììus instruentibus aliqua colli gens , & plura di- 
mi ttens , plano stilo &c. A questa scuola vengano 
a imparare i Chalippe , i Navara , i Vicenza profa- 
natori delie glorie Paterne . 

Tornando alla Signora Giacoma dirò , che ri- 
tiratasi in Assisi visse quivi alcuni anni lodevol- 
mente nello stato di Terziaria. Fu allora, credo 
io, che visitò nella solitudine il Beato Egidio. In 
Assisi morì santamente, secondo alcuni il di 8. Ot- 



lòl 

tob, 1^39.; e secondo altri nel i2oG. Ebbe sepol- 
cro distinto nella Basilica sotto il Pulpito , e nel 
muro , ove tuttora vedesi il di lei ritratto , e sotto 
leggonsi scolpite in marmo queste parole: file ja- 
cet Jacoba scintici nobili sque Romana . (Il Wadingo 
la dice sepolta a S. Giorgio , e traslatata con S. 
Francesco. Fole! ) Trovo ne' ricordi del Convento, 
che due tovaglie di seta a ricamo d'oro in fiori ed 
augelli , con le quali dicesi stato coperto il corpo 
del S. Padre, furon dono di lei: e che due figli 
sono pur sepolti nella Basilica , uno chiamato Gio- 
vanni, e r altro Graziano ( Forse il Gratianus Ro- 
manus Potestas ^dssisii 1^33? ) 

Ha qui luogo la dimanda: Come, e quando po- 
tè farsi l'indicata operazione di lavare ed ungere 
il Corpo di S. Francesco? senza perder tempo su 
eli ciò , di cui non son punto persuasi certuni , che 
però negano e lavanda e inbalsamazione , dirò con- 
getturando in quanto al tempo , che potè essere sta- 
ta effettuata , quando paga e sodisfatta la devozioa 
della gente avvicinandosi il giorno diradò la folla 9 
e restò alquanto libera e con pochi la stanzetta ; 
dopo di che gli fu rimessa la tonaca trattagli di 
dosso nel morire . In quanto poi al modo può es- 
sere anche vero quel , che dicono i PP. Osservanti 
della Porziuncula , cioè che fu disteso il cadavere su 
d'una tavola . Di questa mostrano essi un pezzo „ 
ov' è dipinto S. Francesco, e aggiungono che l'al- 
tro pezzo maggiore similmente pitturato v edesi nel- 
la Patriarcale d' Assisi . Su di ciò mi occorre far 
sapere al Pubblico : 

1. Da Fr. Francesco di Bartolo della Rossa nelF 
aggiunte al Trattato sopra l'Indulgenza della Por- 
li 



1Ó2 

ziuncula si nomina la Tavola esistente nella Basili- 
ca, e si specifica S. Francesco, in essa dipinto ( V. 
sotto al Nuni. 4 2 - ) * ^ a nu ^ a dicesi ? e ci voleva 
poco a dirlo, che servito avesse al Santo o vivo, 
o morto i Si osserva praticato lo stesso da tutti i 
nostri scrittori , che Y hanno nominata fino a que- 
st' ultimi tempi. Perchè non dircelo, se Y opinione 
era, che servito avesse alF uopo suddetto? 

2. Lo stesso F. Francesco in detto Trattato 
rammenta molte cose della Porziuncula , inclusive 
cinque legni conservatisi fino a quel tempo ( anno 
1 334. ) sotto la volta della Cappellina ( V. r Append. 
Num. 68. ) serviti per fare il palco, sopra del qua* 
le fu pubblicata l'Indulgenza; ma non fa parola 
del prefato pezzo di tavola, cosa più rilevante as- 
sai per F uso fiutone come si spaccia . Tace ancora 
Fr. Bartolommeo eli Pisa . E tacciono tutti gl ? in- 
ventar) di quel- sacro luogo fino al Dicembre 1 432. , 
che si conservano neli* Archivio del sacro Convento 
cT Assisi . 

3. Osservato il legno delle due tavole indicate, 
vi si è trovato del divario tra loro in quanto alla 
grossezza e larghezza : non sembrali però pezzi di 
una stessa tavola . 

4. Finalmente nella tavoletta della Porziuncu- 
la si legge a caratteri del secolo XV. inoltralo (del 
qual tempo è pur la pittura ) che servì di letto al 
santo in vita e in morte : Hic mila viventi leBus 
fui ù & morienti . ( V. pag. 33. 'della Descrizione 
della Porziuncula &c. sopraccennata Num. II. ) . Se 
ciò è vero, e regge agli urti della critica, e spe- 
cialmente air argomento del silenzio, e se il mot- 
to « hic mihi &c. riguarda la tavola ; e non allu- 



i6 3 
de alla Croce stata veramente il letto di Francesco 
lino alla morte , non v' ha dubbio , che si fa pre- 
gevole , e da tenersi in venerazione . 

NUMERO XVII. 

Nella lettera d'avviso della morte del S. P, 
scritta a' Provinciali da Fr. Elia leggesi : « Dum 
adirne vivebat spiritus ejus in corpore , non erat 
in eo aspettus , sed despetfus vultus ejus . . . Mem- 
bra ejus rigida erant y sicut solent esse hominis 
mortiti ; sed post mortem aspettus ejus pulcherri- 
mus est . ( Notis Est ) miro candore r ut Hans , lce~ 
tijicans videntes . Et membra ejus , quos prius ri- 
gida erant fafla sunt mollia nimis se se vertentia 
huc atque illud secundum positionem suam , tan~ 
quam pueri delicati » Merita questa lettera d'es- 
ser letta tutta . Sarà bene ancora di dare almeno 
una corsa alla descrizione, che fa dell'avvenuto do- 
po la morte del Santo il Celanese scrittore pag. q3. 
Oh come è tenera e commovente ! Mi è sembrata 
un po' lunga per darla qui tradotta nella nostra fa- 
vella . Si troverà più sodisfatto leggendola in Lati- 
no chi lo capisce . Egli scrive con una certa unzio- 
ne , cui non sempre è in grado di corrispondere il 
traduttore. 

NUMERO XVIII. 

Ecco qual fu l'impiego del tempo, che corse 
dall'ora prima di notte dopo il transito di S. Fran- 
cesco fino al mattino. Quindi ognun , ch'abbia sen- 
no e sia disappassionato, vede a colpo d'occhio la 



iÓ4 
impossibilità di sparare e sviscerare ( come preten- 
sesi fatto, e nel Chiostro del gran Convento degli 
Angeli vedesi dipinto in una lunetta, lavoro di 
Francesco Providoni circa il 1699, ) un morto per 
tutt' i riflessi intangibile. (1) Con le narrate cose 
non è punto combinabile un operazione certamen- 
te seria , e imponente . Il finir di spogliarlo , il la- 
varlo , imbalsamarlo e rivestirlo poi , son tutte bi- 
sogne , che voglion tempo. ( V. N. XVI. ) E di 
qual impedimento non dovevan essere per Y effet- 
tuazione , se mai alcuno stato fosse capace di pro- 
porla , le angosce, le desolazioni, i pianti degli a- 
man tassimi figli rimasti senza padre; e quindi lo 
stupore , la sorpresa , la consolazione , il tripudio 
de' medesimi allo scoprirlo simile al Figliuol di Dio 
deposto dal legno , e nel vederlo cangiar sembian- 
za e natura , sicché fosse tutt' altro da quello , che 
rimasto era morendo ? Questi son colpi capaci di 
sopraffare l'Uomo, e occuparlo a segno di render- 
lo stupido onde né più rammenti , né più voglia 
ciò , che prima pensò e si propose . E poi avrà po- 
tuto farsi tra tanto popolo: popolo devoto , curioso, 
indiscreto ed anco incredulo , che vuol vedere , e 
tornare a vedere , e palpare e baciare : in mezzo 
a grida d' esultanza , a trasporti e sfoghi di conten- 
tezza , a cantici, lodi e benedizioni? e farsi in an- 
gusta cella sempre ingombra , né mai libera , qua- 
le duopo era che fosse ? Io sfido chiunque a saper- 

(l) Non si maraviglino gli eruditi , se lascio la ragione 
a priori, cioè che a' q ne' tempi non si costumava di 
sparare i cadaveri delle persone distinte , massime 
per santità . = Sebben sicuro della loro assistenza 
non mi sento d'entrare in lizza con chi ha scritto 
1' opposto e in punto S. Francesco , 



i65 
mi trovare il tempo e il comodo di eseguire in re-r 
golar modo la decantata funzione anatomica , o sia 
sezione, e come, e chi vi potè essere, che tanto 
ardisse di squarciar quel seno, che sebben mutolo 
gli diceva : Ne ferias : e guastar quel corpo capa- 
ce di rendere attonito e sbigottito il più barbaro 
cuore non del tutto privo di cognizione e di senti- 
mento . Io sfido chiunque ad additarmi in qualche 
Chiesa o Sacrario un solo de' tanti mezzi messi iu 
opera nel supposto fatto , specialmente i lini ser- 
viti ad asciugare V aperta sede del Cuore (non più 
però sede per essere stato quindi schiantato con 
tutto il contorno ) dovuti restare di sangue intrisi. 
Tutto si conserva nei sacrario della Basilica d' As- 
sisi ciò, che dopo morte ancora sol toccò quelle mem- 
bra . Ma questi arnesi così accostanti ove sono ? che 
ingiustizia/ gran panegirici fanno della Porziuncu- 
la il nostro Celano , la Leggenda antica dei 1 336. 
lo Speculum vitae ecc. e poi ne tacciono il più bel 
pregio di custodire cioè nel suo seno Y innamora- 
to cuore di Francesco . Invano pur lo cerco nell' 
antico Carme presso il Wadingo T. I. an. 1226. 
epilogo di tutte" le prerogative e privilegj ( coni-* 
presa l'indulgenza ) che quel Tempietto distin- 
guono; veramente ingiustizia! ( V. i PP. Bollan- 
disti T. II. d'Ottobre pag. 991. N. 385. fino 
al 38 9 .) 

Malgrado però tutte queste, ed altre giustissi- 
me riflessioni, chi entra nel vasto Tempio della 
Madonna degli Angioli vede al di fuori della Cap. 
pellina di S. Francesco, supposta la camera, ove 
morì, e legge scritto in tavoletta, e scolpito in 
moderno marmo : Qui si conservano il cuore e le 



i66 
interiora del Padre S. Francesco (i). Gran fran- 
chezza ! Mentre il primo autore di questa frottola 
F. Barto)ommeo di Pisa, (se pure è lui) centoses- 
santatre anni dopo la morte del Santo ( circostan- 
za notabilissima ) e quei vecchi frati y che glie la 
dettero a bere « Dicunt fratres antiqui )> quattro 
volte esprimono il solo cuore ed una anche i pre- 
cordi , e dicono ora essere nella cappella di S. 
Francesco, ora nella stanza dove morì, ora nella 
Chiesetta della Vergine (V. Bolland: pag. 986. N. 
357. e 358 ) i moderni e fissano preciso il luogo, 
e ne assicurai! del gruppo . Che audacia ! 

Né gli giustifica la risposta: Noi vi abbiamo 
trovata questa notizia , quando da' Frati del sacro 
Convento d' Assisi passò a noi PP. della Regolare 
Osservanza il Convento e Chiesa della Porziuncula 
( il Wad. all'anno i4i5. N. 23 scrive ciò avvenu- 
to allora : ma s' inganna a partito ; fu dopo assai : 

(1) Monsig. F. Ottavio Spader Osservante Vescovo d' As- 
sisi in una sua Relazione stampata scrive 9 che men- 
tre nel i54l. Dono Doni dipinse il didentro della 
Cappellina, si pose nell'arco questa memoria; Hoc 
sacellum divo Francisco dicatum 3 ubi moriens cor sw 
7i7n relìquit &é. Osserva poi Monsig. Ottavio Rin- 
ghiera Vescovo successore ( Apologia pag, 5q. ) che 
questa fu la prima iscrizione , ne apparisce per verun 
modo, che già vi fosse ofossevi stata. Carnbiossi que- 
sta nella nuova surriferita, quando nel l5ó9- Sl ^ GGG 
la gran chiesa nel pontificato di S. Pio V. e in vece 
di scrivere „ Qui morendo S. Francesco lasciò il suo 
cuore 9 francamente fa scritto senza- tanti scrupoli 
che pur ebbero quei della generazione precedente: 
Qui si conservano il cuore è V'interiorà del Padre $. 
Francesco. Vero eroismo ! 



l6 2 
V. qui sotto N. Gì. ) Non gli giustifica , ancor- 
ché lo provassero ad evidenza , per la ragione che 
non si dee mantener viva e sostener col fatto mi 
opinion religiosa non sufficientemente appoggiata , 
anzi renduta incredibile e falsa da giuste e suffi- 
cienti riflessioni . Sappiano poi , che nell'Archivio 
di detto S. Convento esiste V inventario delle cose 
sacre e preziose della Porziuncula fatto dal Visita- 
tor Generale Fra Scolajo da Monta Icilio agli il. 
Dicembre 1402. ( V. il prefato N. 61 ) e in questo 
nulla si dice di sì gran Reliquia cuore e interiori 
di S. Francesco , ed il primo a metterlo in cam- 
po fu circa il 1^0 F. Jacopo d'Oddo Guardiano 
con queste parole latinizzate presso i PP. Bolland. 
pag. 985. N. 356. )) Antequam asportarent S. 
Franciscum de S. Maria , secrete ipsi aperuerunt 
Corpus , et extraxerunt interiora , tam ad conser- 
vandum melius corpus y quam ut melius adimple- 
retur prophetia Sancti , qui semper dicebat : Hic 
volo , ut semper sit cor meitm . Et fuerunt collo- 
cata in altari Cappellae y ubi obiit , et sic tene- 
tur ab antiquis . Per poco che si analizzi questo 
racconto , vi si scorge la insussistenza . Dice che gli 
stessi Frati lo spararono . Ciò è inverisimile ; che 
lo fecero di nascosto, non fu possibile; moltissimi 
uomini quam plurimi , et innumeri, giusta San Bo- 
na v. e. i3. e i5. ) furon tutta quella notte nei 
piccolo Convento, e ristrettissima Chiesa. Con tan- 
ta gente né mai restò libera del tutto la celletta, 
né mai si potè acconciamente estrarne il cadavere , 
ed asconderlo altrove. L'idea di sventrarlo, per- 
chè meglio si conservasse , non potè venire in te- 
sta a' Frati lì presenti, uomini ragguardey oli > do» 



m 

pò aver veduto 9 che Dìo aveva preso parte al ben 
esser di lui tanto mutato in meglio ali' istante .( V. 
N. XVII. ) Si rende poi ridicolo lo storico con V 
altra ragione, cioè perchè meglio s' avverasse la pro- 
fezia ; voglio che il cuor mio stia sempre qui. Bei- 
la <Ja vero ! profezia un comando ? Volo fu poi 
obbedito appuntino. Ei disse, ( se pur lo disse, 
giacché chi lo scrive non merita fede ) disse del 
cuor soltanto, e che questo stesse sempre nella 
Chiesa da se tanto amata : Ed eglino gli cavaron 
lutto, e tutto riposero nella stanza, dove morì, 
dentro ai Convento. E ci abbandoneremo noi più, 
come finora , m braccio a Scrittori di questa por- 
tata ? 

Meno poi giova l'altra risposta, che danno 
per schermirsi , cioè che chi pubblicò il primo 
questo aneddoto fu un Maestro Conventuale ( il 
più volte mentovato F. Bartolommeo di Pisa ) nel 
suo volume delle Conformità , dal medesimo in 
persona presentato al Capitolo tenuto in Assisi 1' 
anno j 399. ( si noti quest' anno ) dal quale ne 
ottenne l'approvazione. Sì: a 2. d'Agosto di detto 
anno il Generale F. Arrigo Alfieri d' Asti Maestro 
in S. T. alla testa del definitorio approvò quel li- 
bro statogli presentato il giorno precedente dall' 
autore. Sì: in esso libro stampato la prima volta 
in Milano Fanno i5io. dal Politico per commis- 
sione del P. Vicario Generale de' Frati Minori del- 
la Regolare Osservanza Cismontani, come pure nel- 
ie due seguenti edizioni del i5i3. e del 1590. leg- 
gesi il bell'aneddoto. Ma si leggeva egualmente 
nell'originale? si legge egli nel corpo di tutte le 
molte copie fatte a penna nel secolo XV.? Se V 



169 
originale si ritenesse presso di se dal P. Alfieri , o 
rimanesse al Convento d' Assisi , non si sa ; si sa 
per altro , che F. Bartolommeo ebbe in premio 
una tonaca col cappuccio del S. Patriarca, conser- 
vata a mio tempo nella nostra Chiesa di Pisa . Il 
regalo venne dal Convento: era giusto, che a que- 
sto restasse il libro . In fatti nella continuazione 
dell' indice de' codici fatto nel i38i. si trovano le 
Conformità bene scritte in carta velina. Più or 
non si trovano ; Non si è per questo in grado di 
chiarirsi , se veramente nel testo fossevi Y affare in 
questione . Ma io voglio per un momento accordar- 
lo . E per questo sarà sufficiente una tal testimo- 
nianza per continuare a crederlo vero, e darlo a 
creder per vero agi' idioti , quando per l' altra par- 
te ragioni inconcusse cel fanno vedere falso, insus- 
sistente , ridicolo? Non l'inteser così il P. Arrigo 
Sedulio , il P. Wadingo , ed altri dell' Osservanza . 
E se Monsignor Fr. Marco di Lisbona nelle mala- 
gurate Croniche ha scritto esser il Guore in Por- 
ziuncula , si è per altro cautelato , per salvar la co- 
scienza , con supporre un miracolo, aggiungendo 
che un Angelo ne fece tutta Y operazione'. 

Ben qui s' accorge chi legge propendersi da me 
a credere, che la notizia dello svisceramento di S, 
Francesco sia stata incastrata e aggiunta nelle Con- 
formità da mano straniera , e non registrata dall' 
autore. Non so persuadermi, ch'egli uno de' più 
dotti maestri fra i tanti , che nelF ordine fiorirouo 
sul finir del secolo XIV. e forse il primo per eru- 
dizione d' ogni sorta , fosse si da poco da non co- 
noscere , o non avvertire almeno la contradizione 
ed incoerenza di queste due proposizioni in ano 



stesso Articolo ( Conform. Vili, parte 2. ) . La pri* 
ma : De cujus ( Francisci ) cor por e ad ost eliden- 
ti uni Populis nihil habetur , sicut de Corpose 
Christi posilo in sepulchro nihil extra remansit . 
E r altra indi a poco : In loco Portiunculce in si* 
gnum dileiiionis voluit S. Francisci quod post 
mortem suam suum Cor a corpore amotum collo- 
car etur ; & est , ut dici tur in Altari Cappelle» 
B. Francisci ibidem collocatum . Sì : questa secon- 
da è un aggiunta, come aggiunte sono il Cardina- 
lato di Fr. Pietro di Gandia , ed il Papato, ( fu 
Cardinale nel \/\o\. e Papa nel i4°9* detto Ales- 
sandro Quinto ) ed altresì la falsa attribuzione (1) 
al medesimo delle Bolle a favor delle Stimate (so- 
no queste d' Alessandro IV. ) . Così aggiunta quan- 
to vi si legge da S. Bernardino vestito dell' abito 
Fanno 1402» nei Convento di S. Francesco di Sie- 
na 5 ed ivi professo nel i4o3. e discreto nel 141 3. 
morto nel 1 444- ne ^ «ostro Convento dell'Aquila, 
e santificato nel 14^0. Così aggiunta quelle parole 
nella conformità XI. In Ferraria extra muros est 
alius locus devotorum fratrum » sapendosi che 
dopo il 1401 (in quest' anno morì Fr. Bartolom- 
meo ) fu costruito quel Conventino , e morto già 
Fautore, di cui è osservabile, che non rammenta 
certi Conventi dati all'Ordine in tempo , che com- 
poneva il suo grosso libro, trai quali il Convento 
di S. Margherita ili Cortona nel 1392. e l'altro di 

(.l) I PP^ Bollandisli pag. 555. mostrano di temere, che 
l'Editore Osservante interpolasse a piacimento le con- 
formità > che consegnò al Pontico per istamparle . 
Quasi ciò si confessa oe* discorsi preamboli alle me- 
desime . 



Fiesole nel 1398. ( V. V Etruria Francese, p. 2. ) . 
E chi sa quante aggiunte di più e quante alterazio- 
ni si trovano nella prefata edizione , cui han le al- 
tre tenuto dietro ! Siccome hanno arbitrato aggiun- 
gendovi le indicate particolarità , cosi penso che sia 
stato lo stesso rispetto al cuore e precordii del S. 
Padre. E tanto più mi cresce il sospetto , quanto 
che osservo datacene quivi cinque volte la notizia, 
lo che mostra un eccedente premura , e una spe- 
cie d'ansietà e di smania che si sappiale non fug- 
ga dalla memoria. E in un Apatista, come Fr. 
Bartolommeo , avrà a credersi tanta smania ? E che 
ragione poteva egli avere per prendersi passione di 
ciò ? Aumenta il sospetto anche il poe' anzi men- 
tovato F. Jacopo Oddi . Azzarda egli nella sua sto- 
ria un fatto strepitoso , qua! è questo , di antica da- 
ta , ed anteriore a se , mentre scriveva > di dugen- 
to quaranta anni . Ragion vuole , che per esser 
creduto , ei lo fiancheggi con qualche monumento 
o testimonianza. Mancandogli il primo, se l'altra 
si trova , e questa certamente s' appiglierà . Ecco- 
la appunto nelle conformità del Pisano , ed oh che 
bella sorte ! vi s' incontra cinque volte . Gli è ben 
nota quest' opera , e mostrò nel suo volume d' a- 
verla gustata anch' a pasto . Qual dubbio pertanto, 
che cerchi di garantirsi con produrne le parole ? 
Eppur no . Cosa incredibile , ma vera / Né anco 
la nomina , e in vece del Pisano lontan dal fatto 
soli 173. anni chiama in suoajuto l'opinione cor- 
rente allora presso i vecchi suoi frati . Sic tene tur 
ab antiqui s .E donde ciò mai ; se non perchè nel 
codice delle dette Conformità , di cui si servì ( e 
forse fu quello del Convento d' Assisi ) non ve lo 



12-3 



lesse ? E non si dovrà poi dire , die vi è statò 
aggiunto ? 

Ma v' è di peggio . li suddetto primo editore 
delle Conformità si fece anche lecito di decimarlo 
a suo vantaggio . Vi si leggeva ( non so in che 
luogo ) la seguente particola . » Quidam Cardina- 
Vis bello apud A ssìsium disposilo vix otinuit a ci- 
vibus y ut introduceretur adcrj-ptam, et cum vi- 
disset Corpus Beati Francisci dicebat > quod et 
si nulla alia forent miracula , hoc solum suffice- 
ret prò Fide Chris ti roboranda . Mi si domande- 
rà : come il sapete ? Lo so perchè lo riferisce il P. 
Pelbarto di Temeswar Osservante nel suo Pomario 
stampato sei anni avanti delle Conformità , Legitur 
egli dice , libro Con/or mitatum ( a quelF epoca 
molti esemplari s' eran formati di questa opera ) 
quod cum Cardinalis quidam bello apud Assisium 
disposilo vix obtinuisset a civibus ut introduce- 
retur ad crjptam y et vidisset etc. ( V. i Bollan- 
disti nel 2. T. d ? Ottobre in fine » Addenda in 
S. Francisco ) . Ora neir accennata edizione delle 
dette Conformità, di cui furon copia le altre due, 
quest' aneddoto non s' incontra . E giudiziosamente 
fece r editore non inserendolo nel manoscritto da 
stamparsi , altrimenti sarebbe rovinata affatto la 
macchina, che il cuore con gli altri visceri fosse 
alla Porziuncula mentre sapevasi , che S. France- 
sco era stato veduto intero . Pensò anche bene ag- 
giungendovi » Sepulchrum nulli patuit » Nessuno 
nel 1899. era calato giù a veder S. Francesco. 
Ma perchè poi non depennar le parole : Alcuni de 9 
Frati del Convento sanno benissimo il luogo > ma 
non son essi noti 1 A me pare ; che queste diano 



un arme in mano a chi sente diversamente ( V. 
N. 5o . ) Svistò egli da primo lasciando , che si 
stampassero le parole del Pisano: Nulla si ha del 
corpo di S. Francesco da potersi mostrare al Po- 
polo : come distruttive al suo asserto : II cuore , e 
gli altri visceri del Santo sono alla Porziuncula. 
Anche in fine mostra di non essere stato avvedu- 
to abbastanza . 

Molti altri argomenti ali? uopo nostro si han- 
no nell'opuscolo dei Canonico Pompeo Bini inti- 
tolato )> La verità scoperta ne' tre Sautuarj d' 
assisi . » Notabile è questo . Osserva egli , che i 
Perugini fecero sforzi di mano nel 1820, e di po- 
litica nel i44 2 P er trarre dalla sua Basilica d'As- 
sisi il Corpo di S. F. , e portarlo nella lor Città . 
Ma sempre andò loro fallito il colpo . Potevano di 
leggieri rifarsi di questa, diciamo, perdita . In ambe- 
due le dette epoche la Porziuncula era in loro potere, 
Non era piccol tesoro il gruppo del Cuore e precord) 
in essa conservato . Bastava poco per prenderlo , 
ed appagare così più che competentemente la defrau- 
data lor devozione verso il Santo. Ma noi fecero. 
Cerca la ragione egli di questa svogliatezsra e fred- 
da indolenza dopo tanto strepito ed impegno , e 
non sa trovarne altra fuori di questa: Che intanto 
si maneggiarono per conseguire il possesso del Cor- 
po Santo , in quanto che si sapeva notoriamente , 
ed era pubblica voce e fama , che colassù esisteva » 
Non si rivolsero poi alla Porziuncula , e niente fe- 
cero per avere il Cuore , perchè di questo nulla si 
sapeva, nulla appariva in pubblico, nulla si dice- 
va , non solo nel Popolo , ma né anche tra' frati , 
benché impegnatissimi per le glorie di quel tuo- 



go . E questa la ragione , o no? E che si rispon- 
de ? Forse non mancherà chi dica : V inazione de* 
nemici fu un miracolo . 

Non so che dica di più su di questo proposito 
Monsig. Ottavio Ringhiera (i) Vescovo di Assisi 
nel suo libretto stampato in Bologna nel ijfò* do- 
po la morte del Zio dal P. M. Ringhiera Conven- 
tuale . Ma sapendolo ancora y che giova buttar tan- 
ta roba ? Mi dicon qui i PP. Bollandisti : un sol 
temperamento ? che prendasi , è più che bastante 
ad assicurare il Pubblico . Si sfasci nella Cappelli- 
na di S. Francesco giù alla Porziuncula Y Altare 
supposto depositario della vantata insignissima Re- 
liquia . Il far questo è più facile y che lo scavo nel- 
la Basilica d ? Assisi . 

NUMERO XIX. 

Questa breve Cronica, o piuttosto Catalogo de' 
Generali dell' Ordine de' Frati Minori da S. Fran- 
cesco fino air elezione di Fr. Michele da Cesena 
nominata qui sopra numero XII. essendosi trova- 
ta unita ad alcuni opusculi del B. Francesco di Fa- 
briano , è stata al medesimo attribuita . In verità 
F autore di questa fino al General Bonagrazia elet- 
to nel 1280. fu Fr. Bernardo da Bessa e quindi fino 
al General Gonsalvo eletto nel i3o3. Fr. Pellegri- 

(1) Ho Ietto questo libro ( V. la nota pag. 166. ) scrit- 
to legalmente. Non si trova, che nello librerie, es- 
sendo stato ritirato con arte da chi si sentiva scotta» 
to dal medesimo. Vi è ìa notizia, che in una tavo- 
letta leggevansi anche ,, qui si conserva il cuore di 
devozione del Padre S. Francesco, 



no di Bologna . Ciò apparisce dalla Cronica de' XXIV» 
Generali . In questa ambedue si nominano i detti 
scrittori , riportandosene le parole . E riscontrate 
queste si trovan appunto a' suoi luoghi nella Cro- 
ruchetta . In conseguenza il Fabrianese non vi ha 
di suo, che la storia di circa dodici anni, cioè da 
che lasciò di scrivere il decrepito Bolognese , ( e 
forse anco di vivere, ) fino al 1216. anno dell' e-, 
lezione del suddetto Fr. Michele . Questa Cronichet» 
ta si ha stampata nello Zibaldone „ Speculum vU 
tee etc. f. 206. continuata dall' editore brevissima- 
mente fino al Generale Fr. Egidio Delfini eletto 
nel i5oi. Avverto che costui vi ha omessi i Ge- 
nerali Maestro Angelo Salvetti di Siena , M. Gu- 
glielmo di Casal Monferrato , M. Jacopo Sarzuela 
Spagnuolo, e talvolta scrive a sproposito. E' poi 
stato poco fedele nel riportare lo scritto de' tre men- 
tovati Autori . Per esempio : Nel Generalato di 
Gonsalvo il manoscritto della Libreria djS. Loren- 
zo di Firenze da l'infelice morte di F. Raimondo 
Ex Generale caporione de' rivoltosi , e di alcuni di 
costoro, horribiliter expiravit etc. come al Nume- 
ro XII. Ora nello stampato questi sono saltati , e di 
quello si dice solo, che per Divina permissione 
morì fuori del chiostro in villa de' suoi parenti . 

Chi ha creduto , che la Cronica de' XXIV, 
Generali sia l'indicata Cronichetta continuata fino 
al Gener. Fr. Leonardo Rossi da Giffone ha preso 
abbaglio . Passa tra loro il divario , che corre tra 
F uno e il diciotto. La Cronica è tutta d'un getto 
da S. Francesco fino al 1 3^4* Nel proemio dice V 
autore „ Notabìlia bona Ù mala, quee varìis tem- 
poribus sub diversis Ministris Generalibus in ali- 



n 6 

quibus Legendis , traBatibus , processibus Ù Chro- 
nici , dispersa reperi , in Fratrum minorarti Ordi- 
ne contigisse , in hoc volumine recollegi . Si servì 
di questa Cronichetta ancora , o catalogo , e talvol- 
ta la trascrisse . 

NUMERO XX. 

Non è già questa una mia invenzione . Scrive 
il Celano pag. 21. & 7 3. che S. Francesco fu sep- 
pellito onorevolmente ; , Corpus ejus honorìfice re- 
conditura. E potrebbe dirsi sepoltura onorevole, se 
scavata la terra collocata avessero la cassa di legno 
dentro la buca , e poi ricopertala con la terra me- 
desima , o soprappostavi una lapida ? Bella onorifi- 
cenza davvero/ Sì, che il sepolcro di lui fu una 
cassa o sarcofago di dura pietra dal prefato scritto- 
re, che ben viddelo , appellato Tumba( pag. io3. ) 
su di cui Papa Gregorio impresse poi più d' un ba- 
cio „ Tumbam continentem sacrum & Deo dicatum 
Corpus felicibus labiis osculatur ( pag. 108. ).E 
tomba lo dice S. Bonaventura , e tale da potersi 
trasportare e abbracciare ; ( V. qui sotto Num. 
XXXVII. ) A rea poi di sasso la chiama una cro- 
nichetta autorevole ( ce n' assicura il Ch. Avv. Gua- 
dagni nelle sue scritture ) inserita nella Cronica 
supposta di S. Giovanni da Gapistrano nella Libre- 
ria Corsini in Roma . Toglie poi ogni scrupolo il 
sincrono autore della Vita in versi mentovato sopra 
nelle note, e qui al Num. I. Una delle poche co- 
se, che aggiunge al Celano, è appunto questa , che 
il Santo fu onorevolmente sepolto in una tomba di 
pura pietra. Eccoi Versi . 



nz 



Gonveniunt Populi, concurrunt unclique fratres 
Patris ad exequias , & in Ecclesia sepelitur 
Assisii , san&us cjuae di&a Georgius extat . 
Puro de lapide lìt honorifìce sihi Tumba « 

Se lice esternare qui ciò, che ne sento, il ter- 
mine Puro ha più significati : i . Che 1' urna fu 
fatta d'un macigno tratto di fresco dalla cava, o 
almeno non adoperato mai; 2. ch'era tutta d'uà 
pezzo , senza mistura di calcina ; 3. e semplice , o 
sia liscia , cioè senza il minimo rilievo di fiorami ? 
emblemi , motti , lettere etc. 

NUMERO XXL 

Qual fosse la tonaca rimessagli indosso , poiché 
cessò a notte avanzata il concorso de' Popoli , e re- 
stò appagata e sodisfatta la voglia de' curiosi, e 
devoti ( quamplurimi 6 innumeri) dì vedere, toc- 
care e baciare le Stimate, non si specifica da' bio- 
grafi del Secolo XIII. Generalmente si conviene, 
che fosse rivestito con quella, che aveva nelle pe- 
nultime óre , e di cui vicino a morte fu spogliato 
per metterlo nudo sul suolo , come s ; era espresso 
di volere. La difficoltà è, qual' ella si fosse* Molti 
credono la rozza tonaca prestatagli dal suo Guardia- 
no ( V. Articolo I. ) In fatti di qualità rozza e co- 
lor bigio era l'avanzo trovatosi nell'Urna alia pri- 
ma ricognizione del Corpo del S. Padre. Altri poi 
pensano, che fosse una tonaca di bianco e fino pan- 
no portatagli da Roma dalla prelodata Signora Gia- 
coma, che volle vedergliela addosso ; li favorisce Im 
tradizione, mantenutasi nel Sacro Convento d'As- 
sisi, a sostegno della quale havvi uu autentico ri- 

12 



n8 

cordo non più recente del 1870. Questa tonaca esi- 
ste tuttora tra le sacre Reliquie segno d' aver servi- 
to al Santo. Ma se questa fu la tonaca, di cui lo 
rivestirono per portarlo a seppellire in S. Giorgio, 
com' è avvenuto, che non si è dessa trovata col Cor- 
po, ma un pezzo -di tonaca bigia? (r) Lascio che 
ognuno ci rifletta sopra, e dica il suo parere. A 
me preme il monumento accennato, che serve al- 
la storia . Eccolo , e si ha nelle elenco delle Reli- 
quie di detto sacro Convento, a carte 72 del Codi- 
ce , che porta in fronte il Trattato di Fr. France- 
sco di Bartolo della Rossa sopra il Perdono . ( V. 
N. XVI. ) 

Item in una cassida de here inaurata, in 
qua est tunica de lanio panno albo cum caputio 
parvulino ad instar mensurce , quae est in Sacri- 
sti a de Ugno formata , ( questa è la tavola accen- 
nata al Numero XVI. e che si descriverà al Nu- 
mero XLII ) cum manicis tantum latis , quan- 
tum possit manus libere exire ; et quia tunica 
est de solemni panno , pie creditur per nos , qui 
sumus satis longe a principio , quod ditta tunica 
data fuit Patri nostro Francisco ab aliquo nobi- 
li viro , et quod cum illa in fine migravit ad 
Christum . Et non est mirandum , quod sit de al- 
bo colore, quia a principio Ordinis usque ad Fra- 
trem Bonavenluram nulla fatta erat *distinttio in 
colore . Etidci reo dittus Bonaventura in suis con- 
stitutionibus dat ordineni et Jòrrnam y et signan- 

(l) Può essere s che io vestissero con la tonaca di fino 
panno, e che gli mettessero la sua 9 ovvero vestitolo 
con questa gli adattassero anche quella. 



T 79 

ter quod tunicce superiores non debent esse tota- 

liter albce sive nigrce . Item est ibi unum capii- 
tium ad instar supradiftcc fornice de colore } quo 
modo utimur . 

NUMERO XXII. 

Quante verità risultano da questo miracolo? La 
prima è , che la cassa era in aria e ben alta da 
terra , giacché la risanata fanciulla toccolla sotto 
col capo. La seconda che il giorno della tumulazio- 
ne , o reposizione di questa cassa entro la tomba 
o sarcofago, fu diverso e distinto da quello del 
trasporto a S. Giorgio dalla Porziuncula . Eo die P 
dice lo storico , quo reconditum fidi etc. La ter- 
za , che questa reposizione non fu segreta , mentre 
alla ragazza unite erano altre persone , che ve la 
portarono ( cioè condussero, non essendo ella im- 
pedita de 7 piedi ). Erasi dunque saputo per la Cit- 
tà che doveasi far questa funzione . E non vi sa- 
ranno accorsi altri ancora? Avvertasi, che nel rac- 
conto non si dice condotta la Zitella per ottener 
da S. Francesco la guarigione , e perciò fattole toc- 
care il fondo della cassa col capo ; comparisce piut- 
tosto in quei , che la condussero , una mera devo- 
zione o curiosità , e nella ragazza un privato sen- 
timento di fiducia air istante , che la spinse a pas- 
sar sotto la cassa e darvi di testa . Di grazia si la- 
sci di scriver più, che S. Francesco fu sotterrato 
» corpus mandaium terree 3 e ciò nei di stesso , 
che fu portato in Città : 



i8o 

NUMERO XXIIL 

Non riferisce questa estrazione della Gassa di 
legno, e collocazione in alto lo storico di Gelano. 
Ciò non faccia meraviglia . Egli si era prefisso per 
termine la Canonizzazione ( V. il Prologo della pri- 
ma Vita ) . In questa non ebbe luogo V indicato av- 
venimento, perciò non ne fece motto. E sebbene 
scrivesse poi la seconda Vita , e vei potesse inseri- 
re , noi credette conveniente per non passare i li- 
miti prescrittisi , ed esternati . Del rimanente non 
se ne può dubitare . Alberto Abate Stadense , e poi 
nel 1240. Frate Minore nella sua Cronica portata 
fino al 1256. chiude la sua breve narrativa della 
Canonizzazione con queste parole « Papa santtum 
Corpus carri Cardinalibus levavit e tumba . E più 
sotto il ripete dicendo : )> Gregorius Franciscum 
canoni zzavi t , Ù in die B. Urbani de tumba leva" 
vit . A parlar chiaro è un po' confuso e non coeren- 
te a se stesso, mentre da primo parla della eleva- 
zione del Sacro Corpo come di opera non disgiunta 
dalla Canonizzazione, ( cosa non vera, sembrando 
impossibile che Fr. Tommaso sì minuto ed esatto 
nel descriverla m>n avesse dato un cenno di circo- 
stanza sì rilevante, che coronava V opera , emette- 
va il colmo alla contentezza e gioja d' immenso Po- 
polo ), e di poi le assegna giorno distinto , e, quel 
eh' è più, il giorno di S. Urbano ( 25. Maggio ), 
in cui cadde la Traslazione quasi due anni dopo, 
alla quale non intervenne Gregorio, e però come 
potè farla in quel dì? Chiaramente appariscono e 
F imbroglio, e lo sbaglio. 1/ autore però vi scapita , 
ma non ne resta pregiudicata la sostanza della co- 



iSi 
sa . Riman sempre vero die Papa Gregorio S. Frali- 
ciscum levavit e tumba. Si unisce a Fr. Alberto u 
Domenicano F. Ermanno Gorneri nella sua Cro- 
nica presso Giov. Giorgio Ecard T. 2.» S. Franci- 
scus , ei dice , Confessor gloriosus de tumba le- 
vatur , et canonizzatur a Papa Gregorio . Si ha V 
equivalente negli antichi Annali di Modena ( Mu- 
ratori Rer: Ital: Scrip: T. XI. ) che dicono all'an- 
no 1228. Die 23 Julii ( errore, fu il 16. ) Cor- 
pus B. Francisci consecratum fuit . Usan la stes- 
sa frase altri scrittori . Ora io leggo nel Glossario 
del Ducange „ Consecrari Corpus est elevari a ter- 
ra , et exponi ut veneretur a Fidelibus . Tanto 
basti . 

Secondo alcuni scrittori affidati solo alla tra- 
dizione , questa funzione fu pubblica. Dicono, eh' 
estratta da quella di marmo la cassa di legno fu 
aperta , e mostrato in alto \ e da tutti veduto il 
sacro Corpo; quindi riserrata fu sospesa nella Cap- 
pella medesima rasente al muro raccomandata a 
certi ferri , che tuttor vi si vedono , e si vantan 
gli stessi . Questa volta io voglio esser connivente 
con loro in ossequio della Tradizione , costante 
sempre in Assisi , e creder vero quasi tutto . Dissi 
quasi 9 perchè provo della difficoltà neir ammette- 
re che a Chiesa piena si facesse la funzione di e 7 
strarre dalla cassa e mostrare in alto la bella spo- 
glia mirabile . Ammesso ancora essersi ciò effettua- 
to la mattina del terzo giorno, in cui quasi dile- 
guata del tutto supporre si dee la folla de' forestie- 
ri, pure il concorso dovette esser grande. L'affa- 
re non era senza pericolo . La prudenza doveva te- 
mere di qualche inconveniente considerata la cosa 



182 t 
in tutti gii aspetti , e dettare di non far pubblici- 
tà . Io leggo j che fu creduta imprudenza il levar 
di giorno e in tempo di concorso dal suo avello 
r odorosissimo Corpo del Santo Vescovo di Tolosa 
Fra Lodovico d'Angiò per riporlo nella cassa d' 
argento destinata a stare sull' aitar maggiore . Tut- 
to questo fu fatto di notte , e presenti solo il Pie 
Roberto fratello del Santo, e quattro Cardinali con 
poca gente, ad vitandum tumultuili populi , scrive 
V autor della Cronica de' XXIV. Generali neli' anno 

Per mera erudizione aggiungerò qui , che nel- 
la predetta stanza o Cappella in San Giorgio stata 
luogo di deposito per S. Francesco nel giro di tre anni , 
mesi sette, e giorni venti ; fu nel I253. deposita- 
to il Corpo di S. Chiara , finché terminata la Chie- 
sa eretta in di lei onore sulle rovine dell' altra , 
fu quindi rimosso, e collocato sotto 1' aitar mag- 
giore ; onde leggesi nella vita presso i PP. Bolla 11- 
disti ai 1 2 Agosto „ Hic est locus Me , ubi san- 
iti Patris Francisci Corpus primo conditum fue~ 
rat, ut qui viam vita? viventi paraverat , etiam 
monetiti locum quodam praisagio praepararet . ( Di 
questa vita vedi sopra Nura. I. e N. XVI. ) 

NUMERO XXIV. 

li Wadingo dice celebrato questo Capitolo a 
Roma, come pure l'altro del i23o . E' convinto 
di sbaglio dall' autore della Cronica de' XXIV. Gene- 
rali , e in quanto al secondo anche da S. Bonaven- 
tura nella leggenda maggiore e da Fra Salimbene 
da Parma . Ambedue furon tenuti in Assisi P il pri- 



i83 
mo alla Porziimcola , e 1' altro al nuovo Convento. 
Prende pur abbaglio Y illustre Annalista , quando 
seguendo alla cieca il suo duce e maestro Fra Ma- 
riano scrittore del secolo XVI. contro il sentimen- 
to degli antichi Cronologi dell'Ordine, Bernardo 
da Bessa , Salimbene da Parma , Pellegrino di Bo- 
logna , e del Pisano , e deli' autor dello speculum 
ctc. scrive, che nel suddetto Capitolo del 1227. fu 
eletto Generale Elia . No certamente . Vi fu eletto 
Fra Giovanni Parenti; né vi s' oppone la prelodata 
Cronica , che cita a suo prò . Questa non dice al- 
tro , se non che non si trovava indicato chiara- 
mente l'anno dell'elezione del Parenti: Quo an- 
no non invenitur clave . Del resto pone nel Gene- 
ralato del Parenti la Canonizzazione : trascrive poi 
la Cronichetta de' primi i5. Generali. ( V. qui sot- 
to al Num. XXXIV. ) 

NUMERO XXV. 

Questo Jacopo è lo stesso , che Papo e Lapo 
d' Arnolfo , da cui stabilitosi in Firenze discese la 
Famiglia Arnolfi distinta nel principio del Secolo 
XIV. con onorevole sepoltura nel Tempio di San- 
ta Croce, con i titoli e fregj cavallereschi, e con 
le primarie pubbliche cariche. 

IL P Guglielmo della Valle nel 1. T. delle 
Lettere Senesi pag. i35. mostra di credere stato 
architetto di questa Basilica Niccolò Pisano detto 
dall' Urna a motivo del sepolcro di S. Domenico, 
che fece in Bologna . Forse equivocò .per aver let- 
to in qualche opuscolo, che fu chiamato da Fra 
Elia di Cortona a far la Chiesa di S. Francesco l 



!84 
Sì: fece il disegno, e tirò su la Chiesa di S. Fran- 
cesco, ma in Cortona, e non in Assisi, circa il 
1248. Veramente nel Vasari, e nel T. I. degli E- 
logj de' Pisani illustri dicesi chiamato per far la 
Chiesa di S. Margherita . Qui pure evvi equivoco . 
Fra Elia morì nell'Aprile del 1253. Santa Mar- 
gherita nacque nel 1247- a Laviano, fu Terziaria 
in Cortona nella suddetta Chiesa di S. Francesco , 
e morì nel 1257. sepolta nella Chiesa di S. Basi- 
lio , cui era unita di casa ; motivo per cui detta 
Chiesa cominciò a chiamarsi di S, Margherita . Si 
sa poi, che la medesima fu fatta costruire nel 1290. 
da Ildebrandino Vescovo d' Arezzo . Ne parla il 
Maimi nel T. 18 de' Sigilli. 

NUMERO XXVI. 

Perchè si appellasse Colle dell' Inferno non si 
sa . Chi dice , perchè nido di ladri : altri poi, per- 
chè v'eran le forche, e vi si giustiziavano e sep- 
pellivano i malfattori . I PP. Bollandisti non si 
persuadono di questa seconda ragione, sapendo di 
certo che quel locale era. d'un particolare, e non 
della città. Il supplizio pubblico nei fondo d'un 
privato ! . . . 

Io penso, che prima della calata de' Barbari 
in Italia,- e specialmente de' Longobardi , questo 
sito dai cittadini d'Assisi, perfetti Latini, si chia- 
masse Collis infernus , cioè più basso , in fondo e 
al di sotto degli altri , su quali si ergevano la cit- 
tà e la Rocca. Nel guasto, che soffrì la lingua la- 
tina per la mescolanza de' naturali con gli stranie- 
ri conquistatori , il Collis Infernus s' imbastardì , 



i85 
siccome la maggior parte degli altri termini , ed 
acquistò un significato da mettere paura , e farci 
dare a gambe . 

I moderni biografi spacciali francamente , che 
interrogato S. Francesco dove gli piacesse d' esser 
sepolto , rispondesse : Nel luogo de' giustiziati . All' 
occasione di doversi far la Chiesa , questa risposta 
fu prodotta e messa in campo dai frati . Ne fu fat- 
to il progetto, e poco ci volle, perchè fosse la prò» 
posizione adottata. Ora io fo sapere, che non han- 
no di ciò fiatato gli storici del secolo XIII. Sareb- 
be stato quest'aneddoto una gemma sfavillante per 
il Capitolo a De humilitate S. Francisci diffusa- 
mente esposto dal buon Gelano pag. 223. Non vi 
si legge : cattivo segno / Né pure V ho potuto tro- 
vare nello Zibaldone Speculum &c. e ne' Fioretti . 
L' omette ancora la Cronica de' 24- Generali , l' au- 
tore della quale, per altro avveduto , di quando in 
quando beve grosso, e trangugia tutto . I primi a 
riferire questa strepitosa circostanza furon Benvenu- 
to (i) Rambaldi da Imola nel suo Comento di Dan- 
te presso il Muratori , e Fr. Bartolommeo da Pisa ; 
scrittori che finiron col secolo XIV. E si dovrà cre- 
dere a costoro tanto lontani dal 1228. e senza il 
minimo che d'appoggio? Questa è una delle solite 
dabbenaggini del prefato Bartolommeo facile a cre- 
der tutto , senza riflettere da qual canale si venga . 
Non lo dice, ma di sicuro ei bevve alle solite poz- 
ze de' frati vecchi « Dicunt fratres antiqui, Que- 

(l) Benvenuto scrive s in Carnario 9 e ad Carnarium : Co* 
sa ba egl' inteso di dire? Carnarium Suona in italia- 
no Carnaggio : Forse intese il luogo della niaoella» 
«ione ? 



m 

sii ingannati o da altri , o dalla propria imaginazio- 
ne, gli avran fatto aggiungere, che i Frati chiesero 
lì luogo alla Città , e che questa Y accordò . Cose 
falsissime: Il Colle non era del Pubblico , e tutto 
il pensiero e premura d'inalzare il gran Tempio fu 
di Papa Gregorio ( parlali chiaro le Bolle ) e non 
de' Frati , né de' Cittadini . E* poi notabile ? che do- 
po aver detto , e detto ^lascia indeciso , se sulla destina- 
zione dei luogo si avesse in mira la volontà del Santo , 
o la qualità del posto . ( V. Confor. I. 3. Fruct. 
6. ). Dirò per ultimo a chi fa conto, e mi citale 
lezioni del secondo Notturno della dedicazione della 
nostra Patriarcale ( V. Brev. Min. Conv. Domin. 
V. post Pascha ) che non fanno autorità, perchè 
nate e comparse al mondo sul fine del secolo XVIL 

INUMERÒ XXVII. 

La carta di Donazione di questo Colle esiste 
originale nell'Archivio del Sacro Convento de' Mi- 
nori Conventuali d' Assisi : ha la data del 3o. Mar* 
zo 1228. ( tre mesi e mezzo avanti la Canonizza- 
zione ) . Pubblicolla il P. Azzoguidi nelle Note al- 
la vita di S. Antonio di Sicco Polentone. In essa 
il proprietario Simone da a Fr. Elia recipienti prò 
Domino Papa Gregorio in dono libero il Colle 
dell'inferno per fabbricarvi un Oratorio o Chiesa 
prò beatissimo Corpore Santfi Francisci ( son da 
notarsi queste parole ) e per altri usi de' Frati &c. 

Altra Carta di donazione esiste nel prefato Ar- 
chivio sotto il di 3i. Luglio 1229. Il donatore è 
Dominus Monaldus Leonardi . Dà a Fr. Scagno 
( credo Ascanio ) da Gollemancio recipienti prò Ec- 



i8 7 
clesia S. Francisci Assisinatis , & nomine ditta; 
Ecclesia? ( si fabbricava attualmente ) dà e dona 
petium terra* silvatce positum in piangici ( forse 
piaggia ) Collis diftce Ecclesia super Texium &c. 
Anche una donna donò un terreno incolto confi- 
nante con questa piccola selva . Gli altri pezzi sotto 
la Chiesa e Convento eia tre parti fino al Mulino 
del Tescio furon acquistati o in permuta , o in com- 
pra, air oggetto specialmente di far Piazza , ed am- 
pliar la clausura. Esistono i contratti, e sono del 
1241. 4 2 - 4^- 49v e del I2 5°- Comparisce da un i- 
strumento di convenzione tra il Convento e i Sigg. 
Sanguone e Tommaso OfFreducci , stipulato il dì ul- 
timo di Maggio 1239. ( notato Giovedì ), che per 
la fabbrica della Chiesa si era precedentemente 
( non s'individua il tempo ) ottenuto da' detti Si- 
gnori di potersi servire di certi grandi travertini 
di un muro inservibile di loro pertinenza , e che 
già erano stati messi in opera . Siccome questa con- 
cessione non era stata un regalo , fu dichiarato che 
il Convento in compenso di dette pietre dovesse ri- 
fare a uso d' arte un muro inerente alla casa dei 
prefatì OfFreducci . Nella carta son nominati Fra 
Elia non più Generale, detto per altro dal Nota- 
ro „ Dominus & Custos Ecclesia? S. Francisci , un 
certo F. Giacomo di Bevagna Sindaco e Procuratore 
di essa Chiesa e del Convento , e fra i testimoni Fr, 
Giovanni de Laudis .Intervennero a quest'atto tutti 
i Frati del Convento. 

NUMERO XXVIIL 

Non è da fidarsi troppo di Giorgio Vasari y 



iS8 
quando la fa da storico , specialmente fuori della 
sua sfera , Molto merito aveva nelle arti , ma nel- 
la storia non tanto . Dissi specialmente , perchè lo 
trovo talvolta meno veridico anche nel riferir le co- 
se di sua ispezione . Eccoci nel caso . Egli annun- 
zia un terzo ordine di Chiesa sotto terra . Ma que- 
sta dov' è ? Forse può dirsi un terzo ordine di Chie- 
sa una stanza quadra, larga circa sette braccia per 
ogni lato, scavata nello scoglio , depositaria del Cor- 
po di S. Francesco ? Se intendeva dire di questa 5 
doveva esprimersi in altra foggia , e non introdur- 
re un errore facile a prender piede, atteso il cre- 
dito del suo autore . Dissi introdurre , perchè noi 
trovo in verùn libro prima di Giorgio . Ancora ei 
è- inganna a partito rispetto alle volte a botte nel- 
la Crociata della Chiesa di sotto, dicendole fatte 
da Lapo . No da vero . Queste son disegno e lavo- 
ro d'altro Architetto sul finire del secolo XIII. ed 
io le credo d' uno di que ? due gran Genii , Cima- 
bue e Giotto, che per tant* anni si occuparono ali* 
abbellimento dei Santuario in modo , da potersi tut- 
tora dir maraviglie dell' arte i tratti de' loro pen- 
nelli . Sopra le dette volte v ? è una specie di palco 
morto con volta reale , e alle pareti di questo vi 
si scorgon gli avanzi di qualche pittura più anti- 
ca di Giotto. Anzi credo lavoro d'uno de' sud- 
detti la volta eziandio del Coro, e quella sopra Y 
aitar maggiore . Sono queste a livello delle volte a 
botte, e più basse della volta delle nave; hanno 
pure il palco morto , ma in vece di volta sovrasta 
loro il pavimento della Chiesa superiore assicurato 
su ben disposti travi. Ne giudichino gl'intendenti 
dopo aver riflettuto , che le Pitture nelle volte , so» 



i8? 
pra le quali passeggia la molti luti ine > sono a mal 
punto , e soggette a scrostarsi e andare in malora , 
motivo per cui credo non dipinta a figure la vol- 
ta della nave. Sbaglia pure asserendo, che nel di- 
segno di Lapo con la Piazza fossevi il Porticato at- 
torno attorno. No; questo fu un'idea nuova nei 
secolo XV. inoltrato . Ha poi ragione Giorgio di 
chiamar grandioso il disegno del Convento. L'at- 
tuai circuito dei muri è lo stesso , che fu in origi- 
ne ; solo il muro con archi elevati , che sostien la 
Piazza, fu costruito nel secolo XIV. Nell'interno 
il Convento è quasi tutto cambiato, ad eccezione 
del Palazzo del Papa , e dei fondi , che son da ve- 
dersi . 

NUMERO XXIX, 

Sorprende il coraggio di F. Elia nell' avventu- 
rarsi a tale impresa * Una fabbrica di gran vastità 
ed altezza, in un sito da tre parti scosceso e di- 
rupato con profonde balze e voragini , disegnata in 
grande e con magnificenza Romana avrebbe sgomen- 
tato ognuno } ma Elia non già. Uomo come eradi 
riflessione vidde chiaro V impegno di Dio in voler 
glorificato il suo servo: Vidde il credito e l'opi- 
nione altissima, che nel mondo il suo gran Padre 
godeva, e che questi era con trasporto amato dall' 
altro. Quindi risoluto conchiuse: Non può man- 
carmi il Signore , e con me si unirà V universo » 
Né s'ingannò . Papa Gregorio del suo erario profu* 
se , e per animare i fedeli a far lo stesso il tesoro 
aprì dell' Indulgenze . E Cardinali e Vescovi , e 
Duchi e Principile Conti e Baroni largamente con» 



ìpo 

tribuirono . E Balduino IL Imperator di Costanti- 
nopoli , e Giovanni de' Conti di Brenne Re di Ge- 
rusalemme , e Venceslao di Boemia , e perfino i 
Cristiani di Marocco inviaron copiosi sussidii . Quei 
d'Assisi e delle vicinanze, se non tutti poteron con- 
tribuire roba e danaro , concorsero con la persona 
al lavoro senza esiger mercede , o contenti di poco. 
Le limosi ne poi, che i Pellegrini devoti tributaro- 
no a quest' uopo , deponendole in marmorea cassa 
( nella Vita di Fr. Leone è detta conca di porfido ) 
con forato coperchio providamente disposta , supe- 
raron Y espettazione , né minori furono quelle , che 
per le Province i Religiosi raccolsero . La modera- 
zione in fine degli artefici non meno devoti degli 
altri compiè Y opera . 

NUMERO XXX. 

Un mondo d' aneddoti in ordine a questa Fab- 
brica s' incontra nella vita di S. Francesco scritta dal P. 
JNavarro Francese, e dal P. Angelico di Vicenza 
tradotta con qualche aggiunta, e nell'altra compi- 
lata dal P. Chalippe , che sono le più moderne. 
Eccone alcuni ; che Fr. Elia comunicò al Papa F 
intenzione del Santo di esser sepolto nel Colle dell' 
Inferno; che il Papa domandò, se ciò fosse fatti- 
bile; che Fr. Elia replicò di si, ma che la spesa sa- 
rebbe stata eccedente . Ebbene , rispose il Ponte- 
fice, si faccia senza tanti riguardi. Inoltre, che il 
disegno della Chiesa è un T e ciò in vista del 
Thaa veduto dal B. Pacifico in su la testa del 
Santo Padre » Quod diversi colorìbus circu- 
lis pulchritudinem Pavotiis prveferebat al riferire 



}9% 

di Celano pag. 204. , e col quale al dire di S. Bo- 
naventura segnava in fronte i fedeli, e di cui ser- 
vivasi per sigillo : Glie la città s' oppose alla co- 
struzione della Chiesa nel Culle d'Inferno, ma poi 
dette il locale in dono : Che fu fatto il concorso 
degli Architetti, e fu prescelto Jacopo Tedesco. 
Questi per grazia fu accordato dall' Imperatore Fe- 
derigo II. : Che tolte dal luogo le forche vi fu tro- 
vato sotto un gran macigno tutto a proposito per 
formarne un sepolcro : Che il Papa assegnò per le 
spese le rendite di molte Chiese vacanti : Che la 
Basilica fu costruita al di fuori di pietre quadre 
di due colori, rosso e bianco, a due ordini per 
denotar S. Francesco Martire e Confessore ( si os- 
serva quasi lo stesso nella Chiesa di S. Chiara : sa» 
rà stata la stessa ragione ? ) Che finalmente i Fra- 
ti arsero di sdegno contro di Elia per sì magnifico 
edifizio . Come questi aggiunti reggano sulF incu- 
dine della critica , siane giudice chi ha letto fin 
qui , e seguiterà a leggere . Sappia intanto , che se 
ve ne ha uno verosimile, e anco probabile, non 
se gli è potuto finora trovar tanto 7 che basti a di 
chiararlo vero » 

NUMERO XXXI. 

Facilmente alcuno si maraviglerà, che favel- 
lando io della Chiesa di sotto abbia posta la Por- 
ta d'ingresso nel muro maestro senza nominare 1' 
Atrio , quasi che questo non entrasse nel disegno 
di Lapo. Schiettamente confesso, che tal è la mia 
opinione . In principio non vi fu Atrio , ed il pre~ 
sente è un aggiunta contemporanea alle cappelle » 



Ip2 

Non parlo a caso * Dodici torrioni per ornamento 
e rinforzo furon costruiti al di fuori . Dieci com- 
pariscono ; ma i due primi dove sono? spuntano 
alquanto sopra il tetto ; tutto il resto non si vede : 
e perchè ? perchè sono imprigionati e nascosti da 
grossi muri alzati loro a ridosso dopo del tempo 
per accrescer la fabbrica con nuovi pezzi * Uno di 
questi muri è quello dell' Atrio. Se il principale 
de' muri , che formati 1' Atrio , è posteriore , come 
sarà F Atrio contemporaneo alla Fabbrica ? Tutto 
ciò, che nell'Atrio ci si presenta, lo mostra po- 
steriore alla Chiesa; la volta è più alta, il colo-* 
rito della medesima men vivo, le Pitture molto 
meno antiche di quelle della Chiesa < La grandio- 
sa e bellissima Porta, che mette neli' Atrio , è la* 
voro da non sognarsi né pure prima del i3oo. Lo 
stesso dell' occhio, o finestra rotonda, da cui F 
Atrio ha la luce . Finalmente quasi me ri' assicura 
il piccol S. Francesco dipinto a mosaico nel mez- 
zo di detta Porta. Dio de' mosaici fu nel secolo 
XIII. Fra Jacopo ( altrimenti Mino ) da Torrita 
del nostr' Ordine , supposto quel desso, di cui si 
legge nel Tempio di S. Giovanni in Firenze « Ja- 
copus in tali pros cunB'is Arte notatus . Ho ve- 
duti i due lavori in S. Giovanni Laterano, in San- 
ta Maria Maggiore , e altrove . Oh che diversità 
tra questi e il detto S. Fraiiceschino / Questo dun- 
que non fu lavoro di Mino, ma d'un più bravo 
di lui , che in avanzata età lavorava in Roma V 
anno i3o2. al Sepolcro di Papa Bonifazio vivente. 
Ma a quel tempo un più bravo non y' era, che il 
potesse fare; dunque fu fatto dopo. 



NUMERO XXXII. 

Piacerai aggiunger qui, che fatta la Traslazio- 
ne fu proseguita la Chiesa superiore . Essa era ter- 
minata e servibile nel 1236. Ce ne assicura il gran 
Cristo Crocifisso piantato in detto anno sopra V ai- 
tar maggiore , da dove fu tolto nel fine dei secolo 
XVII. A pie del medesimo in una bozza della 
Croce, che sporgeva in fuori a guisa di tavoletta, 
era dipinto Fr. Elia Generale in atteggiameli Lo di 
supplichevole col motto « Jesit Cìiriste pie, mise" 
vere pkecantis Elice . Sotto leggevasi : Frater 
Elias fieri fecit : Junfia Pisanus me pinxit an- 
no 1236. Indi filone nona. Or questo Crocifisso 
inciso in rame vedesi tirato nel Magazzino degli 
Eruditi Toscani, fatto stampare in Livorno dal 
benemerito letterato Marchese Filippo Venuti ivi 
Proposto, Il Rame, ed il Prototipo forse sono in 
Cortona ; Certamente vi è in casa Venuti la tavo- 
letta con Fr. Elia &c. 

Nel 12?ì8. era pur terminato il grandioso Cam- 
panile con in cima una corrispondente Guglia di 
materiale cotto, stata sempre il bersaglio dei ful- 
mini, finché non fu interamente disfatta . Sei Cam- 
pane vi si contavano Tanno I23q. una delie quali ben 
grande fatta col danaro ragunato nelle Province 
dalla pietà de' Fedeli per opera de 7 Provinciali ( ne 
lasciò ricordo Fr. Salimbene rapito dall' armonia di 
quel bel doppio ) ; due furon fatte fare da Fr. E- 
lìa , e le fusero Bartolomeo e Lottenngo ( padre 
e figlio ) Pisani . ( V. Collis Paradisi eie. pag. 30. ) 
Furon Y altre fuse da certi Perugini , la quietanza 
de' quali sotto ii di 1. Gamia jo 1240. ( stile co- 

i3 



T94 
mune, alla Romana poi 1241- ) esiste nel Conven- 
ir Assisi (1). 

Non so nulla della Sagrestia . Dirò che nel 
1253. tuttora v* era da fare per ultimare la Chie- 
sa . In detto anno Papa Innocenzio IV. con suo 
Breve dato in Assisi a' io. Luglio diretto Fratri 
Philippo da Campello Ordinis Minor um , magi- 
stro et proposito operis Ecclesìa S. Francisci y 
commette al medesimo di darle V ultima mano, e 
a quest' effetto lo abilita , ed autorizza a ricever 
danaro e spenderlo etc. Questo Fr. Filippo fu ap- 
presso V architetto della Chiesa di Si Chiara y e la 
tirò su di pianta. Gli fa onore, specialmente la 
Facciata . 

NUMERO XXXIII. 

Fa qui a proposito quanto si legge nella Vita 
del B. Egidio V estatico . Dimorava questo servo di 
Dio nei Ritiro del Monte sopra Perugia , quando 

(i) Nella Croniehetta de* XV. primi Generali, e nella 
Cronica di F. Salimbene , e in quella de' XXIV. Genera- 
li si legge, che Fra Elia per la fabbrica alle Provin- 
ce impose delle collette pecuniarie. Chi l'intende 
per tasse a* Conventi sbaglia all'ingrosso. Questi al- 
lora come potevano avere danaro , ond' essere tassa- 
ti , se noi potevano ricevere s e tenere 9 nec per se 9 
nec per interpositam personam . Si debbe adunque in- 
tendere , che scrisse a' Provinciali di animare gli a- 
jnici spirituali a raccorre delle buone somme da' fe- 
deli , e di fargliele giugnere ,, quia poter at privilegio 
Paptf recipere pecuniam per interpositam personam , 
come si ha nella prefata cronica de' XXIV. Ministri Ge- 
nerali . 



*95 

Tenne a trovarlo la morte. Fa questa preceduta da 

pericolosa malattia . Ne andò la voce in Città , e 
giunse all' orecchie del Governo . Questo subito vi 
s' interessò , premendogli , che lì morisse e restasse 
e non fosse portato in Assisi Città natia , fe- 
cero attorniare il piccol luogo da' soldati , che lo 
guardassero gelosamente . Lo stesso fatto avrebbon© 
con S. Francesco , se fosse passato di Perugia o pel 
Contado ; giacche d' averlo sempre seco eran desi- 
derosi j e più volte fecero prova di conquistarlo 
già morto . 

E' cosi ne i* ingannò , ne impone chi scrisse 
avere i Perugini tentato d ? impossessarsi e per for- 
za e con arte del Corpo di S. Francesco . Se noi 
fecero nel i322. quando in Aprile s* impadroniron 
d Assisi , né dipoi negli anni > che la signoreggia- 
rono , lo avevan già fatto innanzi . Procuraron poi 
ò! averlo nel i44 2, con alzata d' ingegno. Eccone 
la storia . 

Cacciati nel 1819. ai 29. Settembre i Guelfi 
à' Assisi , un certo Muccio o Muzio di Ser France- 
sco capo de' Ghibellini ne restò come Signore e 
padrone. Anche in Spoleto verso la fine di No- 
vembre la fazione Ghibellina prevalse contro de* 
Guelfi , e ne gli cacciò . Per sostenersi quindi contro 
di Perugia , che per favorire e mettere in stato i 
Guelfi gli aveva spedite contro numerose masnade 
di fanti e cavalli, richiese Muzio di pronto soccor- 
so . Seicento uomini a cavallo testé assoldati nella 
Marca a propria sicurezza e difesa fu V ajuto , che 
Muzio mandò prontamente agli Spoletini alleati . 
Ah non V avesse mai fatto/ Fu di qui, che tutto 
il peso della guerra piombò per parte de' Perugini 



ìpó 

sopra (T Assisi . Città infelice! Già con stretto as- 
sedio F aggressore nemico la cinge, dopo aver sac- 
cheggiato e dato il guasto al Contado . Non dà ri- 
poso ; or attacca per un verso , or assale per 1' al- 
tro . Nel tempo stesso fa sforzi per occupare e Chiesa 
e Convento di S. Francesco vantandosi di volerne 
portare a Perugia la spoglia . Guerram pestiferam 
et crudelem ( così s'esprimono in un atto pubbli- 
co il Potestà d' Assisi Messer Vagni da Poppi y e 
il detto Muzio Capitano ) potenter facilini Peru- 
sini volentes Sue rum locum capere, et privare 
( ut dicitur ) gloria et gratia Sacri Corporis 
tanti patris B. Frantoisti > et omnibus rebus ? quas 
inveniunt ibidem .... Ad qua? obtinenda vene- 
rimi cum generali eocèrcitu y cum cavalcati s , cum 

trabucchi s et sederunt hostiliter per Co- 

mitatum , et ad rnuros Civitatis tir cum circa ? et 
ad muros sacri loci plurimum insistendo fortissi- 
ma et gravia dantes bella .... et impediendo 
Assisìnensibus et aliis venire volentibus dignità- 
tem et gratiam Indulgentice generali s Sanfta? Ma- 
ria? de Angelis ibidem divinitus et mentis B. Fron- 
tisti concessa? , Ù a santta maire Ecclesia confir- 
matee &c. ( Avverto qui , che nella Storia del 
Pellini p. i. I. 6. ediz. Veneta si legge y che i 
Perugini mandarono il dì i. Agosto \Ò2\. i Fra- 
ti di S. Francesco di Perugia a far la Processione 
alla Porziuncula etc. ) Per Divina misericordia ad 
onta di tanti sforzi e gagliardissimi assalti il colpo 
andò loro fallito. In seguito pare, che ottenuta h\ 
suo poter la Città dopo un anno d ; assedio non 
pensassero più a portar via S. Francesco . Tornò 
bensì a rifiorir quest'idea centoventi anni dopo^ 



ì 91 
cioè nel i44 2 - Fu in quest' anno presa di nuo- 
vo Assisi il dì 28. Novembre dagli Eserciti com- 
binati del Papa e di Perugia sotto la condotta del 
Capitano Niccolo Piccinino, essendo riuscite inutili 
tutte le premure e le pratiche de' Frati del sacro 
Convento per far l'accordo tra gli assediati e gli aggres- 
sori, giacché né V uno né V altro ne volse far niente, 
come avvisa il Diario di Messer Carlo di Niccolò 
Grazia ni ms. nella Libreria Oraziani in Torgiano . 
Questa conquista, come in detto codice descrivasi , 
Iia del tragico , e del comico . Fu la Città trattata 
come ribelle, che tal era creduta, essendosi data 
fin da quattr' anni al Conte Francesco Sforza , che 
però ne era Signore. Il saccheggio durò più gior- 
ni . La Cancelleria , cioè i libri e le carte della Co- 
munità, fu arsa in pubblica piazza. Tutte le Chie- 
se , Monasterj e Conventi furono interamente spo- 
gliati . Andò esente dal saccheggiamento il solo S. 
Francesco per la roba sua, ma non per quella de* 
Cittadini stata depositata come in sicuro asilo o 
nella Chiesa , o nei Convento . Gran bottino fu 
questo, e toccò ai Perugini, che occupato F aveva- 
no , ed eran ivi di stazione. Fu allora , che dessi 
si maneggiaron col Papa per trasportare e assicu- 
rare in Perugia il Corpo del Santo. Vano riusci 
anche questo tentativo . Ricusò Papa Eugenio d' ab- 
bracciare il progetto, saviamente riflettendo, che 
un tal passo avrebbe potuto ridurre alla dispera- 
zione la pur troppo desolata Città. Esset dare caii- 
sam desperationis illis de slssisio , qui crede- 
rent id fieri ad eorum ultimata ruinam . Cosi 
rispose in data di Firenze 21. Dicembre 1 44 2 ( V- 
la Scrittura 2. del Ch. Guadagni De identitate 
Corp, S. Francisci . ) 



I9S 

fc Che poi S. Fx^ancesco corresse di nuovo peri- 
colo nel 1492. , allorché i Perugini irritati per la 
strage di molti Nobili fatta in Assisi nel Pubblico 
Palazzo da' Popolari e specialmente d' Odoardo de' 
Conti Nepi parente de' Buglioni , sorpresero la Cit- 
tà , saccheggiarono e bruciarono le case degli ucci- 
sori ., ed informati , che molti avevan trovato rico- 
vero nel Convento e Chiesa di S. Francesco attac- 
caron con furia quel sacro Luogo, e riuscito loro 
alla fine d'occuparlo lo messero a sacco, e vi fece- 
ro scorrere a rivi il sangue: che allora, dico , cor- 
resse pericolo il Corpo del Santo, quasi che ideato 
avessero, e si fossero provati di rubarlo, è opinio- 
ne destituta affatto di fondamento . Non v' è Scrit- 
tore , che dia or questa taccia , e Sigismondo Con- 
ti di Fuligno Segretario di più Papi, che nella Sto- 
ria dei suoi tempi manoscritta meglio degli altri 
racconta il fatto , solo dice,, Ne ab ilio quidem au- 
gustissimo B. Francisci Tempio toto orbe venera* 
bili conti nuerunt manus , quo minus effraftis val- 
vis atque convulsis illud Ù sanguine polluerint y 
Ù sacris vasis , omnique lautiore supelletfile spo- 
liaverint &c. 

La presente osservazione sarebbe finita , se non 
mi sentissi chieder conto del surriferito Atto pub- 
blico fatto dal Supremo Magistrato d' Assisi . Que- 
sto non è , che uno scritto storico Apologetico di- 
steso da ser Niccolò di Giovanni Cancelliere di 
quel Comune, e firmato agli 11. Marzo i3ao. (sti- 
le comune: ma secondo la curia Romana i32i.) 
Aveva quel malavventurato Governo necessità di 
soldar gente agguerrita per far fronte e resistere 
ali' Oste nemica , ma in cassa non v' era soldo per 



199 

dar Je paghe . Mezzi pronti e sicari per far dana- 
ro non si vedono ; vi è solo il tesoro di S. Fran- 
cesco : ebbene diasi addosso a questo. Detto, fat- 
to; con mano armata se ne impadroniscono, pro- 
mettendone la restituzione . ( li Gavalier Guazzesi 
nella Dissertazione „ Dell' antico dominio de' Ve- 
scovi a" Arezzo sopra Cortona „ p. i55. nella No- 
ta ci fa sapere , che una porzione di questo Te- 
soro fu impegnata al Comune di Arezzo per quat- 
tordici mila Fiorini d ? oro . D' altra porzione tra- 
smessa ili Firenze per esser venduta furon fatti tre 
inventar j , come leggesi nel Foglio periodico d ? An- 
tiquaria stampato in detta Città Fanno i^58. per 
il mese d ? Aprile ; un inventario è ivi riportato 
distesamente €011' aggiunta della vendita fattane, 
dei denaro ritratto , e della distribuzione del me- 
desimo . ) Un attentato tale comparve nero agli 
stessi autori, benché garantito dalla politica . Quin- 
di pensarono di far subito stendere il detto Scrit- 
to in sua giustificazione , tutto attribuendo alle cir- 
costanze imperiose , e framischiandovi la Religione, 
quasi che operato avessero per di lei interesse. A 
nulla questo scampo servì : E li affari andaron di 
male in peggio. Un generale interdetto piombò ad- 
dosso all' infelice Città . Non avendo mai riparato 
al male con la restituzione, l' interdetto durò qua- 
rantacinque anni. S'interposero nel i36o. i Fra- 
ti del Sacro Convento presso il Cardinal Legato E- 
gidio Albernozzi , ma solo ne ottennero la sospen- 
sione in tutte le Chiese di Città , in quella di S. 
Maria degli Angeli annualmente dal dì 28. Luglio 
a tutto il 3. Agosto. Fu Fanno 1 3G7. che Assisi 
fu sottratta dal prefato Cardinale alia soggezione 



200 

eli Perugia 9 e Don mollo dopo assoluta e ribene- 
cleita • ( Diario Graziarli sop rammemorato ) . 

NUMERO XXXIV. 

Il titolo di questa Bolla è il seguente : Di- 
leBis filiis ministro Fratrum Minorimi ejusque 
jratribits morantibus apud Ecclesiam B. Franci- 
sci in loco , qui dicitur Collis Paradisi , tam prae- 
sentibus quam futuris in perpetuum . Is qui Ec- 
clesiam Ùc. Il Generale , che allora governava , e- 
ra Fr. Giovanni Parenti di Firenze, e non Fr. 
Elia, come pretende il P. Wadingo. Già da tre 
anni aveva questi terminato il suo governo in qua- 
lità di Vicario di S. Francesco, che lo surrogò al 
B. Pietro Catani morto il dì io. Marzo 1221. se- 
condo lo stile comune, ma , secondo quel di Ro- 
ma, del 1222. 1/ antico epitaffio del Catani alla 
Forzi uncula letto con occhio disappassionato segna 
questo tempo , come si ha nel Manuale .dell' Ordi- 
ne stampato in Assisi i8o3. pag. 181. All'iscrizio- 
ne corrisponde la memoria scritta in Gotico nel 
Breviario stato ad uso di S. Francesco, e conser- 
vato nella Chiesa di S. Chiara d' Assisi , come assicu- 
raci il P. Abate de Costanzo nella Disamina per 
S. Buffino pag. f5. Non fu poi egli eletto per Mi- 
nistro nel Capitolo celebrato alla Porziuncola Y an- 
no 1227., al quale presedè come tuttora Vicario, 
ma il Parenti, ( V. sopra Num. XXIV. ) che du- 
rò nella carica fino al Maggio del 1233. Si con- 
sulti il mentovato Manuale, ove si ha la Cronolo- 
gia de' Generali raddrizzata. 



201 

NUMERO XXXV. 

Questi Yicarj Pontifìcii , se mal non m'av- 
viso , furono i Provinciali in numero di dodici 
( Tante e non più erano allora le Provincie pro- 
priamente dette; sei in Italia formate non prima 
del capitolo del 1219. o piuttosto in quello del 1 z?A 
coir unione di due o tre custodie } cioè provincia 
minori , o dipartimenti con pochi Conventi , e sei 
oltremare e ol tramonti : tutte vastissime, che poi 
a maraviglia cresciute pel numero de' Conventi e 
de' Religiosi furon nel Capitolo del 1289. divise, e 
più che duplicate. ) Ecco i loro nomi : i.Fr. An- 
tonio di Martin Buglione di Lisbona ( ora S. An- 
tonio di Padova ) Provinciale di Lombardia , sia 
dell'alta Italia cominciando dalla Romagna; 2.Fr, 
Agnello, o Agnolo dell'Agnello Pisano Provincia! 
d' Inghilterra ; 3. Fr. Alberto Pisano Provincial di 
Spagna, indi Generale; 4- Er. Benedetto Sinigardi 
d' Arezzo Provinciale di Romania o sia nel Levan- 
te ; 5. Fr. Giovanni Bonelli Fiorentino Provincial 
di Provenza Sic. 6. Fr. Ricerio della Muccia Pro~ 
vincial della Marca d' Ancona ; Tutti Beati . 7, Fr* 
Giovanni del Pian del Carpine ( oggi alla Magione ) 
Perugino Provincial di Germania , indi Nunzio A*. 
postolico ai Tartari , e Arcivescovo d' Antivari in 
Dalmazia ; 8. F. Gregorio Lombardo Provincia! 
della Francia. S'ignora il nome del Provinciale 
di Toscana , ( se pure non era Fr. Gherardo da 
Prato il seniore , poscia Penitenziere Apostolico 5 iK 
Provincialato è certo, ma incerto il tempo )e de' 
Provinciali di Terra di Lavoro, o sia di Napoli A 
della Puglia , e di Calabria , cui era unita la Sicilia, 



SOS 

NUMERO XXXVL 

Di quest'inconveniente niuno scrittore fa mot* 
io. A mio parere un tal 'silenzio fu ne' primi bio- 
grafi figlio del rispetto verso Assisi, e verso l'Or- 
dine ancora, supposta vera la complicità di Fr. E- 
lia . Avendo taciuto i primi , fecero lo stesso quegli 
appresso, se pur lo seppero. Solo l'autor della Cro- 
mica de' 24 Generali riferisce , che a tempo suo ( la- 
sciò di scrivere nel i3y4- ) alcuni raccontavano , 
che Fr. Elia soprintendente alla Fabbrica alquanti 
giorni prima valendosi del braccio de' secolari , seb- 
bene Generale fosse il Parenti , mosso da timore 
inondano fece fare occultamente la Traslazione, non 
volendo che si sapesse in qual sito della Chiesa fos* 
se il Sacro Corpo, eccettuati pochi. Ciò dispiacque 
moltissimo ai Frati che principalmente per veder- 
lo s' eran portati in Assisi . Ei gli abbonacciò alle- 
gando molte ragioni . Ciò però non ostante fu fat- 
ta una gran festa : nihilominus fuit magna celebri* 
tas celebrata . Che peso dar vogliamo a questa tra- 
dizione di alcuni tramandataci dall' oltramontano 
scrittore , cui niun altro si unisce : tradizione poste- 
riore al fatto non meno di i44* anni ? Il Breve 
a Speravimus &c. dice chiaro , che la traslazione 
fu fatta nel suo giorno, e scompigliata nel più bello, 
e la Cronichetta dei XV. Generali l'asserisce fatta 
dal P. Parenti <c transtulit cum magna gloria. 
Al più serve la prefata tradizione a dare un peso 
di certezza storica al già detto per semplice indu- 
zione , che Fr. Elia fece trasportar di nascosto 1' 
Arca di pietra , giacché non è vero , che ciò faces- 
se del Corpo ( o l'autore quei 5 che gliel riferi- 



rono y equivocarono sul termine Traslazione ) , e 
serve a confermare che la Traslazione non fu senza 
scompiglio, e ci fa sospettare che questo fosse or- 
ditura di Fr. Elia . 

NUMERO XXXVII. 

Ecco le parole del S. Dottore: <c Frater Ja- 
cobus de Isaco ... Faftum est , cum Corpus S. 
Francisci transferretur ad lo cum , ubi preliosus 
ossium ejus nunc thesaurus est conditus , aclfuit 
Ù tunc diBus frater translationis gaudiis , ut 
clarificati jam Patris corporis honorem debitum 
exhiberet . Et appropinquans tumbce , in qua ossa 
sacra fuerant collocata , pra> devotione spiritus 
tumulum complexatus t Ù cum lachrjmis multis 
orans , subito se sanum sensit . 

Non si capisce bene , se le parole : in qua 
fuerant ossa collocata « s' abbia n a intendere : Ov' 
eran state un tempo le sacre ossa: O piuttosto: 
dove queste erano state pocanzi ricollocate . In 
qualunque maniera si verifica sempre più, che S. 
Francesco fu estratto dalla tomba ( Num. XXIII. ) 
e posto in alto alla venerazione de' Fedeli , e la 
tomba restò vuota. Io mi sono attenuto alla secon- 
da spiegazione in forza delle parole Ossa collocata 
unite al fuerant. Quando da primo vi fu riposto 
S. Francesco non era in ossa , ma corpo florido e 
fresco . Anche V epiteto Santi um dato al Sarcofago 
mi ci ha indotto. Senza il corpo dentro non è 
termine competente , e S, Bonaventura era abba~ 
stanza dotto e saggio per non darglielo . 

Dell' avventurato F. Jacopo altro non si sa , 



2o4 

se non che nel 1273. fu testimone in Bologna al 
testamento di Lamberto Lambertini . ( V. Raccolta 
di Memorie di Bologna nella Libreria Magliabechi 
di Firenze ) dopo essere stato Provinciale di Ro- 
ma per detto di F. Salimbene . 

NUMERO XXXVIII. 

Tra i Sermoni di F» Landolfo Caracciolo di 
Napoli Maestro dottissimo e Cattedratico insigne 
nell'università di Parigi circa il i3^o. , poscia Ar- 
civescovo d'Amalfi, uno se n'incontra: De tran- 
slatione S. F ranci sci . JN T on rincresca, che io qui 
ne riporti in parte la clnusa. Corpus S. Francisci 
hodie translatum est de Ecclesia S. Georgii ad 
tabernaculum sihi paratum, in quo nunc requie- 
scit . . . Translatum est ad honorificum Santina- 
riunì . Fratres Ecclesiam sibi hononjìce Jabrica- 
runt , ad quam quarto anno post obitum transla- 
tum est . De quo potest esponi illud 4* Regimi 
( non già nei Re, ma nel Paralipomeno ) Et tran*- 
stulerunt Josiam de curva in alterum eumeni , id- 
estdecurru sepulturce ignobilis ad cumini sepul- 
tiirw venerabilis . Sic nos hodie festamus in re- 
cordatione magni honoris , queni habuerunt ossa 
S> Francisci in tali die , cum translata fuerunt . 
Quod si quaeras a me y quare tantum honorem 
jècerunt UH corpusculo &c. 

NUMERO XXXIX. 

Come in mezzo a tanto silenzio , e senza il 
.minimo documento di peso ed autorità abbiali potuto 



20 5 

gli scrittori del secolo XV. inoltrato, e i venuti 
ih seguito asserir francamente Y incorruzione per- 
manente di S. Francesco dopo il trasporto alla Ba- 
silica e segreta reposizione , non s' intende . Molto 
più poi sorprende , come il Wadingo ancora ab- 
bia tenuto dietro a costoro andantemente , e senza 
ribrezzo. Ma cessi su di questo la maraviglia. E~ 
gli era persuaso , che veramente fosse stato veduto 
intatto dal Cardinal Egidio nel secolo XIV. , e da* 
Papi Niccolò V. e Sisto IV. conforme poi narra 
sulla relazione altrui creduta autentica . Han segui- 
tato il Wadingo i moderni Scrittori , anzi hanno 
aggiunto, che lo viddero ancora Gregorio IX. nel 
1235., una Regina di Cipro, e Niccolò IV. ( ciò 
leggesi di questo Papa nel Bastardello de' Ricordi 
del sacro Convento , che aggiunge averglielo mostra- 
to nel 1289. Fr, Pietro di Nocera Custode ) ed al- 
tre simili aggiunte vi han fatto . La prevenzione 
in favor d' uno fa , che s' amplifichi ciò , che per 
esso è glorioso, e s'inventi ancora, E non sappia- 
mo da Tertulliano presso Sv Girolamo De scrìpto- 
ribus Ecclesiasticìs , che un Prete nelF Asia appas- 
sionato per S. Paolo Apostolo , credendo di fargli 
onore , inseri nelle sue memorie ? che aveva bat- 
tezzato un Leone? 

NUMERO XL, 

No , non posso non aggiunger qualche cosa al 
già detto di questo soggetto, che trovo appellato 
Devotissimo dai postulatoci per la beatificazione del 
buon Generale Fr, Giovanni da Parma , e Uomo. 
di gran pietà ed eccellente spirito, scrittore ih 



2o6 
luminato e santo dai PP. Bòllandisti nella vita 
della B. Angela di Fuligno. Ei non fu tale per at- 
testato dei dotto e virtuoso Fr. Bartoiommeo di 
Pisa quasi contemporaneo, ma membro putrefatto e 
guasto , cagione di divisione e di scandali ; né 
tale fu per confessione dell' erudito P. Ireneo Affò 
della Regolare Osservanza , che nella Vita di Fr. 
Elia ne scopre il maligno. Fu anzi tutto l'oppo- 
sto , e parlali chiaro le di lui opere ( specialmente 
la surriferita , e di questa il 5. libro ) non solo 
sospette e da non leggersi propter occultos ibi con- 
tentos errores improbati libri Evangelii ceterni , 
Ù Quietistarum Ù Begardorum , come scrive Gio- 
an Gersone T. i., ma eretiche in certi punti, te- 
merarie, sediziose, scismatiche. E che non scrisse 
contro i Papi Bonifazio Vili, già morto , e Clemen- 
te V. vivente ? Si sa inoltre da Albertino Mussato 
( V. Muratori Ber. lui. Seri. T. X. ) che nel 1028. 
questo Devotissimo era in Corte di Lodovico Ba- 
varo col carattere di Consigliere in compagnia di 
Marsilio da Padova eretico, che alcuni scrittori er- 
roneamente chiamali Francescano . 

Come Fr. Ubertino finisse i suoi giorni dopo 
esser passato nel 1 332. tra i Certosini , o piuttosto tra i 
Cisterciensi a parere del P. Sbaraglia nel supple- 
mento agli scrittori Francescani ( Eum Ordo pu- 
nivit , scrive il suddetto Pisano, Ù fattus est Mo- 
nachus albus ) non si sa . Tra le sue glorie può 
egli vantar queste due: t. Di essere stato Cappel- 
lano del Cardinal Napoleone Orsini Legato in To- 
scana, che gli delegò le sue facoltà per assolvere 
i Senesi dalle Censure, come fece il dì io. Settem- 
bre i3oj. ( V. Storia di Siena di Giugurta Tom- 



So?- 

masi )'. La 2. cT avere avuto posto nella Comme- 
dia di Dante. ( V. Cauto 12. del Paradiso ). Il 
Veli Otello , ed altri attribuiscono a Ubertino il 
Pentelogium , o Penteloquium de potestate Papce . 
Equivoco. Fa lavoro d'un altro tinto della stessa 
pece . 

NUMERO XLL 

Se il Miscellaneo Speculimi J ; itce è anteriore, 
come presumesi , a Fr. Bartolommeo di Pisa , e 
questi da quello trasse molte notizie, senza dubbio 
gli sarà stato noto il promesso ed aspettato da Fr. 
Ubertino prodigioso risorgimento del S. Padre quancT 
anche si ammetta , che non V avesse letto in Fra 
Ubertino medesimo . Ora pare ,chreiò dovesse met- 
terlo in entusiasmo per rinvenirne P esito; a fine 
à' inserire opportunamente nel suo gran volume il 
bello sviluppo. Eppure, chi ? ì crederebbe ? In que- 
sto niente affatto si legge, che riguardi un aned- 
doto cotanto onorevole . Da' prelodati PP. Bollan- 
disti pag. 557. tiensi per argomento positivo il si- 
lenzio in cose simili del Pisano scrittore . Egual si- 
lenzio osserva la Cronica de 7 2^. Generali . Anzi lo 
stesso Speculimi , dopo aver toccato questo fatto 
( pag, 181 ) come cosa di gran premura, non ne 
fa poi più parola . Avrebbe mai taciuto se saputo 
avesse esservi su di ciò ulteriori notizie e più 
beile ? 

NUMERO XLIL 

) 
Non v ? è un puntello, che sostenti e regga que- 
sta supposta tradizione . Sono stati voltati sottoso- 



2o8 
pra tutti gli Archivi (T Assisi , specialmente quello 
del nostro Convento ; non è stato possibile trovar- 
vi un ricordo del vantato da' moderni glorioso ri- 
sorgimento, che sia anteriore al 1646. Anzi della 
stessa incorruzione si ha solo il già riferito dagli 
scrittori . Vi si leggono in un libro di memorie del 
secolo XVI. sul finire accennate le Visite ma in 
tronco e a secco senza dir nulla dello stato del Sa- 
cro Corpo. Parimente in tante Pitture, che rigur- 
gitano in Città, nella Basilica /e in Convento (nel- 
la Basilica è la storia di S. Fran. dipinta da Giotto, 
e nei Convento più copiosa da Dono Doni circa il 
1070. ) ma in vermi luogo s'incontra ombreggiato 
il gran prodigio . Pretendesi di vederne qualche 
traccia nella Tavola indicata qui sopra Numero. 
,l(i. ma io non ve la trovo. Sì : Vi è S. Francesco 
dipinto in piedi , ma fuori della stazione non vi si 
scorge il minimo segno analogo , e si capisce che fu 
adottata quella positura anche per guadagnare spa- 
zio, dovendosi riportar più fatti distintamente. Ec- 
cone in breve la descrizione . 

Questa Tavola è larga circa tre braccia , e al- 
ta due : contiene per l'altezza nel mezzo S. France- 
sco in piedi con le Stimate, cou un libro aperto 
in una mano, e nell'altra la Croce. Ha poca bar- 
ba : comparisce dell' età di circa 5o. anni : il cor- 
done è sottile : la tonaca pende in nero : le mani- 
che sono strette ; il cappuccio piccolo , e alquanto 
appuntato . ( Se deesi prestar fede a Fr. Salimbene 
citato dal P. Affò nella Vita di Fr. Elia, fu in- 
venzione di questo Generale il Cappuccio aguzzo e 
piramidato. Quando voleva dare una pubblica mor- 
tificazione a qualche frate, l'obbligava a portarlo 



209 

itto , e differente dagli altri . Può dirai ve- 
stiario cT ignominia ed avvilimento. ) A lato destro 
del Santo si veggono espressi due miracoli, uno 
sotto T altro. Nel miracolo di sopra comparisce un 
tavolino di legno cou coperchio da potersi chiudere 
a chiave. ( E 7 forse questo un Aitar portabile, o 
piuttosto il primo Altare provisorio della Chiesa di 
sotto . ) Dall' altro canto comparisce due volte T 
Aitar grande di marmo; ha le colonnette, come 
ora, e nel vuoto di tre di queste ha due lampaue. 
Sopra la mensa non v' è gradino: comparisce poi 
in piana terra e senza scalini, che presentemente 
ha . Vi si vedon de' Religiosi con il cappuccio stac- 
cato con un po' di bavero, che a poco a poco in- 
grandito è diventato mozzetta, ( s'introdusse que- 
sto bavero circa la line del secolo XIII. Veggansi 
le figure nel libro : Fiume del Terrestre Para- 
diso ) . 

Chi attribuisce questa Tavola a Cimabue mor- 
to sessagenario nel i3oo. dopo aver dipinta in più. 
anni tutta la nave della chiesa di sopra dal balla- 
tojo in su , forse non s ? inganna . Di Giunta non 
può essere, posto vero che morisse nel izSi . La 
colonnetta tra le due lampane contenente una co- 
stoletta di S. Giovanni Battista fuvvi piantata L' an- 
no 1 253 da Papa Innocenzio IV. che consacrò Chie- 
sa e Altare ai a5. di Maggio . 

NUMERO XLIIL 

Molte altre volte in seguito portossi in Assisi p 
e alloggiò nel sacro Convento il Cardinale Egidio , 
e ciò comparisce dai libri cT Introito ed Esito di 

«4 



STO 

quel tempo . E perchè non egualmente la supposta 
"Visita? In due libri di memorie questa si accenna, 
ma queste son memorie scritte dopo pubblicata la 
Vita di quel gran Porporato, e a nulla servono. 
Si parla di lui in un antico libro iu pergamena 
scritto due o tre anni dopo la di lui morte ( V. 
Numero XVL e Numero XXI. ) ma solo si dice , 
che per le premure de' Frati d'Assisi nel i36o. 
rilassò V interdetto alla Città riguardo alle Chiese 
di dentro, o a quella degli Angeli , perla settima- 
na del Perdono ( V. numero XXXIII. qui sopra) e vi 
se ne riporta il Decreto. Chiudesi poi così: Qui 
obiit in Civitate Viterbiensi IX* KaL Septembris 
Ari, D. i36y. tempore D. Urbani Papa V. tunc 
Romana Ecclesia ibidem residente . Et in Eccle- 
sia S. Francisci de Assisio in Cappella S> Catha- 
rince honorìjice sepultus sub eodem anno 3 kal. 
ditti mensis . Pro cujus Anima Conventus se ob- 
bligava Ùc. Ùc. Et de hoefuit fattura instrumen- 
tum publicum per manum Ser Stephani Y spani 
f amili aris Dom. Gometii nepotis ditti Cardinalis . 
Non mi è riuscito di trovar quest' Istru mento . Ri* 
feriscasi bensì negli accennati due libri di memorie , 
che somministrò molte migliaja di Scudi per assi- 
curar la fabbrica della Chiesa e Convento. Nel te- 
stamento ci lasciò un legato di duemila Ducati d'oro ? 
e diecimila Messe f 

Di quest 7 Eroe parlasi bene assai nella Vita 
di Cola di Renzo scritta dal contemporaneo Torneo 
Fiordifiocca , e nella Storia di Viterbo del Buzzi , 
che lo cognomina Alvarez , e lo dice trasportato 
dalla Basilica d' Assisi alla Primaziale di Toledo 
sulle spalle de 7 Grandi e de' Principi vogliosi di 



lucrar Y Indulgenza fissata a sì beli* Atto dal Pon- 
tefice . 

NUMERO XLIV. 

Bisogna credere 3 che il P. Ottavio da Zara 
della Regolar Osservanza Vescovo d' Assisi avesse 
avuta una relazione di questa visita differente dal- 
le due , che ci danno i PP. Bolla ndisti ? mentre 
in certi suoi scritti tendenti a provarla falsa e in- 
ventata , se la piglia contro due circostanze, che in 
queste non leggonsi , cioè : Che il Papa volle ba- 
ciare il piede al Santo , ed ei lo ritiro , e che 
gli pose in dito un anello , e rigettollo per due 
volte, ma non la terza, quando gli fu ingiunto 
per santa Obbedienza .E ci ride sopra di gusto 
il bravo Pa.store . L'Apologista Conventuale , da 
cui ho attinta questa notizia ? la crede un inven- 
zione di quel raro talento per indebolire la verità 
del fatto. Ma non la senton così tutti } cui l'aned- 
doto è giunto air orecchie . 

NUMERO XLV. 

Di quest ? operazione non ho per anche trovato 
vestigio ne' libri della Fabbrica della Chiesa e Con* 
vento del 1476. a l i5io. né in que' pochi ritagli 
rimastici delle spese grandiose fattevi da Sisto IV. 
Mi sovviene bensì d'avere, essendo Custode, let- 
to in un libro , che or più non trovo in Archivio , 
V ordine lasciato da un Generale , che le chiavi 
del Sepolcro di S. Francesco si chiudessero in un 
bauletto a sette sigilli , e questo si riponesse . Il 



212, 
bauletto nel tempo del mio governo esisteva aper- 
to nel Deposito con entro cinque chiavi non gran- 
di y delle quali due o tre eran di figura singolare. 
In uno de 7 libri di memorie sopra citati ai Nume- 
ro 43- l e gg air anno i5o5. che il Generale Egi- 
dio Delfini tolse le chiavi di S. Francesco alti 
Frati d' Assisi , e le dette a F. Andrea di Norcia . 

NUMERO XLVI. 

Che la relazione del supposto P. Tinacci sia 
una solenne impostura , scoprissi dal P. M. Ubal- 
do T ebaldi circa Tanno 1 754* con un segreto scavo 
nel luogo medesimo in essa indicato . Precedentemen» 
te, cioè nel 1676. era stata dichiarata tale dal 
Consiglio de' Padri dei Sacro Convento, ma senza 
nominarla : Eccone il monumento . 

JYos infrascripti fratres Minor es Conventua- 
les Sacrce Assisiensis Basilica?, in qua seryatur 
Corpus Seraphici Patris nostri Francisci , culto- 
res y et curii privilegio liber tati s ab Apostolica Se- 
de olim constituti perpetui possessores , notum ac 
manijestum facimus cunflis ac singulis has lite- 
ras inspefturis ac veritatem inquirentibus , ad 
subterraneam Ecclesiam y in qua Sanftum illud 
quiescit Corpus a tempore Sixti IV. ex nostro 
Ordine Stimmi Ponti ficis neminem unquarn ho- 
ininum deinceps accessisse : Aditus enim ad illuni 
solido ac antiquato obstrufius muro ex patenti lo- 
co aperiri nequit asque pitblica notitìa et peri- 
culo revolutionis totius Conventus et Civitatis ; 
claves vero interioris portai tali semper servata? 
suut vigilantia tnm a nobis ? tum a senioribus 



2l3 

nostri s , ut propemodum impossibile fuerit ad ina- 
nus etiam majorum superiorum unquam deve- 
nisse . Accedant summoriim Pontìficum decreta, 
qua* in nostro servantur Archivio , et prcecipue 
Pauli V. sub die 28. Mensis Augusti 1607. i/z ~ 
terdicentia ac prohibentia omnibus et siiigulis 
cujuscumque status, conditionis ac prceminentioe 
ipso fatto incur renda? , ne audeant sub quovis prce- 
textu inquirere vel diligentiam jacere ad invc- 
niendum S. Pi Francisci corpus , vel locum , 
quo requiescit , quam pcenam etiam incurrant fra- 
tres ejusdem Conventus , si id attentare prcesumant , 
vel aliis quomodolibet auxilium vel favorenhprce^ 
stiterint. Quare notas facimus in Populis adinven- 
tioìies quorumdam eos decipientium nugis ac va- 
nitatibus , ciani palamque asserentium paucis re- 
tro annis non solum nostris fratribus , sed etiam 
scecularibus, , Ù exteris Religiosìs aditum datum 
fuisse ad Sacrum illud pignus conspiciendum ; 
sciantque universi Corpus SS. Patriarckce ( in quo 
Deus mirabilis semper ) ut Beatus oìim prophe- 
tice prcedixit Jacobus de Marchia, omnibus invi- 
sum divinitus servari , in magna Ecclesia? jattu- 
ra & Fidei discrimine ad conjìrmandos F'tdeles 
tandem revelandum , ac sanguifluis insi gnitum sti- 
gmatibus videndum . Ad quorum fidem veram , 
Ù aliar um omnium adversariarum relationum vel 
attestationum falsitatem mani fesiand ani , has li* 
teras manifcus propriis subscriptas , & majori hu- 
jus Sacri Conventus munitas sigillo flamus Assi- 
sti die 20 Novembris 1676. 

Egeo come pensavano i nostri vecchi a que' 
giorni. Credevano una Chiesa sotterranea > ed iyi 



214 

giacere S. Francesco : credevan vere le visite fino 
a Sisto IV. e fino a quel tempo F adito accessibi- 
le . Asserivan false tutte le posteriori , perchè chiu- 
so l'adito, ed inaccessibile. E credevano il Corpo 
con le Stimate fresche , e che in questo stato si 
sarebbe un giorno ritrovato giusta la predizione del 
B. Giacomo della Marca . 

NUMERO XLVII. 

Flaminio si chiama costui della Regolar Os- 
servanza . Uscì fuori da spiritoso con sì bella no- 
vità nel Manuale , che per istruzione de' Novizj del 
suo Ordine pubblicò in Roma Fanno 1776. Scris- 
se poi nel 1779. un libercolo apposta col titolo : 
Quanto sia incerto , che il Corpo di S. Francesco 
sia nella sua Chiesa di Assisi . Losanna ebbe la 
gloria di averlo stampato . Rifrisse questa materia 
nel Compendio Storico degli Ordini Regolari , e 
nel meschino supplemento ai 4* Tomi dei Boll. 
Francescano pag. 121. Io gli domanderei qui , se 
intende queste parole : In ipsa Ecclesia fuit et 
est sepultum Corpus B. Francisci , et ita fuit et 
est verum , publicum et noiorium . Sono esse del 
Cardinal Pietro Diacono di S. Eustachio nel Lodo, 
che pubblicò in Assisi in Causa Quartae funerum 
tra ì Reverendi Parochi della Città ed il Sacro 
Convento nel 1375. Ma egli non le valuterà nul- 
la _s solito a disprezzare le parole di Gregorio IX. 
e di Innocenzo IV. che nel detto Convento trat- 
tennesi quasi cinque mesi. 

Di grazia senta il Pubblico qualche ragione. 

( Vedi la Continuazione alla Pagina 2^6. ) 



«5 
NUMERO XLVIII. 

Di questo degno Religioso ( Francesco di Bar- 
tolo ) ho le seguenti sicure notizie . Negli ultimi 
anni del Secolo XIII. abbracciò Y istituto . Nel 
i3o^f. era di famiglia in Assisi con F. Alvaro Pe- 
lagio Dottore in Gius Canonico» Nel i3i2. di stu- 
dio a Perugia; nel i3i6. Bacelliere nell'Universi- 
tà di Colonia , da dove Spatriando ( non so se Li- 
cenziato , o Maestro ) portò seco con Y autentica 
di queir Arcivescovo de' i6. Settembre 1817. cin- 
que Teste delle SS. Vergini compagne di S. Orso- 
la > ed il Capo di S. Gereone con altre Reliquie 
de' Compagni di questo S. Martire, come pure de' 
Capelli e dell' Abito di S. Lodovico Re di Fran- 
cia > Reliquia avuta in dono passando per Parigi 
dalla Principessa Bianca figlia del Santo e Mona- 
ca Clarissa con l'autentica segnata in Agosto i3i8. 
Neil' anno 1326» era di stanza nel Convento della 
Porziuncola > ove abitavano pochi scelti Frati a 
forma degli ordini lasciati da S. Francesco ( Gela^ 
no pag. i5o. ) in gran solitudine e raccoglimento 
mantenuti dal Convento grande d' Assisi . Per qual- 
che anno vi fu Lettore di Sacra Scrittura , cioè la 
spiegava nelle Domeniche e Feste tra 1' anno mo- 
ralizzandovi sopra » Attesa la piccolezza della Chie- 
sa si predicava allora nella Piazza su d'una loggia 
bella ( miri operis al riferire del medesimo ) poco 
dalla Chiesa discosta . Restarono i di lui Sermoni 
nella Libreria del sacro Convento insieme con, la 
Storia, ordinalissima della Passione di N. S. G. 
Cristo , e col Trattato in difesa dell' Indulgenza 
dei 2. Agosto tuttora dall' invidia combattuta come 



Ciò 

non vera . Anche nel 1 336. era egli occupato in 
tjuesto Lavoro . Lo nomina il Pisano di passaggio, 
ina non come scrittore . Ei trascrisse molto del 
detto Trattato, ma senza conoscere Fautore. Ap- 
parisce da un Istrumento conservato in Assisi, che 
nel i332, era Guardiano a San Damiano. 

NUMERO XLIX. 

Questo è il certificato in termini. Noveriti tu- 
niversis Christi Fideles, ad cjuos praesentes" li- 
terae pervenerint , quod discretus vir Petrus Jo- 
annh salis f adendo prò voto venerabili s Viri aran- 
ci sci H curici venit ad Ecclesiam S. Frandsci cau- 
sa devotionis y Ù causa visita/idi diftam Ecclesi- 
am 9 et Relìquias ( quas et vidit ) S. Frandsci y 
et ibidem fecit et legere devote unam Missam in 
honore S. Frandsci , et ibidem obtulit munus 
situm ad Altare sub quo Corpus Santissimi Pa- 
tris Frandsci requiescit , praesentibus aliquibus 
fratribus fide dìgnis dilli Conventus . Et in hu- 
jus rei testi monìu m ego Fr. Nicolaus Sacrista di- 
cti sacri Conventus S. Frandsci has literas seri- 
psi , et sigillum appositi . Datum ut supra in sa- 
cro Conventu S. Frandsci die 23. Mensis Junii . 

NUMERO L. 

Non so accordare F. Bartolommeo di Pisa con 
questi due Religiosi di Convento e di Patria As- 
sisiati, uno anteriore a lui di mezzo secolo, e F 
altro contemporaneo . Questi dicono , che S. Fran- 
cesco stava sotto F Altare : ed egli nel 1399. P U ^ M 



2I£ 
Micò , che non si sapeva il luogo , se non da pochi Ke- 
ligiosi , e questi non eran noti . Vedo , che qui 
pure ne va di sotto il povero Pisano, se con sfor- 
zo di Ermeneutica non si riduce a questa intelli- 
genza : che a suo tempo generalmente ignora vasi il 
sito positivo , ed in qual parte sotto V Altare fosse 
il corpo del Santo, e per qual mezzo vi si pene- 
trasse; nel tempo stesso però alcuni il sapevano: 
( certamente e Francesco di Bartolo , e Niccolò 
Vannini , a come parlano , eran del numero di que- 
sto ). Ad interpretarlo così ci obbliga egli stesso 
col farci sapere nella Conformità 3g. all'Articolo 
Contraftos erexit y la guarigione d' un attratto ad 
tattum sepulchri toccato il Sepolcro . Vera disav- 
ventura che sia mancato l'originale delle Confor- 
mità/ ( V. Num. XVIII. ) Forse pi questo trove- 
remmo ora delle correzioni fattevi al margine da' 
Frati intendenti, che lo lessero ne' primi tempi, 
come trovo aver eglino fatto in altri codici Isto- 
riali , e vedremmo tante infedeltà del primo edi- 
tore. (V. N. 18 ). 

NUMERO LI. 

Nei citati Processi di canonizzazione così ìeg- 
gesi : accostatosi Giuseppe all' altare del P. S. 
Francesco per motivo della Povertà fece al medesimo 
questo discorso : Padre santo , voi in vita avete 
amato tanto la Povertà , e adesso ve ne state in 
mezzo delV argento , dei broccati , ed altri orna* 
menti ricchi . Ed allora ebbe un illustrazione in- 
teriore , con la quale il P. S. Francesco gli fece 
conoscere , che quegli ornamenti non erano per 



en8 
lui, ma per il SS, Sacramento, che risedeva nel 
suo Altare ; che del rimanente lui se ne stava 
sotto terra alV oscuro e senza fasto . 1/ assalto poi 
diabolico così riferiscesi . « Stando una notte Giù* 
seppe a far orazione avanti V Altare del P. S. 
Francesco sentì scatorciar le Porte della Chiesa , 
ed entrare un Uomo, che gli pareva portasse gli 
Zoccoli ferrati , e secondo che quello si avvici- 
nava verso di lui e V Altare si venivano smor- 
zando le lampane , che stavano attorno alV Alta- 
re , e quando furono smorzate tutte , che quélV 
uomo era arrivato vicino al P. Giuseppe , gli si 
buttò addosso con grand* empito mettendogli le 
mani nella gola , che per il gran peso e molestia , 
che gli dava , credeva di morire : per lo che si 
raccomandava di cuore a Dio e al P. S. Fran- 
cesco che lo a jut ussero in tanto bisogno . E dopo 
qualche intervallo di tempo vide , che il P. S. 
Francesco usciva dalla bocca della Tomba, che 
sta sotto la predella dell' Altare , dove sogliono 
stare accese le tre lampade con una candeletta 
accesa in mano , con la quale andò riaccendendo 
tutte le lampade ec. Quindi S. Francesco fu in 
seguito chiamato dal B. Giuseppe col nome di 
Lampadaro \ 

NUMERO LIL 

Incerta è ¥ epoca e dello speco e delle Lam- 
pane. Nel 1399. in cui il Pisano pubblicò le Con- 
formità , di certo non v' erano . Abbastanza questi 
segni avrebbono indicato, che quivi era S. France- 
sco , di cui scrisse non sapersi Ài luogo . À me pa- 



219 

re, che neppure vi fossero nel i5oq in cui il P. 
M. Galeotto fece 1' elenco delle sepolture comincian- 
do dal Sepolcro del Santo Padre . ( V. sopra in 
quest'Articolo ) Non vi nomina né baca, uè latri* 
pane. Anzi ci dà ad intendere, che non v'erano, 
col dire che il Sepolcro era sotto l'Altare nanzi 
ni Coro . Primieramente la buca con le lampane 
è dalla parte oppòsta al Coro: e in secondo luogo, 
se fosse stata da quella parte, non v' era bisogno 
d' avvisare , che il Sepolcro sporgeva in là : lo di- 
ceva essa abbastanza . La prima notizia di questi 
aggiunti si ha nelle memorie della Chiesa lasciate 
da Fr. Lodovico di Castello morto ai 3o. Agosto 
i58o . Ei dice, che nella Buca a onor di S. Fran- 
cesco ardeva sempre una lampana almeno . Ne creb- 
be poi il numero per le seguenti pie disposizioni . 

Nel i635. a io. Marzo Monsig. Antonio Te- 
grimi Vescovo d' Assisi donò una lampana d' ar- 
gento, e la dotò di Scudi trentuno, perchè fosse 
tenuta accesa nelle feste . Altra lampana donò e 
dotò sotto il dì 20. Giugno 164S. il Sig. Princi- 
pe Giovanni Ramoschi Polacco ; ed altra il Sig. 
Duca d' Uzzeda Don Francesco Pacheco Spagn no- 
lo . Nelle vicende passate le lampane ebbero la 
sorte stessa degli argenti, ori, gemme, perle, co* 
ralli , ed altri oggetti preziosi della Basilica ; e la 
dote considerata nel suo frutto è ridotta ad una 
scarsa metà . 

Cosa pensino alcuni dell' origine dello speco 
e delle lampane , vedasi all' articolo ottavo , 

NUMERO LUI. 

La lettera dell' Eminentissimo Borghese qui 



220 

sopra accennata nelF Articolo VII. leggesi nel libro 
de' Consigli del Sacro Convento d ? Assisi , segna il 
giorno 18 Agosto 1607. ed è del seguente tenore. 

)> Reverendo Padre . Nostro Signore ( Papa 
)) Paolo V* ) ha inteso con suo dispiacere, che si 
)) fosse cominciato a cavare costi per trovare il 
ì) luogo , dove riposa il Corpo di S. Francesco . E' 
)) convenevole , che ogni persona se n'astenga da qui 
» innanzi , ancora che si esibissero Brevi partico- 
» lari , con i quali si concedesse licenza di cavar 
» Reliquie, etiam insigni, e in qualunque luogo 
a murate , quando non si faccia espressa menzio- 
)> ne del Corpo di S.Francesco. Così ha dato cora- 
» missione a me di fare intendere la sua mente a 
« vostra Riverenza: anzi di commettere strettamente 
)> a lei stessa in nome suo , che ne faccia un as- 
» soluta proibizione a tutt' i frati del Convento sotto 
» gravissime pene , e sappiano tutti che quelle li- 
» cenze sole hanno da valere, che saranno firmate 
)) di mano di Sua Santità, e con la condizione 
» detta di sopra , etc. 

Il Cancellier del Convento fa ricordo, che que- 
sta lettera fu letta ad alta voce in pieno Refet- 
torio . Riporta poi la seguente del P. Generale Fr. 
Giuseppe Piscuili al Padre Custode del Convento 
medesimo . 

Molto Reverendo P. Fratello nel Signore . » Vi 
» si comanda con la presente d' ordine espresso di 
» N. S. sotto pena della privazione del vostro uffi- 
» zio ed altre pene riservate alla S. Sede , che per 
» F innanzi non permettiate, in modo alcuno , che 
)) persona , sia di quale stato e condizione si voglia , 
» tenti di rompere o far rompere parte veruna né 



22T 

h della inferior Chiesa , ne della superiore , ne tam- 
» poco luogo nessuno dell' istesso sacro Convento, 
« che possan indiziare l'adito ai luogo, ove ripo- 
» sa il Corpo del glorioso P. S. Francesco , se non 
» mostrerà chirografo o Scrittura sottoscritta di 
» propria mano di Sua Beatitudine ec. 

A queste due lettere dopo qualche giorno soprag- 
giunse il fulminante decreto del Signor Cardinal 
Visconti protettore dell' Ordine riportato da' PP, 
Bollandisti nel T. 2. d' Ottobre pag. 980» 

NUMERO LIV. 

Se scheletro formato e congegnato nelle sue 
parti è stato trovato nel sarcofago dopo più secoli 
il Corpo di S. Francesco quale convien creder che 
fosse, quando vi fu riposto? Certamente non sche*' 
lètro per la ragione addotta all' Articolo V. che 
non poteva ciò farsi senza violentare i pezzi e scom- 
paginarli, apparendo chiaro, che non vi fu posto 
rinchiuso nella cassa di legno, di cui non si è tro- 
vato ne pur le polveri, non che un pezzo coi fer- 
ramenti e serrature. Certamente non scheletro , ma 
intero con nervi, muscoli, e la pelle, che in sé 
chiudeva la carne forse impresciuttita . Evidente 
prova ne sono le polveri trovate in quantità , sot- 
to lo scheletro e ai lati. Queste che sono, se non 
pelle, carne, muscoli ? ( V. le note 121. e 128. ec. ) 

Così è : Trovossi scheletro formato , e con cia- 
scuno degli ossi al suo posto . Ma durò poco in que- 
sto stato. Penetrata l'aria esterna ed impregnatasi 
degli umidi sali dello scoglio, indebolì e rendette 
inutile a poco r a poco il glutine rimasto, che gli 



222 

collegava insieme; comi nciaron però a disgiungersi, 
uscir da lor posti , e cadere , chi qua , chi là . E 
ben rilevollo il P. Custode dei Convento, con al- 
tri Religiosi nelle visite d'osservazione fatte tratto 
tratto alla tomba nelle quarantaquattro notti, che 
corsero dall' invenzione del Corpo fino alla ricogni- 
zione fatta da' cinque Vescovi delegati ai 26 Gen- 
najo 1819. Essi non rinvennero, che ossa scompa- 
ginate. Queste poi soffriron dall'aria un guasto 
grande rimaste giù nel Sarcofago fino alla notte del 
i5 Novembre 1820. malgrado la difesa d' una cassa 
di grosse tavole, ove fu creduto di assicurarlo. 

NUMERO LV. 

Gran rumore han menato certuni sentendo tro- 
vati neiriJrna insiem con lo scheletro un sasso, 
una corona, un anello con carneo , e delle monete. 
E che belle conseguenze ne bari quindi dedotte ! 
Per confondergli e rendergli ridicoli a quel mondo, 
che hanno messo in sommossa , basti sapere essere 
stato costume trai cristiani di far de' presenti a' de- 
fonti illustri per santità . Di S. Rosa da Viterbo si 
sa dal Bussi nella storia di detta città pag. 200. 
che fu trovata con le dita delle mani piene d' anel- 
li. E S. Chiara non ebbe questo stesso onore ? Nel- 
la vita di lei scritta in verso esametro , e dedica- 
ta a Papa Alessandro IV. ( conservasi nell' Archivio 
del sacro Convento d J Assisi ) si legge : 
...... tanta fuit devotio cunctis , 

Ut Prselatorum sacra Pontificalia signa , 
Quae splendent digitis, preliosis inserireutur 
Defunto manibus- &c. 



223 

Nella guisa che i Prelati ( accadde la morte della 
Santa , mentre risedeva in Assisi Innocenzo IV. 
con la Corte ) per onorarla nelle dita le posero gli 
anelli loro, anche gli altri devoti tributati le avran- 
no i loro donativi , chi la corona , chi la medaglia , 
chi la moneta . Ed ecco sciolto il gran nodo rispet- 
to a S. Francesco trovato in mezzo alle monete 
d' argento ( riconosciute tutte di quel tempo ) e 
con ai piedi una Corona di tre poste , coni' allora 
usava innanzi che prendesse piede il Rosario di S, 
Domenico . Fa specie d' averla trovata senza Crocet- 
ta o Medaglia , che pur eran di moda ; ma non fa 
specie ai sostenitori della Visita di Niccolò V. all' 
articolo quinto. Finalmente in quanto al rozzo 
$asso quasi triangolare trovatogli vicino al capa, 
sappia il Pubblico , che questo servì di guanciale 
ai moribondo Padre . Ebbe egli il costume di po- 
sar la testa sopra una pietra , non solo essendo sa« 
no ( V. sopra Num. IV. ) ma infermo ancora „ No* 
luit , scrive lo storico di Celano pag. 178., noluit 
de penna pulvinar habere &<?. 

NUMERO LVI, 

E' così. L'Altare della Chiesa di sotto soffrì 
gli enunziati cambiamenti. ( V. Appendice N, 42, 
e 52. e T Articolo Vili. ) In quanto alle grate di 
ferro intorno all'Altare, convien sapere , che a tera* 
pò di Fr. Francesco di Bartolo tante volte nomi- 
nato ( cioè nel secolo XIV. incominciato ) non 
aveva che un inferrata davanti h Orans ( scrive 
d'uno distint. IX. ) post crates ferreas Altaris S» 
P. Francisci „ . Questa serrava affatto la nave del- 



224 

la Chiesa partendosi da un pilastro all' altro , e tut- 
tora ne' pilastri si vedon le Luche , ove era inca- 
strata , e arpioni , e gangheri ec. Questo pure è uno 
de' cambiamenti fattivi. Si cerca, quando cambiò 
faccia quest' altare , e fu ridotto allo stato presen- 
te ? Confesso di non averlo trovato finora; solo ho 
letto nei Ricordi di F. Lodovico di Castello, che 
F inferriata o cancellata , ond' è preso in mezzo e 
rinchiuso ( opera a cartoccio ) fu fatta da mastro 
Gasparino . Costui ne' libri della fabbrica si presen- 
ta all' anno 1475. detto -maestro Gasperìno d'An- 
tonio da Lucano, che fa cottimo di rifare tre volte 
e un muro del Palazzo Papale per mille cinquecen- 
to Ducati d' oro di camera , porzione di quattromi- 
la stati donati da Sisto IV. Si raifaccia nel i436\ 
e s'impegna col Generale Fr. Francesco Sansone di 
Siena di costruire per Ducati 225. d'oro di Came- 
ra il Portico sopra la Porta della Chiesa di sotto 
come ora vedesi . Si rileva poi dalla lettera del det- 
to P. Generale, che si era caricato d'altri lavori 
nel 1484- Di questi esiste la nota, ma non ve 11 * 
è alcuna riguardante l'Altare . Anche nel 1 494 il 
mentovato General Sansoni fece passare dalla Fer- 
riera di Santa Fiora nel sacro Convento seimila 
libbre di ferro per far le ramate co' suoi telari al- 
le finestre d'ambe le Chiese. Ne ha lascialo il ri- 
cordo T in allora Custode F. Luca Cappelli Toscano 
Maestro in S. Teologia , compagno dell' Ordine , e 
F icario nella Provincia di S. Francesco per il P. 
Reverendissimo Generale dell' Ordine Magistro 
Francesco da Siena . In questo lavoro non compa- 
risce d' aver avuto parte il Gasperìno . 



22 5 

Inumerò lyil 

Dicono alcuni, che l'Altare posava sopra la vol- 
ta del sepolcro sol per metà , e per Y altra metà 
sull'intatto scoglio , persuasi che non fosse nei mez- 
zo della crociata, ma più inverso la nave. Lo de- 
ducono primieramente dalle parole di Fr. Galeotto 
all'articolo VI. che il sepolcro stava nunzi al Co- 
ro , e dicono: dunque il sepolcro era più vicino al 
Coro di quello che ne fosse Y Altare . In secondo 
luogo r inferiscon dal sapere, che Innocenzio IV. 
nel consacrarlo vi pose una costola di S. Gio. Batti- 
sta , e dicono che ciò fece, perchè non tutto l'Al- 
tare comunicava col Sepolcro . Ragioni frivole , spe- 
cialmente questa. La sacra costola nella loro ipote- 
si doveva mettersi nella facciata d'avanti, e non 
in quella che guarda il Coro . Potevan piuttosto di- 
re , che vi fu messa , perchè il Sepolcro non co- 
municava con 1' Altare per esservi tramezzo lo sco- 
glio lasciato per servir di volta alla stanza . 

NUMERO LVIII, 

La famiglia di S. Francesco si nominò de* 
Mori coni , e in origine da Moncone . Paese in quei 
di Lucca . Era ricca in roba e danaro . Addetta al- 
la mercatura , distinguevasi in fabbricare , e vender 
panni d' ogni sorta , Fu neli' undecimo secolo di pò» 
co inoltrato che alcuni di loro , aperta relazione eoa 
Pisa , vi si stabilirono ( P. Sbaraglia in suppleni. ad 
Scrìptores , ubi de S. Francisco ) riconosciuti col 
nome del Paese dond'eran venuti, che diventò 
quindi il lor cognome , come portava 1' usanza, la 

i5 



22Ò* 
Pisa salirono in credito e ricchezza , figurarono Ira 
le prime famiglie popolari; crebbero poi di nome, 
allorché nel iii5. Pietro da Moricone (i) fa fatto 
Arcivescovo di detta potente città : Uomo grande 
per dottrina, probità, politica, e militari talenti 
uniti al coraggio: e parimente quando nel 1 1 4?- 
a parere del Tronci negli Annali Pisani , ovvero 
nel ji5o. come nella Sinossi de' Cardinali del P. 
Goronelli , fu da Papa Eugenio III. portato alla Digni- 
tà Cardinalizia Giovanni da Moricone ( V. P. Ab- 
bate Grandi de PandeCtis 6c. : P. Mattei Pisa Sa- 
cra: Elogj degli uomini illustri Pisani , ec ) An- 
che in Lucca piantaron casa e itegozio circa questi 
tempi alcuni di tal famiglia . Un di loro chiama- 
vasi Bernardo . Questi fu , che divisosi dal fratel- 
lo ( se ne ignora il nome ) poco prima del 1180. 
emigrando da Lucca , con tutto il suo capitale , e 
con l'unico figlio per nome Pietro portossi in Assi- 
si , e vi si stabilì , ( ecco l'avo , e il padre di S. 
Francesco ) . Del passaggio di questa branca de' Ma- 
riconi in Assisi ne ha sempre conservata memoria 
quella di Lucca . Riportano il monumento alcune 
recenti Vite di S. Francesco ed i PP. Bollandisti nel 
T. 2, d'Ottobre pag. 556. Ora s' intende , perchè 
Pietro padre nel suo profondo rammarico in sen- 
tendo il cambiamento del figlio chiamò perconsul- 
targli , non i consanguinei e gli affini, come a buo- 
na equità far dovea, ma i vicini egli amici ( Ce- 
lano pag. io. ). Chiamò questi , perchè non conta- 
va alcun parente in Assisi per esservi egli novello 

(l) Nel Muratori Antiquit* med. avi T. IX. comparisce 
Arcivescovo all'anno H09. Però credo doversi dire 
fatto Primate nel Iil5, 



e domiciliato di fresco . (i) L'albero genealogico de' 
Monconi d'Assisi leggesi ni antico codice della Li- 
breria del Sacro Convento, e lo riportano i PP. Boi- 
land isti . Supponendo, che sia di pubblico gradimen- 
to, noi pure qui lo daremo. 

Ista est proienies B. Francisci . 

Bemardus avus B. Francisci a Hujus filius 
Petrus pater B. Francisci = Domina Pica ma ter B. 
Francisci = B. Franti scus (borum fìliusanno 1182.) 
Iste generavit in Gh risto infinitos filios in triginta 
quatuor Provinciis per totum Orbem , inter quos 
unus fuit Papa = Angelus germanus B. Francisci 
= Huius filii Picardus continens ,. & Joannes . == 
Ex Joanne. Ciccolus = Ex Giccolo Francischi na 
maritata , Fr. Antonius de Ordine Minorum , Le- 
dor Parisi us, Clara abbatissa Pantii , franciscutius 
guardianus S. Damiani, Petrutius & Bemardus . 
Ex Bernardo Joannes . Et ulterius non processit 
genealogia S. Francisci deficiens in mortalifcate . 

Gran mortalità fu in Italia nel i"348. e i36i« 
In conseguenza gli attuali Monconi d' Assisi non 
sono della stirpe di S. Francesco per linea mascoli- 
na . Bensì credesi , che lo sieno per Femmine, cioè 
per via della Franceschina nominata nell' albero. 
Questa all'estinguersi di sua famiglia entrò co' fi- 
gliuoli in possesso della roba, del cognome, e dello 
stemma . Non si sa se a quell' epoca la roba fosse 
molta, come lo era a tempo del Santo, chiamato 

(l) Stando a rigore, anche l'espressione nella vita in 
versi 99 Assisium natale sohim: significa, che fu pa- 
tria per nascita , ma non d'origine .Ha una cattiva 
causa per le mani chi sostiene il contrario. 



2^8 
per questo ricchissimo dal Celano pag. 4- Prcedives? 
erat 9 e a tempo di Picardo e Giovanni figli di An- 
gelo di Madonna Pica ( non s' intende perchè si 
nomini la madre, e non il padre Pietro nelT istro- 
mento di divisione tra loro fratelli sotto il dì 4* 
Novembre i25o. in cui s'annunzia il vasto casa- 
mento nel Sesto di Porta a Mojano con i banchi e 
cassoni ). Lo stemma è un piccolo stagno, ove 1' 
onde increspatisi , e vi si vedon notare tre Oche . 
Non ha queste Tarma de' Monconi di Pisa, di Pi- 
stoja ( qui mancarono nel secolo XVI. considerati 
trai Nobili ) né di quei di Lucca venuti meno in 
line del XVII. Secolo nella persona d' un Canonico 
di quella metropolitana, né degli attuali Monconi 
in Polonia, diramazione recente di quei di Lucca. 
Forse le Oche eran lo stemma della Casa, ov' entrò 
a marito la Franceschina . In qualche tempo quest' 
Arma comparve ai mistici un luogo Topico per ra- 
gionar di S. Francesco, e dir cose pellegrine . 

Dal Un qui detto si capisce, in qual senso cer- 
ti Scrittori abbiali chiamato S. Francesco Toscano , 
e di nobil lignaggio . ( Da Matteo Paris è detto ge- 
neris nobilitate prceclarus: ed il Pisano spiegando 
F Abbate Gioacchino « Unus hinc , alter inde » 
dice così : ( Unus Italus , scili cet de Tuscia S, 
Franciscus Oc. ) A rigore non fu né l'uno né l'al- 
tro . Ei nacque in Assisi , ove annidata s' era la di 
lui famiglia , e questa popolare e addetta all' arte , 
e però esclusa dal ceto nobile in que' tempi molto li- 
mitato e ristretto per tutto . 

L' ignobilità di S. Francesco apparisce abba- 
stanza presso i PP. Bollandisti sopra citati . Con 
tutto ciò non sarà inutile i' aggiungere in conferma 



22p 

alcuni aneddoti . I. Fra Masseo compagno del San- 
to in una circostanza gli disse in faccia : tu non 
sei nobile , tu non sei bello ec. IL E perché si po- 
se in viaggio per la Puglia , se non se per nobilitar- 
si ? Quindi il nominato nella nota dalla pag. n. 
Fr. Bartolommeo da Trento lo morde scrivendo: 
Tantce fuit vani tati s > ut vellet militare cum es- 
set mercator . III. Si legge nella Vita in versi, 
che il Santo imposto aveva ad uno de' compagni 
di gran riguardo, che quando vedevalo onorato 
dalle persone il dileggiasse , ed avvilisse con ram- 
mentargli, ch'era un merciajo , e montagnolo. 

Ut quando cumque receptus 

Esset honorifice, ne forte superbia mentem 
Ipsius efferret , convicia diceret i Ili 
Frater , & Alpigenam mercatoremque vocaret . 
IV. Che non fosse gentiluomo confermasi dalle 
due seguenti particolarità presso Fr. Tommaso pag. 
139. e i5ò\ La prima è, che quei d'Assisi ve- 
dendo in lui tanta urbanità , gentilezza , buon gar- 
bo , e civil tratto non sapevano intendere come 
non fosse di schiatta nobile, ma popolare, quali 
per città si diceva che fossero gli ascendenti di 
lui ( cioè l'avo e il padre): Omnibus videbatur 
non illorum parentum , qui dicebantur ejus pro- 
sapia , geni tus . ( Si noti il Dicebantur : E' benis- 
simo detto trattandosi di persone non native, 
ina venute di fuori, e stabili te visi : Se fossero stati 
oriundi d' Assisi , il si diceva non sarebbe stato in 
proposito ) . L' altra poi , che viaggiando France- 
sco su d' un asinelio in compagnia di Fr. Leonar- 
do nobile d' Assisi penetrò e conobbe , che que- 
sti tra se e se diceva : La nascita di Francesco è 



2 3° 
molto inferiore alla mia, egl' intanto cavalca, ed 

io viaggio a piedi. Smontò subito il Santo, e 
rivolto a Fr* Leonardo gli disse : Salite su voi ; 
non è giusto che voi andiate a piedi , ed io 
sul giumento, perchè voi nel secolo joste pia 
nobile .di me. Risposta piena di verità/ Ei non 
era Gentiluomo, ma né pur del basso volgo; 
non ostentava sopra lo stemma Telmo, la coraz- 
za, le lance, le spade; mostrava per altro i fre- 
gi d'un Primate e d'un Cardinale, fregi mante- 
nutisi sfavillanti per la costante opulenza , senza 
di cui la nobiltà è fumo . Quindi è che trovasi 
definita : continuata serìes divitiarum . Siccome 
però questi fregi Ecclesiastici nel Blasone del mondo 
non lian luogo, quindi benissimo disse » Voi nel 
secolo foste di me più nobile . E così dando a Fr. 
Leonardo quel, che gli era dovuto, mantenne il 
suo a se stesso. 

NUMERO LIX. 

Pica cbiamavasi la fortunata madre di S. Fran- 
cesco . Fu dejla nobil Famiglia Bourlemont in 
Provenza , nel di cui Archivio conservavasi la Scrit- 
ta matrimoniale tra detta Signora e Pietro di Ber- 
nardo eia Moncone al tempo del P. Claudio Fras- 
sen , che ce n'assicura nel suo Comento sopra la 
Regola del Terz' Ordine pubblicato nel iyo3. Che 
fosse Gentildonna, lo dice ancora l'autor della 
Vita in versi . Fa egli il confronto trai due Con- 
jugi , e respettivi Genitori del Santo , e dice : 
Mater honesta fuit pueri : Pater instilor ; illa 
Suyplex et clemens , hic subdolus ,& violentus . 



23 ì 

Il contrapposto di mercante all' Onesta ci fu capi- 
re che lo Scrittore intese non V onestà morale , 
ina la civile detta comunemente Nobiltà di nasci- 
ta . Fa elogio a Pica il Gelano pag. 1 3o\ e la dice 
onestissima accostumata , e d' un bel carattere . Ne 
parla pure alla pag. i3. narrando quello, che fece 
da tenera madre verso il figlio carcerato, ed i cat- 
tivi trattamenti ricevuti quindi dal manto . 

NUMERO LX. 

Francesco non è nome proprio di persona : 
è lo stesso che Francese . In Italia a que' tempi , 
ed in seguito ancora la Gente , e roba di Francia 
chiamavasi Francesca ( V. Giovanni Villani etc. 
etc. ) Nel nostro Santo diventò nome proprio. Glie 
lo impose il padre, che tornando di Francia lo tro- 
vò nato , e nominato Giovanni . Cosa notabile : Il 
padre chiamavasi Pietro, nome dell'Arcivescovo, 
il Figliò Giovanni nome del Cardinale da Monco- 
ne . Si riscontri la Vita de' tre Compagni cap. i. , 
e la Leggenda minore di S. Bonaventura , il qual 
soggiunge : Nominationis quidem paterna^ vocahu- 
lupi tenitit , sed & rem materni nominis non reti- 
cjtj.it . Ci avvisa poi il nostro F. Tommaso pag. 139 
che il Santo se lasciò correre il nome ornai trop- 
po invalso ài Francesco , fece nel tempo stesso 
gran conto di quello di Giovanni, e del primo 
Santo di cotal nome . Non si sa , perchè il padre 
lo soprannominasse Francesco, cioè Francese. Io 
credo derivato ciò dall' averlo trovato di fattezze 
Francesi accompagnato dalla vivacità , brio , svel- 
tezza , giojalità , e da certi vezzi proprj più de 



Francesi, che degli altri Popoli. Allusivo a questa 
mia opinione pare che sia Y Epifonema del nostro 
Storico pag. 102 „ Vere Franciscus , quia super 
omnes cor franca m Ù nobile gessiti 

NUMERO LXL 

Dal P. Waclingo all'Anno i4i5. Num. s3. si 
scrive, che la Chiesa e Convento della Porziun- 
coìa, di cui dicemmo qualche cosa qui sopra al 
Num. 2 furon ceduti in detto anno ai Frati della 
Regolare Osservanza ( a vero dire thiamavansi Fra- 
ti Devoti , o de' Luoghi Devoti , e più comune- 
mente della Famiglia . Fu in quest' anno , che nel 
Concilio di Costanza (i) si nominarono della stret- 
ta, o regolare Osservanza ). Ecco le parole dei 
Ch. Annalista : „ Kegularis Observantia in Ita- 
lia hoc anno majores vires suscepit .... ZVf- 
ginta quatuor erant humiles wdiculae in Ita- 
Ha quibus hoc anno accessit totius Ordinis pri- 
mwva y in $. Francisco commendatissima Domus 
S. Murice Angelorum Portiuncula nuncupata . 
Concessit hanc Miniiter Generalis annuentibus 
Patribus Provincia S. Francisci , maxime iis y 
qui habitabant ad Sacrum Conventum Assisti y re- 
servatis tamen sibi quotidianis Ù amplis oblatio* 
nibus & pecuniariis elemosinis , qua? in csdicula 
a numeroso concurrente Populo jìebant . 

E' incontrastabile questo passaggio, ma è al- 

(i) In questo Concilio fu approvata la Riforma di Bor- 
gogna consistente in dieci Conventi 9 ed autorizzata 
ad eleggersi i suoi Superiori s quasi indipendentemen- 
te da J Superiori dell'Ordine. Esempio fatale, che 
dette ansa e portò in fine la divisione. 



233 
trettanto vero, clie non accadde nel i4i5. bensì 
dopo il dì 14. Dicembre 1432. Zoppica però la de- 
cantata ultronea annuenza de' Padri del Sacro Con- 
vento , presso de' quali vige sempre 1' opinione die 
vi fu del maneggio , come già nel passaggio dei 
Convento della Verna riferito con tutta candidezza 
dal detto P. Wadingo . Ecco i fondamenti, su' 
quali è basata 1' opposizione in quanto al tempo . 

I. Negli Atti originali del Capitolo Provincia- 
le tenuto nel Sacro Convento il dì 4- Ottobre 1427. 
in cui fu confermato Ministro della Provincia di 
S. Francesco Pasquzio Davini d'Assisi, stato pri- 
mo Custode ivi più volte, e nel i4*5. Guardiano 
di Venezia, poscia nei 1417- Guardiano di Geru- 
salemme , e Riformatore Apostolico nell' Umbria e 
Provinciale circa il 1425. e per ultimo ivi Inqui- 
sì tor Generale ( e lo era tuttora nel i/{36. ) leg- 
gonsi i nomi de' Vocali, che v'intervennero. Fu- 
rono in questo numero quattro Maestri in Sacra 
Teologia, cioè F. Andrea d'Assisi Custode del Sa- 
cro Convento, Fr. Filippo di Perugia ivi Guardia- 
no e Commissario Generale, Fr. Girolamo d'Assi- 
si, e Fr. Angelo di Cassia; Due Baccellieri in S. 
T. cioè Fr. Paolo della Fratta Discreto del Bor^o , 
e Fr. Lodovico di Spoleto Discreto di quel Con- 
vento; Due Lettori, cioè. Fr. Salimbene della Frat- 
ta Lettore a Gubbio, e Fr. Lodovico da Nocera 
Zeflor Santtce Murice Angelorum ; Sette Custodi 
delle Custodie, co' Discreti de' Conventi di ciasche- 
duna di esse . Uno di questi Discreti pel Convento 
di S. Fortunato di Todi fu Frater Franciscus de 
Melozzelis , Guardianus S. Murice Angélorum . 
Ciò premesso domandasi : se il Convento della Por- 



234 

ziuncola fosse stato allora ( 4- Ottobre i4 2 7« ) iu 
potere degli Osservanti , come avrebbero potuto 
aver luogo in questo Capitolo de' Frati minori del- 
la Provincia di S. Francesco il Lettore , il Guardia- 
no di esso Convento e quel eh' è più y il secondo 
come Discreto di Todi? Giova poi il sapere, che 
la Riforma bandì ogni grado scolastico di Maestro, 
Lettore, Baccelliere, anzi ogni sorta di studio, tal- 
ché a gran stento potè S. Bernardino introdurci 
quello delia morale circa il 14^9. 

IL Dopo il 1427. nel libro de' Ricordi del Sa- 
cro Convento si trovano i nomi de' Religiosi costi- 
tuiti Guardiani alla Porziuncola . All'anno 1428.0 
notato : Ministro ( cioè Provinciale Fr. Pascucio d' 
Asise ; Guardiano di S. Maria Fr. Piero di Beva- 
gna .• all' anno 1429. Fr. Jacopo Angelo Palmuzio 
d' Asise Guardiano di S. Maria degli Angeli ; 
all'anno i43o. Fr. Bartolommeo della Fratta, 
Guardiano di S. Maria degli Angeli . Negli Atti 
poi del Capitolo Provinciale tenuto in San Crispol- 
do di Bettona il dì 12. Maggio i43i. comparisco- 
no eletti da' PP. Maestri Definitori per il prefato 
Convento di S. Maria degli Angeli i seguenti : Guar- 
diano Fr. Angelo di Cassia : Sicario Fr. Filippo 
da S. Severino: e per Lettore Fr. Francesco da 
Trevi # 

III. Esiste nel S. Convento un libro in car- 
tapecora , che contiene gl'In ventar j della Sagrestia 
con le sue aggiunte a tempo e luogo , cominciando 
dai dì i5. di Febbrajo 1 338. fino al 1473. In que- 
sto a carte 6 tergo è notato, che il dì 14. Settem- 
bre i432. Fr. Niccolò Pelipzari consegnò al Con- 
vento due ricche Pianete de Zondado ; una color 



33« 

rosso a liste con fregi d' oro tessuto per uso della 

Basilica, e l'altra color verde a liste con figure 
d* Angeli con fregio d'oro ricamato prò usu Ec- 
clesia; Santi ce Murice de Angelis , fatte fare co' 
danari di sua sorella nominata Angelella juxta in- 
teri ti onem pr cedi ci ce Domina* . 

IV. INel detto libro in fine si trova l'Inven- 
tario de' mobili preziosi della prefata Chiesa fatto 
il di ii. Dicembre 1402. dal P. Maestro Scoiaio 
di Montalcino Vicario del P. Generale nella Pro- 
vincia dell' Umbria in presenza di parecchi Padri 
del Sacro Convento. Così comincia: In Christl 
Nomine . Àmen . Infrascripta sunt bona Conven~ 
tus Sanftce Murice deposita a din in Conventu, 
prò custodia , 6 visa tempore Magistri Scola] co- 
rum pluribus fratribus Conventus Assisii die XI. 
Decembris i^òi. Questa Visita ed Inventario pro- 
vano, non solo padronanza e giurisdizione nei Vi- 
sitatore sopra ii Convento prefato , ma che tuttora 
questo era unito e dipendente dall'altro d' Assisi a 
forma delle Costituzioni e ordini del Generale Mae- 
stro Fr. Marco da Viterbo nel i36o. ( se ne parla 
nella Ferità scoperta del Canonico Pompeo Bini 
pag. 85. 86. ) . Quindi v* intervennero molti Frati 
del S. Convento per vedere se i detti mobili a dite 
deposita prò custodia, erano in essere, e si custo- 
divano convenientemente . Ci sarebbono mai in- 
tervenuti, se vi fossero stati gli Osservanti padroni 
da tanti anni per la supposta spontanea cessione ? 
Come e' entrate , essi avrebbero detto , come ci en- 
trate ? Il trascriver qui Y Inventario suddetto sem- 
bra inopportuno. Basti soltanto a chi legge il sa- 
pere , che quella piccola Chiesa aveva molti arredi 9 



236 
e preziosi e ricclii cP oro gemme , e perle , e tra que~ 
sii: Unum dossale album conte xtura de auro cum 
historia Indulgenti ce , imagiuibus Beata Virginis y 
& B. Franti sci . (1) 

NUMERO LXIL 

Si maravigleranno gF informati della storia 
Francescana , che io appena nominato abbia il Te- 
stamento fatto in morte da S. Francesco, e ripor- 
tato in transunto dal Pisano, e per extensum dal 
Wadingo nel T. I. all' an. 1226. n. 36 Testamen- 
to, che ha fatto tanto rumore nell'Orbe Serafico. 
Ma si dieno pace . Sappiali essi , che io non ho fat- 
to né più , né meno di quello , che fecero i miei 
duci e maestri , Tommaso da Celano , Giovanni da 
Ceprano, i tre BB. Compagni ( un dei quali , cioè 
'Fr. Angelo di Rieti, come leggesi al luogo suddet- 
to degli Annali , fu che lo scrisse ) e S. Bonaven- 
tura , e Bernardo da Bessa , Fr. Salimbene , e Pel- 
legrino da Bologna , e Giordano , e V Autor della 
Cronica de' 24. Generali &c. &c. Si facciali render 

fi) Tralascio, che a' 29 Dicembre 1432. il Vicelegato 
deir Umbria Monsig. Giovanni Vescovo di Forlì a 
nome del Card. Legato Giordano Orsini in un lun- 
go decreto fatto de consensu & voluntate di Maestro 
Fr. Galasso di Napoli Provinciale 3 e di M. Scoiaio 
suddetto riguardante la Chiesa della Porziuncola par- 
la in guisa da persuadere, che il Convento d -5 Assisi 
ne fosse al possesso , né vi abitassero quei della fa- 
miglia, detti altrimenti della stretta e regolare Os- 
servanza: Ed altre cose tralascio, che darò a suo 
tempo, piacendo a Dio nella cronica di detto Sacro 
Convento . 



conto da questi del lor silenzio ( a mio parere non 
lo mentovarono storicamente , giacche alcuni il 
nominano per incidenza , perchè riprovato dalia Chie- 
sa , cioè dichiarato di niun vigore e forza; ) Non 
credan per questo, che si riguardi da me come apo- 
crifo e falso. Mi picco d' esser giusto e di dare a tutti 
il suo . Sì , è vero il Testamento , ma non quella quan- 
tità di chiacchiere , che al moribondo Padre met- 
te in bocca V Annalista dopo avere scritto al N. IX. 
che per non aver più fiato per parlare ingiunto 
avea a Fr. Benedetto di Piratro , che scrivesse cer- 
ti pochissimi suoi sentimenti, e gli comunicasse ai 
Frati con la benedizione chiestagli da uno in ma- 
niera da stancarlo. Sì: è vero il Testamento , ma 
non è vero , che il Santo v' inserisse tante inuti- 
lità e leggerezze, che vi si leggono con sorpresa. 
Gran disgrazia per la storia Francescana V esservi 
stati o de' maligni , o degli scimuniti, che v'han- 
no aggiunto! Ecco quel, eh' è vero dei Testameli- 
to di S. Francesco e lo sappiamo da Papa Grego- 
rio IX. mediante la Bolla » Quo elongati de' 28, 
Settembre 1280. in data d* Anagni : » SanBcs me- 
moria* B. Franciscus ( die' egli ) mandavi t circa 
ultimimi vitie sua? ( hujus mandatum dicitur 
Testameli tum ) ut v erba Regule non glosentur , 
et non dicatur quod sic vel sic ìntelligì debeant* 
Adjiciens quod fratres nullo modo aliquas lite* 
ras ab Apostolica Sede petant (1). Et alia qua?- 

(l) L' autore della Cronica de' 24. Generali fa quest* osser- 
vazione : E non ottenne S. Francesco da Onorio III. 
per bolla e gli Altari portatili ( 29. Marzo 1222. ) 
di procedere contro gli apostati ( 28. Dicembre 1225) 
3. di ufficiare la Chiese io tempo d* interdetta 



23« 
dam interserens , quos non possent sine multa dij- 
ficultate servari . ( Queste cose eli più, che il Pa- 
pa non nomina , sono gli ordini di procedere con 
risoluta , ma intralciata esecuzione contro i Frati 
scoperti di fare, o di voler fare Y Uffizio Divino 
diversamente dal prescritto nella Regola , e di non 
esser Cattolici ). Ecco tutto il Testamento. Susci- 
tò esso qualche torbido, e dell' inquietudine nella 
Corporazione, e mi maraviglio che non cagionasse 
ancor del disordine. Non potendosi interpretare, 
e fissare l'intelligenza delle parole delia Regola, 
ognuno poteva intenderle a suo modo , ed ecco F 
indifferentismo, lo spirito privato, e la babilonia 
neli' Ordine, che in vece d'esser Paradiso in Ter- 
ra , sarebbe diventato un Inferno . Viddero questo 
grand' inconveniente i Padri nel Capitolo di detto 
Anno in Assisi , e viddero V insussistenza , per non 
dire assurdità degli altri due mandati considerati 
in se e nelle conseguenze. Fecero però palese la 
loro agitazione al Papa, e insieme la varietà de' 
pareri tra loro circa V osservanza , e lo pregarono a 
dichiarare e decidere assolutamente, se il testamen- 
to obbligava , e se tenuti eran essi ad osservarlo . 
Esaminò il Papa maturamente l'affare, e decise 
in tuono risoluto da bravo Teologo e legista , qua! 
era , che non obbligava , né i Frati eran tenuti 
ad osservarlo . Quamvis SauBuni Christi Confes- 
sore™, piam intentionem in condendo prcedìflo 
mandato imbuisse credamus . ( Lascio ai dotti di 

( 3. Dicembre 1224. )? Conchiude: Patet 5 qnod non 
fuit de Mente S. Franchci non obtinere privilegia 
Ordini necessaria , ut aliaui d'icunt , sed tantum ad 
superbiam C07iducentia . 



23? 
capire la- forza di queste parole ). Assicurati, e 
tranquillizzati da questa decisione chiesero i Padri 
che si degnasse di esporre alcuni sentimenti e ter- 
mini della Regola, su quali cadeva dubbio, e va- 
rio intendimento. Ed egli, che come Protettore 
dell'Ordine assistito aveva il S. P. nel compilar* 
la , e farla quindi confermare da Onorio IH. con 
Bulla nel 1223. la spiegò e dichiarò nelle doman- 
de fattegli . Cosi cominciò ad essere glossata . ( V. 
Bullarium Frane. T. I. ) Dall' asserire il Papa, 
che prestò Y opera sua a S. Francesco per com- 
pilare la Regola , nella quale occasione ne penetrò 
lo Spirito e il sentimento, rilevi il Pubblico la fal- 
sità di certi racconti , che si leggono su tal ma- 
teria nelle moderne Vite di S. Francesco degne 
figlie delle lor Madri , cioè le Conformità 7 lo Spe- 
culimi y i Fioretti etc* etc. 

NUMERO LXIII, 

Vita di S, Francesco scritta dal B. Tommaso di 

Celano , ridotta in compendio dallo stesso per 

uso del Coro ( V. N. I. ) Proemium . 

Rogasti me, Frater Benedille, ut de Legenda 
Beatissimi Patris nostri Francisci quaedam exciperem, 
et eam in novem Le&ionum seriem ordinarem , qua- 
tenus in Breviari is deberent haec poni , cum ob 
suam brevità tem ah omnibus possent haberi . Feci , 
quod potui , et quia vir desideriorum es , devote 
( licet minus digne ) tuo beneplacito satisfeci . Pe- 
to mercede m hujus laboris luanentem fructum san- 
to orationis , 



24© 

LEGTIO I, 

Beatus Franciscus de Civitate Assisii ortus a 
puerilibus annis nutritus extitit insoleuter. Qui 
negotiator effedus fere usque ad vigesimum quin- 
tum eetatis sua3 ami uni tempus suum vane viven- 
do consumit . Du ni en ini Mundi hujus implicameli- 
tis evolvi nullius virtutis expeditione curaret, in- 
firmitatis eum Dominus flagello corripuit . Sicque 
mutatione, dexterae Excelsi subito in virum alterimi 
con versus est, et ad merendimi Regnum CcelorUm,. 
spretis Mundi hujus divitiis tota deliberatione se 
dedit . Vendidit cuncla , quae habuit : iucratam pe- 
cuniam cuidam Presbitero pauperi obtulit, quam 
timore parentum ilio recipere formidante, corani 
ipso incun&anter proiiciens tanquam pulverem vi- 
lipendit . Ligatur proinde a carnali patre, incLudi- 
tur , caeditur, vinculatur , sed salutem corporis prò 
nomine Salvatoris conte nmit . Sperni tur a civibus , 
luto, saxis impetitur , sed animum figens in Deuni 
bis omnibus surdum se reddit . Die quadam , cum 
in Evangelio audiret, quse locutus est Dominus 
discipulis suis niissis ad praedicandum, statini ad 
universa servanda tota virtute assurgit . Solvit eab- 
cea menta de pedibus , tunica una sed vili induitur , 
et prò corrigia immutavi! funiculum . Reliqua ve- 
ro summa diligentia quoad vixit ad literam ini- 
plere curavit . Relinquit Patria m : Mondo mortuus 
intrepidus ambulat . Tempore nivis capitur a lalro- 
ììibus , et nudus ab eis in ni veni projcitur. Decli- 
nai ad quoddam Coeuobium , sed ibidem spretus 
Yacuus recedit, nudus abscedit . Interea plus ac 
snagis se sibì vilescens transfert se ad leprosos > et 



241- 
quos ante valete despexerat omni cliì»gertLia culit . 
Abstergit ulcera, sameoi lavat , ampleuitur in eis 
quid quid ab ahis fastidi tu r V 

LEGTIO IL 

Interea Donlinus aperit manurti siiant > ut de 
hac benedizione reliquus impleat . Dat sibi socios 
& sequaces , quos piis moribus felix Pater informa t , 
Evangelicam sequi docet perfeciionem , sumnroe pau- 
jpertatis apprehendere titulum-, & viam santtas «im- 
plicita tis incedere » Proponi t verbo m Poemtentise 
omnibus > & verbo licet si mplici > sed corde magni- 
fico annuntiat verbum Dei . Ante omneni suum 
sermone ili pacem praemittit , & salutationis gratia 
in verbo pacis praevenit omnes» Propterea multi , 
qui pàcerii oderà nt pariter <k saluterà, Domino coo- 
perante , pacem amplexati sun$ toto corde j fa èli & 
ipsi fiìii pacis <k semuli salutis eeternae . Multi pro- 
inde nobiies oc ignobiles , Clerici & Laici ejus adha^- 
tent vestigiis , & spreta sseculi pompa Jago Dei col- 
la submittuntì Ardet in sanalo Dei sinceriter pietà- 
tis affe&us ; vigilantius adhibet studi um iti inelio- 
ra proficiendi , sui atque suorum profeti uni concu-* 
piscit addiscere . Orat instanter b sacra .compunzio- 
ne afila tur : sopitur sensus carnis : introducitur in 
sancluarium Dei, luculenter inspicit futurumsui gre- 
gis augmentuni . Gratias agit Deo: revelat iìliis 
haec , & bis plura ; qua? vidit* Scribit proinde Pie- 
galani sibi ac suis , habitis & habendis , quam dò- 
ini nus tapa Innocentius, operante Dei gratia, eoa- 
firma vii. 



16 



212 

LECTIO III. 

Fiducialius itaque exit in Orberai ad opus Evali* 
geìii : nullis utens verborum adulationibus sermo- 
n lini respuit blandimenti : 6e prudentiani responsio- 
nura ejus viri obstupeseunt dodissimi. Biuos & bi- 
nos confsederat secundum Evan^elium Fratres suos , 
& niittit in universum Mundum . Minofes eos vo- 
cat , ut nominis sui perfectionem praecipuae bumili- 
tatis virtute decorent - EdoceUeos mortificare vitia , 
carnis incentiva reprimere , exteriores sensus red- 
dere insensibiies ad cunda > quae perstrepunt . Nani 
& ipse quoties , ut assolet > carnis titillatioue pul- 
satur, toties in foveam plenam glacie immergitur . 
Hoc etiam morti fìcationis exemplum imitantur & 
canteri . Cauta , examinatione fratrum ada perquirit ; 
nihil impune reiinquens ipsos summe obedietites 
facit. Àbstinentia summa praeditus appositoruni sa-* 
pores immutat , vimini per raro gustans f etiam in* 
sufficienter aquam ebibit. Nuda burnus ledus ejùs; 
saepius sedendo, quam jacendo dormitati Ut abje- 
dus repntaretur & vilis ? plura simplicitatis ostenta 
effecit, fugiens in omnibus admirationem y ne in- 
curreret vanitatem. Honorat praecipue Sacerdotes> 
& Legis dodores miro venerabatur affedu . 

LECTIO IV. 

Amplioris gratias munere digiius effedus abun- 
dantius Spintus Sandi rore perfunditur. Nam in 
Solari specie quadriga vedus inter medias nodiste- 
nebras visitat fratres , & conscientias discutiti oc- 
culta cordium aperit . Àbsentium ada cognoscit, & 



^4 3 
merita futura praedicit . Ad su m mimi perfe£Honis 

apiceui Saii&us iste per ti gens columbina si mplici ta- 
te plenus omnes creaturas ad Creatoris hortatur 
imi ore m ; Praedicàt avibus, auditurab eis , tangun- 
tur ab ipso, nec riisi licentiatae recedunt . Garriimt 
hirundines, nec sinuntéum populo loqui : silentium 
indicit , & statini quiescunt . Silvestres bestiai le- 
sse ab aliis ad ipsum confugiunt , experitmtur ab 
eo pietatis araorem , & inveniunt apud eum in tri- 
buìatione solatio ni; Quo amore erga salutem no- 
minimi flagrat, qui bestiis sic compatitur ì Nani 
frequenter agniculos liberat & oves a nece propter 
natura simplicioris gratiam ; vermiculos legit de via , 
ne transeunti imi vestigiìs Isederentur . Miro & inef- 
fabili gaudio replebatur ob Greatoris a more ni , cimi 
Solem & Lunam intueretur & Stellas ì Revera Ter- 
rani & Cceluni ) ignem & aereni sincerissima puri- 
tate ad Divinum monebat affectum . Melie dulcius 
NcJiiièh Domini in ore suo supra hominum inteile- 
£tunì nominando efficitur ; Fastidit propterea Muri- 
dum ; aiartyrii gratia dissolvi cupit , & esse cimi 
Cbrisfeo . Versus Marrochiùm arripit iter, ut Mira- 
molino Ghristi Evangeliuai praedicet: sed ad Ita- 
liani revocatus voluntate Divina 3 tertiodecimo con- 
versionis suae anno ad partes Siria? pergit , festina^ 
ad Soldanum , atteritur verberibus, lacessitur, prse- 
dicat Christiana, remittitur tamen ab infìdeiibusad 
Fideles * 

Reliquae quinque Le&iones desiderantur in Codi- 
ce Archivii Sacri Conventus Assksii , & eas ali- 
bi reperire hadenus non est datum . 



NUMERO LXIV. 

Processus in Fratres Minores rebelles in Tuscia * 

Bernardus Prior Ecclesia? S. Fidelis Sem Dioe- 
ces. subdelegati^ Vein Patris & Domini D. liberti 
Bei gratia Episcopi Bonou. Judicis executons una 
cura Ven. Patribuj? & Dominis Ardi. Jaouen. & Epi- 
scopo Lucano per Sedem Apostolicam super infra- 
scriptu ncgotio delegati , Religiosis Viris fratribus 
Jacob de S. Geminiano, Micbaeli Grosso (al. Gras- 
so ) & Guelmuccio ( fili Gulielmi ) Bartoli de 
Senis , Nicoiuccio Restauri , & Taddeo Domini 
Nerii ( Salvi, seu Servii ) de Senis , Ugoni & 
Francisco germanìs natis Domini JNaddi ( Piccolo- 
mini ) de Senis , Thomse de Giambullanis deFlo- 
rentia ( al. Bonus+Thomas olim Filippi ) Simoni 
& Joanni de Nerlis de Florentia, Petro & Joanni 
de Petroniano ( al. Ser Dini ) Diceces. Fior. ) Ni- 
colai) de Castro Fiorentino , Francisco Rubeo ( Ser 
Piustichelli ) & Bartbolo seu Bqrlholomeo ( Muti ) 
de Pralo , Rusticbello ( àe Quarti gì ani s ) et Gua- 
laliducciò de Luca , Simoni et Francisco Aldobran- 
di ( de Donatinis ) a Prato, Ranuccio de Ascia* 
no, Nicoiuccio Annibaldi de Cortona , Adiuto ( Ve- 
glia? ) de Gaigonza Dicec. Aret. , Petro ( Grani ) 
de Sanclo Miniate , Gulìelmo de Asti , Joanni { Cio- 
nis ) de Magiauo laico ( probe Senas ) Orlando de 
Clusio ( Alvernce ) Laico , Yivae de Pagina ( Aret. 
Dicec. ) Laico, Ciacu de Susinana Laico, Lapo de 
Prato Laico, Antonio de "Villa. Basilica Laico, Am- 
brosio de Luca Laico , Francisco de Aretio Laico 
( ab Matlhtus Franciscus de Arnaldis ) Colie de 



c4*. 

Monte Alcino Laico , & Ubertiucllo de Provincia 
Januensi in Orciaie kk\ Minor. Prov. Tmsciae olnn 
professis , nec non omnibus & singulis aliis quibus- 
cumque , quos praesens tangit vel tangere potest 
fìegutium quoqno modo, salntem , utinam in Do- 
mino sa luta rem , & per viam fraterna? Chantatis 
& pacis inoffensibili ter ambulare: Discretioni vo- 
stra? prsesentibus innotescat Nos veras & Apostoli- 
cas,acetiam .... infrascnptae subdelegatiouis no- 
stra? recepisse nuper literas in bac forma. 

Ubertus miseratone Divina Botion. Episc. e- 
xecutor una Cam Reverendis. in Christo Patri- 
bus ac Daminis archiepiscopo Juuien. & Episc* 
Lucano etc. ( Questa lettera di Subdelegazione si 
legge per extensum nella storia dei Vescovado di 
Siena del Cavai. Pecci, cui è annessa la Let- 
tera di Delegazione di Papa Clemente Y. Bat. iti 
Prioratu de Gràusello prope Malausanam Vasion. 
Dicec. Idus Julii Ponti fic. nostri anno Vili. ( cioè 
i3ì2. ) termina la lettera del Vescovo Uberto co- 
si : In cujus rei tes timoni um prcesentem commis- 
sionem etc. Datimi 6 atìum Januce an. Domini 
i3i3. Indi. XI. die 9, Septembris . 

Volentes igitur ob Divinarli & Apostolica? Se- 
dis ac praefati Domini Episcopi reverentiam, nec 
non ob amoretti diòìi Qrdinis •& saluteni Animarmi! 
didum mandatum A postoli curii 7 per literas memo- 
rati Domini nobis injun&um cura debita diligentia 
reverenter exequi , ut teneinur , de iis, qua? pra?- 
scripta? Apostolica? literae continente quamvis ea 
sciremus esse ? ac sint adeo manifesta & notoria per 
universa ni quasi Provinciam, Senis maxime T Are- 
tii, alqu© Fiorentine ; quod inficìationi locus ali- 



s4 6 

quis non existit , de su pe rabbini da liti tamen ad 
quamdam negotii evidentiam ciariurem <k majo- 
rem cautelarci investigantes diligeutius ventatene a- 
gnovimus, quod Vos & vestrum quilibet contra o- 
bedientiatn debita ni & Ordinis vestii statuta Con- 
ventus & Loca , in q tu bus ad serviendutn Deo per 
majores vestros regulariter collocati eratis , Dia- 
bolica malignità te sedudi temeritate propria dese- 
rentes ad alia ejusdem Ordinis & Provincia? loca, 
qnce cum potentia Scecularium armatoriali hosti- 
li ter iuvasistis aliis fratribus vestris inibi de 
sfiorimi obedìentia Prtelatorum servientibus Deo 
inde fugati s & exire compulsi s y ac etiam ad sce- 
cularium domos alicubi y quod inhonestius est y 
vos contumaciter contulistis non absque gravi 
scandalo commorantes ibidem prò libito vestree vo- 
luntatis j alios fratres vestros & Ordinari ad e- 
jusmocli vestrorutn operimi excusationem & vela- 
men in privatis ac piiblicis prwdicationibus vestris 
passim corani Clero Ù populo non venendo mul- 
tipliciter infamare. A quibus vestris erroribus & 
penculis ani ma rum disponentes Prselati Ordinis & 
majores, quorum cura? eratis commissi y & qui de 
animabus vestris babebant Deo recidere rationem , 
vos cum ornili mansuetudine revocare tam per ve- 
nerab. Patrem & Dominum D. Lucam S. Boni. 
Eccl, Cardinalem , quando fuit Florentise, quam 
etiam per seipsos ac alios fratres in ti mas amicos 
vestros , quod deberetis redire ad Ordinem suppliciter 
£f iustanter cum promissione firma piena? miseri- 
cordice usque ad proximos quasi dies a prout a fide 
diguis accepimus , vos requiri & rogare fecerunt . 
Yos autem ? charissimi Fratres in Christo ( ut ad 



2 4? 

commonitionem , & utinam ad salubrem conversio" 
ne ai , et illuminationem fautorum veslrorum ista 
dicamus ) omnes hujusaiodi requisitiones , invasio- 
ues, promissiones, & sana Consilia induralo & obsti- 
nato corde ( quod compaliendo siami & dolendo 
referi mus ) contemnentes et obedientiam, qua ni in 
professione vostra vovistis vos servaturos, noluistis 
redire. Quin imo excogitata maiitia, prout audivi- 
ni us & evidentia fa£ti probat , ad sec uriorem Se 
longiorem perseverantiam hujusmudi rebeliionis Se 
contumacia? vestrse , Se ad quaudam elusionem & 
contemptum sic expressa? voluutatis Oc mandati Do- 
mini Papa? , ad quod iaiplendum vos debere coni- 
pelli per suas speciales literas novera tìs, ad alia lo- 
ca peregrina Oc nobis incognita vos pubi ice oc noto- 
rie contulistis ibidem tanquam manifesti Se notorii 
adversarii Se vebelles voluntatisac obedientiaa Ordi- 
nis ac etiani Summi Pontificis , quod est gravius, 
commorantes prò vestraa libito valuutatis, ex boc 
aperte dantes intelligere toti mundo , nedum toti 
Provincia? , cujus zeli & cujus spiritusetiani ab ioi- 
tio dictorum vestorum operum exùtistis. Quo circa 
non valentes salva conscientìa nec volentes tales 
tantosque excessus^ praesertim quoad reformationem 
vestram negligere vel sub dissimulatione transige- 
re, praehabito in bis omnibus exequendis tam utri- 
usque Jurìs peritorum, quam alioruni proborum vi- 
rorum maturo Se digesto Consilio, vos «Se queailibet 
\estrum au&oritate apostolica % qua fungimur in bac 
parte ? per aspersionem Sanguinis Jesn Ghristi ob- 
secratnus Se. requirimus, ac simul oh hujusaiodi ma- 
litiosam absentationem vestram prò prima , 2. «Se 3. 
vice peremptorie bar uni tenore iaonemus ^ oc nikilo- 



& 4.8 

min us vobis & cuilibet vestrimi in virttite sante 
obedjeiitiae 6c sub excomunicationis pena firmile? 
& distriate prsecipietido mandanius, quatenus tanv 
taro Gordis veslri coecilatem & duritiem adju- 
Tante Domino deserentes e pubblicatioue bujus 
prccessus in bis trifaus Civitatibus , videìicet Sene»-, 
si, Fiorentina, & Aretina, in quibus principaliter 
JiabUaxe ac murarli con tra bere sojetis, facla dunta-» 
xat , intra (io. dies, quorum primos 20. prò primo, 
alios 20. prò 3. rehquos vero vigniti prò 3, & pe-> 
remptorio termino vobis & veslrum cuihbet assi-* 
gpumus, ad prsefata priora loca, linde ab obedien- 
\n\ Piaebdoruui vestii Ordinjs djscessistis una cura 
aìiis eorunderri locorum & Conventuum fratribus 
sub ipsius Qrdinis & superiorura ejus obedientia 
muratori, qgajibet occasione & excepiione seu ap- 
peìlatione postpositis , redire curetis & reversi esse 
persanaliter equi effeciu , ProciU dubioagnoscentes, 
quod sictyt aliì y qui modernis quasi diebus ex va* 
bis ad eo,$, xeversi sunt ex perimento infallibili prò-? 
baverunt plewam misericordiam , fiel vob.is; Alio- 
quin, si , quod absit , bujus nostri , imo Apostolici 
praecepti £t moniti fuentis contemptores , licet tani 
per geueialia Ordinis vostri statuta , qua 111 per pri- 
•vilegìa eideni ab Apostolica Sede ind trita , ac etiam 
ex rationibus abis . prout audivimus, sic Oc taliler 
excedentes rnuitiplici sint exconnuiicationis vincolo 
ìnnodati, ac insuper jueritis , et si non omnes , 
primo Senis in Caihedrali Ecclesia de mandato 
Inquisitoris heereticce pravitatis propter impedì* 
(iimerdum & injuriqni mqnìfestam officio Inquisii 
fionìs ilìatam *> postmodum FlorentiOi inmultis Ec- 
clesia s. de mandato (tioecesaiiì Episcopi fatioiie 



2^9 
plurium sententi art un, quibns ardine judìciaria 
erati s (egiti me & adhuG estis ( ut dici tur ) vincu- 
lo exeomunicationis ligati, corani Fopulis , prout 
audivimus exeomunicatt publice nuntiati. Ad exa- 
gerationem tamen poeuae majoris in yos & ve- 
strimi quemlibet non parentem ex nunc prout ex 
tunc in bis senptis exeomunicationis sententiam 
promuigamus, a gremio santiae Ecclesia? matris se- 
paramus, fa&uri oibilominus suo loco & tempore 
vos & vestrum quemhbet nominatim tanquam ex- 
comunioatos , Apostatas Ordinis, 6c mandati aposto- 
lici contemptores pubììcos & rebelles per civitates 
& alia loca Provincia? corani populis solemniter 6z 
publice nuntiari : Et insuper ea none prout ex tunc 
domos & loca quae tenetis vei babitatis, aut tene- 
bitis vel inhabitabitis , seu in quibus receptabiini- 
ni vos aut vestrum aliqui seu aliquis in futurum, 
apostolico supponimus interdico; Et nisi de faujus- 
modi vestris excessibus duxeritis vos celeri ter cor- 
rigendos, contra vos tanquam centra mani festos re- 
belles ac bostes Ecclesia? & sebismatieos & beeretieos 
adjuvante Beo & suadente justitia procedetur . Ca3- 
terum quia praescriptum desideri uni didi sommi 
Pontificis-, quod videlicet dictus Ordo ejusque per** 
sona? in stabi lis caritatis dilezione persis&ant > tota 
corde ac studio ad Dei laudeoi & vestrarum anima- 
rum salutem celenter desidera mus impleri volente* 
ut possuraus & debemus ea praecidere qua? vaìe- 
rent praediùla quomodolibet impedire, uniyersos & 
singulos Gujuscumque Qrdinis P sexus % dignità- 
tis y praemìnèntias, conditionis aut status exisfcant 
au&torilate Apostolica suprascripta per Dei mise- 
ncardiata obsecramua ac etiam canonico tenore 



2>5o 
praeseiitium mónemus , quatenus" ob reverentiam 
ipsius Dei ac Somari Pontiiicis & animarum saiu- 
tem ah omni dissuasione vel impedimento, aut au- 
xilio Consilio veì favore vobis vel alicui vestrum con- 
tra pra^dida vel aiiquod praedidorum quoquo mo- 
do praestandis prò posse sibi debeant praecavere ; 
Ne vobis vel alieni vestrum , rebus : , scriptis 9 didis, 
vel fadis j quo minus impleatis vel observetis prae- 
dida , prestare vel adhibereaudeant vel praesumaut 
aiiquod auxilium , consilium , vel favorem . Qui 
autem direde vel indirede, publice vel occulte, 
quompdplibet scienter veuerit vel fecerit contra 
praedida vel aiiquod praedidorum , si Episcopali 
fuerit praeditus dignitate et intra unum diem na- 
turalem non resipuerit, interdidi ab ingresso Ec- 
clesiae , si autem per duos dies perseveraverit , su- 
spensionis ab omni officio: & si, quod absit , in- 
fra tres aut quatuor dies naturales non soium ex 
toto destiterint, sed in quantum erit possibile quid- 
quid egerit , dixerit, seu tradaverit in contrarium 
bona fide & absque malitia non revocaverit cum 
eiledu, aut si aliqua persona quaecumque inferior 
Episcopo fuerit, ipso iado exeoraunicationis senten- 
ti afe , quam ex nunc prout ex tunc in bujusmodi 
contravenientem praestata canonica mouitione prae- 
missa in bis scriptis proferimus , se noverit subja- 
cere . Praeterea quia vos non absque dolo & frau- 
de , sieut audivimus & patet per existentiam fidi, 
ut superius didum est ad loca peregrina & omni- 
bus nobis incognita quasi contumaciter absentastis , 
iìos , ut iste noster processus, quem ob bujusmodi 
fraudem & dolimi , qui suis audoribus lucrum af- 
fare aut patrocinari jure non debet, effedu debito 



■ • 25T 

parere non convenit , ad comunem notitiam om- 
nium deducatur , cartas seu niembranas processo ai 
ipsum in se continente^ ostiis Cathedràiium & ma- 
jorum Ecclesia rum non tantum predicatimi tnum 
veruni etiam quam plurium aliarum civitatum & 
Terrarum '& Locorum Provinciae absque notabilis 
vnorae tra&u infallibiliter cum Dei aejjutorio facie- 
mus amgi ; quae processum liujusmoc|i prius ibidem 
publice Oc solemniter lettura sljq quasi sonoro prae- 
conio & pattilo judicio pubiicabunt, ut vos vel ve- 
strum aliquis, vel quicumque alii , quos negotiuui 
tangere posset in posterum , quod base ad eos non 
peryenerint excusationem aliquam non possit prae- 
tendere ? vel ignorantiam allegare ; cum non sit 
possibile ullo modo apud vos vel eos remanere ìn- 
cognitum , quod in tot & talibus loci s'' tara paten- 
ter omnibus publicatur . Insuper ne idem processus 
alìquorum vel alicujus maiitiosa stultitia vel stol- 
ta malitia laedi possit <$c efFe&us ejus quoda ramo- 
dò- per consequens ubilibet impedìri 3 universos &; 
singulos cujuscuraque sexus , ordinis , praerainentiae , 
vel dignitatis praedi&ae, aut conditionis vel status 
extiterint , canonica rnonitione monemus , ne dicìas 
niembranas vel cartas processum hujusmodi conti* 
nentes a dictis ostiis reraoveant aut quoraodolibet 
scindere seu maculare seu deturpare praesumaut. 
Illos autem ; qui per se vel per alium ipsas me ru- 
bra nas vel cartas ausu temerario quoraodolibet offu- 
scare deturpare vel scindere, seu absque Custodi» 
vel Guardiani Fratrum Minorura loci vel Gonven*» 
tus iibus Gìvitatis vel Terrae, ubi haec fieni aut Vi- 
carii alicujus eorura in ipsorum absentia absque 
expressa licentia vel assensu ab ipsis ostiis, quibus 



a ss 
afftxas fucrint , a movere praesumpserit , cura satis cer- 
tuni appareat, quud talia sine coutemptu & in rei 
depravata favorem non fierent, excomanicationis 
simili sententiae, qtrani ex mine prout ex timo in. 
tales proferì mus in his scriptis , decernirnus subja- 
cere. Nec a didis interdicci, suspensionis , vel ex- 
conmnicationis sententiis cuin tanto Consilio & sic 
solemniter, ut praemitiitur , promolgatis aliquis lo- 
cqs vel quodeumque domicilimi!, aut aiiquae quae- 
cumquaa persoli», possi t , praeter quam in articolo 
xnortis absolvi nisi per nos, vel per eura cui ex 
certa scientia & in speciali ( praemissa tamen pro- 
ut possibilitas fu eri t vel qualitas fadi exegerk- suf- 
fìcienti emenda vel saiisfacìione decenti.) duxeri- 
ibws committendum * Per hunc autem processo m 
.nulli ex illis , quibus per didas literas praedido- 
rum executio commititur & mandatur uliatenus praeju- • 
dicare- inteudimus, quominus in praedidis & quoli- 
heì praedìdoruni procedere valeant prout in favorem 
negotii eis expedire videbitur & fneiit opportunum. 
In praedidorum autem fide-m & certitudinem per 
inlVascriptum notarium ea in publicam formam fe- 
cimus redigi & sigilli nostri appeusione muniri . 

Pronuntiatus & publicatus fuit solemniter di- 
£Uis processus y & de hujus scripti recitatione ad 
rnajurem cautelam proiatae fuerunt suprascriptas sen- 
tentiae in scriplis per didum Dominimi Bernard um 
Prioreoi judicem suhdelegatum preedidum Senis in 
Ecclesia Catliedraii prò tribunali pubiice sedentem 
presentihus & assistentibus nobilibus ó$ sapientibus 
viris l). Alexandro de Salimbenis Prasposito ejusd. 
Cathedr. ecclesia?,, f). Deo de Maievoltis Priore Ec- 
clesie? S= Petri de* Cerreto, & D. Rainaldo de Ma- 



levoltis Je Senis Canonie is ejtìsdem Ecclesia? Ga- 
thedralis, Domino Juliano Abbate Monasterìi S. Vi- 
glili Ord. Camaldul. de Senis, Domino Serapliino 
Abbate Mouaslerii S. Eugenii prope civilatem Se- 
nensena Ord. S. Benedici , D. Jacobo Pìebauo Pie- 
bis Boczono , D. Durello Redure Ecclesia^ S. Vincen- 
ti! de Senis, Fratre Luca de Recanata , & Fratre 
Paulo de Auximo de Marchia Ord. S. Augustine 
Fratre Benedido Petri <k Fratre Benci venne Beaci-» 
Tennis Ord. Humiliatorum & muitis aliis Clericis 
Religionis & saecuiaribus ad haec vocatis speciali tef 
& rogatis anno ab Incarnatione Domini i3i3. In- 
dia. XII. die i5. mens. Februarii. ( Qui V anno 
è segnato secondo lo stile comune che faceva ter* 
minar V anno e cominciare il nuovo ai 25. Mar- 
zo , o primo (T Aprile ; secondo lo stile Romano 
era già V anno 1 3 1 4- ) • 

Ego Nicolaus Civis Senensis publicus imperia- 
li audoritale Noiarius filius olim Paltonerii, & nuac 
a dido D. Bernardo ad hsec prò Notarlo speciali- 
ter assumpto pronunciatiooi, proniulgaticni > reci- 
tationi & prolationi praedidis una cum suprascriptis 
testibus & aliis interini , & de mandato ejusdem 
D. Bernardi Prioris omnino suprascripta in publi- 
cani forni ani redegi ? & aie in testerà solito meo 
signo subscripsi . 

NUMERO LXV/ 

Sententia in prmnotatos rebclles . 

Venerabilibus in Ghristo Patribus & Domini «J 
tmiversis & singulb Archiepiscopis, & Episcopis ? & 



3 S4 ... 
eorum Vicariisj ac Reverendis ac prudentibus vi- 

ris Abbatibus , Prioribus , Praepositis , Arcliidiaco- 

iiis , Arebipresbiteris, Plebanis , ac aliis quibuscum- 

que Ecclesiarum Redoribus ac Praelatis & Vicariis 

earundem , ad quos prassentes literae pervenerint , 

Bernardus Prior Ecclesia? S. Fidelis Dicec. Se- 
nensis subdelegatus venerabilis, Patris Domini li- 
berti D. G. Episcopi Bonon. Judicis executoris una 
cum venerabilibus Patribus Dominis Arcliiep. Ja- 
liuensi, & Episcopo Lucano per Sedem Apostolicani 
super infrascripto negolio delegati salutem & sin- 
cerati! ili Domino Cbaritatem . 

Inter praeclaras Virtutes , in quibus eximius 
Cbristi Confessor B. Fi'anciseus Ordinis Miuorum 
F rat rum iiistitutor & dux se Gbristo conlormem , 
bosti terribilem, ac signanter eisdem suis Fratribus 
prasbuit exeniplarem , obedientia sa lieta & bumili 
specialem sibi vindicat princi patulli . Sciens enim 
liane procul dubio esse iliaiil , per quam idem Do- 
mi nus I. G. usque ad niorteiu factus obedieus , ut 
dicit Apostolus , eterna? vitae nobis aditum per i- 
Dobedientiam primi bominis obseratum aperuit , 
quaque spreta seu non babita nullum sacrifici ti rqf 
De-o placet ^ eam babere in se tam perfede studuit 
quod sicut de ipso legitur ( ut referam breviter li- 
mali solum de multis ) etìarri Socio' itineris quan- 
tumlibet idiota? & sinlplici obéclientiam solitus erat 
proni ittere & servate adéo esse uberem , asserens o- 
bedientias frtidufri , qùod ei qui jugo ipsius collum 
suboritterét iiil tempons sine lucro transiret . Et 
ideo ad liane amandam viscerosius & servandam 
fratres suos & lìlios quanto efficacius potuit nunc 
exemplis, nunc niomtis, nunc pregeeptis excitare 



M 

non destitit, quoad vixit firmiter prcecipiehs eiì 
( in regnla ) quod in omnibus obediant suis mi- 
nistris recordando quod propter DeUm (dinegava* 
tunt propri am volitatatela , quodque universi fra- 
tres praedi&i ( ut de vèrbo ad verbutti ejusdetìa ver- 
ba Regulae prosequamur ) semper liabere debent U~ 
nani de fratribus ìstitts Religionis generalem Mi- 
nistrum, & ei teneantur firtniter obedire ; In hoc 
aperte denotaus abnega tionem òmnimodam iti suis 
fratribus propriae voluntatis ? in eo autem quod di- 
xit unum ostenderts indivisibilem ? esse omini no 
( velut quandam inconsutileni Domini tunicam ) 
suac Religionis Oc Regulae unita tem . Quod quidem 
singolare ac proprium est ipsius, cura de aliis so- 
lernnibus Regulis non contingat . Nani ut omissis a- 
3iis ( sicUt est Officium Populo prandi candì j ad par- 
tes infidelium prò eis ad Christiim lucrandìs e~ 
undi , eleemosinas ut Evangelici paiiperes acq at- 
tendi , omnintodce proprietatis abdicatio etiam in 
communi , quae quidem e uni pluribus aliis ad 
Evangelicam et Apostolicarn vitam speclantibus adeo 
propria & 'singuiaria sunt Regulae didi Sancii 9 quod 
de iis ili nulla alia Reguia mentio habeatur ) hoc 
unum solum , quod ad prSesenleni videtur mate- 
riam faeere , prosequamur, Reguia B, Augustini ei 
Reguia B. Benedicti unaCjtiaeque in plures Ordì- 
nes & in pliira capita est divisa', primae etenim Re- 
gulae non solum Fralres qui SanBi Augustini dicun- 
tur f sed etiam Prcedicàtores fratres & Regni ares 
Canonici cura pluribus aliis Ordinibus: secundee ve- 
ro Cistercienses , Camaldulenses , & omnes olii al- 
bi Ù nigri , Ù Valli s Umb rosee Mona citi observan- 
tiam profìtentur; Reguia vere sive Religio elidi S. 



Fraudaci euttsìderatls prsediéìis verbi s ejusdem ìiul* 
io modo cum aliis posse videtur de jure in plures 
Ordines vel in plura capita dividi , sed tantum sub 
tino capite & unico Ordine de necessitate oportet , 
quod ipsa Regola observetur . Restai igitur quoti 
projèssores ipsius aut In uno Ordine convivendo 
subbilli obedientiw ùnius tantum generali s mini* 
siri y aut diretie sint proprii voti Ù Rrgulce se* 
ditiosìssìmi trans gres sofes . Etenim quia ipso san- 
dus hujusmodi ftégulas institutur & au&or Cb risto 
Jesu Crucifixo , qui euni suri in passionis suae stig- 
matibus siugulariter sanila vi t> studuit per omnia , 
sicut de ipso legitur, esse conformisi etiam in boC 
( ut videtur ) quodam modo voluit eidem se con- 
formare . Nani sicut universi Cliristi lìdeles sub uni- 
co ipsìus Vicario & in uno Ecclesia? corpore ac e- 
tiam in ùnius observantia Evangeli! ( quod quidem, 
quamvis plures scriptores babuerit unum tantum- 
inodo in pluribus Evangelicis locis nuncupatur ) 
eidem Christo Domino militante ita etiaoi in boc 
idem Sanctus adsiniile patenter votuisse videtur* 
quod di eli Ordinis universi sui fratres ac filii sito 
unico tantum Generali Ministro, ejus San&i Vi~ 
cario 9 in unico tantum Ordine, & sub unius ob- 
servatione Regulw & Fraternitatis Corpore convU 
vent.es eidem Christo studeani militare t 

Sed proli dolor / Quidam ssepe dicìae Regulae pro- 
fessores memorata elicli Patris esempla & salubria mo* 
ulta <k praecepta vel ut degeneres ac maledicci ac 
reprobi fiiii in animarum suarum ac muUorum alio- 
rum perniciem contemnentes modernis temporibus 
impudentissime ausi sunt con tra expressum Regu* 
lae suse votum diSam Ordinis unione m divider 4 



obedientioe santi ce onus propria terrieri tate depo- 
nere, ac extra claustra Ordinis per vaga ti tes tanquam 
pulii Onagri vitam ducere absque jugo . S^d nec bis 
malis contenti . Ulterius eorum insana fatua te ini* 
qua verba 5; opera processe ru ut , quorum nonulla , 
quamvis iti tota fere Provincia notoria sint , ad 
quamdam ta meri contra eos te eorum fautores exag- 
gerationem maj oreui ( nam te novis morbis nova con- 
venit autidota prasparari )ad praeseus voluimus ali" 
qualiter explicare . Hi sunt enim , qui vestigia il- 
lius Luciferi, qui scissuraste scaudala in Coelo inter 
Angelos posuit , iraitantes , moliti sunt verbis te fadtis 
ac moliri non desinunt in Ordine quasi Gaelico 
di&i san&i , scilicet Francisci , inter Angelicos fra- 
tres suos di visionem te scaudala seminare , propter 
quod non servatores Regulae ac filii dicfci Patris, 
sed potius destru&ores ac filii dicti Luciferi , cujus 
opera faciunt , merito dici debeant . Hi sunt qui 
non solummodo supradi&um , sed etiani «uni , qui 
in Evangelio a CUristo traditur, Ordinerà perver^ 
te'ntes primo festuca m ex oculo fra tris sui quam 
trabem e suo ejicere moliuntur non attendente» 
( vel verius attendere non volentes ) ipsunt diri- 
stum in Evangelio sic dicentem » Hjpocrita ejice 
primum trabem de oculo tuo, & tunc prospicies 
ut educas festucam de oculo fratris tui , » tii 
sunt qui ad exemplum illius Pharisei , qui cum a- 
scendisset in Tempi um orare , ut dicit Evangelium 9 
se laudavit , te ilìi publicano detraxit, seipsos in 
suis predicationibus publicis te privatis de saucta 
vita te redo zelo verl?is te operibus simulantes corri* 
mendant studiose, & ceteris fratribus suis eos 
non sequentibus impudenter detrahaere non vereti* 

'7 



258 

tur . Tcnentes etiam & dogmatìzantès nonnulla , 
quce dottrinavi pesti feram sapiunt & non sanam 9 
Inter alia, quce ob certame rationabilem cau* 
sani nunc applicanda non duximus , asserentes 
pertinaciter quod per summum Potitificem Chri- 
sti Vicarium nullo modo potuerint,neque possint 
dubia vel obscura supradiftce Regala? declarari: 
fadi ex hoc , ut manifeste apparet , non tantum di- 
use Regulae transgressores, cum per eam teneantur 
Fratres Minores, ut patet ex verbis ipsius, ultra 
omnes Religiosos esse obedientes ac reverentes & sub- 
diti & subjedi pedibus S. Romanae Ecclesiae tan~ 
quam ejus filii speciales , sed etiam quodammodo 
prosumptuosi nimis & temerarii judices & reprehen» 
sores ipsius, dum prout didum est, verbis & fa- 
#is tenent & asserunt ejusdem Ecclesia? Sedem 
non saie animarli m professorum ejus periculo 6 
errore feci s se ac facerc , quod non potest , dubia 
Ù obscura di dee Regulae declar arido , quamquam de 
hoc & de aliis hujusmodi pluribus in Ordine, si- 
cut a fide dignis accepimus , olim legittime convi- 
ta (etsi non omnes ) extiterint & puniti & uti- 
nam non sicut declarationes a quatuor Sum. Pon- 
tificibus editas super eadem Regula , ita & novam 
( quod jam ut dicitur verbis & operibus faciunt ) 
derideant, judicent, respuant , & contemnant ; Hi 
suut , qui more vipereo tuxicati & rabidi viscera 
suvd mairjs , videheet Religionis praedidae, verbis 
& tadis dissecare & corrodere non desistunt . Hi su ut 
qui non ut veri Religiosi qnietem & concordiam 
diligunt & eonservant, sed more saecularium bella- 
tot "uni cum armatis & armis insultus execrabiles 
faciunt, adversus ali os fratres suos hostiliter (J 



v ... 25 9 

poténter insurgunt , delocis Ordinis eos violente? 
ejiciunt , ne patenter contra suum Ordinerai rebeU 
laudo Albertcschis cum ppopugnaculis Ù balistis 
eadem loca tenent , muniunt & defendunt . Hoc? 
fecerunt Asciarti, hoc A reti , hoc etiam ( quam.* 
vis non sic ubique per omnia ) Carminiani . Et 
hoc idem tam in loco de Colle ', quam etiam al ir 
hi face re attentarunt . Sed ut quid plura ? Defice* 
ret enim nos teinpus ista narrantes , si vellemus 
& suftìceremus esplicare per omnia . Quot & quales 
turbationes , irae, rixee, discordia? , inimicitiae, $er 
&ae , divisiones , litigia ? scandala , odia , & alia hu> 
jusmodi mala multa & magna per eos & eorum, 
causa & occasione in Provincia U extra Proyinciaraj 
Tuscia? heu / di&a & fa&a sunt / Qua? cum paten- 
ter sint opera , non fratrum sed Daemonum pessi- 
morum , tam ipsis quam eorum fautoribus , maxi- 
me Religiosis & Saecularibus Clericis in confusio- 
nem per magnarci ( et utinam non in infernale jub 
dicium ) convertantur ? 

Cum autem haec ad aures Domini Clementi? 
Divina Providentia Papa? V. relatione veridica per- 
venissent , manda vit per suas literas spepiales Ar- 
chiepiscopo Januensi / ac Lucano et Bononiensi jgr 
piscopis , quatenus ipsi ; yel duo aut unus ex ejs 
per se vel per aliurn seu alios cogerent per Censurarli 
Ecclesiasticam appellatione postposita didos fratres & 
eorum singulos, ut di&is Locis per eos receptis, jn quir 
lus non sine gravi scandalo et contra statuta ipsius 
Ordinis morabantur omninodirnissis ad priora foca, 
ex quibus temeritate propria fugerant sub dieji 
Qrdinis & Superiorum suorum una cum aliis eoru ro- 
deo* locorum & Coaventuum fratribus obedientja 



mofoturos, postposita qualibet occasione & exceptio- 
ne , redire. Dictus autem Bononiensis Episcopus 
non valens per seipsum sicut nec alii ejus Colle- 
gae prout audivimus executioni dictarum litera- 
rum Apostolicarum intendere, mandavit & com- 
misi t per suas litteras speciales Dominis N. N. 
Ordinis VaIJis Umbrosae , & N. Monasteri] S. Ma- 
rine de Florentia Ordinis S. Benedirti Abatibus, & 
Priori Ecclesia? S. Fidelis Senen. Dioeces. & cui- 
libet ipsorum in solidum in praedittis plenarie vi- 
ces suas . Nos vero cui ex facta nobis praesentatio- 
ne die taru m Literarum tam Papalium, quam 
' commissioni s praefaias, executio praedictorum in- 
cumbebat, volentes ob di&ae sedis & supradicti 
Episcopi reverentiam & mandatum , ac etiam ob 
a more ni ejusdem Ordinis ac ani mamm salutem 
executioni eidem intendere diligenter , praehabito 
in bis omnibus exequendis quamplurium utrius- 
que Juris peritorum ac aliorum proborum viro- 
rum digesto Consilio, cun&isque prout de jure & 
aequitale ac ornili deeentia fuit conveniens rite ac 
debito modo praemissis & aclis quemdam processum 
die i5. proxime praecedentis mensis Februarii Se- 
nis in Cathedrali Ecclesia in presentia mul tortini 
Religiosorum ac Saecularium Clericorum edidimus 
& pronuntiavimus, prout de jure fieri debuit . In 
quo processu universis & singulis fratribus dtctae 
se$ae, ipsorum nomina & si non omnium, quos 
in quadam clausula generali omnes conclusimus, 
esprimendo , post benignam & efììcacem exbortatio- 
nerii ac requisì tionem &' monitionem canonicam in 
virtute obedieutiassub pena exeomunicationis audo- 
ritale Apostolica distrile mandavi nius , quatenufi 



26l 
ipsi & quillbet eorum infra sexaginta dies a publi- 
catione d idi processus fada Senis , & Aretii atque 
Floreutise , ubi conveneraut habitare, cleberent ad 
praefata priora loca, ex quibus ab obedientia Ordi- 
nis fugerant, una cum aliis eorundern locoruui & 
Con veti tuum fratribus sub ipsius Ordinis & suorum 
superiorum obedientia moraturi secundum dictarum 
Papalium continentiam literarum redire ac reversi 
esse personaliter cum effeclu eisdem cum firma 
promissione plenam misericordia m offerentes; alio- 
quin in eos & in eorum quemlibet non pareutem 
nec non & in omnes singulos alios , etiamsi es- 
set Episcopus , qui eis vel eorum alicui praestarent 
aliquod auxilium consilium vel favorem contra praedi- 
da vel aliquod praedidorum , exeomunicationis senten- 
tiam in iisdem scriptis promulgavimus, quam eos in- 
currere decrevimus ipso fado , eisdem fratribus nihilo- 
xninuscomminantes, quod ipsos & eorum quemlibet 
nominatim faceremus tanquam exeomunicatos Apo- 
statas Ordinis & mandati Apostolici contemptores pu- 
blicos & rebelles corani Populis per Givitates & alia 
loca Provincia^ exeomunicatos solemriiter & publice 
nuntiari . Et ex tunc domos , & loca quae tenebant 
aut habitabant , vel tenerent aut babitarent , sive 
in quibus ipsi vel eorum aliquis receptaretur in 
futurum Ecclesiastico supposuimus Interdido; Eis 
etiam praedicentes , quod contra eos tanquam con- 
tra maiufestos & notorios rebelles & hostes Eccle- 
sise & scbismaticos & haereticos mediante procede- 
retur justitia ? nisi de bujusmodi suìs excessibus se 
corrigerent festinanter . Et insuper quia ipsi ad hu- 
jusmodi suae rebellionis pertinaciam diutius & se- 
curius prosequendam non absque multa maiitia & 



2Ó3 

illusione mandati & voluntatis expressas , quam opti- 
ine iioverant , didi Summi Pontifìcis, ad loca pe- 
regrina uobis incognita se tara dolose quam con- 
tuìhaciter notòrie àbsehtàf unt , feciinus bac ratione 
Cogente diduìii Piocessum in Ecclesiis Càthedrali- 
fcùs non tantum Sénis, & Aretii atque Florentiae , 
in quibùs civitatibus consueverunt habitàre, sed 
etiam pìùrium àliàrUm Cìvitàtùm & Partium Tu- 
sciae coram Clericorum &Laicornm multìtudine co- 
piosa pubblice & solehlhiter legi & exponi postea 
£arùmdem Ecclesiarum Principalibiis ostiis patenter 
tìfligi & manere pluribus diebus afìixuni, ut ipso 
processu bujusmodi suo quasi sonoro praeconió & 
pattilo ihditio sic ùnivérsaliter pubblicato nec ipsi , 
ìiec aliquis seu aliqui eorùm , vel quicumque alii 
qitos hegOtium tangere posset in posterum , quod 
base ad èos non pervenerint excusationem aliquam 
Jxìssit pretendere vel ignorantiam allegare &c. &c. 
( Ut in prcemisso processu Num. 64. ) 

Cum igitur hobis constet didum Processum in 
bis tribus ìocis & aliis pubblicatimi , & ad valvas 
Ecclesiarum affixum fuisse , nec didi fratres acquie- 
vètintj sed indurato ànimo ili rebellione perman- 
seriht$ a hobis expedati per multos dies ultra eis 
frsefixum termihum, Nólentes ìiunc contemptum 
éis prodessé, senteìitiamus illos òlim fratres tamibi 
nominàtòs quam aliòs ejusdem status & conditio- 
ìiis esse mahifestos et notorios aposta tas sebismati- 
cos et rebelles^ ac superstitioscé setto? inveirttores 
et prosecutores ac dottrina? pestìfero? seminatores , 
àc sehtentias et paenas in processu latas incurrisse, 
et taiii éos quam eorùm fautores maledicimus in- 
ìgrdicimiis excomunicatìius anathematizamus } et 



2^3 

a gremr'o sanBae Matris Ecclesiae separamus ; Et 
ouines rogamus Episcopos , Archiepiscopos etc. ut 
ili vestris Ecclesiis extiii&iscandehs, pulsatis Cam- 
panis intra missarnm solemnia siilgulia diebus Do- 
minicis et Festivis tanquam veros apostatas hypo- 
critas, ac scismaticos et divisores pessimos et re- 
belles ac S. Ecclesias adversarios denuncielis; Hoc 
idem faciatis quolibet aero tantum modo cura soni* 
tu triplici campa narum haec incipiendo prima die 
Dominica vel sole.mui oCcurt:ente post harum pre- 
senta tionem , atque ita continuando per integrum 
mensem quolibet mane, sed solummodo per pri- 
mos odo. dies de sero : Et literse serventura Guar- 
dianis ad rei memoriam . Nomina Vero eorum quos 
denunciari excomunicatos ^nandamus ista sunt. 

Jacob de S. Geminiamo Vulterranae Dioec. tan- 
quam principale caput et ^tu&or di&orum malorum 
et inobedientiae ac schismatum et inventor, & persecu- 
tor cura aliis infrascriptis i 

Michael Grossus et Guilelmuccius Bartholi de 
Senis, Niccoluccius Restauri, et Taddaeus oli m Do- 
mini Nerii Servii de Senis tanquam alii principa- 
le^ au&ores ; Joannes Ser Dini de Petroniano Fior: 
Dioec. Vedami gli altri nel processo eccettua- 
to Pietro di Petrognano . Vi si leggono poi di pia 
i seguenti ; 

Petrus qui alio annoexercebat artem aurificam 
in saeculo, et dicebatur Casinus olim Gati de Po- 
neta Dioec. Fior. 

Federicus ser Forese de Luco de Mucello Fior, 
seu Faesul. Dioec. 

Bindus Ser Compagni de Senis. 

Bonaccursus olim Bertucci de Lomena dictae 



£<J4 
fior, seu Faesul. Dioec* laìcus de Mugello ( al Bracci ), 

Ada et pronunciata fuerunt praedi&a per di- 
sunì Bernardum in Ecclesia Cathedra li Senensi pra> 
senti bus Domino Berengario de S. Africano Vica- 
rio in spiritualibus Generali Domini Fratris Roge- 
rii Senensis Episcopi > Domino Seraphino Abbate 
etc. D. Durello Hectore etc. D. Orlando Priore Ec* 
clesiae S. Mustiolas de Senis, Fratribus Joanne de 
Ginghiariis, Bernardo de Mohteruue , Ildino de Su- 
vereto , Binclo de Senis Ord. B. Augustini : Fratre 
Petro de Fighino , Fratre Nicolao de Tolomeis 
de Senis de Ordine Fratrum Minorum, et aliis 
plunbus sub anno Domini 1 3 §4- Indict. XIL die 
34 Mensis Maii > 

Ego INiculaus quondam Paltonerii Civis Se- 
nensis etc. etc. (j) 

JNtlMERÓ LXVI. 

jippèìlatio interposita per FF. Minor et spirìtua- 
les non acqui escent es sententiis in eos latis an, 
l3i3. ab EpiòC. Fior, et a F. Grimoaldo Pra- 
tensi hereticae pravitatis Inquisitore in Tu- 
scia . 

Anno Domini i3i3. indizione XI. die 7. Julii . 

(l) 1/ Autografo di questi due Monumenti Num. 64. 65. 
esisteva in un rotolo di cartapecora nell' Archivio 
dell* Opera del Convento di S* Francesco de* Minori 
Conventuali di Pisa. Lo trascrisse circa il 1666. il 
1\ M. Lodovico Nuti Lettor primario <di Teologia in 
quella Università, e ne lasciò ricordo» Di quesfc* 
natica Copia è %lia la presente 4 



20^ 

Corani Vobis Reverendis Patribus ac Dominis Fra' tre 
Nicolao Gnffoli Generali Vicàrio Reverendi Patris 
ac Domini Domini fratris Rogerii Seuensis Episco- 
pi, et Ghida Canonico majoris Ecclesiae Episcopa- 
tus Seuensis tanquam publicis et honestis per-, 
sonis . 

Nos fratres Taddaeus Domini Nerii etc, etc« 
etc. ( Vi si leggono ad uno ad uno tutti gii Ap<* 
pollanti , e sono i medesimi registrati nei premes- 
si Processo e condanna; ed inoltre i seguenti , che 
dopo l'appello, e prima della condanna conobbero! 
Terrore, e si ritirarono ). Nomina va usi questi 
Sansedonius Domini Gori ( Sansedoni ) 
Petrus Mini „ Laudus de Salicotto ser Martini , 
Antonius Jacobi „ Andraeas Ugonis . 
Rainerius de Colle. 
Lapus di&us horafus de Pìorentia . 
Andreas de Scopeto . 
Philippus de Fighino. 
Joannes de Marza n a . 
Jacoputjus de S. Mineate, 
Joannes de Ficeclo . 
Philippus de Car mignano . 
Bonaiuneta de Fatineilis, et Nicolaus Columbani de 

Luca . 
Andreas d' Empoli . 
Joannes de Gaenne . 
Puccius dePetrorio. 
Joannes de Seggiano 
Dominicus de Clusio . 
Ceccus de Grosseto . 
Be&us de Vicopisano . 
Jacopuccius de Ba Ineofregio * 

>7 * ' 



%66 

Ambrosius , et Petrus de Urbeveteri . 

Jacopuccius de Subiaco , et Joannes de Leone Pro- 

vinciae Bomanae . 
Jacopntius, et Gratia de Provincia Bononiae. 
Isernus Leonis de Proventia . 

All' atto delia presentazione di questa Carta di 
Appello furon testimoni: Nicolaus Pieri, ser Cic- 
cus Tuccii , Fortuccius Mini, et ser Nicolaus 
ser Guidi. Bogosseneil Nolaro ser Meo del quon- 
dam Riccio . 1/ originale in pergamena conservatasi 
neir Archivio del nostro Convento di S. Francesco 
di Colle . Ne lasciò ricordo e copia il prelodalo P. 
M. Noti . Essa è più lunga di ciascuno de' due pre- 
messi Monumenti , e non contiene altro che una 
continua infu inazione della Comunità dell'Ordine 
affacciando di nuovo contro di essa in aria d' ac- 
cusa e condanna , e per loro giustificazione , le pros- 
tese trasgressioni state già presentate a Papa Cle- 
mente V. e al Concilio di Vienna in Francia ( V. 
sopra il Num. XII. . . . ) e da' medesimi dichia- 
rate solennemente legittime pratiche 3 e lecite , e 
non ostante questa decisione e quasi ad onta della 
medesima , volutesi ostinatamente da loro credere 
peccaminose. Le conseguenze di quest'appello fu- 
rono il Processo Nuin. LXIV. e la Condanna Nu- 
mero LXV. A questa successe due giorni dopo , 
cioè a 26. Maggio, l'altra del Vescovo di Siena 
F. Buggero da Casole Domenicano per mezzo del 
suo Vicario Messer Berengario o Berlinghiero da 
SanV Affricano ( V. storia del Vescovado di Siena 
del Ch. Cavai. Pecci , e l'Antichità Toscane del 
celebre Dottor Lami T. I. pag. 591. e. 97. ) e le 
condanne di altri Vescovi e Prelati di Etruria non 
senza qualche buon effetto . 



NUMERO LXVII. 

Nella Bolla di condanna e soppressione della 
Setta de' Fraticelli detti altrimenti della Vita po- 
vera y Bizzochi , e Bigiù ni , che pretendeva d' es- 
ser Ordine Regolare , emanata da Papa Giovanni 
XXII. il dì 3o Dicembre 1817. apparisce, che si 
era n mescolati con costoro alcuni de' frati Minori 
spirituali o zelanti sottrattisi all' obbedienza del 
suo Generale e de' Provinciali , i quali furono la 
materia de' precedenti Numeri 6/f 65. 66. Eccone 
le parole . 

Plurimi eorum Regulam FF. Minorum quam 
S. Franciscus instituit se profiteri et ad literam 
observare con fingimi , quamquam sub obedientia 
Generalis vel Provincialium ministrorum ipsius 
Ordinis non morentur , praetendentes se a S. M* 
Coelestino V. hujusmodì status seu vitae privi-» 
legium habuisse , quod tamen , etiamsi ostende- 
rent , non volerei, cum Bonifacius Vili. b. 
m. ex certìs causis rationabilibus omnia privile- 
gia a Coelestino. concessa viribus poenitus vacua- 
verit . (De' Fraticelli vedasi sotto il Num. LXX. ) 

NUMERO LXVIII. 

Non ho mancato d' osservare ne' nostri Scrit- 
tori avanti il i433. in cui da noi passò a' FF. del- 
la famiglia di F. Paolo Trinci , detti poi dell' Os- 
servanza , il convento della Porziuncula ( V. Num. 
61. ) come pure ne' codici e libri d'ogni sorta e- 
sistenti nell' Archivio del convento nostro in As- 
sisi, se v'era nptizia della Cella stata colaggiù a- 



s68 
imitazione ordinaria di S. Francesco e della Cella J 
dove morì , aderita V infermeria da F. Bartolom- 
ineo di Pisa un secolo e mezzo dopo la morte del 
Santo . Or ecco ciò , che ho trovalo della prima . 

Eia essa nell'Orto. Il dice Michele Bernar* 
duzzi nella sua relazione del Perdono ( V. la sto- 
ria di questo stampata in Firenze per il Pagani 
1824) -Lo scrive pure, e ci dà inoltre la notizia 
ch'era diventata Chiesa col titolo San Francesco, 
trattando deli 7 Indulgenza pag. 8. F. Francesco di 
Bartolo della Rossa , di cui qui sopra all' Articolo 
VI. e al JNum. 48. Eccone le parole „ CumB. F. 
esset in cella r qua? erat in horto , ut in oratio- 
ne vacarci &c. e chiude così : Predi età omnia au- 

dierunt Fr. Petrus Cathanii & sodi , qui 

siabaiit in tabernàculis suis , idest cellis in horto 
ubi est cella B. Francisci , super quam cellam 
fatta est Ecclesia nomini suo dedicata . Discor- 
rendo poi del pulpito ^ dove fu pubblicata V In- 
dulgenza , scrive pagò u. „ Cujus perguli quin- 
qut principaliora Ugna portata fuerunt in cella 
S. Franasti , qua? erat in horto , super quam 
cellam construtta est cappella ipsius nomine de- 
dicata . Illa vero quinque Ugna sub testudineal- 
tàris dieta? cappellae ob reverentiam B. F. hone- 
ste et devote sunt recondita , sicut patet usque 
in hòdiermtm diem . Finalmente narrando pag. 
37. come una Signora Siciliana venuta al Perdono 
indicava parte a parte, senz'averlo veduto ^ il con- 
vento d» Porziuncula -, si esprime in questi termi- 
ni ,, Ex tema manu dixit ; ibi est refectorium , 
ef tali modo cedijicatum et fattum : hic coqui- 
na : ibi cellarutm : ibi dormitorium : ibi cella S» 



3Ó9 

Frettici sci , super guani modo est Ecclesia suo 
nomine dedicata : ibi est hortus Ùc. Per erudizio- 
ne e in conferma aggiuugnerò qui , esistere nel 
Convento della Madonna degli Angeli antica per- 
gamena esprimente , che Tirante quondam Muccio- 
h d'Assisi sotto il dì 22. Aprile j 344* lanciò le- 
gato di tre pezzi di terra al Gustode dell'Altare 
di S. Maria degli Angeli per fabbricare nuova cap- 
pella nel luogo, che di cesi la cappella del B> Fran- 
cesco . ( V Lettere Apologet. d' un anonimo Pa- 
dov. al P. Flaminio lett. 3. ) 

Esiste tuttora questa Cappella , e la chiamano 
delle Rose, -figurandosi que' buoni Padri ( credo 
non per malizia , ma per non saperne di più ) che 
fabbricata fosse nel luogo dello Spineto -, da cui , 
essendo visi avvoltolato il tentato padre , si produsse- 
ro neir atto belle rose e varie , ed ora pur si pro- 
ducano, e prodigiose come si spaccia: cose tutte, 
che non quadrano punto , cominciando dal fatto , 
a' PP. Bollandisti T. a. OSobr. pag. 912. 

Sarebbe bene , che notizie simili dare si po- 
tessero rispetto alla stanza del transito del Padre 
nostro santissimo . Vera fatalità / non se ne sa nul- 
la , e nulla si trova ? fuorché queste parole » Di- 
citur quod cor ejus est in Altari Capellas , ubi 
B. F. mortuus est » che si leggono nella trenta- 
duesima delle Conformità di Fr. Bartolommeo di Pi- 
sa stampate la prima volta in Milano nel i5iO; 
da Gottardo Politico ( o Pontio , come leggo in al- 
tri libri impressi dal medesimo ) per opera de' Pa- 
dri dell' Osservanza ; ma questa è una delle tante 
interpolazioni , cui fu soggetto quel libro fino dal- 
le prime copie del 1408 ed in progresso, e molte 



2 7° 
piò nelP indicata prima edizione , ( V. sopra Num. 

i8. ) mene persuade il silenzio del medesimo Scrit- 
tore , quando potea convenientemente parlarne . Ci 
voleva poco dopo la notizia, che la stanza, ove fu 
depositato , e dove morì S. Francesco , era 1' infer- 
meria, aggiungere: Ora Cappella. Interessava più 
questa , che la prima dell' infermeria , seppure 
non è anch' essa una delle aggiunte . In sostanza il 
primo a parlarne fu Fr. Jacopo Oddi stato Guar- 
diano alla Porziuncula , scrivendo nel suo rozzo cen- 
tone circa il 1470., cioè dugento sessanta e più 
anni dopo « Fuerunt collocata ( interiora S. F ) 
in Altari Cappellai ubi obiit . Ecco a un bel circa 
Y epoca di questa Cappellina . Nulla è nella mede- 
sima , che indichi maggiore antichità , né le porte , 
né le pitture &c. ( V. Num. 18. ) Vi è chi dà 
a credere alia gente con gran franchezza senza il 
fondamento neppure della domestica tradizione , che 
la statuetta del Santo posta in una nicchia dietro 
F Altare, e coperta, fu fatta quattro anni dopo la 
di lui morte . Si guardi sempre dal dire , che vi 
sia stata in antico; i pochi d' Assisi, che la sanno 
aon ignorano il tempo del domicilio di essa . Av- 
verto ancora, che il Vescovo Fr. Ottavio, il cui 
elogio nella Serie de' Vescovi è tutta farina Por- 
zismculana , e non del P. Abb. de Costanzo , che 
solo fu connivente a inserirvelo ( e si sa con cer- 
tezza ) nella suddetta sua relazione pag. 11. dà il 
nome di Cappella delle Rose a quella fabbricata 
sopra la cella d' ordinaria abitazione del S. P. po- 
sta neir Orto , ed il nome di Cappella di San 
Francesco all' infermeria ? dove finì di vivere . 
Non scruterò V intenzione dell' Aracelitano lettore ; 



2?I 

dirò solo , die altera con ciò la verità , e Y im- 
broglia. Chi legge rimonti al principio, e si ricor- 
di che la prima chiamossi Cappella di S. Fran* 
cesco , e non delle Rose , nome intruso ; la secon* 
da poi » Cappella del transito di S. Francesco , 
ubi obiit , ubi mortuus est y come si esprimono i 
primi , che la rammentano , V Oddi e il Pisano . 

Diasi lode a Dio . L' infermeria della Porziun- 
cula , sebbene distinta per esservi morto S, Fran- 
cesco , siccome stanza comune rimase nelF esser suo, 
non altrimenti che nello stato stesso restò sempre 
il Convento e la Chiesa , finché furono in nostro 
potere senza nulla farvi di nuovo, a riserva della 
Cappella in onore del Santo, eretta sopra la cella 
di lui nell'Orto: Così fu obbedito al volere di lui 
contrario airampliazione ; ( V. Gel. pag. 175. e 
lo Speculimi vita? &c. fol. 8. ) Dopo il i432. su- 
bentrarono a noi in questo locale i detti allora Fra- 
ti della famiglia , e poi nel 1^6. dell' Ordine 
dell' Osservanza e ciò per nostra concessione , co- 
me confessa il Wadingo ; ( V. sopra n. 61. ) e 
non volendo stare tanto ristretti ampliarono dopo 
la morte di S. Bernardino il Convento senza tanti 
riguardi , fabbricando un' altro dormitorio e gran- 
de, per proseguire il quale, malgrado V altissima 
povertà , per cui si erun da noi separati , carpiro- 
no un Breve da Niccolò V. precettivo al Custode, 
e frati del Convento d' Assisi Ordinis Minorum 
( V. Collis Paradisi 1. 2. pag. Bj. ) di pagar loro 
trecento scudi delle limosino lasciate nella Chiesa 
di S. Maria degli Angeli da' Fedeli , tutte di per- 
tinenza di detto Sacro Convento, non solo per es- 
sersele riserbate nella cessione del luogo, ina per 



- *ìpi 

espresso decreto de* Pontefici predecessori premu- 
rosissimi dei decoroso mantenimento e abbellimen- 
to della sontuosa Basilica di S. Francesco, chiama- 
ta da uno di loro , conforme lessi un tempo nel- 
le Conformità , la sua Cappella . In quest' occasio- 
ne io penso , che 1' infermeria y sebbene servita 
per molti ( non tutti Santi ) prima e dopo la mor- 
te ivi avvenuta del gran Patriarca , in contempla- 
zione di questo diventasse Cappella . E ciò basti . 

NUMERO LXIX. 

Non so , se alla predizione del S. Padre ri- 
ferita pag. 27. o all'altra data alTArtic. V. page 
78. da F. Ubertino Sognatore , abbia relazione la 
profezia, che Y ex generale Fr. Michele di Cesena 
pone in fronte all' empia scrittura contro il Papa 
Giovanni XXII. presso il Baluzio ( Misceli, T. III. 
pag. 34i« edit. Lue. ). Ma ciò poco preme; inte- 
ressa bensì , che al pubblico nota sia anche que- 
sta , acciocché sempre più si metta in guardia con- 
tro quei zelanti e spirituali , che usciti da noi 
scrissero nel ferreo secolo XIV. adulteratori de' fat- 
ti , alteratoti del vero , e creatori d'imposture e di 
favole . Eccola in parte . 

Almus Chris ti confessor Fr arici scus prcedi- 
xit Regulam suam & vitam Christi acerrime im- 
pugnane! 'ani , & quod super eam venient tentatio- 
nes immensa . Vae illis , qui non resistent con- 
stanti r tentationibus ! Qui Spiritu ferventes , & 
zelo veritati s adhcerebunt pietati , tanquam ino» 
bedieutes Ù schismatici persecutiones innumeras 
sustinebunt: Nam persequentes eos esse obsequium 



2?3 

dare Deo dicent tam pestilentes homines interfi* 
cere , & delere de terra . Sed hi obedire Deo ma* 
gis , quam homi ni bus eHgent y Ù mori non fonni- 
wabunt potius , quam consentire falsi tati & per* 
fidiae * Nam veritas a prcedicatot ibus operi etur 
silentio , aut negabitur , & santtitas hahebitur in 
derisum . Quare dignum dìgnis non pastorem , 
sed e octer minatorem mittet Dominus Jesus Chrì- 
stus : 6 quod aliquis non canonice eletìus > & in» 
feftus hceretica pravitate in articulo tribulationis 
UH us in Papam assumptus multis mortem sui er- 
rori s sagaciter propinare conabitur . 

Prosegue poi così Fr. Michele „ Hate prophe- 
tia di&i patris ( cioè attribuitagli, ma in realtà 
inventata da taluno de' fanatici non men che ma- 
ligni ) ad literam cernitur adimpleta in Joanne 
XXII. Oc* 

Fu nota questa profezia all' autore dello Spe- 
culum vita* ecc. , che ne riporta de' piccoli brani fol. 
100. e anche al Pisano. 

NUMERO LXX. 

De' Fraticelli rammentati qui sopra al Num. 
67. co' quali si mischiarono in fine alcuni de' frati 
Minori Spirituali ostinati nell'errore, e nella ri- 
bellione all' Ordine e alla Chiesa , si hanno delle 
memorie non spregevoli ne' processi fatti contro i 
medesimi dall' Inquisitore dell' Umbria Fra An- 
gelo d'Assisi nel Secolo XIV. Si conservano que- 
sti nell'Archivio- 'del Sacro nostro Convento di det- 
ta Città. Io credo di fare un bene alla storia ec* 



2 Z+ 
clesiastica trascrivendole qui , ma in succinto , e 

nella volgar lingua . Eccole . 

I. Cinque conventi, o luoghi , contavano co- 
Storo nelT Umbria : Montemalvo presso Perugia : 
San Biagio di Vepri presso Città di Castello: 
Montauto presso la Fratta Giliberti: E due luo- 
ghi nel monte Asio Diocesi d' Assisi . Tutti erano 
uniti sotto un capo per nome fra Francesco Nico- 
lai di Perugia col titolo di Priore generale. Li 
altri soggetti più distinti compariscono , Fra Ange- 
lo di Spoleto ( abjtirò , ma poi tornò al vomito ) 
Gioacchino Baldi del Borgo abjurò : Giovanni di 
Bartolomeo di Perugia, abjurò: Cola d' Assisi ; Pao- 
luccio di Cannara : Matteo del contado di Castello: 
Liberato e Petrucciodi messer Simone, e Matteo di 
Cesco, e Ludovico di Francesco, tutti quattro dei- 
Borgo. Questo era il loro abito: Il sacco sofeto la 
tonaca ( credo camiciotto grosso ) la tonaca di pan- 
no bianco , lo scapolare di bis ciò con piccolo cap- 
puccio, e il mantello di biscio con la naticchia , 
come i frati del Terz' Ordine . 

II. Il suddetto F. Francesco Nicolai chiama- 
vasi non sol Priore , ma Papa de' Fraticelli . Ei fu 
Fautore, come dal deposto d' un di loro, di que- 
sta mal augurata unione religiosa. Di formarla n* 
ebbe egli Y autorizzazione ( e '1 depose egli stes- 
so ), da' Vescovi di Perugia e di Castello, che gli 
assegnarono la Regola di S. Agostino * A questa af- 
fidato prendeva e fondava conventi, accettava, ve- 
stiva dava dmiissorie per ordinarsi, e la facoltà 
di confessare, anche secolari vicini a' conventi, e 
ciò liberamente e senz'altro dipendenza . Da' fra- 
ticelli di Sicilia ebbe l' opportune istruzioni , quan- 



2-5 
ìo al modo di vivere, e ' quanto alla dottrina e 
le massime. Egli era, che riceveva le professioni 
in questi termini » Ego fratcr ....... vo- 

veo Ù promitto Deo , & tibi fratti Francisco o- 
bedientiam , paitpertatem , casti tatern , & stabili* 
tatcm Ù servare regulam S. Augustìni . ( 1/ os- 
servavano come e quando faceva lor comodo ) . Prof&st 
savano per atto pubblico di Notaro , ne aspettava-? 
no che terminasse l'anno del noviziato, dicendo 
di rinunziare in questo al diritto. Sebbene ptjph 
fessassero povertà, e vivessero di questua, e pren- 
devano danaro, e possedevano stabili ecc. 

III. Sentimenti de' fraticelli . Nessuno poteva 
uscire da questa Religione , e passare ad altra , né 
anche a quella de' Minori , e passando non pote- 
vano iti conto alcuno salvarsi , riputando la sua 
più perfetta d'ogni altra; Papa Innocenzio VI. e- 
ra simoniaco, e similmente i Vescovi tutti : l'a- 
ver detto ciò pubblicamente era stato il motivo 
della carcerazione e detenzione di F. Giovanni de 
Rupe scissa Minorità ; Ni un fraticello poteva leci- 
tamente confessarsi da qualunque Sacerdote senza 
licenza del Priore generale ; Episcopi & Prcelati 
tenentur de necessitate salati s nudis pedibus in- 
cedere ostiatim elemosinas mendicando , et quod 
ipsi in prcejudiciuni animarum suarum possident 
Ù occupant redditus & bona temporalia edentes 
& bibentes sanguinem pauperum . Et summus Pon- 
ti/ex debet esse pauper & incedere excalceatus 
visitando oves suas per mandimi , & quod prò- 
pter opposi tu in modum vivendi multa incommoda 
facit Ecclesìa Dei . 

IV. Predizioni . Ecclesia Dei finalìter cadet , 



a?6 
sive ruet , et diripietur , malgrado gli sforzi de 9 
frati Minori : isti tantum conabuntur juvare Ec* 
cleaiam Dei .... Ecclesia debet rcnovari ,0 in 
hac renovatione dvbet esse summus Pontifex Ja- 
cobus de Coluinna fraticellus propter calvitiam 9 
ìquam habet in capite , quod dicìt ( jrater fran~ 
ciscus Nicolai ) /ore signum Papa* futuri . 

Tutto questo è autenticato da' Notari del sud- 
detto P. Inquisitore nel i36o. Angelo Acciacchi 
di Ser Gentile di Todi, F. Mansueto d' Assisi , e 
F. Bonaventura di Visso Francescani . 

Continuazione al Num. XLjTII. 

Di grazia senta il pubblico qualche ragione, 
che costui adduce per sostenere il punto. Nella ri- 
sposta al P. Lombardi pag. 89. argomenta così : 
L'Ordine Francescano in celebrando V Uffizio della 
Traslazione del S. Padre non v' inserì la storia 
della medesima prima dell'anno 1 45a. Dunque iu 
questo tratto di tempo non fu sicuro , e dubitò del- 
la reposi zione reale del sacro Corpo nella sua Basi- 
lica . Inferisce lo stesso , perchè nel 1 5 1 4- fu espun- 
ta la detta storia dall'Uffizio nel Breviario stam- 
pato in detto anno ( non già dall' Ordine de' Mi- 
nori , ma da quello dell'Osservanza ) e siccome 
era Papa Leone X. credendolo a parte di questo 
cambiamento, giudica averne pur egli dubitato. 
In buona logica reggon elleno queste conseguenze? 
Sia giudice chi l^gge,e senta intanto, come siene 
falsi li antecedenti . 

Escano or fuori dalla polvere gli antichi Brevia- 
ri dell' Ordine. Bell'Archivio del nostro Con yen- 



to di S. Francesco in Assisi tino se ne conserva 
grande in cartapecora . E' del secolo XIII. , e ciò 
chiaro apparisce; I. dal leggersi in esso per V U- 
fizio di S. Antonio di Padova le lezioni tratte dal- 
la prima Leggenda del Santo cercata invano dai ce- 
lebre P. Papebroch , mentre ne' Breviarj de' tempi 
susseguenti s' incontrano altre lezioni , quelle cioè 
pubblicate dal detto Bollaudista sotto il dì i3. di 
Luglio : in secondo luogo poi da non trovarvi al- 
cun Ufizio conceduto all'Ordine , o salito di grado 
nel secolo seguente . Vi mancano non solo gli UH 
fizj del Corpo di Cristo , di San Lodovico Vesco- 
vo, e di S. Marta accettati Tanno 1 319. per de- 
creto del Capitolo generale di Marsiglia , come si 
ha nella Cronica de' 24. Genera li e nel Wadingo 
al detto anno , ma gli Ufizj ancora di S. Lodovi- 
co Re di Francia , e delie Stimmate di S. Francesco 
( Questo secondo fu accordato dal B. Benedetto 
XI. nel 1304. fino al i34o. fu di rito semidop- 
pio : salì al grado di Doppio per decreto del Capi- 
tolo gen. d' Assisi , che v' aggiunse le Lezioni prese da 
S. Bonaventura: ) Mancano gli Ufizj di S. Maria 
della Neve., della dedicazione del SS. Salvadore , e 
della dedicazione de' SS, Pietro e Paolo, i quali 
furono aggiunti al Breviario dal Capitolo gen. di 
Chartres ( Caturci ) V anno 1 3oa. come leggesi 
nella prefata Cronica , e nel Wadingo . E come ira 
questo Breviario mancano i mentovati Ufizj , se 
non perchè ? quando fu scritto per uso dei Coro^ 
questi non eran per anche in corso ? Ora in esso 
alla pag. 48Ó. vi è V Ufizio della traslazione del 
S. P. con 9. lezioni tratte dalla Leggenda minore 
di S, Bonaventura, l'ottava delle quali così cq- 



mincia : Anno vero Dòmini MCCXXX. convenienti* 
bus /rat ri bus ad capitulum generale Assisti e ele- 
bratum ad Basilicam in honorem ipsius constru- 
ctam corpus illud Domino dedicatum Vili. KaL 
Junii translatum est Ùc. 

Altro Breviario è nel detto Archivio in carta- 
pecora assai voluminoso ma in ottavo . Questo pu- 
re é del primo secolo Minoritico , perchè vi man- 
cano gli stessi Uffizj , come nel precedente , e seb- 
bene nel (ine vi si leggono le Lezioni proprie per 
la traslazione di Santa Chiara , e Y Inno con 
1: Antifone proprie a' Vespri e Laudi dell' Uffizio 
delle Stimate ( cose state fissate nel secolo XIV. ) 
si vede per altro essere un aggiunta stante il 
carattere diverso e più recente. Or qui pure è 
l 7 Uffizio della traslazione ( subito dopo quello della 
festa del S. P. ) con le stesse 9. Lezioni dell' altro 
già detto, Le conviene pure un terzo Breviario si- 
mile in 4- della stessa antichità . 

Oltre a'Breviarj sono nell'Archivio indicate 
in codici distinti sei copie delia Leggenda minore, 
niuna delle quali oltrepassa il 1400 o ben di po- 
co : e in ciascuna di esse leggonsi assegnate per 
la Festa della traslazione le accennate 9. Lezioni 
delle quali Y ottava e la nona contengono la sto- 
ria , come sopra « Anno Domini i23o. &c. Lo 
stesso in una copia della Leggenda maggiore in car- 
ta bambagina scritta l'anno i3y5. da un certo 
Enrico Hoibelmvt. Le Lezioni sono dopo il Capito- 
lo de Patientia et transitu etc. Più antico di que- 
sto } ma del secolo stesso, è un altro codice di bam- 
bage con le due Leggende di S. Bonaventura. En- 
trambe contengono le Lezioni prelodate e la mag- 
giore nel posto stesso dell' altro codice . 



229 

Tornando a* Breviarj ve n' è uno nella libre- 
ria del prefato Sacro Convento in pergamena po- 
steriore al 1 3 1 9. contenendo gli Ufìzj di S. Lodo« 
vico Vescovo , e di S. Marta , ma però anteriore 
al 1840 mancandovi il nuovo delle Stimate. Qui 
pure trovansi per 1' Ufìzio della Traslazione le ri- 
ferite Lezioni con la seguente Rubrica „ Si festum 
translationis in crastino Ascensionis celebrari con-* 
tigerit Vesperce fiant totali ter de Ascensione cum 
comme mar adone Festi , nisi in aliquo loco fra- 
trum Ecclesia in nomine B. Francisci sit con- 
strutta : tu ne enirn vesperce dicent ur de B. Fran- 
cisco cura commemoratione Ascensionis . 

Giudichi ora il pubblico, dopo tutti questi au- 
tentici monumenti qual titolo convenga al famoso 
con tradì ttore . 

Introdottasi nel secolo XV. inoltrato la stam- 
pa, anche i nostri Breviarj si stamparono. Basta 
adocchiarli sotto il dì i5 di Maggio, e vi si tro- 
verà 1' Ufizìo della traslazione di S. Francesco con 
le solite 9 Lezioui come ne' manoscritti , Uno stani* 
pato in Napoli nei ì/^85. conservasi in Roma nella 
Biblioteca di S. Agostino detta Angelica segnato con 
la lettera I. 

Fu nel i5i4. che i FF. dell'Ordine dell'Os- 
servanza indipendentemente dal ministro Genera- 
le dell'Ordine de' Frati Minori riconosciuto da lo- 
ro in un sol atto, qual' era la conferma ( non li- 
bera , ma necessaria ) de' loro Capi e gran Superiori, 
chiamati però Vicarj , fecero stampare in Venezia 
il Breviario senza le sopraddette Lezioni nell' Ufi- 
zio della Traslazione. Fu questo un arbitrio, an- 
zi un attentato iniquo di persona a ciò messa } non 



a8o 
Da qualche ragione di dubitare della verità, rna 
da cattivo animo di volerla pe'suoi fini occulta- 
ta , e posta in dimenticanza . Del rimanente sap- 
pia il pubblico, che Leone X. allora regnante non 
ebbe in ciò parie . Fino a S. Pio V, i Papi non s' 
ingerirono circa le Lezioni de' Santi degli Ordini 
regolari , ma ne lasciarono il pensiero a' lor Gene- 
rali e Capitoli, finché la Bolla » Quod a nobis &c, 
del detto S. Pontefice rivocò tal facoltà , e ne ri- 
vestì una Congregazione detta de' Sacri Riti * 



ìimnamiimxmMimiw&imiMmimiim® 

DESCRIZIONE STORICA. 
DELLA PATRIARCALE BASILICA 

DI a FRANCESCO 

IN ASSISI 

DE' FRATI MINORI CONVENTUALI . 



A, 



ir articolo IV, di quest' Opu sculo si dette 
mi idea delle due Chiese una sopra Y altra f 
( V. Appendice N» 28) costrutte sullo scoglio, 
senza fondamenti scavati , dal celebre archi* 
tetto Jacopo Tedesco ( altrimenti Lapo il vec- 
chio riguardato come lo stipite degli Arnolfì 
in Firenze , dove piantò casa ) per ordine del 
S. P. Gregorio IX. in onore di 8. France- 
sco e per riporvi abbasso la spoglia di lui 
gloriosissima : E si notò , cfre le medesime , 
eguali nella figura \ estensione e struttura , dif- 
ferivan fra loro nel resto, essendo quella di 
sotto meno alta , senza facciata , con piccole 
finestre, e con la porta per fianco» Ora mi 

18 



2^2 

fa piacere di scrivere a lungo di queste Ghie- 
se , indicando tutto, e tutto narrando che d'- 
interessante le riguarda , per quanto da me 
si è potuto finora sapere con qualche certez- 
za . Accolga il pubblico questo piccolo lavo- 
ro col gradimento stesso, onde accolse la pri- 
ma edizione del libro, cui ora nel formarne 
una nuova esso aggiugnesi per compimento. 

Della Chiesa dì sopra • 

Introduce in questa Chiesa una piazza, 
si può dire pensile. La facciata guarda ilSo- 
Piazza le , che spunta . Ha due porte in una , per- 
chè divise sol da un tramezzo . Al primo por- 
vi il piede , ai primo sguardo , che giri attor- 
no, e il porti in alto, resta ognuno colpito. 
Vede una Chiesa grande, alta, di tutta pro- 
porzione , e tirata su con un certo sfoggio d' 
eleganza e galanteria . Ha del gotico , ma 
gentile, piacente, e direi quasi mirabile. 
Tutta quanta è dipinta: le pareti, la volta 
e le proporzionate finestre . 

Ecco il marmoreo Altare guardato da 
quattro Angeli al naturale , e pel lavoro e 
per la doratura bellissimi . Altare semplice , 
Altare ma elevato , maestoso , e doppio con una sola 
mensa. La divide un gradino, e forma due 
comodi Altari; questo guarda la porta, ed è 
il comune : V altro poi è il Papale in faccia 
al trono . 

Nella testa del Tempio è questo trono 
di marmo nostrale . Fu ordine di Papa Gre- 



* 8 3 
gorio IX. che vi si alzasse, per far palese Trono <Ji 

a tutti e in ogni età, che il Papa solo v'ha marmo 
giurisdizione . Crederi opera di Fuccio scul- 
tore Fiorentino ( V.i Santuarj ci' Assi ù del 
P. Castelli ) e può essere, sapendosi dal 
Vasari , che ci lavorò . À dir vero i bassi ri- 
lievi nel suppedaneo mostrano d'essere di 
buon scarpello . Consistono in un aspide , in 
un Basilisco , in un Leone e in un Drago , 
analoghi al motto,, Saper aspidem & basili- 
scum ambulabis , & Qonculcabis leonem & 
draconem , 

Veneriamo la soprapposta immagine di Ma- 
ria SS. Assunta in Cielo ( titolare di questa 
Chiesa ^pittura d'ignota mano, per avven- 
tura del X.VI. secolo, e quindi facciamoci a 
considerare il gran Coro, 

Centodue sedili di vario, ma tutto for~ 
te legname conta questa bell'opera. Ei si II Cora, 
partono dal trono a due ordini , uno sotto V 
altro, e fanno alto, dirò così, giunti alle 
porte che mettono in Convento ( questi sjii 
sessantotto ) : Ricominciano poi , ma solo a 
un ordine rasente le facciate della Crocia- 
ta , diciassette per parte. Tutto in questo 
Coro è perfetto; Disegno, Architettura,, pro^. 
porzione, lavoro. Settantadue s/ono i gran- 
di seggi : Ciascuno ha la sua cupoletta pinta 
d'azzurro con strisce d'oro. Sopra le cupo- 
lette torreggiano graziosamente , non so se 
guglie , o colonne ; spiccano poi de' bassi ri*, 
lievi di varia foggia: tutto lavoro fino, e so- 
disfacente . Il postergale di ciascun seggio g 



284 

figurato mosaico, cioè con intarsio di varj 
legni nel ior colore naturale. Trentotto sono 
figure umane, cioè di Santi e Sante: di Pa- 
pi, Cardinali, e Dottori o Maestri insigni del- 
l'Ordine: In alcune è un tal sentimento ed 
espressione, che a detta degl'intendenti non 
cosi facilmente potrebbesi far meglio col pen- 
nello ; le figure poi degli altri trentaquattro 
sedili ci danno varj saggi di prospettiva , li 
strumenti di certe Arti come usavano in fi- 
ne del secolo XV. e 1* idea di certi lavori d' 
allosa, per esompio Organi , gabbie, finestre 
&c. L'intaglio de' bracci de' Sedili di fortissi- 
mo noce è bello, starei per dire, quanto 
può essere. Grassosissime poi le minute intar- 
siature , che servono di contorno : si possono 
chiamare frange , e trine . JNe' sedili del secóndo 
ordine, oltre il solito intaglio de' braccioli, 
si scorgono de' fiorami di squisito, sebben 
semplice intarsio, tirati a perfezione . Anche 
nel Leggìo si hanno delle figure , e fiorami 
simili . 

Di questo singolarissimo Coro fu l'arte- 
fice Maestro Domenico d'Antonio di San — Se- 
v eri no Città della Marca d'Ancona. Se ne 
incaricò invitato dal Padre Generale dell' 
Ordine fra Francesco Sansone Sansoni di Sie- 
na dottissimo Maestro , che pensò a tutta la 
spesa, di cui perciò vi si vede il Ritratto, e 
Stemma gentilizio , cioè un Leone in piedi , 
oltre la piccola Arma della Religione . Il la- 
voro si trova già cominciato il dì 5. d'Ago- 
sto 1492. imito poi al principiare del i5oo. (A) 



28g 

Dalle pitture in legno senza tinte e pen- 
nelli , pure anch' esse parlanti , passiamo a ve- Risorgi- 
dere quelle, che tulta ingombrano stupenda- mento dei- 
mente la Chiesa, formate con i colon dispo- ! a p, t fcl1ca 
sti da mano, se rozza in pria e inesperta, IU 
nel progresso ed in fine dotta e maestra . Qua 
uopo è che venga chi vuol vedere il risorgi- 
mento, (B) o nuovo ingresso della Pittura in, 
Italia , e progressivo avanzamento quasi fino 
alla perfezione . Non vi si conosceva più que- 
st' arte sul finire del XII. , e cominciare del 
XIII. Secolo . Solo certi Greci vagavano allo- 
ra per le nostre contrade dipingendo nelle 
Chiese , e ne ? tabernacoli per le strade , de' 
golfi Crocifissi e Madonne, e qualche piccola 
Storia o fatto religioso e sacro, e ciò fecero 
anche in questa Basilica nella Chiesa inferio- 
re. Per buona sorte quassù sopra non ebbero 
che fare i loro pennelli . Essa è tutta tutta 
dipinta , ma è tutto ancor della Toscana il 
vanto. Giunta Pisano allievo de ; prefati Gre- 
ci , Giovanni Cimabue fiorentino creduto della 
Scuola medesima , se pure esisteva ancora , 
quando fu in grado d ? imparare ( ei nacque nel 
124^. ) e Giotto pur di Firenze Scolaro di 
Cimabue: questi sono i tre campioni, per 
quos Pittura extintta revixit , e risorse in 
questo augusto luogo, direi quasi sfoggiando 
nel rivivere, siccome giganteggiò poi nel cre- 
scere . 

Cominciò Giunta nel 1236. e cominciò 
col pingere in alta e larga trave scavata, e Q.\ un ^ 
fatta Croce, Gesù in essa confitto , da porsi sano. 



2§6 

ili alto sopra r Altare quasi all' imboccatura 
della crociata i dove ha fatto la sua comparsa 
quasi cinque Secoli ( V. Appendice Num. 32. ) 
!LNon si sa > quando principiasse a pitturare la 
gran tribuna . Se vogliamo Valutare qualche 
cosa il povero argomento d' analogia f siccome 
tutta la fabbrica si avanzò rapidissimamente > 
Così senza indugio sarà stato messo mano an- 
che all' operazioni pittoriche* Dicasi dunque 
all' azzardo ( ma forse diamo nel segno )che 
dopo il i:356. i Greci con Giunta dipinsero 
la Chiesa di sotto: circa poi Tanno 1244* 
Giunta rimasto solo , o per aver levato la 
mano ammaestri, per esser eglino stati al- 
trove chiamati , si accignesse a dipingere la 
Chiesa di sopra * Cominciò dalla testa , ma 
in giù sotto il ballatojo, o sia corritojo, e 
prese tutta la crociata . Alzò quindi i palchi 
sopra il ballatojo, tutta fino al sommo dipin- 
gendo la fronte, o tribuna. Portato a questo 
segno il lavoro > 1* abbandonò circa il 1252. 
come sovvienmi d'aver letto ? e forse prima ^ 
chiamato a dipignere altrove * 

Di queste pitture di Giunta altro dire 
30 non posso , se non se verso la fine del Se- 
colo XVIII. osservate da certi oltramontani 
di buon naso, vi furori notati de' pregj non 
comuni . Per venirne in chiaro vollero vede- 
re le figure dietro a' due Altari laterali cer- 
tamente meglio mantenute per essere state 
da* quadri difese. Tali si trovarono in fatti, 
è fu d* alcune tratta copia fedele coir inten- 
sione di farle incidere in rame , e pubblicar- 



**1 . 

le, promessane copia alla Basilica. Questi gi- 
gli nou spunlaron per anche. Aggiungo , che 
al guardo mio ancora le %ure dell alta tri- 
buna compariscono fatte meglio dell' altre . 
Non per questo sono di Cimabue, come al- 
cuno pretende; l'esercizio unito al talento fu 
per Giunta un gran maestro . 

Rimasta così sospesa Y opera , e morto 
indi a qualche anno il valoroso Pisano , fu Gimabue 
data Y incombenza di continuarla a Cimabue , 
già di qualche credito , esperienza , ed età 
forse non minore di 28. anni ( per conse- 
guenza nel 1 268. essendo nato nel 1 240. ) . 
Animoso entrò egli nel gran cimento , e pro- 
seguendo il subbietto esposto in gran parte 
da Giunta, cioè le glorie di Maria augusta 
Madre del nostro Dio Redentore , e talvolta 
secondando Y estro e il capriccio , tutta dipin- 
se dal ballatojo in su , non so in quanti an- 
ni e se continuati , la vasta Crociata . Io non 
darò giudizio dell' opera ; Ccecus non judicah 
de colore ; solo prevengo il pubblico , che i 
titoli di figuracce e mascheroni dati da qual- 
cbe scrittore a certi pezzi a tramontana ( for- 
se i primi lavori ) non son giusti , se si guar- 
dino essi pel verso suo , e nella giusta di- 
stanza . Mei disse e mei fece vedere un pit- 
tore oltramontano cui feci noto il giudizio di 
costui „ Notò anzi nella mano pittrice una vi- 
vacità affatto nuova a quell'epoca, indizio 
certo di futura grandezza . Mi io anche leci- 
to di pregarlo a ben fissare li sguardi nelle 
figure al naturale, che si fan distinguere nel- 



£88 
la volta a contatto col muro. E' vero 9 che 
di Cimabue assodato e maturo ^ e si ca- 
pisce bene , son però sempre di lui , e parte 
di quel tutto . Anche V Àquila comincia da' 
piccoli voli, e sempre è Aquila. 

Ornai Cimabue si è fatto padrone del 
campo; La volta ancora della Crociata cre- 
desi dipinta allora in un cogli archi, come 
or si vede, dove a figure, dove a colori sol 
fra loro intrecciati a liste qua e la , e dove 
a stelle d'oro in campo azzurro, di cui non 
Cif&abue penùriéiva per esserne già stato portato in co- 
pia d' Oltremare .Si accìgne pertanto a fare lo 
stesso in tutto il rimanente della Chiesa dal 
ballatojo in su . Prende per soggetto i fatti 
più interessanti del vecchio e del nuovo Te- 
stamento : quello a tramontana , Y altro a 
mezzo giorno. Fu lungo il lavoro > interrotto 
anche talvolta dalle visite alla patria , e da o- 
iiorevoli lucrosi inviti . Fu lungo, ma in sì 
gran dimensione come non esserlo ? Fu lungo 
ma tale poi in fine da potersi dire perfetto 
e mirabile. Basta vederlo per rimanerne ap- 
pagati, e anche sorpresi , massime chi se n' 
intende, ed ha buon gusto. A detto d'alcu- 
ni non tutto il belìo e fine si scopre a oc- 
chio nudo in distanza ; con delle buone len- 
ti veggonsi bellissime figurine , e tai grazie 
e contorni, da potersi dire miniature. 1/ ub- 
ti ma fu la volta : Il Quadro giù in fondo e* 
éprimente i quattro Dottori di S. Chiesa in» 
campo d'oro, con i quattro Ordini Regolari, 
tìon può esser più bello, ne meglio conser- 



289 
vaio . Si dire, che cominciasse a dipingere 
ancora sotto il ballatojo la vita di S. Fran- 
cesco, di cui dato aveva già nella volta un 
ritratto in grande: ma questo fu il primo 
campo, che corse Giotto di ventidue anni 
in circa. Alcune figure ancora se gli attribui- 
scono nelle due estremità della Croce della 
Chiesa di sotto con laureole , o corone ci' oro 
rilevate » Io me ne persuado, trattandosi di 
quelle confinanti colla Cappella di S. Nicco- 
lò . Certamente queste , e quelle dirimpet- 
to sono del Secolo XIII. Il fare le laureole 
d' oro nel muro liscio non si apprese prima 
del 1 3oo e se ne crede inventore Giotto. A 
Cimabue aggiudicai nell'Appendice Num. XLII. 
la tavola di S. Francesco esistente nella Sa- 
grestia di sotto ; Ora il confermo , e per di- 
singanno di chi la crede di Giunta fo qui 
osservare, che lasciò questi di lavorare nella 
Basilica circa Tanno i25i. e la tavola fu 
fatta dopo il t s53- vedendosi nell'Altare la 
colonnetta scannellata colla costola di S. Gio- 
vanni , che vi pose nel consacrarlo in det- 
to anno inoltrato Papa Innocenzo IV, Im- 
mortalatosi così Cimabue tornò trionfante in 
Firenze circa Tanno «298. dopo avere inte- 
la jata e disposta insieme con Giotto dipen- 
dentemente dal Padre Generale Giovanni Mi- 
ni da Morrò nella Marca , che pur si nomi- 
na dal Vasari , la rjforma della Chiesa infe- 
riore . ( V. Append. n. 28. ) In patria ter- 
minò egli i suoi giorni onoratamente Tanno 
i3oo. già sessagenario. 



290 

A Giotto giovinetto restò un gran pe- 
so ; Per altro era egli (T una testa e cuore 
tale, da non sgomentarsi. Perchè la Chiesa 
Gioto . di sopra fosse tutta dipinta dal fondo alla ci- 
ma, rescavano le pareti del Ja navata dai cor- 
ridojo in giù . Qua subito le cure sue ei ri- 
volse , e tutto questo tratto dipinse a mara- 
viglia bene ( descrivendo i principali fatti 
gloriosi di S. Francesco fiuo alla morte, e 
deposizione in S. Giorgio ) e con gran sen- 
timento e fantasia tale, per confessione del 
Vasari , che sorprende , e trattandosi d ? alcu- 
ni quadri (G) pare , che meglio fare non 
si potesse . S' ignora, quando terminasse que- 
sto serio lavoro. Io penso, che andasse in 
lungo . Distratto dalla grande impresa di ri- 
formare la Chiesa di sotto cosi fattamente , 
che cambiasse faccia , non vi si potè occu- 
pare tanto, e con tutta la lena. Compiutolo 
in fine ( ed è sempre bello in certi quadri 
dopo cinque Secoli ) restò pitturata tutta la 
Chiesa . 

Non so, che in questa abbiano altri di- 
pinto , fuori che un nostro frate per nome 
( F. ^ arti -jyJartino circa il i34o. Vi dipinse il pulpito, 
no " ' al qua! oggetto gli furono somministrate in ab- 

bondanza le tinte, e specialmente, l'azzur- 
ro ( V. V Indice delle Reliquie An. i338. ). 
Si deduce quindi , che vi facesse ancora mol- 
ti de' bassi lavori , che vedonsi . Trovo nelF 
inventario antico della Sagrestia fol. 3. che 
dipingesse in seguito il Refettorio grande &c. 

Sono di buona mano le due Tele 



2Q I 
Altari laterali , una rappresentante la discesa Pitture 
dello Spirto Santo ii giorno di Pentecoste , staccate. 
e V altra il trionfo di S^ Michele ; similmen- 
te la Tavola col ritratto di S. Francesco in 
fondo di Chiesa sopra la Porta nel bailatojo : 
Se ne ignorano £li autori . Vaghissime poi e 
attraenti sono le figure nel parapetto dell' 
Orchestra : opera egregia del Bravo pittare 
Adone Doni d'Assisi , di cui più sotto* 

Resta a dire qualche cosa delle beìie fi- 
nestre colorite. Il Vasari è d > opinione, che 
sieno lavoro di quei medesimi che dipinsero 
la Chiesa: E sarà vero, ma non di tutte. „. ,. 

Nel i^O. Sisto IV. ineombenzò Fr. Frati- ve tfidipin* 
cesco di Terranova in Toscana, nostro Relì- ti. 
gioso , di riattarle, e farne di nuovo. Obbe- 
dì Fr. Francesco y e il sodisfece in maniera , 
massime col bellissimo fin estrone nella Cro- 
ciata a tramontana , che gli regalò dugento 
Scudi d'oro di camera , e ne è rimasto ricordo 
tra' pochi ritagli delle grandiose spese fatte da 
quell'insigne Pontefice in questo augusto sa- 
cro recinto (D) . Anche un certo Lodovico da 
Udine nel 1 4^5. prese F assunto di restaurar- 
le , come fece , e ne lasciò la memoria sotto 

il finestrone a mezzo giorno. Circa l'anno , ,, rte ; 1 r ci 
~ A , . . & ii, delle Ve- 

i56t. ad insinuazione, e per mezzo del te- trate 

stè mentovato Doni le racconciò un France- 
se, e fu contento di scudi cento ventotto per 
riconoscenza . Si legge nel libretto , che ci 
dà questa notizia , aver esso protestato , che 
non sarebbon bastati centomila Scudi per farle 
da capo comprese quelle della Chiesa di sot- 



292 
to. Alla conservazione delle medesime pensò 
F inclito Generale Fra Francesco Sansoni, 
ordinando per ciascuna finestra la ramata al 
di fuori ben grossa e stabile , e facendole as- 
sicurare con forti e ben disposte spranghe di 
Ferro. Questo montò a seimila libbre : non 
si sa il quantitativo del Rame. 

Prima di uscire di Chiesa, e passare al- 
la Sagrestia e ai Campanile ascoltiamo che 
Il Tetto vuo | e j| Tetto co' suoi schiamazzi . Ei dice d' 
aver gran merito per esser qui rammentato . 
Io non sono come tutti gli altri Tetti, va ri- 
petendo : non ho corde , né travi, né cavalietti : 
poso sopra degli archi reali , che si partono da' 
pilastri a Levante , e Ponente e a Mezzogior- 
no, e in numero talvolta di sette; Conto 0- 
mai secento anni, e son lo stesso. Signori, 
udiste ? 

La Sagrestia ha qualche pittura in tela . 
Sacrestia I fatti in esse effigiati riguardati V insigne re- 
liquia dei Velo di Maria portato in dono a 
S. Francesco dai valoroso Crocesignato Conte 
di Morcopello Tommaso Orsini Tanno i320. 
Yi si conserva ancora un vecchio Arazzo con 
figure al naturale, che mantengono vivo il 
colorito . 

Del Campanile , che è d' una gran dimen- 
sione in quadro , e tutto di marmo del pae- 
Campamle ge ^ arista che si dica : Ha otto Campane a 
concerto, e una comoda strada per salire in 
cima senza scaglioni. 



293 
Della Chiesa di sotto , ora detta di mezzo 



L 



nche in questa Chiesa introduce una Piaz- p; azza con 
za, con logge intorno costruite in line del logge. 
Secolo XV. sostenuta a destra per aria da 
belli e forti archi , lavoro del XIV. 

Ove termina il Loggiato dalla parte del 
Convento, si presenta la fu Cappella di S. Cappella 
Bernardino , nella cui facciata compariscono di 8- Ber- 
de' pezzi di Scultura , onorate fatiche di Fran^ nar ^ mo * 
cesellino Zampa, e di Girolamo di Bartolom- 
meo ( Leonelli ) d'Assisi, come da \Y Iscri- 
zione del 1488. 

Piegando a destra vedesi un Portico d' 
un sol arco fatto fare nel 1487. dal be- 
nemerito Generale Sansoni per difesa delia 
porta , e comodo della gente . Somministrò Portico ; 
per tal uopo scudi duegento venticinque 
d'oro di camera a Francesco di Pietrasanta 
che vi comparisce scultore ancor sufficiente . 

Sotto il Portico in alto a sinistra richia- Pittura 
ma li vSguardi una bella Pittura, ove fan pregevole 
comparsa la Vergine SS. ei Santi Francesco, 
Antonio ec. attribuita meritamente a Gio- 
vanni Spagnolo, detto lo Spagna, all' Etloi- 
gi d' Assisi ; Li ferma poi e rapisce il bel 
gruppo della bipartita gran Porta, opera pre- 
giatissima del Secolo XIV. incominciato . 

In questo gruppo tutto pompeggia , ec- 
cetto il marmo , eh' è comune , circostanza 
per cui risalta la bravura degli artefici . Se 
ne ignorano i nomi . Almeno si conoscesse 



2 ? 4 

Porta ma- chi lavorò il bellissimo Occhio di fronte , e 
gnifìca. i bei fogliami air intorno. Peccato che que- 
sti abbiano tanto sofferto ! Di buon legname, 
e di fina scultura sono ambedue le grandi 
doppie imposte fatte in distinto tempo da 
un Perugino la sinistra, l'altra da un Fuli- 
gnate , a tutta *pesa ( e montò aito ) di Fra 
Ottaviano Preconi di Messina salito dall'es- 
sere di Provinciale di Sicilia a quello di Ve- 
scovo di Monopoli , e poi d 7 Arcivescovo di 
Palermo e Consigliere di Carlo V. Imperato- 
S France re > e ^ e ^ l Spagna . Vi è nel mezzo , ma 
sco in mo- in su, un gentile Mosaico. Non ve n' è altro 
saico . in una selva di pitture : è 1' unico , e rap- 

presenta S. Francesco, che invita tutti ad 
entrare con fiducia . (E) 

Entrisi pure, ma coli' idea di vedere 
non già la Chiesa di Maestro Jacopo aleman- 
no ( V. sopra Artic. IV. pag. 4^- ) ° qual 
era nel 1253. quando fu consagrata da Papa 
, Innocenzo IV. e quindi onorata e distinta 
colla solenne canonizzazione del Santo Vesco- 
vo e martire Stanislao di Cracovia ( era an- 
che allora tutta dipinta ) . Vi si entri colla 
prevenzione di trovarla quasi affatto cambia- 
ta .( V. Appendice n. 3i. ) Il veduto non 
ha guari indica non piccola novità; E novi- 
tà scorgerassi per tutto, da dover dire.- que- 
sta è un altra Chiesa . Gran tentativo / gran 
/ cimento / 

Dal fatto comparirà V arduità dell' impre- 
sa (F) . Già mettesi la mano ali' opera . La 
prima prova si fa nel grosso muro, ov' è la 



*95. 

porta d'ingresso. Si sfonda, anzi disiassi, 

tirando su irai tanto dal pie de' pilastri fino 
alla volta un grand' arco, che sostenga il di 
sopra. Si fa lo stesso al muro di fronte, nul- Nuova fol- 
la curando le pitture : e qua e là riescono nu data ai- 
due gran voti per ingrandimento della Ghie- 1* Chiesa, 
sa , la quale però viene ad avere un buon a- 
trio, e in faccia a questo un più grande O- 
ratorio . Han lo stesso trattamento le pareti , 
che seguono , ma lo sfascio è minore : gli ar- 
chi , che vi si formano , ne risparmiano la 
metà colle sue pitture . In simil guisa si sfon- 
dano e riducano le due estremità della Cro- 
ciata . Ogni sfondato porta seco una Chieset- 
ta, o Cappella. Queste posano sullo scoglio, 
eh' è hen alto in quelle a' lati , onde sono 
stati necessarj i gradini . Quantunque servati' 
esse d' appoggio alla gran mole , non ostante 
e di qua e di là si alzano esternamente de 
magnifici contrafforti a sostegno e rinfranco 
specialmente de' torrioni . Nuova si fa la vol- 
ta , come vedesi a botte , e su grossi travi 
s' assicura il pavimento delia crociata di so- 
pra . ( V. N. u8. ) . 

Con questi lumi entriamo ora in Chiesa 
e vediamo il vecchio e il nuovo , che ci si pre- 
senta . L' Atrio, uno de' nuovi pezzi ( W*. Ap- Atrio . 
pendi N. 3i. ) ci dà nel suo recinto, e nel- 
la Cappellina di S. Sebastiano delle ragione- 
voli pitture moderne, cioè dopo il 1600. e 
sono del Martelli e del Giorgetti accreditati 
Pittori d' Assisi , e del Cavaliere Cesare Ser- 
mei, e dèi secolo XV. l'immagine di Ma- 



2p6 

ria SS, detta della Salate col suo contorno 
di Santi. Se ne ignorava Fautore a tempo di 
Fra Lodovico di Castello , che scriveva nel 
i5yo. Dirimpetto hen alto vedesi un Nobil 
Deposto ^P ^ coir Arme della antica ricca, e po- 
tente famiglia de' Cerchi di Firenze (cioè tre 
cerchi lampanti, e non tre specchi ). Forse 
fu qui sepolto Vieri IL nipote della B. U- 
niiliana , già capo della fazione de' Guelfi Bian- 
chi , stalo quindi cacciato in esilio con Dan- 
te, che il punge e morde nel suo poema . 
Può anch'essere il deposito di alcuno de' Cer- 
chi stato Podestà , o Capitano di popolo ia 
vicinanza d' Assisi , come lo furono di Pado- 
va il suddetto Vieri nel 1284. e nel i3oo. 
Niccolò de' Cerchi. 

Un bel Vaso grande di Porfido, lavora^ 
to con una aggradevole semplicità, sta sopra 
l'indicato deposito. Dopo aver servito per più 
Vaso di secu ^ di Pila per V Acqua benedetta , fu co- 
Po rÌìdo . lassù collocato, saran quasi cento anni. E' 
fama tra noi, che una Regina ( dicono di Ci- 
pro ) il portasse e regalasse alla Basilica pie- 
no di squisito Azzurro circa il 1270. Certa- 
mente di quetta ricca merce non comparisce 
carestia in ambe le Chiese . 

Ma , ecco qua appunto il Mausoleo sup- 
posto di questa Regina . E' grande, e di bian- 
co marmo, se marmo può dirsi; fa buona 
Mausoleo com parsa , e sodisfacente il lavoro . Dicesi di 
Fuccio fiorentino, e che il facesse nel 1 240. 
Vi' si vede a basso giacere come in un letto 
supina con corona ia testa una persona conv* 



2 97 

plessa , e d' età . Vogliotlo che sia donna per 

il petto elevato: la chiamano Ecuhea, e Re- 
gina di Cipro , benefattrice insigne del Con- 
Tento , che ogni anno la suffraga con un so- 
lenne Ufizio . Nel pian di sopra scorgonsi più 
figure ; al destro lato la Vergine SS. col figlio, 
e nel sinistro una Signora di circa trenta ans- 
ili coronata , che sta sopra un leone . Chi l'in- 
dovina ? . . . (G) 

Voltate le spalle al Mausoleo , dovunque 
pieghi T occhio a destra o a sinistra non ve- 
de nelle pareti rimaste, che un avanzo del- 
le prime pitture, lavoro de' Greci e loro al- Antiche 
lievi circa il ia4°* Esse non presentano , che ^ ttU! ^ e 
fatti mozzi e figure tronche, che pure danno 
de' lumi . Quelle a destra riguardano il no- 
stro Signor Gesù Cristo, 1* altre a sinistra S. 
Francesco. Si scorge tra loro della varietà: 
indizio a mio credere di più mani . 

Non vi è cosa , che c ? inviti a contemplarla 
nel tratto , che segue fino ali 7 Ambone , o sia log* 
già, ove termina la nave . Questo., creduto un De- 
posito di ragguardevole personaggio del seco- Ambo ne^o 
lo XIV. incominciato, osservato bene 3 spe- l g& ia • 
ci alme n te quanto alia scultura e mosaico, fa 
vedere ov' eran giunte le arti a quell'epoca. 
In alto compariscono nell'arcale non meno, 
che nella parete pitture sorprendenti . Tal' e 
la coronazione di Maria SS. per mano del 
Diviu figlio , e tali alcuni fatti o miracoli di 
S. Stanislao di Cracovia, che colà sopra eb- pittare ed» 
Le ne' tempi andati un piccolo Aitare, ere- celienti. 
dute di Puccio Capanna , sebbene non nian- 

"9 



298 
chino intendenti , die le attribuiscono al Giot- 
tino . 

Jl Pontifìcio Trono alzasi qui dappresso, 
Trono Pa- rjon di marmo , come quel di sopra , ma per- 
dale . manente egualmente in segno d'esser questa 
patriarcale Basilica, come San Pietro e San 
Giovanni in Roma , e insieme Cappella Pa- 
pale . 

Con un passo a sinistra rasentandoli pi- 
lastro , ove tuttora veggonsi gì' indizj dell' 
antica lunga cancellata di ferro , entrasi nel- 
la Crociata, e si ode il devoto Pietro Cavai- 

•j.'.v n lino invitar tutti a contemplare la sua beli' 

Pietro Ca- . ,, . a . ,. ■* ■ „. v , 

vallino, opera della crocinssione di nostro signore . JL. 

questa occupata in parte da un elevato Al- 
tare di marmo fatto erigere in luogo d'altro 
piccolo e basso ( dedicato a S. Giovanni E- 
vangelista ) circa 11 anno 1G07. dal beneme- 
rito Sig. Cardinale Alessandro Peretti nipote 

«,. ,. del nostro gloriosissimo Sisto V. per custo- 
Altare di ,. . & , , ni- 

S. Gio. E- dirvi con la dovuta decenza 1 Corpi di varj 

vangelista. Santi, e le tante insigni Reliquie, che di- 
stinguono questa Basilica ; ( Dietro a quest' 
Altare fu collocato come in luogo di riserva 
il Corpo di S. Francesco la notte del 1 5. No- 
vembre 1820 ). Con tutto ciò presenta ora 
pure tanto di buono , che ferma e arresta . 
Fece Pietro questa gran Pittura per commis- 
sione di ni esser Gualtieri de' Conti di Bren- 
ne Duca d' Atene , e momentaneo Signore di 
Firenze nel iZ^i. Forse questi si mosse a or- 
dinarla animato da Giulio , o Guglielmo Suz- 
zi d' Assisi già Capitano di popolo in Firen- 



3 ?9 

ze, e allora suo gran favorito , oh quanto in- 
felice / ( V. la Storia di Giovanni villani ) . 
Descrivendola ne' suoi ricordi fra Lodovico di 
Città di Castello morto qui Tanno i58o di- 
ce : II Duca vi fa figura sopra una mula 
bardata di panno d' oro , con un cappello e 
cordone nero , con bella faccia , e barba bian- 
ca e nera . Nota poi , eh 7 ella è bellissima ? 
non solo per le tante e tutte belle figure d* 
un espressione mirabile , ma eziandio per le 
attitudini e maniere loro, per le vane fogge 
delle armature e delle vesti de' Soldati, per 
T abbigliamento e ornato degli Spettatori, e 
guarnizioni , e ricami ec. ec. Un affare di 
gran sentimento è poi per lui il giuoco de* 
dadi , che fan tra loro i Soldati per guada- 
gnare ciascuno la veste inconsutile del Pazien- 
te Divino . A basso di questa stupenda rap- 
presentanza vedonsi degli Scudi o Campi coi 
fondo d'oro, ed in ciascuno un Leone ritto 
con la coda a due Spazzole Arme del pre fato 
Duca . Vi è anche il ritratto di Pietro col ber- 
retto in testa, e mani giunte , che adora , non 
si capisce bene, se il gran Cristo in alto, o 
il piccolo in campo d'oro, che gli sta davan- 
ti ec. Se questo pure sia lavoro di lui , coni' 
anche la bella Madonna sopra a lui con S. 
Giovanni e S. Francesco, mezze figure, non 
sono io in grado di darne giudizio : Dico so- 
lo , che son belle, e dei Secolo XIV. e il di- 
co ancora in vista della laureola d'oro, che 
hanno non rilevata, maniera sconosciuta nel 
precedente . 



3oo 

Prima di occuparci delle famose pitture, 
che alle pareti e nella volta di questo brac- 
cio fan di se mostra brillante , facciamo un 
piccol salto nella prossima Cappella detta in 
principio di S. Gioanbattista poi del Cro- 
cifisso y or 'a del Nome di Gesic per esservi la 
sigla o cifra in tavola lasciata in dono da S. 
^Bernardino. Poiché fu sfondato, come si dis- 
fi C^o* n ~ se > ec ^ or s * ve( ^ e > ^ grosso muro della cro- 
ni Battista ciato, fecero alzare questa Cappella da' fonda- 
menti ( occupando nel cortile un tratto di 
quattro braccia ) i fratelli Orsini , Napoleo- 
ne Cardinale , e Gioan-Gaetauo Protonotario 
( fu Cardinale anch' esso sul finire del i3i6. ) 
Non è noto l'Architetto; apparisce bensì dal 
lavoro , che non era de comuni . Né pur si 
conosce di chi possan essere i pezzi di scul- 
tura , che si vedono , ne la materia inserita 
nelle cavità regolari de' medesimi per farla 
risaltare . Riferisce Fra Lodovico , che v' era- 
no delle Rose ( stemma Orsini ) e delle Cro- 
cette. Non ve n' è una al presente, essendo 
stata data libertà a tutti di prendere con le- 
vare la cancellata di ferro . Non fu mai di- 
pinta , eccetto le finestre belle assai e lodate , 
che contenevano i fatti più rilevanti di S. 
Giovanbattista. Ei vi si vede tuttora conser- 
vato tra le vicende e i cambiamenti . Dietro 
al Quadro del B. Bonaventura da Potenza , 
che ora v' è in comparsa , statinosi appiattate 
certe sufficienti pitture , e giù a basso allesti- 
to un sepolcro . 

Uscendo di qui alzi e giri li sguardi chi 



3°* 
vuole stupire . Oh che pitture perfette ! Tut- 
te riguardano Gesù dai trionfale ingresso ili Pitture 
Gerusalemme fino alla risurrezione . Oh come ^. el, « Oro- 
espresse la Cena, la lavanda , la Cattura pre- 0la,;aa moz * 
ceduta dal bacio di Giuda, la flagellazione, * lHO * 
la gita al Calvario con la Croce in spalla : 
Tutte nella volta ; al muro poi , la deposi- 
zione dalla Croce ( bellissima ! ) la reposi- 
zione nel sepolcro, la discesa ai Limbo, la 
Risurrezione ! V ha luogo ancora S. France- 
sco, che riceve le Stimate con gran sentimen- 
to , e in uno scavo sopra la scala altro di lui 
ritratto; in fine Giuda impiccatosi. 

Corrispondono a maraviglia bene i qua- 
dri dell'altro braccio della Crociata. Rappre- 
sentati al vivo vi si vedono l' Annunziazione Pitture dei- 
di Maria, la visita a S. Elisabetta , la nasci- la crociata 
ta di Gesù, l'adorazione de' Magi , la presen- a ^mu- 
tazione al Tempio, la fuga in Egitto, lastra- ana * 
gè degl'Innocenti, (H) la disputa di Gesù 
co' Dottori , e il ritorno del medesimo inNaz- 
zaret colla Madre e Giuseppe. Stupendo è il 
quadro in disparte di Gesù Crocifìsso con un 
treno sotto la Croce di Sante, di Santi &c. 
(I) La Madonna grande e grossa col bambino 
tra quattro Angeli è copia d' antica pittura 
(K) riformata dal pennello di Giotto. Viene 
il ritrattò di S. Francesco , forse anch' esso 
copia , ma che non corrisponde alla descrizio- 
ne de' biografi, che cel danno piccolo, ma- 
gro, e sottile . Tal' è l'altro nella sopraddet- 
ta Crocifissione , e quello pure sopra la scala 
in atto di mettere la sinistra mano sulla spai- 



S 02 



la della Morte coronata . Volle Giotto con 
quest'atto, credo io, alludere al dominio e- 
sercitato recentemente dal Santo sopra la mor- 
te con impedire, che morisse una signorina 
Miracoli di caduta dall'alto d'un palazzo, e con far tor- 
te. Irai-. nare j u y j ta un gi Yanetto rimasto estinto sot- 
to le rovine d'un casamento: due miracoli 
magnificamente qui esposti nelle due faccia- 
te , a punente presso all' Organo, e a tramon- 
tana , da un lato e 1' altro dell' Arco . (L) 

Questi son tutti trofei di Giotto, uomo 
impareggiabile, miniera inesausta di concetti 
^ , . e d'immagini, e un Vulcano che sempre 
la Tribuna" butta > e nen nla * feccia . Chi vuol però ve- 
in aito, derlo non un uomo, ma un semideo , con- 
templi i quattro grandi triangoli dipinti in 
campo d'oro nella volta sopra l'Altare di S. 
Francesco relativi al nobil subbietto. Qui a 
me sembra , che abbia fatto Y ultimo sforzo 
di tutto se , ed abbia superato se . E' questo 
un complesso da non svilupparsi in breve . 
Qui un mondo d'idee, bizzarre ma giuste, 
tutte di sentimento, tutt' espressive . Non si 
tratta sol di pittura , ma di scienza profana 
e sacra, fisica e morale, si tratta di storia e 
d* ogni genere d' erudizione . (M) L' Eroe , che 
siede glorioso con veste di Diacono, ha il 
corteggio di tutte le virtù , queste in emble- 
ma , quelle in effìgie co' loro motti e prover- 
h) , mentre solo tre fan comparsa maestevole 
a parte, l'Obbedienza col giogo, la Castità 
nella Rocca, e la Povertà co' suoi cenci. Le 
figure son tante e in atteggiamenti sì varj , 



3°3 
verse ne' volti, nelle mosse, nelle vesti, 

onde non par possibile, che l'abbia fatte uri 
solo . Si tiene , che più di sedici anni abbia 
lavorato Giotto in questa Basilica ; Io credo 
di più, cioè dal 1298. al i3i8. per altro coli 
degl' intermedj di quando in quando. (N) 

Qui però non Uniscono le glorie di que- 
sta uomo. Vi sono nel gran complesso de' mi- 
nuti lavori , ed in copia , che poco si valuta- 
no ( effetto appunto dell' abbondanza ) ad on- 
ta quasi del pregio , che mostrano . Sono le 
tante mezze figure negli archi reali in tutte 
tre le facce: e sono le figurine, i geroglifici, 
i simboli , e i fregi negli archi fìnti , e nelle 
fasce o strisce tirate alle pareti e nelle vol- 
te : Lavori finissimi, e da servire anche dilu- 
irle e alle scienze , e alla Storia , Oh che genti- 
lezza / che grazia ! che miniature ! che rica- 
mi / ... Ma chi vuol conoscerne a fondo il 
emerito venga , chi se ne intende ed ha gu- 
sto, nella faccia del luogo, come fece il Sig. 
Sebastiano Ranghiassi di Gubbio, che ripulì 
nella Chiesa di sopra air ingrosso alcune sto- 
rie di S. Francesco, e come ultimamente fe- 
ce Monsieur Granet Pittore Francese abba- 
stanza noto . Non credeva egli di trovar tan- 
to ; confessò poi nel partire, dopo cinque me- 
si di soggiorno tra noi, d'avervi scoperto o- 
gni volta , che adocchiò le due Chiese , di 
die maravigliarsi e stupire. In somma que- 
sta vasta Crociata è una selva , ma bene or- 
dinata , di belle pitture, che in certi punti 
di luce rallegrano i sensi e il cuore in guisa 



3°4 t . 
di poter dire „ Siamo in un Paradiso yy . Ef- 
fetto che ordinariamente si prova alla solen- 
ne funzione la notte della vigilia di S. Fran- 
cesco mercè la copia de' lumi . (O) 

Ecco adombrato tutto il gran lavoro , che 
Giotto, j n special modo immortalò Giotto (P) gli me- 
ritò T applauso e restimazione di tutto il 
Mondo, ei belli elogj dei divino Poeta (mo- 
rì Dante nel i3ao. e inconseguenza circa tre 
anni dopo terminata questa grand' opera ) e 
del gentile Poliziano. Abbassiamo ornai V 
occhio stanco di mirare per aria tante bellez- 
ze pellegrine e ingegnose , e contempliamo il 
sottoposto Aitare con tutto il contorno . (Q) 

1/ Altare in se ( V. sopra pag. 86 89 
108 110 e neir Append. INum. 4 2 5u 56 e 
57- ) è l'antico, cioè del 1253. in cui fu 
consacralo , a' s5 Maggio Domenica V. dopo Pas- 
qua , e successivamente dipinto in fin del secolo: 
Yale a dire, ha la stessa gran mensa man- 
data da Costantinopoli , sotto cui rimasto uno 
de' Facchini non ne risenti danno alcuno ( S. 
Bonaventura de Miraculis S. Francisci ) 
Aitar© ha le colonnine di marmo ( erano, e sono 
Maggior©» si ) con li archetti d'ordine Gotico, e alle 
piccole pareti è tutto mosaico di pietruzze d f 
oro , azzurro , e rubino , molto decimate dall' 
indiscreta devozione. (R) Ha variato 3 credo- 
no alcuni nel sito, ma di sicuro nel modo di 
stare, giacché in antico posava net piano del 
pavimento } (S) come vederi nella pittura, e 
ora in un pianerotto alto due braccia , con 
quattro scaglioni a' lati in quadrangolo ; E* 



Sol 
diviso in mezzo da un gradino di marmo , con 
ciborio , e sopra questo un tabernacolo gran- 
de di metallo inargentato, e nell'estremità 
del gradino due statue , di S. Francesco e di 
S. Chiara al naturale ; E' circondato in giu- 
sta distanza da un inferriata dorata , con 
quattro ingressi o porte, affidata a dodici co- 
lonne di marmo d'ordine Dorico; Posa so- 
pra queste una cornice di legno, colore az- 
zurro , con fregi d' oro di varie fogge , di' 
erano in uso nel Secolo XVI. inoltrato, e 
sur il dorso della cornice molti Angeli , e 
putti indorati riputati bellissimi , de' quali non 
possiamo indicare gli artefici a chi cel diman- 
da ; (T) Finalmente sono raccomandate alle 
colonne dodici lampane . Dello speco, o sia 
buca sotto il quarto scaglione, ove ardevano 
tre lampane al sepolcro, attesa la fabbrica 
della terza Chiesa di sotto è rimasta la me- 
moria sol ne' libri . ( V. 1' Append. Num. 5i. ) 

Usciti dai recinto dell' Altare ci fa cen- 
no Tommaso Stefani, detto il Giottino , che 
guardiamo a ponente , ma in su , ed osservia- 
mo la sua Gloria del Paradiso * Pittura bel- pittura so« 
la, ma non terminata. Fu in ciò sufficiente- prailCm-o 
mente supplito dal Cavalier Sermei , che per 
non lasciare in bianco i muri del Coro vi di- 
pinse il Purgatorio , e 1' Inferno . 

In quest' occasione non si può a meno 
d'incontrarsi col guardo ne' due Organi di Qmao» 
facciata con belle orchestre di fino intaglio , 
ed eccellente doratura . Qui da' Musici sotto 
la direzione del Maestro Religioso si ufizia 



quotidianamente a' Vespri e alle" Messe , ma 
senza istrumenti per essere Patriarcale, e Cap- 
pella Papale . 

Antico è il Coro di seggi cinquantuno, 
ed apprezzato dagl' intendenti , anche per V 
Coro. idea. Quanto ai grosso del lavoro , e al grave 
e sodo intaglio, tu opera di maestro Apollo- 
nio di Giovanni di Ripatransone , che vi la- 
sciò il suo nome colla notizia d'averlo ulti- 
mato d'Aprile 1 47 J • Quanto poi air intaglio 
lino, cioè di Stelle, graticce, Rosoni, corni- 
ci ec. e quanto air intarsiatura si sa da' libri 
essere stato l'artefice maestro Tommaso d' 
Antonio fiorentino chiamato dal detto Apollo- 
nio sino dal Novembre i/^GS. I ricordi ram- 
mentano ancora un Leggìo a sei facce , in 
ciascuna delle quali compariva una bella fi- 
gura . 

Poco resta a considerare nella Crociata 
a Settentrione . L' Altare detto della Conce- 
zione , sacro a Maria preservata dall'origina- 
le peccato , Altare eretto dal tanto benemeri- 
Altavedel- to nostro Papa Sisto IV. nel 1^6 in seguito 
la Conce* assegnato alla Congrega detta dell' Immacola- 
zioae . ta Concezione , messo tutto a oro sul finire 
de] Secolo XVI. da maestro Fiorenzo di Pe- 
rugia , presenta ne' varj suoi pezzi motivo a- 
g-li Scultori d'ammirare insieme, ed appren- 
dere , 

Motivo simile dà ai professori di tutte 

« ]} tre le nobili Arti la prossima Cappella di S. 

di S- Ni'c- ^ cc °lò Vescovo ( ora chiamata di S. Giusep- 

coiò. pe di Gopectino ) probabilmente disegno e la- 



3o7 
yoro de' medesimi , come sembra argomentan- 
do analogicamente, che fecero quella di fron- 
te , già descritta, in onore di Sa"n Giovanni 
Battista, siccome furono li stessi , che fecero 
la spesa, cioè i fratelli Orsini, Napoleone 
Cardinal?, e Gioan Gaetano Protonotario , e 
poi Cardinale ( vi sono scritti i loro nomi ) . 
Essa fu tutta dipinta : A mezzo muro i do- 
dici Apostoli : in alto alcuni fatti dì S. Nic- 
colò , e nell'Arco varj Santi. Tutte belle Pit- 
ture, ma siccome non soli tutt' eguali , però 
si dividono gl'intendenti nel fissare chi 1' ab- 
bia dipìnta, nominando chi l'uno, chi l'al- 
tro . Sia permesso a me che non sono inten- 
dente , ma sebbene attempato , mi trovo in 
attività e gli occhi e la testa, mi sia, dissi, 
permesso di mettere il becco in questa materia . 
E' certo , che fu dipinta questa Cappel- 
la prima del Dicembre i3i6. vedendosi Gio. 
Gaetano- Orsini in abito di Cherico , e non di 
Cardinale, stato appunto creato ne' detti an- 
no e mese . E allora chi era il Pittore della 
Basilica ? Che dimanda ? mi si replica : era 
Giotto. Aveva, io ripiglio, forse qui in sua 
compagnia qualche uom di vaglia nella pro- 
fessione , da competer con lui , e stargli a pet- 
to ? Non già: aveva degli apprendisti, e Sco- 
lari . (U) Ma se così è , a che più cercare 1' 
Autore delle pitture qui state fatte in tempo 
di lui, cioè lino a tutto l'anno i3i(>. alme- 
no , come panni che fissi il Vasari ? Si ; Giot- 
to il gran campione, duca e maestro ideò 
tutto ; disegnò tutto, tutto diresse, ed esegui 



S c8 ^ 
tutto il più interessante e difficile, e se si fe- 
ce ili qualche cosa meno rilevante ajutare dal* 
li Scolari, ora l'uno ora l'altro secondo 1' a- 
hilità, ne rividde i lavori, li ritoccò , li per- 
fezionò da pari suo . Ed ecco , donde qualche 
Tolta T ineguaglianza , la qual per altro so- 
vente ripeter si dee dal perfezionarsi , che fa 
r uomo in un arte mercè la pratica , e dalle 
diverse affezioni d'animo e di corpo, mentre 
agisce. Tutti abbiamo le nostre lune, special- 
mente i Pittori e Poeti . 

Tornando alla Cappella , le pareti sono 
di lastre di marmo del paese, con variate fan- 
tasie , scrive fra Lodovico , cioè con intarsio 
di materie rilucenti , delle quali è restato 
qualche pezzo avanzato alla sciita devozione. 
Belle e magnifiche sono le finestre a colori. 
Dietro all'Altare vedesi un Sepolcro, direi di 
Scagliola bianca , con statua sopra a giacere 
del suddetto Giovan Gaetano Orsini Protono- 
tario . Nulla v'è dentro: Morì Cardinale in 
Avignone nel i33o,.e fu sepolto in quella no- 
stra Chiesa . 

Non rimane ora a dir altro della Cro- 
ciata , se non che ha un sufficiente pavimen- 
to a Mosaico di varia fatta . Non ne sappia- 
mo gli artefici , come né pure de' Mosaici 
dell' Aitar maggiore , di certe Cappelle , e dell' 
Ambone sopra descritto. Oltre fra Iacopo da 
Torrita nominato più volte , fiorì tra noi uno 
Pavimento SC(J l are di lui detto fra Giacomo di TolentU 
a Mosaico, no-, che sopravvisse fino al 1329. dipinto e- 
gli pure col maestro nella tribuna di S. Gio- 



3°9 
vanni Laterano , e nello stesso tempo in Ger- 
mania un Laico di Rotaviller bravo a fare i 
pavimenti a mosaico, tra quali mi sovviene 
d'aver letto, che riuscì particolare quello di 
tutta la nostra Chiesa dì Thauna col Coro e 
Sagrestia : Può essere , che abbiano avuto par- 
te in questi nostri mosaici. 



Sio 

Delle Cappelle laterali di questa 
seconda Chiesa . 



u, 



no de' gran cambiamenti qui fatti circa 
il i3oo. fu, come sopra notammo, di sfon- 
dare i muri laterali tirandovi degli archi di 
buon garbo e simmetria , e dictro^r questi al- 
zare delie Cappelle convenienti e di fuori e 
di dentro alla gran fabbrica . Dicono , che que- 
sta impresa fu tutta del .mentovato Cardina- 
le fra Gentile di Mon teflon , benché non in 
tutte comparisca il di lui stemma; Altri pe- 
rò credono , che di queste debba riguardarsi 
fondatore il coetaneo Cardinale fra Giovanni 
Mini di Morrò stato Generale , di cui pare a 
loro di vedere V effigie nelle vetrate . Io non 
voglio in ciò confondermi , e passo subito a 
descriverle tutte brevemente , cominciando di 
lì , dove restammo . 

La prima Cappella ( titolo S. Maria Mad~ 
Cappella dalena , ora S. Bonaventura ) vanta un con- 
dì S. Ma- torno di mosaico bizzarro, mezzo rovinato, 
l'iaMauda- e una eccellentissima pittura esprimente i fat- 
ti più marcati della S. Penitente , ed* altre 
bellissime rappresentanze e figure /specialmen- 
te sotto T Arco . 1/ Autore è Buffalmacco non 
scolare. Vi dipinse invitato dal nostro Reli- 
gioso fra Teobaldo dal Ponte, o de' Pontani 
di Todi Vescovo d'Assisi dal 1 3 1 4- fino al 
1329. in cui morì. Egli e qui sepolto, e ne 
pende dalla volta il cappello Vescovile: Ci 
assicurano poi, che sia desso, ed abbia fatto 
fare il bel lavoro, le Arme di lui dipinte al- 
le pareti . 



3*1 

Ne viene la Cappella di S. Antonio di 
Padova. Forse lo scultore, che vi lavorò, fu 
quello della Cappella di S. Gioanbattista : Vi c appe n a 
si nota della simiglianza . I ricordi ce la dan- <jì s. An« 
no dipinta dal. dottino , e soggiungono, che tonio di 
sendo caduta la volta , e avendo fatto del gua- Padova, 
sto nelle pitture alle pareti rappresentanti va- 
rj gloriosi avvenimenti del Taumaturgo , il 
Cavaliere Cesare Sermei ne ritoccò e riparò 
alcune state meno offese, rifece altre di nuo- 
vo, e dipinse la novella volta e l'Arcale con 
figure di Santi e Sante dell'Ordine. 

Un iscrizione in pietra ci fa sapere, che 
questa Cappella appartenne per cessione de' 
Padri alla Casa Lelii , della quale era fra Si- 
mone Custode del Convento verso il i36*o. 
Fu poi nel 1 474- ^ ata ni giuspadronato a' se- 
renissimi Duchi d' Urbino , che ogn' anno man- 
davano al Convento ottocento libbre grosse di 
Saie, oltre al mantenimento della Cappella. 

A S. Lorenzo è sacro il piccolo Orato- 
rio , che segue . Nel corpo del torrione è di- 
pinto il S. Martire nella graticola . Mi pare Cappella 
opera di buona mano , ma imperfetta . Vi è ^ l ^* 
bensì nel resto qualche pittura estranea al sog- ien2s 
getto molto beila, e più antica. Gesù in o* 
razione nell'orto, e i tre Apostoli che dor- 
mono, chiamano molti a copiarli. Apparten- 
ne a fra Francesco Setta la di Milano ( detto 
anche Visconti per ragione della madre ) dot- 
tissimo nostro Maestro e Vescovo di Terni 
nel i47°- e dopo sei mesi di Viterbo , Vice- 
legato dell' Umbria > e molto benemerito di 



3l2 

questo Convento. L'elogio fattogli dal Cari- 
talice è nella Laurenziana in Firenze . Veda- 
si ancora il Supplemento del P. Sbaraglia al- 
li Scrittori Francescani . 

Nella Cappella detta di S. Lodovico Re 
Cappella di Francia, che nell'invetriata bellissima di- 
ri 1 S. Lo- pj n to vedesi col Cardinale fu Gentile fonda- 
tore della medesima, di cui è Tarme giù a 
basso consistente in piccoli monti uniti in u- 
no con sopra un Ulivo fruttifero , comparisce 
lo scultore marmista d' un gusto più fino de- 
gli altri, e vi si scorgono bellissime Pitture. 
Quelle della volta sono di Andrea Àloigi d' 
Assisi , detto V Ingegno , uno de' migliori sco- 
lari di Pietro Perugino . Figurano quattro Pro- 
feti con altrettante Sibille : Di lui sembrano- 
le figure ancora dell'Arco. L'altre tutte so- 
no d' Adone Doni pur d' Assisi , che nel pro- 
spetto della Disputa ci lasciò in disparte il 
suo ritratto senile, come dice un ricorda, e 
ben si rileva . ( X ) La presente Tavola con 
la Madonna e Gesù corteggiata da tre Santi 
per parte , pittura stimata assai, è di Giovan- 
ni Spagnolo, detto comunemente lo Spagna 
discepolo del suddetto Pietro insieme con Raf- 
faello d' Urbino . Dall' Altare di S. Caterina 
fu traslocata, e qui posta in occasione, che 
in quello fu piantato il Crocifisso. Prima vi 
stava una specie di Gonfalone in tela a olio, e 
non a tempera : lavoro in se bello, e per que- 
sta ragione anche singolare, di Niccolò Alun- 
no di Fuligno anteriore al Perugino . Fu tol- 
to via, perchè mai ridotto e guasto, per es- 



servi piovuto sopra. Qui riposano le ossa del 
prefato Cardinale fra Gentile, e ne mantiene 
la memoria il penduto Cappello . 

Si legge in un libro di ricordi , che Buf- 
falmacco dipinse in questa Cappella, e chèj 
essendo le pitture rovinate, fu nuovamente 
dipinta dall' Aloisi e dal Doni ; altri ricordi 
poi dicono, che in antico non fu dipinta, e 
T Aloisi fu il primo a mettervi mano nel 1490 . 
Ne giudicheranno gl'intendenti esaminando 
bene le ligure avanzate nell' arco del bel fi* 
nestrone . 

Dirimpetto a S. Lodovico è S. Martino : 
magnifica Cappella e perfetta , fuori e dentro 
in ogni genere, anche di scultura, vedendo- 
visi de' bei capitelli dorati , fini intagli e fo- Cappella 
gliami ec. Dal Doni , e da fra Lodovico 4i di S. Mai* 
Castello si attribuisce tutta a Giotto incora- tino . 
benzato dal non abbastanza mai commendaci* 
le Cardinale Gentile , di cui vi si osserva 1' 
effigie , e lo stemma. Le pitture si valutano 
tra le più belle di quel grande uomo . Si ag- 
girano esse intorno a' fatti più vistosi del S. 
Vescovo . Altri Santi vi compariscono co' lo- 
ro nomi . Si congettura , che non fosse ter- 
minata , e vi si lavorasse, allorché morto il 
Cardinale a Lucca nel i3i2. fu qua traviata- 
lo, e seppellito nella Cappella di S. Lodovi- 
co', e non in questa. 

Il Vasari attribuisce le pitture a Puccio 
Capanna scolare di Gioito. Io m'attengo a' 
sopraddetti, che più e meglio del Vasari lor 
coetaneo poterono studiare ed esaminare la eoe 

20 



eli S. Cate- 
rina 



3*4 
sa . Non sono poi ben sodisfatto di Giorgio: 

( V. l'Append. n. XXVIII. ) mi è caduto 
ancor più di grazia dopo aver veduto un ma* 
ooscritto col titolo: Gli sbagli di Giorgio fra- 
sari : Operetta del Sig. Lodovico Antonie 
David Pittore Romano, colla Vita del Cor- 
reggio . 

Passiamo alla Cappella chiamata antica- 
mente di S. Caterina , ed ora del SS. Cro- 
cifisso . Fu questa fatta alzare da' fondamen- 
ti circa il 1 354- dal celebre Cardinale Egi- 
CappelU à ì0 Garillo d' Àlbernozzo Alvarez di Conca 
in Spagna , Arcivescovo di Toledo , e Vesco- 
vo di Sabina , Legato e Vicario generale A- 
postolico in Italia ( V. V Articolo V. pag. y4- ) 
ove col senno , col valore , colla giustizia , col- 
la moderazione riacquistò per la Chiesa le sue 
Terre, Città, e Provincie. Trovo esaltata da- 
gl'intendenti r Architettura , le Pitture poi 
dette mediocri , o poco più . Il Vasari le at- 
tribuisce a Buffalmacco , non ricordandosi , che 
da qualche anno era morto. Pace di Faenza 
fu il Pittore; E appunto nel sopraddetto An- 
no apparisce da' libri della spesa giornaliera , 
che dimorava in Convento a convitto un Pa- 
ce pittore, cui fu in un certo giorno usata 
cortesia . Aggirasi tutto il lavoro intorno alli 
stupendi fatti della dotta e valorosa Santa Ver- 
ginella . Più volte vi comparisce V illustre fon- 
datore, specialmente quando da Clemente VI. 
gli fu data la gran commissione benedicendo- 
lo , e dicendo: Està princeps Mundi, frater 
noster ( così lèggesi ) . Vi si vedono le Ar- 



3*!5 
mi di lui consistenti in uno Scudo in campo 

d'oro con una sbarra in squinciodi colore ne" 

ro . Egli fu qui sepolto trasportatovi da Vi* 

terbo , ove inori nel i36n f Così dice ancora 

Enea Silvio ( Pio II. ) Comment l. 2. pag. 

^5. ) Mi ricordo d'aver letto, ma 11013 mi 

sovviene dove, che fu sepolto nella Chiesa 

di S. Marino nel Monte Cimino , cioè mou> 

tagna di Viterbo . Io non V intendo , se pure 

non vi fosse stato seppellito provvisoria rneq te 

accaduta la morte di lui in quelle vicinanze* 

Non dirò altro, che qui sospeso alla cupola 

resta sempre il di lui cappello Cardinalizio « 

Dei Crocifisso , che qui ora si venera , 
non è altro a dire , se non che stava prima 
all' Altare di S. Giovanni Battista , ed è ri- 
putato un bel lavoro in Legno, 

Chiude T Articolo delle Cappelle la così 
detta di S. Antonio Abate. Non presenta o* 
ra questa che due Urne di pietra alle mura* 
glie vicino all'Altare. In quella a destra fvh Cappella 
ron sepolti Blasco di Fernando Marchese del- di S. An ? 
la Marca d' Ancona , Governatore di Bologna, * omo 4&"! 
e Duca di Spoleto , della consorteria del Car* 
dinaie Egidio , ed un figliuolo di lui per no- 
me Garda o Garzia , uccisi a tradimento pres- 
so Assisi in un luogo detto : Borgo di luco , 
o ludo , o piuttosto , borgo del bosco . An- 
nunzia ciò l' epitaffio in versi esametri , che 
fa al Duca Blasco un bell'elogio, 1/ altra con- 
tiene l'ossa e le ceneri d'alcuni Uffizi a li , e 
Baroni parenti del Duca rimasti estinti con 
Jui in quell' incontro . La Signora vedova per 



Si 6 
nome Donna Sancìa Didaci de Cortinis. det- 
te per questo al Convento fiorini trecenfodue, 
e cento più per l'anniversario perpetuo apro 
dei marito e del figlio . Ciò apparisce per un 
atto del Notaro Ser Fernando Curtii di Me- 
dina sotto il dì 8. Luglio j 3^3. ( ecco l'e^ 
poca presso a poco dell' eccidio de' prefati Si- 
gnori ). 

Ci fa sapere il Vasari essere stata questa 
Cappella dipinta dal predetto Pace di Faen- 
za , ed aver esso preso per soggetto le storie 
di S. Antonio soprammentovato . Pare, che 
queste pitture andassero in malora presto , di- 
cendoci un ricordo del Convento, che prese 
a dipingerla di nuovo un Francesco Vagnuc- 
ci d' Assisi , lo che eseguì egregiamente . Po- 
co durarono anche queste, attesa l'umidità. 
I! Quadro dell'Altare e buono. La forma del 
cappuccio, che ha S. Francesco , addita il Se- 
colo XV. E' forse dell'Alunni? forse di Pie- 
tro Perugino ancor giovine ? 

L'Atrio, o sia il largo davanti a queste 
due Cappelle presenta delle buone pitture, 
come la Crocifissione ec. Sono di Girolamo 
Martelli Àssisiano. 

Notizie Vaghe . 

Nel corso della relazione fatta fin qui 
mi si son presentati sovente davanti certi og- 
getti particolari, che chiedevano d' essere no- 
minati. Io per non rompere il filo della nar- 
razione ho creduto he uè di non curarli , ri- 



3*7 ' 
solutissimo per altro di contentarli in fine 

dell'Articolo. Mantengo la parola senza usci- 
re dal sito , ove sono rimasto ( cioè dal gran- 
de Atrio ) e seguitando su su . 

Primieramente molti illustri defonti qui 
giacciono onorevolmente; Tre Ministri Gene- 
rali dell' Ordine nostro , cioè i PP. MM. Do* 
menico Andrea Borghesi di Fossombrone, 
Gianbattista Costanzo di Torino, e Federigo 
Lauro Barbarigo di Venezia , Monsig. Carlo 
Nepi Vescovo d' Assisi; Monsig. Ugolino Ab- 
bate di S. Pietro e Vescovo di Perugia / Mon- 
sig. Francesco Sperelli Vescovo di S. Severi- 
no ; Il Servo di Dio P. Gioanbattista Leoni 
di Giulia Nuova &c. &c. 

Nella Cappella di S. Martino è sepolto 
il Sig. Carlo Sigismondo Radzivii Duca Palati- 
no in Polonia ; e in quella appresso di S. An- 
drea il Servo di Dio Fr. Francesco Famiani 
di Catanzaro Laico . 

Nella Cappella di S. Antonio Monsig. Ve- 
scovo d' Assisi Tegrimo de' Tegrimi di Luc- 
ca , Patriarca di Gerusalemme ; E sotto Y Arco 
della prossima Cappelletta & Ven. Servo di 
Dio P. Francesco Rutino Siciliano . 

Con il Vescovo fra Teobaldo Pontani ri- 
posano nella Cappella di S. Maria Maddalena 
i Corpi di alcuni nostri frati Vescovi d' Assi- 
si > cioè Fr. Bertrando Escarpiti , Fr. Andrea 
Egidj &c. &c. 

Sotto il Pulpito è il Sepolcro della B. 
Giacoma Frangipani di Roma ( V. Appendi- 
ce N. 16. ) ed è nel muro: sopra compari- 



,1l8 

èce la di lei effigie , ed è antica . In faccia a 
questo è il tu molo del Cardinale Pietro de 
Barro Vescovo di Sabina morto a Perugia , e 
qui traslatato nel i^53. Pende sopra tuttora 
in alto il Cappello 5 11 tumulo è ora spianato, 

Un oggetto di Considerazione si presenta 
alzando gli occhi a destra su nella Volta . E' 
tm capitello di ^o. libbre assicurato nella me- 
desima con buoni ferri . Esso è quella pietra 
che nella canonizzazione di S. Stanislao di Cra- 
covia Cadde da alto sulla testa d' una donna ( V. 
pag. 87. Àrtic. VI. ) S. Francesco le ottenne la 
grazia della vita, e Y altra ancora, al riferi» 
re del Cromerò e dello Bzovio , di non patir 
più di dolore di Capo . 

Bue altri Cardinali diconsi qui sepolti : 
tino il Vicecancelliere Guglielmo de Gatha- 
deco di Parma consanguineo per ragione di 
di Donne d' Innocenzìo IV. ( V. la Cronica 
di Salimbene da Parma , che lo accusa . ) 
Morto Innocenzio si ritirò in questo Convenu- 
to y e morì nel 1255. Nei Ciaconio è detto 
de' Fieschi . 1/ altro il nostro amorevolissi- 
mo Vescovo d 7 Albano qui morto , circa il 
i33o ( T antico ricordo tace e nome, e co- 
gnome ) . Di ambedue s' ignora affatto la se- 
poltura . 

Cercano gli eruditi nella Basilica, dove 
sia sepolto, e dove dipinto il Conte Guido 
di Montefeltro . Rispondo loro di non saper* 
lo , come so bene che morì qui religiosamen- 
te nel 1298. due in tre anni dopo avere ve- 
stito V abito , e professata la Regola di San 



3f 9 

Francesco. Mi pare d'aver letto nel Pisano, 
che il figliuolo Conte Federigo ne facesse tra- 
sportare il cadavere a ne' suoi Stati t 

A pie dell' Altare della Concezione è se- 
polto Monsig. Urbano Vigerio di Savona pa- 
rente di Sisto IV. e con esso il Sig. Bartolo- 
meo della Rovere , e non molto discosto il 
B. Giovanni Inglese , di cui dicesi il ritrat- 
to nel muro ; e dietro poi , e dentro la mu- 
raglia con inferrata davanti , riposano i Cor- 
pi de' BB. nostri Frati, Bernardo Quintavat- 
le primo compagno di S. Francesco , Silve- 
stro Scifi , ed Eletto d' Assisi : Guglielmo In- 
glese , Guido di Siena, e Valentino di Nar- 
ni Signore di Montoro . 

Anche sotto V Altare di S. Giovanni Evan- 
gelista , appellato ora delle Reliquie , sepolti 
giacciono consunti i corpi d J altri quattro BB. 
Frati : Leone del Contado di Viterbo , An- 
gelo Tancredi di Rieti , Rufino Scifi d' Assisi 
e Masseo di Marignano, compagni del S. Pa- 
dre . Sotto la predella è la sepoltura della 
Ven. Serva di Dio la Principessa Suor Maria 
Infanta di Savoja nostra Terziaria discepola 
quanto allo Spirito di S. Giuseppe da Copertino . 

Molti altri nostri Santi Frati si sa esse- 
re in questa Chiesa sepolti , ma s' ignora do- 
ve ; E i BB. Illuminato, Marino , Egidio Ca- 
pocci, Pagano di Faenza, Barbaro, Bernar- 
do Vigilante , ed altri notati nella Cronica 
de' 3^. Generali ; De' moderni poi il P. M. 
Gabriello Rusconi di Caravaggio, il P. M, 
Giuseppe Antonio Marcheselli di Casalmaggio- 
re, il P. Speranza , iL P. Fabbriziani &c. &c 



£ 2 ° 
Anche una serie d' insigni Antichi Piò-* 
linciali dell' Umbria , riporta il P* Angeli 
liei libro Collis Paradisi , e un Provinciale 
d'Inghilterra M. Ugo d' Ergilop i3o2. &c. 
&c. &c. Ma bastino i nominati fin qui . 



D, 



Della Sagrestia . 



opo data un occhiata a' due Quadri in 
tela di buona mano , forse del secolo XVI , 
ma sconosciuta , rappresentanti S. Francesco 
e S. Chiara, situati in faccia l'uno dell'al- 
tro sotto l'arco della Cappella, ov'è la por- 
ta d'ingresso, si entri in Sagrestia. Le Pit- 
ture, che 1' adornano ( e sono, quelle in alto 
del Cavalier Sermei , e 1' altre dei Giorgetti 
soprammentovati ^ che lavorarono con tutto 
l'impegno ) fanno colpo, e danno sodisfazio- 
ne . Soiì confacenti gli armarj di buon noce , 
e fan figura nella lor semplicità ; Vi è poi 
l'allettamento di qualche ornato eterogeneo, 
e di certi bei lavori in avorio . 

La contigua stanza ben dipinta nella vol- 
ta, e ne' quattro prospetti su in alto (questa 
è r aja , o piano del Campanile) presenta tre 
grandi Arrnadj d' un intaglio veramente ma- 
gistrale del secolo XVII . di poco inoltrato , 
fatti a'* spese de' due Generali, Guglielmo U- 
gon , poscia Arcivescovo d'Ambrun, e Gian- 
battista Berardicelli di Larino . Contenevano 
essi un tesoro copioso. Era tutto d'Argento 
per le Feste il servizio degli Altari , special- 
mente dei maggiore attorniato di lampane . 



Ora non v'è, che una lampana ( bella, e di 
peso ) dono d' un Signore Romauu . Tra u- 
na falange di Calici, tre ve n'erano à! oro, 
e riguarda vasi come una meraviglia quello re- 
galato dal nostro Papa Clemente XIV. di set- 
te libbre e più, e dì un lavoro finissimo , on- 
de si poteva dire „ materìam superabat opus. 
Ora chi fa gli onori di casa è l'Ostensorio di 
Argento indorato dello stesso Pontefice y man- 
cante per altro e spogliato affatto delle tante 
gemme e pietre preziose , che il rendevano 
aspro al maneggio, cui fan corteggio un bel 
Calice colla coppa d'oro donato dall' Eni. Sig. 
Card. Antonio Doria , e una gran Pisside do- 
rata di S* E. il Signor Principe Rospigliosi . 
Non v' è or più il parato in terzo ricamato 
di Pèrle; non l'altro di Coralli ; non il gran 
Razionale di Sisto IV. composto di topazj ; 
diamanti &c. valutato più di dodici mila Du- 
cati ; Non . . \ Quìs , talìa fondo , 
Mirmidonum , Dolopumve > aut duri miles 

( Ulyssis 

Temperet a lachrimis ? 

V è rimasto il Reliquiario del Sacro Velo 
di Maria SS. dono del sopraddetto Card. Peretti, 
e l'altro, ove conservasi la Benedizione scrit- 
ta di proprio pugno dal S. Patriarca ( Reli- 
quia solita portarsi in certe Processioni ) e il 
Reliquiario contenente la Regola con la Con- 
ferma d' Onorio III. che il Santo portava ad- 
dosso : e certe pregevoli anticaglie , tra le qua- 
li molto son valutabili le Cartaglorie d' Al- 
tare ornate d' una finissima miniatura del no- 



Isa 
stro celebre pittore P, Bonaventura Bisi di' 
Bologna , chiamato il Pittorino . Qui finalmen- 
te trovasi la Pittura in tavola descritta nell* 
Appendice Num. ^2* 

Colla Sagrestia comunica la Stanza delle 
Sacre Reliquie , e in questa son già tre anni 
che se ne sta S. Francesco chiuso in una cas- 
sa di metallo indorata con sopraccassa di le- 
gno « Insignissime Reliquie vi si conservano, 
e in copia tale, che diresi può: Domandate, 
v ? è di tutto. In special modo le robe del S. 
Padre vi si custodiscono , servitegli in vita e 
in morte ; quelle solo mancano impiegate nel- 
la spacciata sventrazioue, lo che serve per 
Sempre più crederla favola e invenzione» 

Della terza Chiesa, 

à3crisse Giorgio Vasari , che sotto )a Chie- 
sa testé descritta eravene un' altra . Il fatto 
d ha chiariti della falsità di questo asserto. 
Si: scoprissi ultimamente una stanza sqtto V 
Altare maggiore scavata nello scoglio , quadra, 
di palmi i*j. circa per lato, circonscritta poi 
con muri &c. ( V. l'Articolo VIII. ); Ma 
può dirsi questa un terzo ordine di Chiesa ? 
Ora sì che si può dire , giacche si è potuto 
farla in due anni, e tale da risvegliare e per 
se stessa e* pe ? suoi aggiunti meraviglia e stu- 
pore . Anche di questa io dirò qui qualche 
cosa * non sarà però mai una descrizione . Un 
campo è questo , che uora d' età non può 
Scorrere. Vi vuol uno di bell'ingegno e buo- 



na lena , e cui brilli nelle vene il sangue 
Vi vuol uno non meno amico di Pallade $ 
che di Mercurio, di Vulcano ec. ; abbia cioè 
un' idea delle Arti , che in guest* opera si mix 
date la mano per farla riuscire bellissima, 
anzi singolare per gli accidenti ancora , essen- 
dolo già per natura; Ed uno ci vuole, che. 
sia a portata di tutto, e tutto sappia minuta- 
mente ab Ovo l'affare, e gl'incidenti, e la 
direzione, e l'esecuzione ec. , conosca ed in- 
tenda i termini tecnici , e possegga il lin- 
guaggio delle vane professioni . Io non so» 
punto in questo caso . Non da me adunque 
aspetti il Pubblico la descrizione del magni- 
fico lavoro , e si contenti , che io cinguoltan* 
do dica sol qualche cosa a mezzo fiato. 

Invidia, malignità, finite ornai di grto- 
ciliare. E' già decretato dal Santo Pontefice 
Pio VII. che l'antico Avello di S. Francesco, 
ove debbesi riporre il riconosciuto di lui Cor- 
po , divenga il centro di nuova Chiesa con 
togliergli dattorno tutta la scogliera lunga 9 
larga , profonda , che il chiude ; Già è appro- 
vato il disegno, che porta l'operazione quasi 
dalla metà della nave della Chiesa seconda 
fino a tutta la Crociata, qual fu in origine,, 
( V. qui poco sopra , e all' Articolo IV. ) Giu- 
seppe Brizzi d' Assisi Ingegnere di vaglia co- 
nosciuto per prova ha già avuto V incarico dell' 
esecuzione ; Al P. Custode poi del Convento , 
Maestro Bonaventura Zabberoni di Ravenna , 
alla cui fermezza e coraggio molto si debbe , 
se in fine trovossi il desiderato S. Padre, la in* 



3^4 
coibenza è già data di vegliare efficacemen- 
te al nobile dispendioso lavoro . Eh , su , via : 
Durate , & vosmet rebus servate secundis . 
Intanto ecco che tutto si mette in moto il 
Cielo e la Terra . La Divina Provvidenza se 
ne dà carico: Con soavità, ma gagliarda , di- 
spone le cose in guisa , che non manchino all' 
uopo ì mezzi , e solleciti . E chi , se non es- 
sa , chi è "stato, che ha mosso i cuori de' Som- 
mi Pontefici , de' grandi Monarchi , de' Prin- 
cipi Sovrani , de' Cardinali , de' Vescovi , de' 
Magnati , specialmente Romani , delle Magistra- 
ture, delle Popolazioni , de' miei Correligiosi , 
massime de' Capi dell' Ordine, e de' particola- 
ri si del Clero, come del Secolo; Chi è sta- 
to, se non ella, che ha mosso il cuore di tutti 
a concorrere o con danaro, o con roba, o coli' 
opera alla gloriosa impresa: di maniera tale, 
che in due anni siasi compiuta , ultimata , e 
si può dire perfezionata, respettivamente, la 
malagevole grandiosa fabbrica ? 

A questa si scende dalla Chiesa supe- 
riore per due ben intese scale con marmoreo 
gotico balaustro . Si uniscono esse in un a- 
trio, a pie del quale comincia ia Chiesa , eh' 
è una Croce tutta eguale . Nel mezzo ecco di 
fronte sopra un masso avanzato ai ferro , ec- 
co in alto il Sepolcro di S. Francesco, cioè 
i muri tirati a' lati della stanza scavata fin 
da primo nello 'scoglio . ( V. Articolo Vili. ) 
E U masso, e i muri ( base dell'Altare di 
sopra ) appajono sì , ma difesi dalla devozio- 
ne rapace con stabili e nobili ornamenti. A 



pie sorge un proporzionato Altare di fini mar- 
mi fatto costruire dalla Città grata all' Eroe, 
non meno protettore , che figlio . Tutto è un 
bel gruppo : qua colonnette di vario nobile 
marmo, là metalli, dove ec. ec. sostengono 
la volta ben disposte marmoree colonne in 
tutte quattro le bande. Di marmo in gran 
parte è il pavimento , e le pareti ne emula- 
no il bel lucido . Compisce poi F opera F u- 
scita di questa Chiesa , ( non dovendo la gen- 
te tornare in dietro per le Scale ) che ben 
ampia e comoda mette nel bello e spazioso 
Chiostro di Sisto IV. 

Farei torto alla Divina Provvidenza , se 
qui tacessi, che in una operazione seria , lun- 
ga , implicata, e scabrosa, come questa, non 
è accaduta la minima disgrazia, sebbene F 
impresa in certi punti pericolosa e piena d ? 
azzardo ci abbia fatto stare talvolta col cuor 
palpitante: nuovo segno, che opera del Signo- 
re è stata T Invenzione del Corpo del Servo 
Suo . Oh Invenzione ! .... E che ha inteso 
in te F Onnipotente ? . . . sol la sua gloria, 
e-F.onor dell'Amico? .... Ne la sua sposa 
ha punto avuto in mira? ... la sua diletta 
lacerata co' morsi da rabbiosi cani, spogliata 
dalla Politica de' più fidi campioni , minac- 
ciata dell' ultimo eccidio dall' empietà non mai 
peggiore ? ... né il guardo ha punto al ri- 
manente degli Uomini sedenti nelle tenebre , 
e all' ombra della morte ? . . Né . . . Direi 
di più, ma per le vie del tuono calar sento 
una voce , che mi dice : Taci , non t' inoltra- 
re : Adora, e spera ^ 



3 a 5 



%&6 

AVVISO DELL* AUTORE. 



A 



vendo saputo che nel libro : Memorie Storiche 
delia Vita di S> Francesco stampatola Assisi (824 
era stato preso di punta il detto da me nell* Ap- 
pendice Nuun LVIIL rispetto alla famiglia del San- 
to in Assisi , cioè che non era originaria di questa 
€:ttà , ma straniera , e solo di poco domiciliata , 
quando ei venne al mondo , in realtà poi Toscana 
e proveniente per ultimo da Lucca , io per V ami- 
cizia strettissima, che ho colla verità, mi feci un 
dovere di leggere le ragioni contenute in esso con- 
tro il mio asserto, risoluto di cantare la palino- 
dia, superiorissimo a ogni riguardo e pregiud zio , 
quante volte trovate le avessi nerborute , e di pol- 
so. Non le ho però trovate tali , ma stoppa > e più- 
ma. Rimane pertaato salda ed immobile la mia as 
serzione , perché rimasti saldi ed inconcussi , anzi non 
toccati punto i fondamenti , su quali é basata. Ne 
prevengo il Pubblico*, acciò non si lasci sorprende- 
re dalie chiacchiere, e tenga fermo, che *\ssisi fu 
patria di S. Francesco per esservi nato d'una fa- 
miglia-estera, ma quiv» stabilita, e famiglia To- 
scana a detta di Fr. Bartolomrneo di Pisa, e del 
ramo Monconi di Lucca , a forma del vetusto do- 
cumento presso i PP. Bollandoli. Atterri tutto que- 
sto il Sig. Avversario con buona dialettica e giusta 
critica, e sarà ringraziato, e riputato magnus A* 
pollo . 

Anche alla pagina 112 disprezzi costui il det- 
to da me nell* Appendice Num. XX. quanto alla 
Cassa di marmo depositaria dell'altra di legno con 



entro il sacro Corp#, ove sempre «tette ( vogla 
egli o non voglia ) fino alla Traslazione ultima- 
ta: e il disprezza come inutile per aver trovato 
( credo nella scrittura del Ch. Guadagni ) che di 
questa marmorea cassa ci assicura la Cronica di Fr, 
Giovanni da Capistrano. Povera Critica / Un uomo 
che scrive d'un fatto più di dugento anni dopo, 
senza un documento, che valga, e senza la scorta 
d'uno scrittore di riputazione vicino al fatto do- 
vrà subito esser creduto? Farà testo? Assicurerà? 
potrà valutarsi quanto uno storico sincrono ( tal* e 
quello , che dice : Puro de lapide sit honorifice si- 
ti tumba ) . Anzi potrassi questo al confronto di* 
chiarare inutile} Aprite gli occhi , Voi che legge- 
te ia storia; ( prima peraltro avrebbe dovuto aver- 
li aperti , chi la scrisse ) . La Cronica spacciata dei 
Capistrano è una delle tante invenzioni dello sgra- 
ziato impostore Alfonso Ciccarelli , e la scoperse 
il coetaneo Leone Allazio*. V. l'opuscolo: De au* 
doribus a Ciccarello confi ftis pag. 3 18. 

Avrei molto da dire contro chi schifa la luce, 
vuol essere cieco nel mezzodì, e mantiene nell* er- 
rore i popoli . Mi riserbo a quando pubblicherò il 
prospetto della vita di §. Francesco . Fiam Ari* 
sta rais . 



5^8 



NOTE 

APPARTENENTI ALLA DESCRIZIONE DELLE TRE CHIESI 

della Basilica Patriarcale 
di S. FRANCESCO. 

(A) Comparisce dal Miscellaneo DD. del nostro 
Archivio d'Assisi 3 che Domenico dal 5. d'A- 
gosto 1491. fino al 18. Novembre 1498. aveva 
perectto di sua mercede seicento ottantanove 
Ducati d' oro di Camera larghi . Pare ,che ne' 
lavori d'intaglio e d'intarsio non avesse com- 
pagni . 

(B) Nel Secolo Vili, molto inoltrato fioriva in 
Lucca un pittore di credito per nome Ari- 
berto . Costui meritò tanto la grazia d'Astol- 
fo Re de' Longobardi , che gli donò il gius pa- 
dronato del Monastero e chiesa di S. Piero 
fuor delle porte. ( Murat. de med avo T. . . . 

(C) I quadri sono veni otto. Negli ultimi tre si 
veggono de' miracoli quasi del tempo , in cui 
Giotto cominciò a dipingere . Uno è quello 
d'una defunta stata cfivota di S. Francesco» 
ohe pe'di lui meriti risuscitò per confessarsi 
d'un peccato sempre taciuto , e ciò fatto toc- 
nò a morire . 

(D) Se prima di questi due lavorato vi avessero i 
nostri pittori a vetro d'allora, cioè fra Bar- 
tolommeo di Piano Castagnaio, che per ordi- 
ne di Pio IL fece il finestrone del Coro di 
S. Francesco di Siena, e fra A ntonio della Ver- 
na compagno ( e forse maestro ) del suddet- 
to fra Francesco nella formazione delle fine- 
stre dipinte nella nostra Chiesa di Castiglio- 
ne Fiorentino circa V anno 1446- Se poi vi 
lavorasse fra Gualberto Gioiti , di cui è un'a- 
vanzo nella nostra Chiesa di Colle 3 non ho 
capitali per asserirlo* 

(E) Escluso da me nell'Appendice n. Si. il no- 
stro fra J a co mi no di Tonila dal numero di 



329 

quei , che possono aver lavorato questo piaceri* 
te Mosaico, si affaccerebbe qui per farlo cre- 
dere suo inesser Gaddo Gaddi di Firenze buon 
Mosaichista morto nel l3il. di cui dice delle 
belle'cos-e il Vasari : Vogliamo noi passargliela ? 

(F) S'attribuisce e l'idea e l'esecuzione a fra Fi- 
lippo di Campello Spoletino nostro Frate, Ar- 
chitetto egli pure , e fedele esecutore del pia- 
no di Lapo, da cui molto apprese, e cui fa 
poscia sostituito pel compimento della fabbri- 
ca . ( Era in quest' ufficio tuttora l'annoii55. 
come costa da un Breve nel libro Collis Pa- 
radisi C^c p. 2. pag. 20. facoltativo di riceve- 
re e dispensare danaro . ) Fra Filippo per al- 
tro non ha questa pretensione, e gli basta la 
gloria d' avere tirata su Ap* fondamenti la Ghie- 
sa di S. Chiara ( V. Append. N. §2. ) La ma- 
lagevole impresa fu tutta di Cimabue e di 
Giotto ( V. Num. 28. ) sostenuti da* potenti , p 
secondati da' migliori architetti del loro tempo, 

tra' quali ctedonsi Agostino e Agnolo Senesi. 

(G) Forse darò io nel segno . La persona corona- 
ta giacente è Giovanni de' Conti di Brenne 
Re di Gerusalemme al tempo di S. Francesoo , 
morto il 1237. ( V. Cron. di Riccardo da S. 
Germano ., e la Storia Veneta del Langier Tom. 
2. ) dopo avere vestito l'abito e professato la 
Regola de' Frati Minori ( V Bernardo di Bes- 
sa nella Cronica de' 24 Generali s "Salimbene 
da Parma &c. ) terminò i suoi giorni in Co° 
stantinopoli Vice- imperatore .Non si sa quan- 
do fosse traslatato il corpo dì lui nella Basi- 
lica . Pare, che prima lo portassero in Fran- 
cia, leggendosi ciò nell'antico trattato ,, De 
susceptione spinai Corona „ di Monsignor Gual- 
tieri Arcivescovo Senonense . Ora egli è qui 
sepolto , ed è il padrone di casa L'asserisce 
fra ©arto Ioni meo di Fisa nella Conformità 8. 
scrivendo , 3 Stipultus est Assisit 9 etsi super 
sepulturam in habitu Regali sit sculptus . ( Di* 
ee questo '■, «perchè essendo morto Religioso do» 

21 



s 3 ° . „. . 

veva con l'abito delia Religione essere effigia- 
to. ) Che sia sepoltura d'un Re di Gerusa- 
lemme , chiaro il dicono li stemmi sparsivi at- 
torno a dovizia. Tutti presentano a cinquine 
le Croci. Ed è questa l'Arma de' Re di Ci- 
pro ? . . . 
Lasciò morendo il Re Giovanni una figlia perno» 
me Maria stata sposa di Balduina il giovane 
morto prima di g ino nere al l' età debita pel 
matrimonio e per l'Impero .( V Odorico Rai- 
naldi ad An. 1229. e l'Alene Attica ). Que- 
sta Signora , chiamata , comunemente la Prin- 
cipessa di Antiochia , fu quella a mio parere 
che ordinò il mausoleo pel Padre, e per ricor- 
do di ciò fecevi porre la statua sua sopra un 
Leone, insegna di sua nobil famiglia. Soprav- 
visse ella circa 55 anni, dimorando ora in To- 
lemaide , ora in Cipro. Fu nel 1268 che ab- 
bandonò I' Oriente, e si diresse verso l'Italia 
per reclamare, e impetrare da Papa Clemente 
IV. ( che trovò morto ) i' investitura del me- 
schino Regno di Gerusalemme, di cui assun- 
se il titolo, contro il Re di Cipro suo cugino 
della casa medesima , che ne aveva preso il 
possesso . ( Veggasi questo aneddoto neUa sto- 
ria di Cipro dei Giblet, anzi di Francesco Lo- 
redano. Ne dà un cenno anche il Battaglini 
trattando del Concilio di Lione IL, ed altri 
&c. ) Mori questa Signora in Italia, ma s' igno- 
ra iì luogo e l'anno, dopo aver cedute le sue 
ragioni pervenutele per la morte di Corradino 
di Svevia suo pronipote per parte della sorel- 
la Jole , o Elisabetta, moglie di Federigo II. 
a Carlo d'Angiò Re di Sicilia e di Puglia, 
che aveva fatto tagliare la testa sopra un palco al 
g ovinetto Principe . ( Ecco perchè i Re di 
ÌVapoli s'intitolano Re di Gerusalemme. ) 
V' é memoria in Convento > ma non anti- 
ca , che da Ancona fosse il corpo di lei por- 
tato nella Basilica , e messo , nel sepolcro 
del pad*e . lo poi persuasissimo , che sia 



3 3 ' 
la sfessa con la Regina detta a piena boc- 
ca Ecubea ( nome affatto sconosciuto ) e di 
Cipro , soggiungo , che col cadavere ci tu por- 
tato ancora della roba di prezzo, e del dana- 
ro in copia, ben ricordandomi d'aver letto 
nella citata storia del Regno di Cipro, che 
aveva molta devozione per S. Francesco, e del- 
la stima e trasporto pe' Frati Minori, danna- 
li pace che creda 1' Autore esserle stato gua- 
stato il capo quanto alla surriferita pretensio- 
ne. V è chi pensa, che il sepolcro di lei sia 
il contiguo Tumulo grande , e non spregevo- 
le di marmo a lastre rosse e bianche, con Or- 
chestra nel cui parapetto si osservano tre Bol- 
le a caratteri d'oro esprimenti alcuni priinarj 
privilegj della Basilica. Altri credono, che 
questo fosse il deposito destinato per il Santo 
Pontefice Martino IV. morto in Perugia nel 
1285, e non mai volutosi cedere da' Perugini , 
malgrado il testamento del defonto , e l'espres- 
so comando del successore Onorio IV, 

£H) Risalta in questa figura uno Sgherro col pu- 
gnale nella destra e con un bambino ghermito 
coli' altra mano, in tal posizione, che guar- 
da dappertutto . 

(1) Sembra ragionevole la congettura, Ghe> aven- 
do Giotto fatta questa Crocifissione, pensasse 
di non rifarla dall'altra parte, ov'era il suo 
luogo, e lasciasse la parete in bianco, affinchè 
supplisse poi alcuno degli Scolari. 

(K) biella Stona del Perdono pag 3, dissi opinan- 
do essere stata la Madonna della Porziuncula ; 
Ora qui m'arretro , ricordandomi essere stata 
chiamata Santa Maria degli Angeli , non per 
esser dipinta in mezzo a questi, ma perchè gli 
Angeli facevano e alla Chiesetta e alla Patro- 
na frequenti visite . 

(L) Fra Lodovico scrive , ohe nel quadro, ov' è la 
rovina della casa con la morte del fanciullo 
Giotto lasciò il suo ritratto, ed e quell'Uo- 
mo dì anni trentaoinque in quaranta, vestito 



3 3 3 
sotto eli rosso e sopra di turchino, col berret- 
to in testa e la mano alzata verso il mento , 
che osserva quell'eccidio in aria di pensare. 
E che pensa? pensa come esprimerò nell'altro 
quadro il risorgimento del giovine, di cui for« 
se ignorava le circostanze , e in una maniera 
che avesse della novità, e poetica bizzarrìa, 
E la trovò, comevedesi. Figura già venuto 
il Clero alla porta della casa del defonto per 
prenderlo, e associarlo alla Chiesa, si aspetta, 
che lo portino giù} In questo mentre ecco un* 
uomo tutt' allegro alla loggia, che annunzia 
esser risuscitato il morto, e ringrazia e licen- 
zia la moltitudine . 
(M) Si gradirebbe sapere la provenienza della no- 
tizia dataci dall'autore delle Memorie Storiche 
della Vita di S. Francesco pag. 195. che Dan- 
te suggerì a Giotto le idee allegoriche , colle 
quali descrisse le virtù dei Santo ec. 
(N) Merita che sia conosciuta la descrizione che 
fa di questa singolare Pittura il P. M. Fran- 
cesco Angeli d'Assisi nel suo libro „ Collis 
Paradisi Amanita s ec. eccola. ,, Io primo tri - 
,, angulo prope Chorum Serapliicus Pater Dia- 
S5 coni dalmatica indutus cun&is intexta fluri- 
„ bus in gestatoria triumphali sella sedens a* 
s9 spici Kur, vehentibus & cotnitautibus Ange- 
s , lis, quorum alii tubis sonare, alii alterna- 
„ tini modulari vititntur, velut illum in tri- 
9 , uniphnm ducentes, rum inscriptione , Glo* 
„ riosus Franciscus , super quem purpureo m 
5, vexillum septem ornalum stellis , ceu e Cce- 
9 , lo dimissum , su spendi tu r . fei, secundo ad. 
♦ „ dexteram inspicitur porticus deambulatola 
s j euro columnis, in medio vir gravìs, veste 
,, te&us sub nigra & Monachali 5 quadrato se- 
„ det diademate redimiti^, qui dextera cui- 
ss dam Fratti genuflexo jugum imponiti & 
sj liEva labello digitino apponit , quasi silentium 
3> iudicens , cura iiteris; Sanéfa Obedientia , 
? , Ad dexteram sedentissrat Frudeutia bifrons 



.I 333 

„ mathematica gercns instrumenta: ad ìxvatn 
„ Humilitas ardentem attollens facem ( inseri- 
5 , ptiones utramque indicant ) sub Humilitatis 
„ icone Angelus quoddam expellens monstriim , 
9> semivìrumque oanem 9 seniicanemque virum 9 
„ ceu superbia syuibolum . Hmo & inde ho- 
„ mines & Angeli sedentem adorant. Super 
, 9 porticus sigfna , Ccelum versus tendens S. Pa- 
„ ter extensjs manibus sfygniata ostendit . Hic 
,, duo itidem Angeli scripturas quasdam ex- 
3 , pìicatas demonstrant. In tertio triangulo 
39 contra Solis occasum sponsalia inter Fran- 
„ ciscum & Paupertatem , dexfceras Ghristo 
5 , jungente, ingeniose reprasesenrantur . Pau« 
„ pertas 9 mulier extenuatae faeiei figuratur, 
s, & lacerai vestis, contra quam canis latrans, 
, 9 homo purpura ami&us iapides jaciens , Se 
„ alter ceruleo te&us indumento virgam ex- 
s, tendens, illamque spinis implicare conten- 
3, dens. Angelorum cohors utrinque stantiuia 
,, sacro assìstit hymenaeo. Addexteram exfcre- 
3, mitatis Franciseus adhuc juvenis ab Angelo 
.,3 indutus recentem exmt tunicam, & paupe- 
,3 ri donat . Ad sinistram tres viri moHibus 
3, induti Avaros figurant 9 quorum uaus cru- 
3, menam stringiti alter rapaeem volucrem su- 
,3 stinet 3 alter dextera pe&us tangit ceu cor 
33 divitiarum cupidum ostenlans . In supremo 
,3 angulo Deus inter diaphanas nubes velatus 
33 transpicitur 3 cui duo ofFerunt Angeli alter 
3, sublime Templum , alter habitum illuni, 
„ quem adolescens Patriaroha inopi prsebuit: 
s, In medio sic legitur, Sanófa Paupertas . In 
3, extremo triangulo sinistrorsum Arx videtur 
„ consurgere vallo , propugna culisque munita 
3, e cujus medio turris toiiitur, & super hane 
33 album vexillum , & in ipsa turri patens fe- 
3» nestra, ex qua, velnfc ad custodiam posita , 
„ pulcherrima apparet puella manibus ad pe« 
a, ftns jun&»s supplicane Deo, cum verbis , fr 
M Sanfia Castitas , cui duo volantes Angeli 



334 

3 , tanquam e Cceìo dimissi ofFerunt, unus pai* 
^ roani , & .alter R^nurn . 8nbtus extra ar- 
9 , cem t^tidem Arseli virum in balneo stan- 
99 tein abiuunt ; super quein ex Castri mnris 
3 , muher cui inscriptio j, Sanéfa munditia ,, 
,, aquam mfundit, & alia, cuititulus ,, San» 
„ #a forti tudo j5 pan a uni porrigit absterso- 
»-, riunì: Totidem itern Angeli binas deferunt 
9 , vestes tanquam aei induendum ablutum. Ex- 
„ t»a arcem 9 ceu cusfodix assisterei^ senio- 
j 9 res sun? indites san&'taiis diademate coro- 
s , nati > ex quibus, unus Imperialein , Rega- 
9 , lem alter ciéfèft coronatn ( Hos puto Hen- 
„ ncum Imperatorem & Boleslaum Polonie 
9» Ke^ero , qui vir^initatem conjugio copuia- 
5 , vere. ) In angulo ad dexteram , ceu a rupe 
s, ascendente tres 8. Pater excipit viros , quus 
,, ad lava^rum & arcem invitare videtnry In 
,9 alto ad sinistra in Pcenitentia h&bitu anaohoritat 
9 9 dex'cra flageilis» ìxva signo Crucis arnia» 
„ tur , & spenti a quaedam e rupe dat pracoipJtio , 
99 nigerrinium nempe Diabolum, tetrum mun- 
, 9 duni , pallidam morte ni , caeourn Gupidtnem . 
99 Poenitentiam oomitantur ai sae persona flagel- 
9, Ja 9 cruces , vir^as in bostes tllos vibrantes. „ 

(O) Queste pitture affumicate per l'eccesso 3 e pes- 
sima qualità dell'incenso non si distinguevano 
p ù, quando nel 1 73S* capitò in Assisi il Sig. 
Giorgio Srampa Milanese. Ei le ripulì tutte 
a spese del P. Francesco Benedetti d'Assisi 
Maestre di Cappella , egualmente ebe l'altre 
delle Cappelle di S. Niccolò, e di S. Mar- 
tino . 

(P) Non tutti lo reputano tutto di Giotto. A tem* 
pò «li fra Lodovico, e del contemporaneo e 
amico Donij davano fastidio per crederlo le 
teste di certe figure particolarmente belle e 
di tutta finezza. Egli per altro è forte nel 
sentimento esser tutt' opera di Giotto, e si 
protesta di trovarvelo perfetto. Che fosse a ju- 
tato quaìcbe volta dagli scolari, il credo: soii 



, . 335 ,. 

però insieme persuaso, che inscenando ngu 
altri ei raffi». ò se stesso , e crebbe ogni dì più 
di bene in meglio . 

(Q) 11 mentovato Monsieur Granet prese questo 
gruppo per soggetto d' un bollissimo quadro 
in tela , che a Roma e in Parigi ha fatto col- 
po e gran strepito . 

(R) Veramente dall'Altare dipinto al N. 42. non 
si capisce ne il Mosaico, né sotto la Mensa 
dalla parte di Levante la Cassa o Urna di 
più pezzi di marmo, come ora si vede; sic- 
ché non si può assicurare, che vantino tanta 
antichità questi pezzi. 

(S) Considerata l'espressione di Monsignor Ridol- 
fi „ Sotto V Altare e il luogo , ov y è riposto il 
Corpo di S. Francesco ; dalV Altare a questo 
sito i* è la distanza di circa sette piedi s come 
li chiamano: ( V. sopra pag. 91. ) apparisca 
che 1' Altare era in piano, e non ancora eleva- 
to quando fu scritto questo ricordo, da se 
trovato nel SecoloXVI e pubblicato nella sua 
Storia, giacche nella scoperta ora fattane si 
son combinati appunto piedi sette circa dal 
pavimento alla cassa. ( V. pag. 92. ). 

Quanto al tempo e al modo della elevazione 
dell'Altare confermo il già detto pag. 112. 
&c. cioè che fu portato all' altezza presente, 
quando gli fu fatto il copioso contorno, econ 
scomporne i pezzi, e poi ricomporli; Insie- 
me però avverto essersi potuto fare senza de- 
comporlo: Jn Firenze allaR. Villa di Poggio 
Imperiale la volta pitturata d'una stanza fu 
senza la minima lesione trasportata per servi- 
re a un altra stanza. 

(T) Tutti si maravigliano quei , che ci domanda- 
no , di chi è questo pezzo, di chi è «'altro? 
sentendoci rispondere : noi sappiamo : Sembra 
quasi di necessita, che debba tutto sapersi, 
trattandosi d'un Convento grande e numeroso 
fin dall'origine, e sempre abitato da gente di 
Vaglia in punto ancora di letteraria cultura. 



Hanno ragióne , ma noi pure sìam compatiti* 
* li .La massima parte delle grandi opere fu pen- 
siero de' particolari , e Papi , e Cardinali , e 
Principi, e Vescovi, e Generali, ec. Essi pe- 
rò erano, che fissavano , e prezzolavano gli Ar- 
tefici, li pagavano, e notavan le spese. Ma 
queste note restaron presso di loro. Mancan- 
doci queste , come dobbiamo noi sapere le cir- 
costanze de' fatti , massime dopo tre o quattro 
Secoli? Quanto poi a* lavori fatti fare da noi 
grandiosi e di spesa molta , ne pur dì questi 
oi son rimaste le noie , eccettuati pochi, per 
essersele ritenute , dopo rendnto conto dell'am- 
ministrazione, i Sindaci Apostolici mantenu- 
ti per scrupolo da' nostri Padri fino a Leone X. 
(U) Li Scolari di Giotto, che o con lui, o dopo 
di lui dipinsero nella Basilica furono a detta 
comune Puccio Capanna , Giovanni di Gaddo 
Gaddi , Tommaso Stefani detto il Giottino, 
Bonamico Buffalmacco Fiorentini : Simone 
e Lippo fratelli Menimi 3 Senesi: Pietro Ca- 
vallino Remano, e Pace di Faenza. Verrà tra 
poco in acconcio di parlare d'alcuni. 
(X) Di questo bravo Pittore debbo qui far ricor- 
do» che molto e molto lavorò in Convento. 
Le Pitture rimasteci sono le seguenti : Tutte 
quante se ne veggono nel Chiostro grande di 
sopra e di sotto, concernenti S. Francesco , S. 
Antonio ec. Pare che le terminasse nel 1569. 
Un certo P. F. Gregorio Perne d' Assisi fe- 
ce la spesa impiegandovi i suoi onorati gua- 
dagni . Tutti i Ritratti de' Beati e Maestri del 
Convento 9opra le porte delle stanze , e altro- 
ve. Finalmente } a bellissima Cena di Gesù co- 
gli Apostoli ,chevedesi nel piccolo Refettorio 
fatta incidere in rame da Monsig. Francesco 
Peivisani d'Assisi Vescovo di Noeera . Morì 
Adone Doni Settuagenario nel l58o efo sepol- 
to nella Basilica. Si suppone di lui il libro 
stampato in Venezia l'anno 1649. in & c0 * tl ~ 
fcolo 3, Disegno del Doni pittore 5,. 



RICORDO. 

Poche pitture più sono in Convento . Una a fre» 
sco nel Capitolo , e sopra la porta del Novi- 
ziato vecchio, detto ora le Camere di S. Giu- 
seppe da Copertino , rappresentante Gesù in 
Croce , con la Madre e le Sarjte Donne in 
vicinanza ; è giudicata di Giotto . Un bel- 
lo spaccato in fondo del Refettorio gran- 
de con il Papa in trono e S. Francesco ingi- 
nocchiato , che legge la Regola, è opera d'u- 
no scolare del Cavai. Sermei . Per ultimo nel 
medesimo Refettorio ammirasi il bel Quadro 
grande m tela esprimente le Nozze di Cana , 
la più bell'opera del celebre pittore Napole- 
tano Solimenu, che vi si vede dipinto. 



332 



338 

IN INVENTIONE ET EXALTATIONE 

C'OKPORIS S. FRANCISGI 

HYMNUS. 



F, 



rancisce Christi signifer , 
Ara* quid alto conditus 
Lates adhuc sub mar more 
Nulli tuorum pervius? 

Te Sponsa Jesu flagitat 

Quassata diro turbine , 
Promissa volvens pe&ore 
Novae salutis nuntia. 

Primaeva te , suspiriis 

Coelum falicans, filia 
Tot sauciata cladibus 
Gito te adesse postulat. 

Exi profundis abditis , 

Quo te metus jam compulit , 
Tuoque vultu fìliam 
Solare , Matrem subleva . 

Postes Olimpus pandidit; 

,ì Voces, precesque supplicum 
Audit benignis auribus, 
Qui cun&a novit tempora . 

Quid plura ? blandus intonat : 
Franciscus ex ergastulo , 
Pacis futura? nuncius 
Et veritatis, prodeat . 



Divina vox per iElhera 

Diffusa ad ima pervenil : 
„ Coelum resultat laudibus , 
Tellus repletur gaudiis . 

En jussa iìunt : plurimo 
Patrem labore filii , 
Viam docente Numi ne, 
In lucis auras extrahunt . 

fausta cun&is genti bus 

Lux alma ! nostris cordibus 
In gaudio nusquam excides, 
Semperque fixa insederis . 

Franciscus Arae praeminet 
Arca «mica u te fulgidus ! 
Gentes , venite fervidis 
Litare sanda mentibus. 

Venite , piena manu 

Divo ferentes lilia : 

Venite: cum fiducia, 

Qua? cunda desunt, poscite . 

Nil huic amico denegat 

„ Summi Parenti s fìlius; 
Precesque , vota praevenit 
Amans amantis sedulus. 

Quas , San&a , grates reddere 
Tibi valemus, Trinitas? 
Sat velie sit , sat dicere 
„ Semper tibi sit gloria . 



3*9 



34° 

INDICE 



L 



Mlle cose contenute in quest* Opuscolo . 

Autore a chi legge . P«t^. n 

Art. I Della Morte di S. Francesco dopo lunga 

complicata jnalattia .....< 
IL Annedoti interressanti S. Francesco dalla Mor- 
te fino alla Tumulazione. . 27 

III. Canonizzazione di S. Francesco . . .38 

IV. Erezione di magnifica Chiesa in Assisi per ri- 
porvi il corpo di S. Francesco , e traslazione 

di questo alla medesima . . . . .48 

V. Indagini sopra lo stato del Corpo di S, France- 

sco dalla Morte fino algiorno del ritrovamento 6a 
VI* Del sito ove fu riposto il corpo di «£, Francesco 

nella Chiesa a lui sacra in Assisi . . 8< 

VII Ritrovamento del Corpo di S. Francesco . 93 
Vili Ragguaglio del lavoro fatto in antico per 
rinchiuder nel fondo del suo Altare in As- 
sisi il Corpo di S. Francesco . Opinioni intor< 
no al tempo . Conclusione . . , . IOQ 

Appendice di Annedoti , Osservazioni , e Monumenti 

analoghi alle premesse Notizie . . .110 

Descrizione Storica della Basilica di S. Francesco 281 
Della Chiesa di Sopra .... 2 g a 

Bella Chiesa di Sotto ..... 0^3 
Belle Cappelle Laterali di questa Chiesa ." Z to 

Notizie Vaghe % ^ 

Della. Sagrestia . 

Bella Terza Chiesa . 

Avviso dell" Autore . 

Note appartenenti alla descrizione delle tre Chiese 028 

In invenzione , et exaltatione Corporis S. Francisci 

Jlymnus . . . . [ ^ 



020 

3aa 



VIDIT 

Joseph Cauonicus Santarelli Eloq. Prof, ir* 
Yen. Semin. Fulginiae & Revisor. Syaod. 

VISTO 

Per F Apostolica Delegazione di Perugia 
li i5 Agosto 1824» 
JD. Vincenzo Bini Ab. Cassinense . 

IMPRIMATUR . 

Fr. Ludovicus Puccinelli Vicarius 
S. Offici Fulginiae . 



UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 



3 0112 038254634